Bonifici esteri: cosa c’è da sapere sul maxi prelievo del 20%

di Alberto Sofia | 18/02/2014

Introdotta come una misura anti-evasione, è finita sotto esame della Commissione europea. La decisione del Tesoro di prevedere un maxi prelievo del 20% sui bonifici provenienti dall’estero per le persone fisiche in Italia – automatico, a meno che il titolare del conto non dimostri che il bonifico non è un «reddito», ndr – verrà analizzata da Bruxelles, in modo da accertare se la misura sia in contrasto con il diritto comunitario sulla libera circolazione dei capitali.

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IL MAXI PRELIEVO SUI BONIFICI DALL’ESTERO E L’INDAGINE UE –  Entrata in vigore dal primo febbraio scorso, aveva già sollevato diverse polemiche, comprese le proteste di Adusbef e Federconsumatori. Due parlamentari ex leghisti hanno invece presentato due interrogazioni: Tino Rossi (poi trasmigrato nel gruppo del Ppe con Forza Italia) e Claudio Morganti (che fa parte del gruppo degli euroscettici Eld, con il movimento «Io cambio») hanno denunciato possibili violazioni dei Trattati, in relazione proprio alla libera circolazione dei capitali e agli accordi che vietano la doppia imposizione. Ma non solo: dal proprio blog anche Beppe Grillo aveva criticato il provvedimento, bollandolo come una «manovra geniale per evitare l’ingresso di capitali in un momento in cui chi può porta i suoi risparmi fuori dall’Italia». Ricordando che i capitali «scudati» rientrarono con una tassa del 5%, ha denunciato come «il cittadino onesto» fosse costretto a «pagare il 20% di tasse sui soldi dei parenti». La Commissione europea ha aperto un’indagine per verificare eventuali violazioni: «Siamo a conoscenze della nuova misura. E il commissario la sta esaminando per assicurarsi che sia in linea con i principi di base della non discriminazione del libero movimento delle merci e dei capitali», ha replicato ieri Emer Traynor, portavoce del commissario Ue Algirdas Semetam, responsabile per la tassazione.

LA MISURA CONTESTATA – Il Sole 24 Ore aveva chiarito in cosa consistesse la misura, (prevista dall’articolo 4 del dl n. 197/90, modificato dalla legge 97/2013, ndr): «Dal primo febbraio le banche sono obbligate ad applicare la maxi ritenuta sui bonifici esteri da destinare all’erario. Le specifiche applicative si trovano nel provvedimento n. 2013/151663 del direttore dell’Agenzia delle entrate del 18 dicembre scorso e il prelievo è frutto della decisione di considerare ogni flusso di denaro proveniente dall’estero e diretto a persone fisiche italiane come una componente reddituale imponibile». In pratica, una trattenuta, a meno che il contribuente dimostri che l’importo non ha connotazione reddituale. E che sia, al contrario, legato alla restituzione di un prestito o a una donazione di denaro.  La ritenuta non si applica invece alle persone fisiche che ricevono bonifici nell’ambito della propria attività d’impresa o di lavoro autonomo. A protestare contro la misura erano state soprattutto le associazioni dei consumatori: «La ritenuta del 20% rappresenta l’ennesimo abuso di potere», avevano protestato Adusbef e Federconsumatori. Adesso l’obiettivo della Commissione sarà capire se si tratta di una misura «proporzionata» o no.

LE CRITICHE – Come spiega il Corriere della Sera, anche l’Istituto Bruno Leoni ha contestato la misura:

«La ritenuta automatica è una misura vessatoria almeno quanto è superflua» e considera «tutti evasori, fino a prova contraria», sostiene l’Istituto Bruno Leoni. E spiega: la «presunzione, certo, risparmia professionisti e imprese e rimane superabile, ove il destinatario del bonifico contatti la banca e dimostri la natura non reddituale di quel trasferimento, disposto magari a titolo di rimborso spese o per la restituzione di una caparra o ancora per una delle mille altre ragioni che ne giustificherebbero la sottrazione all’imponibile. Nondimeno, si tratta di un’inversione inquisitoria dell’onere della prova a carico delle persone fisiche, con l’effetto di gravare i contribuenti di oneri amministrativi ingiustificati e, magari, di lucrare sulla distrazione di alcuni di essi».

Secondo fonti comunitarie riportate dai principali quotidiani, per Bruxelles sarà decisivo comprendere i risvolti pratici dell’attuazione della misura e le possibilità che saranno concesse ai correntisti per dimostrare che quei versamenti ricevuti non sono un reddito. Come ha chiarito anche la Stampa, «se le formalità per evitare il prelievo automatico non saranno considerate sproporzionate, è possibile che la Commissione ritenga la tassa accettabile». Prima però sarà necessario analizzare le conseguenze pratiche del provvedimento.