«La Peta uccide gli animali»

Gli attivisti della Peta, l’associazione che difende i diritti degli animali sono stati chiamati assassini su alcuni annunci pubblicati sui giornali e sulle pagine del sito Peta kills animals, disponibile anche in versione italiana. Le accuse sono incredibili: nel 2012 in una struttura della Peta situata in Virginia,  sarebbero stati uccisi l’89,4% dei cani e gatti adottabili ospitati nel rifugio, ma chi c’è dietro questa campagna?

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LE ACCUSE – Il gestore del sito chiede che la Peta venga riclassificata come “mattatoio”, e che la Virginia aveva provato a ritirare all’organizzazione l’autorizzazione a gestire il suo rifugio per animali: «L’ispettore dello stato ha paragonato il “rifugio” di Peta ad una “clinica per eutanasia» si legge, ma sul sito vengono mosse anche altre accuse all’organizzazione, la quale sarebbe colpevole di:

  • Avere relazioni con gruppi estremisti violenti
  • Influenzare i bambini con pubblicità cruente
  • Rifiutare i testi sugli animali, anche se potrebbero curare malattie come l’AIDS
  • Avere dei supporter Vip ipocriti
  • Aver paragonato gli animali alle vittime dell’olocausto ed un maiale a Gesù

IL CENTRE FOR CONSUMER FREEDOM – Dietro questa campagna, riporta Bild, si cela il Centre for Consumer Freedom (Centro per la libertà dei consumatori), che si propone come un’organizzazione non-profit che mira a promuovere e tutelare le resposnsabilitò personali e le scelte dei consumatori americani ed è stata istituita nel 1996 dalla multinazionale del tabacco Philip Morris International. Tra le aziende che fanno delle donazioni per l’associazione vi è anche la Coca Cola. Harald Ullmann, presidente della Peta in Germania ha detto a Bild che il lavoro del Centre for Consumer Freedom sta dietro all’industrtia della carne, delle pellicce e della vivisezione e che quindi «dimostra quanto sia efficace il lavoto di PETA», aggiungendo che «il gruppo formato da Philip Morris, Outback Steakhouse , KFC  ed allevatori e sfruttatori di animali uccidono le bestie non per compassione, ma per avidità». Entrando nel nocciolo della questione però, Ulmann parla del rifugio per animali della PETA in Virginia. «Riceviamo animali che sono stati respinti da altri ricoveri. Di solito Sono vecchi e malati e noi non rifiutiamo mai nessuno».

 

 

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