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«Matteo Renzi, devi fare il messicano»

Altro che Tony Blair e Barack Obama. Matteo Renzi, in procinto di balzare alla guida del governo italiano, dovrebbe ispirarsi al Messico, e in particolare al presidente Enrique Pena Nieto, il quale, seppur privo di una maggioranza assoluta, è riuscito in quindici mesi a varare un ambizioso piano di riforme e ad attrarre investitori stranieri. È questo il consiglio che arriva oggi al sindaco di Firenze e aspirante presidente del Consiglio dal più noto e autorevole quotidiano economico finanziario del Regno Unito, il Financial Times, in un articolo a firma di Ferdinando Giugliano.

 

Camera dei Deputati - Consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi

 

«IL MIGLIOR MODELLO SI TROVA A SUD DEGLI USA» – «Finora – spiega la stampa d’oltremanica – Renzi ha dimostrato di saper imparare dai suoi modelli«. «Ispirandosi a Tony Blair – dice il Financial Times -, ha scelto di prendere in consegna il Pd dall’interno senza costruire la propria forza politica con alleanze radicali. Come il presidente degli Stati Uniti, il premier incaricato ha conquistato i vertici nonostante i colleghi di partito gli dicevano di restare fermo ed aspettare». Ma – scrive ancora Giugliano più avanti – «il miglior modello per Renzi si trova in Nord America, appena più a Sud degli Stati Uniti». «Mi riferisco a Enrique Pena Nieto, il presidente del Messico. Da quando è stato eletto quindici mesi fa, Nieto ha guidato un ambizioso programma di riforme: dalle telecomunicazioni, all’energia, c’è poco che Nieto non abbia osato toccare. Dopo un decennio in cui è stato considerato poco più di un narco-Stato, il Messico è finito oramai saldamente sulla mappa degli investitori stranieri».

«MANCA LA VOLONTÀ POLITICA» – «Naturalmente – fa sapere ancora il Financial Times – Italia e Messico sono estremamente diverse. Innanzitutto, l’Italia è più ricca e istruita. Ma entrambi i paesi hanno regioni dominate dalla criminalità organizzata». E – continua più avanti il giornale economico-finanziario – «devono affrontare sfide simili: per riagganciare la crescita economica, entrambi i governi devono riuscire a sconfiggere il potere di specifici interessi acquisiti». «In Italia – si legge – molte professioni limitano l’accesso per difendere la loro rendita, così come alcuni settori delle organizzazioni dei lavoratori difendono i diritti degli anziani a scapito dei più giovani. In entrambi i paesi, è abbondantemente chiaro ciò che dev’essere fatto per riagganciare la crescita. Ciò che manca è la volontà politica».

«IL REALISMO MEGLIO DEL SOGNO AMERICANO» – «Alla sua elezione – prosegue il Financial Times – il presidente messicano non godeva di una maggioranza parlamentare assoluta che gli avrebbe garantito tutte le riforme costituzionali che voleva. Questa è la lezione più importante per Renzi. Il giorno dopo il suo insediamento, Nieto si è seduto con i principali gruppi di opposizione e ha negoziato un programma di 95 punti, definito il ‘Patto per il Messico’. Nonostante le pressioni della destra e della sinistra per smantellarlo, l’accordo è rimasto intatto ed è ora determinante per aiutare il presidente a raggiugnere i suoi obiettivi». Dunque, conclude l’articolo, «una volta definito quali partiti dovranno sostenere il suo governo, Renzi dovrebbe convincerli a firmare un simile accordo di coalizione. Questo è un passo che il suo predecessore Enrico Letta non ha mai compiuto. L’elenco limiterebbe l’enorme ambizione di Renzi, ma dimostrerebbe ai mercati e ai partner europei dell’Italia che il giovane primo ministro è relistico e serio. Per un’Italia divisa, una dose di realismo messicano potrebbe essere più utile di un sogno americano»

(Fonte foto: archivio LaPresse)