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Come le emoticon ti cambiano il cervello

Emoticon come questa 🙂 o questa 🙁 servono semplicemente a rappresentare le emozioni, ma cosa succede nel nostro cervello quando ne vediamo una? Un grupppo di ricerca guidato da Owen Churches della Flinders University situata ad Adelaide, in Australia, ha dimostrato che le emoticons non rappresentano solamente le facce, ma vengono riconosciute in quanto tali dal cervello, riporta Zeit Online.

Cervello

LE EMOTICON – Nello studio di Churches, pubblicato sulla rivista Social Neuroscience viene trattato il modo in cui le emoticon, in particolare “:-)” vengono elaborate dal cervello. La controparte negativa di questa faccina sorridente, ovvero :-(, fu inventata più di 30 anni fa dall’informatico Scott E. Fahlman.  Le emoticons dovrebbero rendere i nostri testi più comprensibili, ma fino ad ora non è stato ancora analizzato il modo in cui vengono elaborate dal nostro cervello. Questa faccine sembrano essere slo una combinazione di caratteri tipografici: i due punti non sembrano degli occhi, la parentesi non sembra la bocca, per non parlare del trattino che dovrebbe rappresentare il naso e non ci somiglia nemmeno lontanamente. Questo vuol dire che i segni vengono elaborati e messi insieme dal cervello che li riconosce come volti.

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L’ESPERIMENTO – Alle 20 persone che si sono sottoposte al test di Churches sono state mostrate alcune foto che mostravano i volti sorridenti di uomini e donne, accompagnate da caratteri senza senso con */o e faccine sorridenti come :-). A volte i segni venivano invertiti ed è emerso che lo smile al contrario (-: non viene riconosciuto come faccia, perch vi è una rottura del contesto, cosa che non succede per un volto umano capovolto. Per Owen Churches è stato confermato il fatto che il cervello riconsoce la faccina felice perchè il linguaggio della comunicazione internet sta cambiando il nostro cervello. «Nessun bambino è nato con la capacità di riconoscere le faccine», ha detto Churches alla ABC. C’è da dire però che la “cavia” più “vecchia” di questo esperimento ha solo 32 anni e non è quindi possibile dire se questo cambiamento possa essere riscontrato anche nelle persone anziane, la cui comunicazione non è così fortemente influenzata da internet.