Aste al centesimo e articoli ingannevoli

di John B | 18/02/2014

La tecnica di fare pubblicità a un prodotto commerciale, celandola nella forma di un normale servizio giornalistico, non è nuova ma negli ultimi decenni le normative di tutela dei consumatori hanno imposto che questa forma di pubblicità sia chiaramente riconoscibile dal pubblico.

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PRODOTTI E SERVIZI – Ad esempio, nei quotidiani è frequente trovare intere pagine o riquadri dedicati a commentare in termini marcatamente elogiativi prodotti al consumo o servizi finanziari, ma (sia pure a caratteri piccoli) è sempre specificato che si tratta di un messaggio promozionale. Nello stesso contesto si collocano le presentazioni e i messaggi promozionali inseriti all’interno di un programma televisivo, nei quali il conduttore del programma pubblicizza materassi piuttosto che prodotti dietetici o altro ancora. Anche in questi casi sul video è presente una scritta che avvisa chiaramente che si sta guardando un messaggio promozionale. Molto più subdole sono le recensioni addomesticate, spesso pubblicate da riviste specializzate, che elogiano gli ultimi modelli di telefonini, computer, autovetture. In questo caso non c’è nessun avviso per il consumatore, che può solo affidarsi alla serietà della testata e del giornalista che ha effettuato la recensione. L’analisi “tipografica” della testata può fornire indicazioni molto utili a stabilire se le recensioni sono obiettive o rispondono a esigenze promozionali. In una rivista specializzata seria, infatti, lo spazio dedicato agli articoli tecnici deve essere rilevante rispetto a quello dedicato alla pubblicità e alle recensioni. Una rivista che per una metà è occupata da pubblicità e per l’altra metà da recensioni di prodotti (spesso gli stessi che vengono pubblicizzati due pagine più avanti) non si può considerare attendibile, in quanto è difficile che possa parlare male dei prodotti commercializzati dalla stessa società che paga la pubblicità che consente alla rivista di sopravvivere.

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ATTENTI – Anche in questo caso, però, il consumatore ha una certa tutela, sia pure affievolita, perché esistono strumenti giuridici a disposizione sia dei consumatori che della concorrenza per contestare la pubblicità occulta. Il discorso cambia quando si parla del Web, sia per la difficoltà di risalire agli effettivi responsabili di un sito o di un blog, sia perché una pagine Web, ancorchè apparentemente italiana, potrebbe essere in realtà ospitata da qualsiasi server posto negli angoli più remoti del globo, al di fuori del raggio d’azione delle leggi e dei tribunali italiani. E’ questo il caso della pubblicità in favore di MadBid, un sito di aste al centesimo. Avevamo già parlato della truffa delle aste al ribasso, ora approfondiamo l’aspetto della pubblicità ingannevole. La pagina Web italiana di MadBid si trova all’URL it.madbid.com ma chi è avvezzo a Internet sa bene che quell’indirizzo è un sottodominio di quello principale, www.madbid.com. A sua volta, questo dominio è registrato a nome di tale Juha Koski e di una società basata a Londra, la Marcandi Ltd., che ha lanciato MadBid.

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COME FUNZIONANO – Come funzionano le aste al centesimo? Si parte da 0 e si rilancia di un centesimo alla volta. A un certo punto non ci sono più puntate e si porta a casa l’oggetto. Guardando le aste chiuse, si vede che gli oggetti vengono battuti a un prezzo di gran lunga inferiore a quello commerciale. Un computer da 1500 euro finisce venduto a 30 euro, una macchina fotografica da 1000 euro viene battuta a 80 euro e così via. Ci sono persino autovetture da 30.000 euro che vengono date via per poce centinaia di euro. Tanto basta a invogliare a partecipare: che volete che siano pochi centesimi di euro? Eppure il buon senso dovrebbe far riflettere. Cosa ci guadagna MadBid a vendere per 30 euro un computer che costa 1500 euro? Cerchiamo di spiegare bene come funziona il sistema, così capiremo dove sta l’inganno. Per puntare su MadBid occorre acquistare i Bid. Per ogni rilancio si spende un certo numero di Bid. E i Bid non costano un centesimo ma molto di più. Ad esempio, un’asta per un computer che vale 1500 euro può prevedere che ogni rilancio costi 5 Bid e i Bid si comprano a 25 centesimi di euro. Questo significa che per rilanciare dalla base di partenza 0,00 a 0,01 euro (ossia di un centesimo) si spendono in realtà 1,25 euro. Il prezzo d’asta è salito di un solo centesimo ma in realtà la puntata è già costata 1,25 euro e questo a prescindere che si riesca a vincere l’asta o meno: i Bid si pagano subito e quei soldi non si recuperano. Ogni rilancio (che costa 1,25 euro) aumenta il prezzo di un centesimo. Se il computer del nostro esempio fosse venduto a 100 euro, ciò significherebbe che ci sarebbero stati ben 10.000 rilanci di un centesimo. Per ogni rilancio MadBid incassa 1,25 euro. Quindi 10.000 x 1,25 euro farebbero 12.500 euro di incasso. Più i 100 euro da pagare per portarsi a casa il computer. MadBid avrebbe quindi incassato un totale di 12.600 euro per un computer che in negozio costa 1500 euro. Non male come affare, vero?

SOLDI – Qualcuno dirà: “Che mi importa quanto guadagna MadBid? Se mi porto a casa un computer da 1500 euro per 100 euro, con una puntata che mi è costata 1,25 euro, ho speso 101,25 euro e ne ho risparmiati quasi 1.400. Quanto abbia ricavato MadBid e quanti altri partecipanti all’asta abbiano speso 1,25 euro o più, non è problema che mi riguardi”. Giusto. Il fatto è che la probabilità di aggiudicarsi un’asta a un prezzo conveniente è pari quasi a zero. Vuoi per il numero elevatissimo di partecipanti, vuoi per il furbo meccanismo di MadBid che riazzera il tempo d’asta dopo ogni rilancio (per cui un’asta può durare un’infinità), vuoi perché c’è sempre qualche partecipante dal nome improbabile (tipo JohnSmith) che rilancia (e il sospetto che si tratti di programmi automatici è più che concreto), tanto vale giocare al lotto: le speranze di vincere sono praticamente le stesse. E veniamo alla pubblicità ingannevole, come quella che possiamo trovare sul sito Megabargains24.

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COSA SEMBRA E COSA E’ – Apparentemente si tratta di un sito che illustra “Le migliori tendenze di shopping del 2013” ma basta guardare l’URL per capire che è composto (nella versione italiana) da una sola pagina Web, intitolata “Aste al centesimo: è veramente possibile risparmiare fino al 95% sul prezzo di vendita?”. La pagina presenta la recensione di una sedicente Consumer Review, che si propone con il nome Claire e con la foto di una ragazza pulita e carina, con tanto di occhiali che fanno molto “seria e competente”. Claire spiega come abbia provato il sito MadBid iscrivendosi di persona e partecipando a due aste per prova. E le ha vinte entrambe al primo colpo, portandosi a casa con 72 euro un televisore LED da 50” del valore di 950 euro, e con 175 euro un computer Apple da 1899 euro! Una pacchia, insomma. L’articolo di Claire spiega (mentendo spudoratamente) che MadBid può vendere a prezzi così bassi perché i suoi prodotti provengono da “negozi in chiusura, aste di liquidazione e fallimentari”. In realtà abbiamo visto che MadBid non svende affatto i prodotti, ma li vende a un prezzo enormemente superiore a quello effettivo, per cui non ha bisogno di comprare improbabili occasioni. E guarda caso, a margine dell’articolo ci sono alcuni video trafiletti nei quali, con taglio giornalistico, si dà notizia dei gravi problemi di Ebay (che invece è un vero sito di aste online, senza trucchi e raggiri). I video trafiletti, però, sono inattivi: se si prova ad aprirli si scopre che non c’è alcun link né video. L’intera pagina di Megabargains è quindi una vera e propria esca truffaldina per spingere il lettore a registrarsi su MadBid (con tanto di link e promozione esclusiva) e puntare, ossia buttar via i propri soldi. E’ facile immaginare quanto sia facile farsi prendere dalla smania di rilanciare e di aggiudicarsi prodotti costosi a prezzi ridicoli, e sperperare in poco tempo centinaia e migliaia di euro. Per com’è strutturato, infatti, MadBid si differenzia ben poco da un gioco di scommesse, con tutti i mali annessi e connessi. E, ciliegina sulla torta, ci sono persino i commenti di improbabili lettori che raccontano la propria straordinaria esperienza con MadBid. In conclusione, evitate di cadere in queste trappole mangiasoldi e analizzate attentamente gli articoli e i siti Web che vi prospettano strepitosi affari.