Come la Bce guadagna con l’eurocrisi

di Andrea Mollica | 21/02/2014

La Banca centrale europea fa soldi con l’eurocrisi. Il ritorno della calma sui mercati dei capitali, la restituzione dei maxi prestiti lanciati alle banche nella fase più acuta del terremoto economico e politico da spread e la consistente riduzione dei rischi hanno portato un profitto da quasi un miliardo e mezzo di euro nei conti della Bce.

The Eurozone Crisis Deepens As Greece Attempts To Avoid Bankruptcy

BILANCIO BCE – L’eurocrisi ha prodotto un’infinità di danni economici e sociali, ma ha fatto quantomeno bene al bilancio 2013 della Banca centrale europea ed agli istituti centrali che fanno part dell’Eurosistema. Il miliardo e mezzo di euro di profitti conseguito dalla Bce nel 2013 sarà infatti prevalentemente consegnato alle banche centrali che sono rappresentate all’interno del Consiglio direttivo dell’Eurotower. Il comunicato stampa diffuso da Francoforte rimarca «ome il  Consiglio direttivo ha deciso di trasferire, al 31 dicembre 2013, un importo di 0,4 milioni di euro (1.166 milioni nel 2012) al fondo rischi, che in tale data ha così raggiunto il limite massimo consentito di 7.530 milioni di euro. A seguito del trasferimento al fondo rischi, la BCE ha chiuso l’esercizio 2013 con un utile netto di 1.440 milioni di euro (995 milioni nel 2012). Il Consiglio direttivo ha deciso di conferire alle banche centrali nazionali (BCN) dei paesi dell’area dell’euro un importo di 1.370 milioni di euro a titolo di acconto sul dividendo, al 31 gennaio 2014».  Gli istituti centrali nazionali hanno inoltre beneficiato di ulteriori 61 milioni provenienti da per rettifiche degli utili maturati negli esercizi precedenti.

MILIARDI CON L’EUROCRISI – Come sottolinea la stessa Bce, «i proventi ordinari della BCE sono principalmente rappresentati dai redditi generati dall’investimento del portafoglio relativo alle riserve ufficiali e di quello detenuto a fronte dei fondi propri, nonché dagli interessi attivi sulla quota pari all’8% del valore totale delle banconote in euro in circolazione e dagli interessi attivi netti derivanti dai portafogli costituiti per finalità di politica monetaria nell’ambito del Programma per il mercato dei titoli finanziari e dei due Programmi per l’acquisto di obbligazioni garantite». Nel 2013 la Banca centrale europea ha registrato interessi attivi netti pari a 2.005 milioni di euro (2.289 milioni nel 2012).  406 milioni derivano dal signoraggio, mentre 962 milioni di euro sono invece stati ottenuti dall’acquisto dei bond greci, irlandesi, portoghesi, spagnoli ed italiani. Quasi metà degli interessi netti arrivano dai titoli di Stato della Grecia, ovvero 437 milioni di euro.

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ACQUISTI DEI TITOLI DI STATO – Il paradosso del bilancio 2013 della Bce è che la maggior beneficiaria dell’acquisto dei titoli di stato dei Piigs lanciato per contenere l’incendio dello spread è stata la banca centrale che più si è opposta, la tedesca Bundesbank. Quando la crisi dell’euro è esplosa sui mercati dei capitali l’Eurotower, allora guidata dal francese Trichet, decise di procedere all’acquisto di bond sovrani sul mercato secondario, così da non violare il divieto di finanziamento al deficit degli stati. Il programma SMP è stato oggetto di un lungo scontro a Francoforte, che ha provocato le dimissioni dell’allora capo economista della Bce, il tedesco Stark, e la defenestrazione del grande favorito alla successione di Trichet, il presidente della Bundesbank Axel Weber, che si dimise poi anche dalla banca centrale tedesca lasciando spazio a Jens Weidmann. L’intervento della Bce però non fu risolutivo, visto che gli acquisti furono limitati, e lo scontro interno alla Bce non rassicurò i mercati dei capitali sulla volontà di garantire la permanenza dell’eurozona travolta dalla crisi dei debiti sovrani.

I GUADAGNI DI DRAGHI – Dal 2010  al 2012 il bilancio della Bce si è dilatato in modo consistente, anche se meno rispetto alle altre banche centrali dei paesi industrializzati, come la Fed, Bank of Japan o Bank of England, che hanno fatto politiche monetarie non convenzionali ben più espansivi. Dal bilancio della Bce del 2013 si nota come l’attuale presidente, Mario Draghi, guadagni più del doppio rispetto alla più importante banchiera centrale del mondo, l’americana Janet Yellen, appena arrivata alla guida della Federal Reserve. L’ex governatore di Bankitalia ha guadagnato poco meno di 390 mila euro nel 2013, contro la retribuzione da 145 mila euro assegnata alla Yellen. Il programma Omt della Bce, gli acquisti illimitati dei bond sovrani di medio periodo lanciati nell’estate del 2012, ha consentito di stabilizzare i mercati dei capitali, così garantendo la restituzione della maxi liquidità fornita alle banche con i super prestiti del programma Ltro, e permettere la rivalutazione dei bond dei Piigs accumulatisi nei bilanci di Francoforte.