Olesya Zhukovskaya: il tweet simbolo della rivolta in Ucraina

di Alberto Sofia | 21/02/2014

La maglia con la pettorina della Croce Rossa insanguinata. Una mano sul collo nel tentativo di tamponare la ferita alla gola. L’altra nel telefonino per inviare quello che credeva essere come il suo ultimo tweet. «Muoio». Lo scatto che ha immortalato l’infermiera ucraina 20enne Olesya Zhukovskaya, colpita da un proiettile a Kiev mentre prestava soccorso ai manifestanti che protestano contro il presidente Viktor Yanukovich, è rimbalzato tra i media mondiali, diventando il simbolo della guerra civile combattuta in Ucraina. Così come il suo messaggio drammatico. Operata più volte in nottata, la giovane è in condizioni gravi, ma è riuscita a salvarsi. 

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Per tutta la giornata, le notizie sulle sue condizioni sono rimaste confuse. C’era chi spiegava che fosse morta, «vittima dei Berkut», gli agenti ucraini considerati come lo strumento della repressione dell’esecutivo. Per altri era «ancora viva, attaccata a un respiratore». Soltanto in serata, il tweet confortante di Euromaidan (il profilo ufficiale degli oppositori anti-Yanukovich): «Olesya è ferita gravemente, ma è viva». Tutto mentre nel Paese è ormai guerra civile, con le forze di sicurezza e l’eterogenea opposizione – dai manifestanti anti-governativi e filo-europeisti, fino all’estrema destra e alle forze nazionaliste, che hanno preso il sopravvento nelle ultime settimane – che continuano a fronteggiarsi. Un accordo sarebbe stato trovato dopo una lunga notte di negoziati tra la delegazioni governativa, i ministri degli Esteri dell’Ue e i leader dell’opposizione sulla crisi in corso a Kiev. Dovrebbe essere firmato a mezzogiorno, ora locale. La Francia però ha mostrato maggiore cautela: «Nulla di definitivo», ha spiegato il ministro degli esteri francese Fabius.

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GUERRA CIVILE IN UCRAINACento morti e 500 feriti: è questo l’ultimo bilancio del massacro nel Paese ucraino, sull’orlo dell’abisso, sempre in bilico tra Russia e Europa, come ha spiegato Repubblica. Con il rischio balcanizzazione ormai alle porte. Kiev brucia, con i cecchini sui tetti che sparano. E le strade piene di cadaveri. La tregua che era stata annunciata mercoledì dal presidente Viktor Yanukovich è durata soltanto qualche ora. Più violente di prima sono riesplose le contestazioni di piazza, dopo l’assalto di martedì delle forze governative a Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza che rappresenta il simbolo della rivolta antigovernativa. Tra colpi d’arma da fuoco e lanci di molotov, per le strade della capitale sono rimasti a fronteggiarsi agenti e opposizioni. La protesta di piazza però non c’è più. Ormai ha lasciato spazio alla rivolta violenta. A scontrarsi con la polizia restano formazioni paramilitari di estrema destra e ultranazionaliste (da Svoboda, al Pravy Sektor). Anche 67 agenti sono stati fatti ieri prigionieri. Le cifre di vittime e feriti sono diverse rispetto a quelle fornite dall’esecutivo, che restano comunque pesanti: 75 avrebbero perso la vita, 47 soltanto nella giornata di giovedì. La polizia ucraina ha invitato gli abitanti di Kiev a restare nelle proprie abitazioni. Sullo sfondo, il ruolo dell’Unione Europea, che cerca una posizione comune. Mosca invece ha avvertito: «Le autorità ucraine non siano zerbino», mentre da Washington si chiedeva il ritiro degli agenti dalle strade.

L’ACCORDO RAGGIUNTO – Nella notte, dopo lunghe ore di trattative e una giornata di carneficina, sarebbe stato trovato un accordo tra i ministri degli Esteri dell’Ue, il presidente ucraino Viktor Yanukovich e i leader dell’opposizione sulla crisi in corso a Kiev. Lo ha reso noto la presidenza ucraina. La presidenza ha fatto sapere in un comunicato che l’accordo sarà firmato a mezzogiorno, le 11 in Italia, ma non ha fornito altri dettagli. L’opposizione e la troika Ue non hanno per il momento confermato nulla, ma fonti diplomatiche europee poco prima avevano reso noto che le trattative erano ”molto difficili” ed erano state sospese per qualche ora. E la Francia, attraverso le parole del ministro degli esteri Fabius, ha spiegato che non si tratta di «nulla di definitivo».

Il difficile negoziato è seguito a una giornata di scontri violenti, con Bruxelles e i ministri ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia, presenti a Kiev per incontri con governo e opposizione, che avevano deciso all’unanimità di imporre sanzioni contro “i responsabili delle violenze”. Anche gli Stati Uniti stanno valutando quanto sta avvenendo nelle ultime ore in Ucraina. Già venti visti di persone “considerate responsabili delle violenze” sono stati bloccati, mentre il presidente Barack Obama ha condannato la violenza. Lo stesso aveva fatto il Parlamento ucraino, condannando l’uso della forza contro i manifestanti. L’assemblea ha proibito “operazioni antiterrorismo”, che erano stata annunciate dai servizi segreti. A favore hanno votato 236 deputati su 450. In aula erano presenti in 238.

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Photocredit: La Repubblica

La notizia dell’accordo raggiunto è arrivata in mattinata, dopo che il presidente Viktor Yanukovich, come aveva riportato l’agenzia di stampa Interfax, aveva spiegato di voler fare «concessioni per permettere il ritorno della pace». Ormai lo stallo va avanti da più di tre mesi. Ovvero da quando, il 21 novembre scorso, dopo anni di negoziati, lo stesso presidente ucraino Viktor Yanukovich aveva annunciato una retromarcia rispetto all’intenzione di stringere accordi commerciali con l’Unione Europea, rafforzando invece i legami con la Russia di Vladimir Putin. L’accordo saltato aveva fatto infuriare gran parte della popolazione, che pressava i vertici del governo per interrompere la lunga dipendenza russa, spingendo invece verso accordi di libero scambio e cooperazione politica con la Ue, fino alla stessa adesione futura. La violenza ha raggiunto ieri il culmine, mentre la piazza ha cambiato pelle e tra le opposizioni prendono il sopravvento i gruppi più estremisti. Un centinaio i cadaveri per le strade. Testimoni oculari hanno anche raccontato come i cecchini abbiano sparato vicino alla cattedrale di San Michele e all’Hotel InterContinental del centro di Kiev. Altri sarebbbero in azione vicino al monumento di piazza Indipendenza, il centro della rivolta antigovernativa. Anche il ministero dell’Interno ha riportato come l’agente morto e quelli feriti siano rimasti colpiti da proiettili.

LE ULTIME ORE – Dopo la violenza di ieri, in piazza Independenza nelle prime ore del mattino sembrava esserci una calma surreale. Si stanno cominciando a radunare di nuovo migliaia di persone. Non sono presenti al momento agenti, ma soltanto i volontari che stanno distribuendo alimenti e soccorso ai manifestanti. L’accordo annunciato dal presidente ucraino sembra essere spinto anche dall’appoggio che comincia a mancare dall’interno, mentre restano i ministri europei nella capitale. Ieri anche il sindaco di Kiev ha annunciato di aver lasciato il partito delle Regioni – quello del presidente ucraino, ndr – a causa delle violenze di piazza. Dimesso anche il vice capo di Stato maggiore Yury Dumansky, critico per la decisione di «trascinare l’esercito in un conflitto interno».