Servizio Pubblico e l’all-in di Matteo Renzi con Alan Friedman e Riccardo Fraccaro

di Maghdi Abo Abia | 13/02/2014

SERVIZIO PUBBLICO, L’ALLENATORE-GIOCATORE – Per Michele Ainis Renzi ha voluto scommettere su sé stesso proponendosi in una scommessa difficile che potrebbe avere il rischio di bruciare sé stesso e la credibilità di cui gode. Santoro lancia l’idea per cui a breve cambieranno il 70 per cento degli incarichi pubblici. Alessandra Moretti dice di no e riprende la metafora del calcio di rigore propria del papà di Matteo Renzi con Di Pietro che si lascia andare ad un laconico «capisc’ammé». La Moretti poi non ci sta a parlare di parlamento illegittimo attaccando Minzolini che era presente anche nella scorsa legislatura (e Minzolini che dice «ma io non c’ero») rivendicando la questione della discussione sulle preferenze.


SERVIZIO PUBBLICO, IL RITORNO DI ANTONIO DI PIETRO – Sulla torre dopo un’intervista a Romano Prodi che dice che non si costituirà parte civile nel processo contro Berlusconi per la compravendita dei senatori perché non è stato lui ad essere offeso ma l’Italia ed il governo. E dopo l’avviso a Letta, dicendo che ogni politico in Italia per agire deve sentirsi sul limite, si passa a Di Pietro che s’infervora con Prodi dicendo che bisogna costituirsi parte civile con nome e cognome con lui che si è costituito parte civile con il Parlamento per la compravendita dei senatori aggiungendo che per essersi opposto alle larghe intese è stato cacciato dal Parlamento. Si torna poi all’accordo di Vasto con Di Pietro che dice che era pronto a votare ma che qualcuno (Napolitano) non lo volle per dare a quello (Berlusconi) di farsi gli affari suoi dopo che Fini fece togliere l’appoggio al governo Berlusconi. Santoro dice che Di Pietro non è fatto per la politica italiana perché è troppo contadino, con Di Pietro che dice che non cambia niente perché la maggioranza è sempre la stessa perché mancano i voti che potranno arrivare se qualcuno appoggerà questo governo. E qui arriva l’autocritica dicendo che Mani Pulite ha portato all’ingenierizzazione della politica con lo studio di metodi per aggiustare il Parlamento. Michele Ainis, intervenuto per spiegare cos’è accaduto con la Consulta nella legge elettorale, ha deciso per le preferenze ma che servirebbe allo stesso tempo anche un nuovo sistema elettorale visto che oggi potrebbe entrare un partito con il 2 per cento mentre avremmo le preferenze in un listino bloccato nullo. Ed il Presidente della Repubblica non può sciogliere un Parlamento che può esprimere un governo. La realtà è che siamo immersi in un sistema parlamentare legittimato. Minzolini interviene dicendo che la Corte Costituzionale ha già definito la norma illegittima con il risultato che anche il Parlamento è illegittimo ed ora si vogliono fare riforme in un sistema così compromesso.

 

 

 

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, ANCHE RICCARDO FRACCARO COL GOBBO? – Il deputato del movimento cinque stelle Riccardo Fraccaro che parla di facce da cambiare e di promesse non mantenute e che tutti sono collusi ed inciuciati. Ed al loro posto entra una faccia nuova, Renzi, piena di promesse, e non cambierà niente quando in Parlamento ci sono i Gasparri. E l’unica certezza è quella di cambiare aprendo al governo di persone non colluse con il potere. Il Movimento Cinque Stelle poi non parteciperà alle consultazioni perché è stato tutti deciso. Santoro chiede a Fraccaro delle elezioni domandando se i pentastellati metteranno mai Renzi davanti ad uno scadenzario o se è già deciso il ritorno alle urne, con Fraccaro che dice che non firma più i provvedimenti del Pd perché si sente preso in giro perché in un provvedimento come quello sul femminicidio mettono la Tav. E risponde con l’atto camera 1059 a sua prima firma depositato alla Camera con lui che chiede alla commissione Affari costituzionali di analizzare e sottoscrivere la norma ma diventerà troppo tardi, con Santoro che dice che c’è sempre tempo per il conflitto d’interessi, con Fraccaro che dice che Letta è caduto per questo. Anche questa volta, come accaduto con Di Battista a Servizio Pubblico e Giarrusso a La Gabbia, Fraccaro sembra che legga un gobbo piazzato sotto di lui. Il movimento degli occhi appare alquanto strano. Ma se Di Battista guardava in basso alla sua sinistra, Fraccaro di tanto in tanto guarda sotto. Friedman consiglia di votare il prossimo ottobre per dare legittimazione al potere mentre chiamato a commentare un articolo del Financial Times letto da Giulia Innocenzi nel quale si dice che Renzi verrà accoltellato come ha fatto lui con Letta spiegando che la questione è più articolata e che è necessario trovare empatia con la gente puntando sulla comunicazione.

SERVIZIO PUBBLICO, L’EDITORIALE DI MARCO TRAVAGLIO – Travaglio ripropone la lettera di uno studente inglese in Italia diretta alla fidanzata, dicendo che Renzi diventato presidente del Consiglio nonostante abbia sempre negato la circostanza. Si parla poi del libro di Alan Friedman definito giornalista che parla come Stanlio e Ollio e colpevole di aver parlato di Napolitano e della sua attività dietro le quinte con la nomina di Monti già nell’estate 2011 mentre lui non può essere inquisito né sottoposto ad intercettazioni con il rischio che il libro di Friedman possa essere bruciato perché ha incolpato il Presidente della Repubblica. E mentre Napolitano nel 2007 già tramava dietro Prodi, c’è qualcuno che dice come Berlusconi che attacca Napolitano mentre nel 2010 l’ha agevolato nell’acquistare deputati dopo l’uscita dalla maggioranza di Fini. Poi si arriva al 2011 quando il governo Berlusconi ha fallito quattro riforme mentre i fondi speculativi dopo aver attaccato la Grecia puntano verso Roma. E dopo la caduta niente elezioni a differenza della Spagna. Ma Napolitano anziché concedere le urne chiama Monti che accetta rapidamente. E mentre i giornali tirano fuori la lingua si arriva al massacro sociale di un anno. 365 giorni dopo il Pd si è dissanguato mentre Forza Italia è come nuovo, risorto, mentre Dell’Utri è fuggito a Santo Domingo per tornare poi serenamente dopo l’assoluzione della Cassazione. Si vota nel 2013, tutti perdono, Prodi e Rodotà vengono uccellati dal Pd, torna Napolitano, altre grandi intese e via l’ipotesi Letta per la pacificazione per l’arrivo della rivoluzione dei 40enni. Ad agosto arriva la condanna di Berlusconi che esce dal governo mentre Letta viene salvato da Alfano ed il governo si dimentica di governare. Letta non vuole galleggiare ma affonda, Renzi prende il potere, Napolitano viene affossato da Friedman, Renzi e Letta si scontrano e Berlusconi dopo aver perso due mesi di condanna grazie allo svuotacarceri torna a fine anno come nuovo. Bertazzoni intervista Giuliano Ferrara che immagina tre carte: Berlusconi che va alle elezioni e le vince anche se è privo di un candidato chiaro. Oppure si fanno le elezioni e le vince Renzi e questa è una carta vincente perché è amico di Briatore ed ha cominciato alla Ruota della Fortuna. Oppure si torna a votare con la legge della Consulta e nasce un governo costituente Renzi-Berlusconi. E Berlusconi vince sempre. Minzolini non si dichiara d’accordo perché Berlusconi nonostante le condanne ha ancora tanti consensi. E per Minzolini entro un anno potrebbe esserci una staffetta anche al Quirinale, con Prodi al poto di Napolitano. Tuttavia resta il consenso degli italiani per Berlusconi, nonostante le sue questioni giudiziarie. Alessandra Moretti dice che al momento in Parlamento c’è una discontinuità con il passato e che ha proposto Renzi, una persona che ha vinto le elezioni ed ha il consenso più fresco e che a differenza di quanto accadeva in passato, c’è stato uno scontro alla luce del sole con il proprio stile. Ricordiamo poi che Napolitano è stato supplicato a rimanere e che la sua ri-elezione è legata alle riforme.

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SERVIZIO PUBBLICO, NAPOLITANO ED IL GOVERNO LETTA – Alan Friedman parla del Governo del Presidente, quello Letta, circostanza confermata da un’intervista a Matteo Renzi datata 27 novembre parla del senso di responsabilità del Presidente della Repubblica nominando Letta con De Benedetti che ha riferito come Andreatta ritenesse come Letta accarezzasse i problemi anziché affrontarli. Friedman spiega che poi che l’Italia è ai livelli peggiori dagli anni ’80 e lui reagisce con il decreto del Fare fornendo detrazioni alle aziende per l’assunzione di nuovi dipendenti a tempo indeterminato senza che non ci siano soldi. Poi c’è il caso Shalabayeva ed il caso Cancellieri con Napolitano che difende Letta a spada tratta perché ci credeva anche dopo la scorsa estate quando ormai questo governo doveva cadere. Michele Ainis conferma la necessità di un cambiamento dopo dieci mesi di governo Letta che non ha portato a niente. Ma se il male è radicale, serve una cura simile. E per questo si deve dare il via alle riforme ma in questo caso uno deve perderci ed uno deve guadagnarci altrimenti se lo stagno resta fermo non cambia niente. La crisi di governo è stata decisa in segrete stanze mentre in Parlamento non si è affrontato il problema anche perché sarebbe doveroso. Tuttavia da vent’anni si dà l’idea di votare in un sistema bipolare di fatto presidenziale e personalistico anche se il ruolo principale è stato quello dei piccoli partiti con potere di veto che di fatto hanno istituito un sistema tripolare. Contemporaneamente le uniche riforme le fa la consulta con la legge elettorale e la Fini-Giovanardi con un’amnistia. E le riforme sono fuori dalla politica.

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SERVIZIO PUBBLICO, IL GOVERNO RENZI-GIOVANARDI – Alessandra Moretti parte con il suo intervento svicolando le domande di Santoro sul perché Renzi ha preso il potere senza avere la certezza di una maggioranza seria e con la mera illusione di una durata dell’esecutivo fino al 2018 parte con il suicidio di Giorgio Zanardi, definito imprenditore, con Santoro che la corregge ricordandole che era un’editore. La morte di Zanardi, secondo la Moretti, prova la necessità di un governo politico che dia una svolta al Paese portando avanti le riforme con velocità, immediatezza e concretezza. Serve l’energia di Matteo Renzi richiesta dal Paese, ovvero un governo politico che dia il rilancio. Ma Alfano ha detto che di governi politici non ne vuole sentire parlare. Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1, risponde al sospetto di Santoro sul fatto che Forza Italia propone un’opposizione di facciata con Berlusconi che vedrebbe di buon occhio la scelta di Renzi sia per il beneficio di un fallimento Pd sia per una maggioranza extra-parlamentare per le riforme. Minzolini si definisce in disaccordo spiegando che rispetto al quadro politico precedente cambia solo il Presidente del Consiglio. Detto questo non si vede la capacità di andare avanti e l’entusiasmo è solo di facciata. Sarà un governo, continua Minzolini, Renzi-Giovanardi. Minzolini ricorda le tre ipotesi di Renzi del passato. Il governo Letta ha fallito ed ha voluto evitare il logoramento pagando colpe non sue come leader del Pd. Renzi avrebbe preferito le elezioni ma Napolitano non vuole a ragione perché il Presidente sta in piedi grazie al Porcellum visto che Forza Italia e Movimento Cinque Stelle sono maggioranza nel Paese anche se l’impeachement dei grillini non era condivisibile. Se si fosse andati alle elezioni, una maggioranza diversa avrebbe colpito il Presidente. Ed ora è toccato a Renzi metterci la faccia con una crisi da Prima Repubblica, con tutto che si svolge a Piazza del Gesù con equilibri poi presentati al Paese.

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SERVIZIO PUBBLICO, TRA RENZI ED ESERCITO DI SILVIO – Si apre con Enrico Letta che ieri in occasione della presentazione di Impegno Italia aveva chiesto a chi voleva prendere il suo posto cosa voleva fare. Renzi dice che non è un tipo che fa arrabbiare la gente e tra un saluto e qualche bacetto alla folla. Iniziano i primi appelli di persone in difficoltà, strette di mano, saluti ai bambini e bagno di folla. Si passa poi a Stefano Fassina che rimanda l’intervista a dopo colazione per poi dire che bisogna fare di tutto per dare all’Italia riforme più importanti della legge elettorale valutando le opzioni in campo fino ad una riforma del programma. Pina Picierno dice che il governo ha le batterie scariche e se è necessario sostituirle. Civati dice che i subentri sanno di prima Repubblica chiedendo il voto dopo la legge elettorale con il risultato che le mancate urne del 2011 sono andate contro al Pd. Per Gianni Cuperlo la sfida ha mortificato il Pd. Luca Bertazzoni chiede agli esponenti di Forza Italia un parere. Alessandra Mussolini dice che Napolitano parla troppo mentre per Michaela Biancofiore bisogna proporre una class action a difesa degli italiani. Si va a Palazzo Grazioli con trenta esponenti dell’esercito di Silvio davanti alla residenza di Berlusconi. Bertazzoni insiste sulla tristezza della scena con pochi esponenti ed una figuraccia, con i forzisti che danno la colpa alla pioggia mentre altri dicono che vale la qualità delle proprie idee. Ma qualcuno rosica. E si va davanti al Quirinale con gli esponenti dell’esercito di Silvio che fanno presidio perché Napolitano ha tolto Berlusconi e si parla di cose che non gli hanno fatto fare mentre altri promettono a Bertazzoni che l’esercito di Silvio assalterà i palazzi del potere. Si torna a parlare del Pd, di Renzi, dell’incontro con Letta e del problema di fare le cose, anche se non ci sono spiegazioni sulle questioni di maggioranza. Ed alle domande sulla possibile bruciatura di Renzi, per Maria Elena Boschi è un’operazione rischiosa ma se dovesse essere chiesto dal Pd ha le caratteristiche per affrontare la situazione. Marianna Madia parla di un pericolo grosso ma è necessario capire se Renzi ha la forza politica di fare le cose senza il sostegno dalle urne.


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SERVIZIO PUBBLICO, LA SCHEDA DI MICHELE SANTORO – Si apre sulle note di «stasera mi butto» con Michele Santoro che parla di Renzi che si è buttato cacciando via Letta perché a differenza dell’ex Presidente del Consiglio uscito con dignità maggiore di quanto era entrato, ora dovrà buttarsi per cambiare l’Italia sfruttando l’appoggio del Corriere della Sera, con Santoro che invita Renzi a toccarsi visto che è stato il giornale di Via Solferino a spingere Monti e Letta, con tutto quello che ne è successo, con la soddisfazione anche di Berlusconi, autore di qualche telefonata di sostegno ad un governo che in cambio metterà a posto qualche affare. Si parla poi della Santanché che ha evocato un complotto della Germania e della vendita di titoli di stato per affossare l’Italia. Un alto tradimento che non esiste perché altrimenti per evitare una figura da peracottai nella votazione dell’impeachement hanno detto no. E dopo le parole di Monti ed i dubbi di Bersani, ora dobbiamo aspettare a votare secondo Renzi fino alla fine della legislatura perché prima vengono le riforme e l’emergenza del Paese. E nel suo paragone ad Obama, Santoro dice che molti avevano speranza in un cambiamento mentre oggi lui si butta mentre il suo popolo resta a guardare perché la vera partita per gli italiani sarà quando potranno votare.

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, LA PRESENTAZIONE – All-In. È questo il titolo della programma odierna di Servizio Pubblico, condotto da Michele Santoro ed in onda su La7 e su serviziopubblico.it a partire dalle 21.10. Il titolo è un evidente riferimento alla scommessa di Matteo Renzi che sembra si stia giocando tutto in questo dualismo con Enrico Letta anche se ci si chiede se il segretario farebbe male ad accettare l’incarico di Presidente del Consiglio.

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SERVIZIO PUBBLICO, GLI OSPITI – Viene citato poi Tiziano Renzi, papà di Matteo, che su Facebook ha dato una propria interpretazione di quanto sta accadendo in queste ore a Roma rispondendo a coloro che gli chiedevano di dissuadere il figlio da questo piano, spiegando: «Per dirla con le parole di Matteo, mai e poi mai gli suggerirei di rifiutarsi di battere un calcio di rigore per paura di sbagliarlo». E nell’attesa di capire se questo rigore verrà battuto, ora che la palla è stata posta sul dischetto, si parlerà di Napolitano, del Pd e del ritorno di Berlusconi che già ha fatto sapere che guiderà le consultazioni con Alessandra Moretti, del Partito democratico, Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia, il costituzionalista ed editorialista del Corriere della Sera Michele Ainis, il giornalista Alan Friedman, e Riccardo Fraccaro, cittadino eletto del Movimento 5 Stelle.

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