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La svalutazione fa bene o male?

Le svalutazioni competitive stanno tornando di forte attualità alla luce della crisi finanziaria dei paesi emergenti. Far perdere di valore la propria moneta permette un immediato riacquisto della competitività; lo spettro di una spirale inflazionista, e conseguente pressione per il rialzo dei salari, rende però inutile, se non dannosa, questa misura monetaria.

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SVALUTAZIONE DELLA MONETA – Secondo il Wall Street Journal le attuali svalutazioni monetarie che si registrano sui mercati internazionali si verificano secondo modalità da Vecchio West di cinematografica memoria. L’ultimo paese a ricorrere a questa misura che ha caratterizzato per tanti decenni il nostro paese è stato il Kazakistan; Astana ha svalutato il Tenge di quasi il 20% rispetto al dollaro, l’ultima di una lunga serie di monete che hanno perso valore su impulso delle banche centrali dei paesi emergenti. Alcuni governi, rimarca il quotidiano finanziario, hanno preferito ricevere immediatamente i vantaggi di una moneta più debole. Questa è stata la scelta della Russia, che di fronte alla contrazione del mercato energetico che ha drogato in questi anni la sua crescita, ha riposto le speranze di stimolare il Pil in un rublo meno apprezzato. Un calcolo fatto anche da altri paesi, con l’obiettivo di conseguire immediatamente i vantaggi portati dalla svalutazione.

VANTAGGI E SVANTAGGI – Una moneta svalutata porta infatti ad un immediato recupero di competitività di un’economia sui mercati internazionali, così rendendo più concorrenziale la propria forza lavoro. Di solito questo provoca una più forte domanda verso i prodotti realizzati all’interno del paese, così da stimolarne la crescita. Da quando c’è l’euro, gli aumenti dell’Iva compensati dalla riduzione del costo del lavoro interno, come fece la Germania nello scorso decennio, hanno cercato di replicarne lo stesso effetto. Il Wall Street Journal rimarca però come non sempre il piano riesca. La svalutazione della sterlina britannica tra il 2007 ed il 2008, con una perdita di valore di circa il 25%, si è infatti rivelata una forte delusione, visto che non è stato registrato nessun boom della domanda per i prodotti interni. Secondo il quotidiano finanziario la svalutazione non assicura uno stimolo alla crescita, e di conseguenza questo è uno dei motivi per cui non sempre viene perseguita dai vari governi o banche centrali in crisi con la perdita di competitività del proprio sistema paese.

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PERICOLO INFLAZIONE – Uno dei maggiori rischi associati alla svalutazione è infatti la possibilità, non la certezza, che si generi una spirale inflazionistica. Una moneta più bassa spinge all’aumento dei prezzi delle merci importate, che di solito provoca una pressione sul rialzo dei salari. Secondo il Wsj attualmente questa è la preoccupazione della banca centrale brasiliana, che ha introdotto sin dall’anno scorso una serie di misure che hanno come obbiettivo la stabilizzazione della moneta, così da ridurre la spinta verso la crescita dei prezzi. Altri paesi emergenti si trovano nella stessa situazione, come la Turchia od il Sudafrica. Queste due economie hanno un significativo fabbisogno finanziario, visto che il loro deficit commerciale è particolarmente rilevante, pari a circa il 7% del Prodotto interno lordo. La Turchia ha inoltre accumulato un significativo debito in una valuta diversa dalla lira. Le banche centrali dei due paesi hanno cercato di stabilizzare recentemente la moneta rialzando i tassi di interesse, al fine di riattrarre i capitali in fuga dai loro mercati.

DUBBI PER GLI INVESTITORI – Il Wall Street Journal rimarca come esistano momenti nei quali non ci siano possibilità per le banche centrali di recuperare la fiducia degli investitori. Nelle ultime settimane questo è successo a Argentina, Venezuela o Ucraina, ed in simili casi la misura a cui ricorrere per evitare un crollo è la restrizione ai movimenti di capitale.Il Wall Street Journal rimarca come per gli investitori sia sempre complicato muoversi con le svalutazioni. Esiste sempre il dubbio che sia una misura unica ed estemporanea, oppure che possa essere solo la prima di una lunga catena che porta al deprezzamento del proprio capitale. Questo capita quando i paesi provano a risolvere i problemi strutturali delle loro economie con la svalutazione monetaria. Uno scenario piuttosto confuso, che fa concludere il pezzo con la stessa domanda iniziale, ovvero se la svalutazione sia un bene per l’economia. La moneta è in effetti un punto centrale di un sistema paese, ma pensare di risolvere ogni problema con il suo deprezzamento è piuttosto illusorio, anche se alcune svalutazioni hanno avuto effetti quantomeno non negativi in passato.