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I 52 licenziamenti di Privalia e la rivolta sul web

Si sono visti recapitare una lettera di licenziamento, nonostante i conti in ordine dell’azienda e il contratto a tempo indeterminato, raggiunto dopo lunghi mesi di precariato. Sono ben 52, su un totale di 118 della sede milanese, i giovani lavoratori mandati a casa da Privalia, una multinazionale spagnola che si occupa di e-commerce nel settore della moda. Da due giorni stanno protestando di fronte alla sede della società a Milano: come ha denunciato la Filcams Cgil, Privalia intende organizzare un’operazione di riorganizzazione aziendale, delocalizzando magazzini e studi fotografici in Spagna. Peccato che l’operazione sia condotta sulla pelle di una cinquantina di ragazzi, che da un momento all’altro si sono ritrovati senza futuro e senza prospettive occupazionali. Tanto da rilanciare la loro protesta, dopo aver annunciato un presidio permamente fino al prossimo 20 febbraio. Ma non solo: la notizia sta cominciando a rimbalzare anche sui social network, dove non pochi utenti stanno protestando per i licenziamenti sulla pagina Facebook di Privalia. E non mancano le denunce sulle contestazioni censurate e cancellate. Anche su Twitter è stato creato un hashtag ad hoc, #privaliapeople, dove i dipendenti (e non solo) stanno continuando on line la loro battaglia, con l’obiettivo di renderla più visibile.

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Photocredit: Legnanonews.com

PRIVALIA LICENZIA 52 GIOVANI DIPENDENTIPrivalia, che ha sedi in tutto il mondo, opera nel nostro Paese da circa sette anni. Come ha spiegato anche il sindacato, non è mancata una crescita importante dal punto di vista del fatturato. Dal 2006 al 2012 è riuscita a raggiungere la soglia dei 15 milioni di soci iscritti, superando anche i 420 milioni di euro in vendite. Tanto da permettersi di assumere un migliaio di dipendenti, dislocati nelle diverse sedi in tutto il mondo. Anche l’ultimo anno, come hanno ricordato i dipendenti, è stato chiuso con risultati positivi. Non è bastato per mettere in sicurezza il lavoro di fotografi, addetti al magazzino, ritoccatori, assistenti alla produzione e altri lavoratori della sede milanese. Il motivo? Considerati i conti non certo in rosso, per il sindacato c’è soltanto una ragione: una volontà di aumentare i profitti, senza interessarsi troppo del futuro di coloro che hanno permesso negli anni la crescita della multinazionale. A parlare della decisione di trasferire un ramo d’azienda nel paese iberico, con tanto di licenziamenti, era stato negli scorsi giorni anche il quotidiano on line spagnolo Modaes.es: si spiegava come l’azienda, fondata da Lucas Carné e José Manuel Villanueva, avesse fatto partire una trattativa con i sindacati. In pratica,  se volevano salvare il proprio posto di lavoro, i dipendenti dovevano trasferirsi a Barcellona (dove l’azienda stava rafforzando la sua presenza) o addirittura in Brasile, dove sono presenti altri uffici nella città di San Paolo (gli altri, oltre a quello della sede milanese e a quello catalano, si trovano a Città del Messico e Francoforte, ndr). Ma non solo. Non era mancata nemmeno un’altra proposta beffa, denunciata dalla Filcams Cgil con una nota sul proprio sito: «A fronte di un’operazione di mero profitto, l’azienda ha proposto di dare circa 6mila euro lordi ai lavoratori, a titolo di buonuscita, in caso di accordo». Una cifra che avrebbe comunque dovuto versare lo stesso all’Inps, se non fosse stato raggiunto alcun accordo. Una nuova beffa. Tanto che i lavoratori, considerata anche la ritrosia dell’azienda ad aprire un confronto credibile, hanno proclamato lo stato d’agitazione. Con tanto di presidio permanente di fronte all’azienda. «Fino a giovedì 20 febbraio, data in cui ci sarà un ulteriore incontro con la società, presso Assolombarda», ha spiegato il sindacato.

LA PROTESTA SUI SOCIAL NETWORK – La mobilitazione sta poi proseguendo anche in rete. Non pochi utenti, venuti a conoscenza della decisione dell’azienda di licenziare 52 giovani ragazzi, hanno protestato nella pagina Facebook di Privalia, denunciando poi come i commenti vengano rimossi.

TDF-1995-PANTANI

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Alcuni però sono ancora presenti: «Buongiorno, come posso cancellare il mio account. Non sono più interessata ad acquistare da voi, considerata la vostra politica di licenziamento», si legge. Non è l’unico: «Sapere che l’azienda per cui in questi anni hanno dato l’anima li caccia via in questo modo è scioccante. Invitiamo tutti a cancellare l’iscrizione al sito». Il rischio, per Privalia, è che la scelta di delocalizzare e licenziare possa avere conseguenze pesanti, considerata la campagna di boicottaggio portata avanti in rete. Alcuni tentano di chiedere spiegazioni e polemizzano per i messaggi di protesta cancellati sulla pagina: «Abbiamo visto che avete cancellato i post che riguardano i 52 licenziamenti in Italia. Probabilmente avete la coscienza sporca…», ha incalzato un utente. Chi gestisce il profilo per l’azienda, si è limitato a rispondere come «lo spam e i commenti offensivi vengano gestiti secondo le norme d’uso» della policy aziendale. Nessuna parola sui 52 giovani licenziati. Anche su Twitter viene rilanciata la protesta:

 

 

 

C’è anche chi, dai palazzi e dalle strade del quartiere, mostra striscioni e cartelli di sostegno, verso i 52 dipendenti licenziati da Privalia.

 

 

 

 

 

Non manca in rete la solidarietà verso i dipendenti dell’azienda, decisi a continuare la protesta e ancora in presidio permanente. Dall’azienda, invece, non sembrano esserci margini per ripensamenti, nonostante il tavolo delle trattative resti ancora aperto. Il motivo? Per Privalia la scelta di trasferire magazzini e studi fotografici in Spagna risponde all’esigenza di aumentare la competitività e migliorare la qualità dell’offerta. «Sulla pelle dei propri dipendenti», ha però denunciato il sindacato.

Photocredit: Twitter