Guerra alla Svizzera

di Andrea Mollica | 19/02/2014

Il no della Svizzera alla libera circolazione dei lavoratori UE non è rimasto senza conseguenza. L’Italia ha confermato la Confederazione Elvetica nella lista nera del ministero dell’Economia per contrastare i paradisi fiscali, mentre l’Unione Europea continua a introdurre misure anti svizzere come lo stop al programma Erasmus.

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ITALIA CONTRO SVIZZERA – Il governo Letta avrebbe dovuto concludere un accordo fiscale con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati illecitamente ma la procrastinazione dell’intesa non sembra potersi fermare solo alla prossima primavera. Al di là dell’imprevisto, per la controparte elvetica, cambio di governo, il clima non pare davvero propizio come mostra lo scambio di accuse tra il ministro Fabrizio Saccomanni ed il segretario di stato del dicastero delle Finanze svizzere. Jacques De Watwille ha accusato il nostro paese di voler confermare la Confederazione Elvetica nella black list del ministero del Tesoro contro i paradisi fiscali come misura di ritorsione per il referendum anti libera circolazione dei cittadini UE. Una presa di posizione smentita seccamente da Fabrizio Saccomanni, che ha rimarcato come la Svizzera fosse già inserita nella lista che vieta alle banche elvetiche di vendere i loro prodotti finanziari in Italia. L’addio alla black list, come fatto proprio in questi giorni con la Repubblica di San Marino, era uno dei punti di trattativa per l’accordo fiscale, che ora sarà materia del nuovo governo di Matteo Renzi, e del ministro che sostituirà Fabrizio Saccomanni, sempre che questo accada.

LISTA NERA ELVETICA – La black list del ministero dell’Economia è un provvedimento che risale alla fine del secolo scorso, quando il governo D’Alema introdusse un elenco di stati da penalizzare vista la loro natura di paradisi fiscali. Lo scontro tra Italia e Svizzera su questo punto si è intensificato a partire dal 2010, quando l’allora ministro Tremonti, dopo il passaggio dello scudo fiscale, un condono sui soldi esportati illecitamente, aveva inasprito le misure nei confronti delle aziende elvetiche. La Lega dei Ticinesi aveva iniziato a definirlo come un Duce di Sondrio, ritraendolo sui suoi fogli come un novello Mussolini anti Svizzera. Da allora la propaganda anti frontalieri dei leghisti ticinesi si è rafforzata, ed il tema è poi esploso con l’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa promossa dallo stesso partito della Svizzera italiana insieme alla Svp/Udc. L’alta tensione tra Italia e Svizzera provocata dal sì al referendum è testimoniata anche dal nuovo lancio di un’iniziativa anti trattato di Schengen promossa dalla stessa Udc/Svp ticinese.

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MISURE ANTI SVIZZERA – L’Unione Europea ha promosso in questi giorni una serie di misure contro la stessa Svizzera, dopo la bocciatura della libera circolazione dei cittadini UE avvenuta con il referendum di domenica 10 febbraio. Dopo la sospensione di un accordo sull’energia e la messa in congelatore dell’accordo quadro istituzionale, che disciplina le norme tra la Confederazione Elvetica e la stessa Unione, la Commissione ha fatto sapere che le intese su Erasmus e Ricerca non saranno confermate. Fino alla fine del 2013 una parte del budget europeo finanziava lo scambio di studenti  svizzeri all’interno delle università dei paesi membri dell’UE, così come c’erano fondi per sviluppare progetti di ricerca comuni, per esempio al Cern di Ginevra. Visto che il governo elvetico, il Consiglio Federale, ha detto di non poter firmare un accordo per la libera circolazione dei cittadini croati, il 28esim paese membro che ha appena aderito all’Unione, dopo il sì al referendum la Commissione ha deciso di prendere queste contromisure.

MERKEL SI SMARCA – Un’analisi del quotidiano svizzero TagesAnzeiger, foglio di simpatie progressiste, rimarca come Angela Merkel abbia preso una posizione più sfumata rispetto a quella della Commissione Ue o dello stesso Saccomanni, che ha subito provveduto a dare una risposta polemica ad un funzionario elvetico tra l’altro di grado inferiore al suo. La cancelliera tedesca, nell’incontro con il presidente della Confederazione Elvetica, Didier Burkhalter – in Svizzera il capo dello Stato è eletto a turno annuale tra i componenti del governo – ha mostrato comprensione. La Merkel ha sottolineato come la stessa Germania, in materia di libera circolazione, beneficia di una deroga con la Croazia. Secondo TagesAnzeiger la leader tedesca ha voluto dare un segnale di distensione rispetto all’alta tensione scoppiata tra Ue e Svizzera dopo la vittoria dei sì al referendum anti immigrazione. Un’analisi che trascura però l’interesse tedesco sul tema, visto che dopo l’attacco del premier britannico Cameron alla libera circolazione dei cittadini UE, riferita in particolare ai rumeni ed ai bulgari, la stessa Germania si era mostrata più che favorevole alle tesi di Londra.