Sanremo 2014: «Il Festival dei morti viventi»

di Maria Teresa Mura | 21/02/2014

E’ la nostalgia canaglia quella che tiene in piedi il Festival di Sanremo 2014, scrive stamattina sul Corriere della Sera il critico tv Aldo Grasso. Ed è anche quella che lo affossa, visto che la nostalgia piace agli adulti e spiace ai giovani. Se la curiosità dell’esordio aveva attratto oltre un milione di 25-34enni, il giorno successivo il numero si è quasi dimezzato. Libero attacca in prima pagina:

sanremo 2014 festival fabio fazioSANREMO 2014: IL FESTIVAL DEI MORTI VIVENTI – L’articolo di Francesco Specchia è impietoso, e racconta come la curva dell’Auditel stia preoccupando non poco i responsabili della kermesse:

Nella seconda serata il Festival di Sanremo ha fatto 8 milioni 918mila telespettatori e il29,34% di share. Un anno fa, la media complessiva della serata fu di 11.330.000 spettatori (42.9%). Quasi quattro milioni di spettatori persi, quasi 9 punti vaporizzati. Ergo, saranno i disoccupati aspiranti suicidi, sarà il Milan, saranno le battute della Littizzetto, ma, insomma per ora, Sanremo èundisastro. La curva dell’Audi – tel è onestamente terrificante. E il perfido Roberto D’Agostino intervistato da Rtl ha chiaramente prospettato l’apocalisse: sotto il 35% di share media, la Rai sarà costretta a restituire i soldi agl’inserzionisti che in questi giorni sono già pronti coi forconi.

SANREMO 2014 FESTIVAL FABIO FAZIO 1

Ovviamente, restituire i soldi sarebbe una sconfitta clamorosa per la Rai.

Leone afferma anche che la Rai non è tenuta a restituire i soldi agli sponsor. La tecnica di vendita degli spazi del festival non è quella classica e «il computo viene fatto giorno per giorno, su dati puntuali, e non sono previsti sconti. Al saldo finale si vedrà quali saranno le politiche commerciali da adottare successivamente. Succede sempre ogni anno ». No, un disastro di questa portata non accadeva da anni (da Panariello? Dalla seconda riedizione di Baudo?). E ora accadrà, se continua così, che gli inserzionisti (che avevano pagato spot in prime time considerando un obiettivo di partenza del 40%) si siederanno al tavolo con la Rai e decideranno nuovamente quale sarà la cifra da pagare. Di solito non è cash, ma si tratta di altra pianificazione compensativa nelle prime serate di altre fasce commerciali assimilabili nell’arco dell’anno.


SANREMO 2014: NOSTALGIA CANAGLIA
– Sul Corriere della Sera, invece, Aldo Grasso punta il dito sull’operazione nostalgia, che è evidentemente fallita:

Dei nove milioni di spettatori che hanno seguito la prima parte della serata di mercoledì, più di un terzo aveva compiuto 65 anni: 3.094.000 (e il 40% di share) fra gli over 65. Fra le fasce più giovani, gli ascolti sono tutti in discesa: discreti fra i cinquanta-sessantenni (1.620.000), piuttosto scarsi fra i 15- 24enni, con solo 561.000 individui. Com’è possibile che il Festival, modellato e condotto come lo scorso anno, abbia avuto un’emorragia di audience? Le motivazioni possono essere tante, ma certamente il genetliaco della Rai è un peso non da poco.

Ed ecco il fiume di parole:

L’idea di spalmare nei vari programmi la celebrazione dei 60 anni ha finito per danneggiare irrimediabilmente Sanremo, nonostante l’impegno di Fabio Fazio e la sua bravura a dominare l’imprevedibile. Ma è stato proprio il prevedibile ad affossare il Festival. Con tutto il rispetto, ma se sul palco salgono Tito Stagno, Raffaella Carrà, Cat Stevens, il ricordo del Maestro Manzi, la pur grandissima Franca Valeri, le gemelle Kessler, Claudio Baglioni, Renzo Arbore, persino Laetitia Casta, ebbene se c’è tutto questo passato che torna, il Festival fatalmente si trasforma ne «I migliori anni», perde quella «freschezza pop» che Fazio era riuscito a dargli.


IL CASO FABIO FAZIO
– Il Giornale invece si concentra su uno dei suoi obiettivi preferiti: Fabio Fazio. E racconta della sua crisi di nervi per gli ascolti:

sanremo 2014 festival fabio fazio 2

Scrive il quotidiano:

Fazio non ci pensa neppure a cospargersi il capo di ceneri: «Rivendico – ha detto scandendo le parole-il rischio che mi sono assunto di presentarmi il secondo anno consecutivo con la stessa coppia di conduzione. Rivendico il diritto di non dover dimostrare niente dopo trent’anni di carriera. Rivendico la scelta di canzoni contemporanee e non diu n cast più popolare e riconoscibile. Rivendico la nostalgia, che è stato il nostromodo subliminalediraccontareisessant’anni della Rai. E credo che ci siano stati momenti molto belli».

Ma quandogli si fa notareche, invece, forse anon funzionare più in questa Italia in crisi è il modello iper buonista a cui lui èabbonato, allora perde la pazienza:

«Mi sonorottolepalle-sbotta-disentire questa parola, buonista. In un Paese costruito sulla rabbia, interpretare la buona educazione come buonismo è un’istigazioneadelinquere ».E,achiinsiste chiedendo se dopo questi risultati se la sente di prendere in considerazione la proposta già arrivatadallaRaidicondurreanche la prossima edizione, glissa ironicamente:«Sonogiàinvestagliaadesso ». Ineffetti,suunacosaharagione: i contisifannoalla fine.Però, se le sorti del Festival non risaliranno, sarannodolori.Soprattutto dalpuntodi vista degli incassi pubblicitari