Evgeni Plushenko: la fine triste del campione russo alle Olimpiadi

di Redazione | 14/02/2014

L’Olimpiade di Sochi poteva essere l’occasione per concludere una carriera nel miglior modo possibile, con una trionfale incoronazione a re del pattinaggio davanti al pubblico di casa. Un finale da sogno per qualunque atleta in qualsivoglia disciplina sportiva. E invece no. Evgeni Plushenko non ce l’ha fatta.

 

Sochi 2014, Pattinaggio di Figura maschile

 

LA RESA DELLO ZAR – Lo zar che trionfò a Torino 2006 e conquistò l’argento nel 2002 e nel 2010 si è dovuto fermare nel riscaldamento in vista della gran finale, a culmine di uno sfortunato e sbilenco triplo axel che ha definitivamente compromesso la tenuta di un fisico già pesantemente martoriato da infortuni e interventi medici. Tra pochi, timidi applausi, e tanta delusione. Finisce così la carriera di una delle icone dello sport russo, uno di quei pochi campioni in grado con una prestazione di dare lustro ad una manifestazione di fama mondiale, o, quantomeno, di dare lustro all’immagine di un vero paese. Uno sportivo di cui andare orgogliosi: questo è stato Plushenko per la Russia. Questo doveva essere, sulla scintillante pista di Sochi, ancora una volta.

 

 

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IN PISTA A TUTTI I COSTI – Per vederlo danzare sulle lame dei pattini si dice che perfino il presidente Putin abbia fatto pressione sui federali russi che nelle ultime settimane erano alle prese con la scelta tra un campione acciaccato e un giovane e ambizioso outsider. Ai campionati nazionali disputati lo scorso anno Plushenko, 31 anni, era stato battuto da un promettentissimo 18enne, Maxim Kovtum, poi forzatamente privato dell’ambito pass per i Giochi. La Russia, insomma, voleva il suo eroe. A tutti i costi. Nonostante le prestazioni opache dei tempi recenti e le dodici operazioni subite dopo anni di rotazioni e atterraggi sul ghiaccio. Ma l’eroe non ha potuto far altro che celebrare la sua resa. «Credo che Dio mi ha detto basta». «Questo non è il modo in cui volevo finire la carriera. Sono molto deluso. Ma ho cercato di fare del mio meglio».  Le ultime parole di una bella storia di sport.

(Fonte foto: archivio LaPresse)