|

La storia del divorzio di Berlusconi e Veronica Lario

Il divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario è ufficiale. A stabilirlo, con una sentenza parziale, è stato il tribunale di Monza. Lo scioglimento della coppia è diventato effettivo, ma le condizioni dovranno ancora essere oggetto di giudizio: modificato soltanto lo stato civile, mentre andrà avanti il contenzioso economico tra il leader di Forza Italia e l’ormai ex moglie.

francesca pascale silvio berlusconi
Silvio Berlusconi con la nuova compagna, Francesca Pascale

IL DIVORZIO UFFICIALE TRA SILVIO BERLUSCONI E VERONICA LARIO – Era stato il Cavaliere, ora fidanzato con Francesca Pascale, a rivolgersi al Tribunale di Monza, mentre Veronica Lario aveva avviato il 3 maggio 2009 la causa di separazione al Tribunale di Milano, dopo 22 anni di matrimonio. Se la sentenza di ieri ha sciolto in modo definitivo la coppia, mettendo fine al matrimonio celebrato nel dicembre 1990 dall’ex sindaco di Milano, il socialista Paolo Pillitteri, resta invece ancora aperto il contenzioso sull’assegno mensile che l’ex presidente del Consiglio deve versare per mantenere Veronica Lario. Due sono ancora i procedimenti aperti di fronte alla Corte d’Appello di Milano. Lo scorso ottobre l’ex moglie del Cavaliere si era vista “ridurre” da 3 a 1 milione e 400 mila euro al mese il maxi assegno dai giudici del tribunale brianzolo. Dopo una combattuta causa di separazione, i giudici di primo grado avevano deciso come alla Lario doveva essere riconosciuto un assegno di mantenimento pari a 100mila euro al giorno (3 milioni di euro al mese, 36 all’anno, anche se Libero parlò di risparmio fiscale per il Cavaliere, grazie a una deduzione dal reddito che avrebbe abbattuto il costo reale dell’esborso a poco più di 19 milioni, ndr), in base all’ingente patrimonio di Berlusconi. I giudici di Milano avevano invece riconosciuto al Cavaliere il mantenimento della villa Belvedere di Macherio. Una struttura del valore di 78 milioni di euro e dalla costosa manutenzione, come precisò il Corriere della Sera:

«All’ex premier è rimasta la favolosa villa Belvedere di Macherio in cui Veronica aveva vissuto fino al settembre 2010 crescendo i tre figli Barbara, Eleonora e Luigi – nati prima del matrimonio tra i due, ndr – prima di trasferirsi nella suite deluxe dell’Hotel de La Ville di Monza, con vista sulla Villa Reale. La residenza da 120mila metri quadrati, 70 stanze e parco sterminato ha un valore che si aggira intorno ai 78 milioni di euro e richiede una costante e complessa manutenzione per la quale l’ex premier ha calcolato di aver speso circa 20 milioni in un decennio e ritiene che ne dovrà spendere almeno 1,8 ogni anno»

Il leader di Forza Italia aveva comunque impugnato la sentenza in Corte d’Appello, tanto da ottenere la “limatura” del corrispettivo che è obbligato dalla legge a versare. Fino a 1,4 milioni di euro al mese. Una decisione non accettata dall’ex first lady, che aveva scelto di fare ricorso a sua volta. L’ultima parola del giudice dovrebbe arrivare tra qualche settimana.

LEGGI ANCHE: Berlusconi, Veronica Lario e lo sconto sull’assegno di mantenimento

LA STORIA DEL DIVORZIO TRA BERLUSCONI E LARIO – Non mancarono le polemiche quando, nel 2012, la Lario aveva ottenuto dal Tribunale di Milano il maxi assegno. Una cifra – quella di 3 milioni di euro al mese – che doveva consentire alla Lario di «mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza con Berlusconi», così come prevede la legge in caso di disparità economica tra i due coniugi. Anche in quel caso il Cavaliere non mancò di attaccare la sentenza: il leader di Forza Italia accusò di parzialità «le tre giudichesse» che avevano fissato il valore del maxi-alimento, etichettandole come «femministe e comuniste». Accuse che furono respinte dal presidente della corte d’Appello, Giovanni Canzio, che aveva ribadito la loro terzietà, e dal presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro (ora in corsa per il ministero della Giustizia del governo Renzi, ndr). Quest’ultima aveva denunciato «un aspetto avvilente per tutte le donne» che, come lei, in magistratura avevano «dimostrato capacità nell’arte del giudicare»: «Non capisco perché si debba dileggiare prendendo posizione su una sentenza solo perché è stata pronunciata da giudici di genere diverso», aveva replicato Pomodoro. La sentenza sul maxi-assegno era stata poi confermata in Appello, che aveva respinto la richiesta di sospensione presentata dal Cavaliere, costringendolo a continuare a versare all’ex moglie i 3 milioni di euro al mese indicati dal Tribunale nella sentenza di separazione. Fino alla decisione del Tribunale di Monza, al quale si era poi rivolto il leader del Pdl-Forza Italia per avviare una causa di divorzio.

IL CONTENZIOSO SULL’ASSEGNO ANCORA APERTO – Fu il Corriere della Sera, al momento dello “sconto” concesso al Cavaliere, a spiegare come la legge italiana permetta una bizzarra possibilità di mantenere due cause distinte sul matrimonio: quella di «separazione consensuale» di Milano e l’altra di divorzio, proprio a Monza, tribunale competente perché proprio lì risiede la Lario. Proprio il Tribunale di Monza ha certificato ieri lo scioglimento ufficiale della coppia, mentre è rimasta aperta la vicenda del contenzioso economico. Secondo alcune indiscrezioni, l’ex premier e la signora Lario sarebbero d’accordo a chiudere su una somma complessiva da versare in un’unica soluzione e non attraverso un assegno mensile. Per il Corriere «i legali di Berlusconi vorrebbero moltiplicare il milione e 400 mila al mese per gli anni di aspettativa di vita prevista per un uomo di oltre 77 anni (Berlusconi è nato il 29 settembre 1936)». Al contrario, «quelli della Lario puntano a moltiplicare la cifra per l’aspettativa di vita della signora, che di anni ne ha 20 di meno (è nata il 19 luglio 1956)». E lo scarto non sarebbe irrilevante, intorno ai 300 milioni di euro in più o in meno. Quel che è certo è che si chiude però in modo ufficiale la storia tra il Cavaliere e la donna che lo ha accompagnato per 22 anni della propria vita (30, se si considera la data in cui si erano conosciuti, nel 1980, ndr) della sua vita. Prima dell’addio deciso nel maggio 2009, con le “serate eleganti” e la vicenda delle “olgettine” sullo sfondo. Il 77enne ex presidente del Consiglio sarà ora libero di risposarsi con Francesca Pascale.