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Federica Guidi, quella cena ad Arcore e il conflitto d’interesse

Federica Guidi sembra davvero essere il primo problema di potenziale conflitto d’interessi del governo Renzi. E se lei smentisce le cene a casa di Berlusconi in quel di Arcore, la 44enne braccio destro del padre Guidalberto nell’azienda di famiglia Ducati Energia (130 milioni di fatturato, 800 dipendenti di cui 250 in Italia) è stata catapultata nel giro di poche ore da Modena a Roma.

GIURAMENTO GOVERNO MATTEO RENZI

FEDERICA GUIDI, LA CENA AD ARCORE – E qui sarà più dura, come dice oggi al Corriere:

Ministro, è vero che lunedì scorso lei era ad Arcore con suo padre a cena con Berlusconi che le avrebbe offerto una candidatura alle Europee?
«Assolutamente no. Non sono mai stata ad Arcore a cena e non mi ha offerto alcuna candidatura alle Europee. Non riesco a capire come sia nata questa invenzione. Certo conosco Berlusconi, l’ho incontrato diverse volte ed è vero che, a essere precisa tramite Alfano, mi ha chiesto alle ultime elezioni di entrare in lista nel Pdl. Ma ho rifiutato per due motivi: perché non ho mai voluto scendere in politica e perché avevo un bambino piccolissimo».
Però da Renzi ha accettato.
«Sì ma il premier non mi ha chiesto alcuna appartenenza politica. Sono al governo solo come imprenditrice, privato cittadino e per la mia storia professionale. Per mio figlio, che ora ha due anni e mezzo, sto cercando soluzioni per stare il più possibile con lui».

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È stata criticata per un conflitto di interesse con la sua azienda Ducati Energia che si è aggiudicata alcune commesse con società pubbliche come le Poste e l’Enel.
«Capisco l’obiezione. Ma è francamente risibile. Prima di tutto, sabato ho rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi in azienda dove ero dirigente con uno stipendio da 4 mila euro netti al mese e di cui non possiedo alcuna azione. Ho lasciato anche il Fondo investimenti italiano, un incarico avuto dal ministero dell’Economia per rilanciare le piccole e medie aziende».
C’è il problema delle commesse…
«La Ducati Energia ha in Italia solo il 20% del fatturato. Partecipiamo ad appalti privati e pubblici in tutto il mondo dove esportiamo in 140 Paesi. In Italia, con le aziende pubbliche abbiano solo il 10% del fatturato, alcuni appalti li abbiamo vinti altri persi. La Ducati è una azienda sanissima, ha sempre fatto profitti e non ha mai distribuito utili ma li ha sempre reinvestiti dedicando alla ricerca e sviluppo dal 7 al 10% del fatturato puntando sull’alta tecnologia. Per questo non abbiamo risentito della crisi».

FEDERICA GUIDI E IL CONFLITTO D’INTERESSI – Ma, a sorpresa, è Stefano Fassina su L’Unità a sferrare l’attacco più duro nei confronti della Guidi. A pagina 3 del quotidiano del Partito Democratico, e forse memore della sua esperienza di dimissionario del governo Letta, l’ex sottosegretario all’Economia (e ai piani B) dice che «Matteo» deve vedere e provvedere:

Guidi si è dimessa dagli incarichi che aveva in azienda. Questo secondo lei supera il conflitto d’interessi?
«Assolutamente no, perché lei e la sua famiglia restano proprietari di un’azienda che ha molte commesse dalla pubblica amministrazione. Qui non si tratta di un manager di una public company: le dimissioni sono irrilevanti rispetto al conflitto. Sarebbe utile che il premier affronti questo problema prima di chiedere la fiducia in Parlamento ».
Delrio ha detto che il premier seguirà i dossier più esposti al conflitto.
«Immagino sia una battuta. Il conflitto non può essere evitato dall’intervento del premier, per il semplice fatto che l’azienda della Guidi ha molteplici rapporti con la pubblica amministrazione. Non si tratta di evitare singoli dossier: il conflitto si esplica nell’azione di diverse amministrazioni. Parliamoci chiaro: la presenza di Federica Guidi è inopportuna e per quanto mi riguarda inadeguata in un governo a guida Pd»

E Bianca Di Giovanni, già che c’è, gli chiede anche di Giuliano Poletti:

Delrio ha anche annunciato una legge sul conflitto d’interessi.
«Una qualunque decente legge sul conflitto d’interessi renderebbe molto complicata la permanenza di Guidi a quel ministero. Per quell’incarico c’erano molti altri candidati con uno spessore e un orientamento di politica economica più adeguati».
Considera in conflitto d’interessi anche Giuliano Poletti, come dice qualcuno?
«Non mi pare che Poletti sia proprietario della Lega delle cooperative. Il caso è completamente diverso: sarebbe come dire che un esponente del sindacato o della Confindustria non può assumere l’incarico di ministro»