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Alessandro Di Battista a Ballarò e la gaffe su Gandhi che non lo era

Alessandro Di Battista aveva ragione. Gandhi è stato in carcere in Sudafrica. E quelle numerose critiche piovute dal web ieri sera nei confronti del deputato del Movimento 5 Stelle sono, dunque, infondate.

 

alessandro di battista ballarò 2

 

LA FRASE – La storia della gaffe quasi diventata virale comincia durante la trasmissione di Raitre Ballarò, quando viene mandato in onda un servizio su Movimento 5 Stelle e Forza Italia e, in particolare, sulle recenti posizioni di Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Il filmato viene introdotto da un breve passaggio del videomessaggio di Grillo ai suoi elettori pubblicato pochi giorni fa sul blog nel quale il comico genovese parla della richiesta di condanna nei suoi confronti a 9 mesi di carcere per aver violato un sigillo ad una baita durante un protesta No Tav. Subito dopo viene ripreso il parere del deputato 5 Stelle Di Battista, che ai microfoni della Rai sul caso di Grillo aveva dichiarato: «La magistratura farà il suo corso. Io credo che bisogna aspettare e valutare un processo… certo, la disobbedienza civile… anche Gandhi è andato in carcere, in Sudafrica».

 

 

I TWEET CONTRO – Apriti cielo. Il riferimento dell’onorevole del Movimento 5 Stelle scatena un’ondata di tweet che annunciano un clamoroso errore:

 

 

A manifestare il proprio disappunto per la (presunta) gaffe di Di Battista interviene con un tweet con tanto di faccina triste anche un ex deputato del Partito Democratico, Guido Melis, docente di Storia delle istituzioni all’Università La Sapienza, eletto nel 2008 in Sardegna:

 

LA STORIA VERA – In realtà sarebbe bastato consultare Wikipedia per scoprire che Di Battista non si sbagliava e non confondeva affatto (come alcuni hanno invece ipotizzato) il Mahatma con Nelson Mandela. Sull’enciclopedia libera si legge:

Durante una protesta all’Empire Theatre of Varieties di Johannesburg, l’11 settembre 1906, Gandhi adotta per la prima volta la sua metodologia della satyagraha, una nuova parola coniata a seguito di un concorso su Indian opinion, chiamando i suoi compagni a sfidare la nuova legge e a subire le punizioni previste, senza ricorrere alla violenza. Il piano viene adottato e porta ad una lotta che dura sette anni. Migliaia di indiani, tra cui Gandhi, e cinesi vengono imprigionati e frustati per aver scioperato, per essersi rifiutati di iscriversi, per aver bruciato la propria carta di registrazione o per aver resistito in maniera non-violenta. Alcuni di essi saranno persino uccisi.

 

LA RETTIFICA – E quando qualcuno comincia ad accorgersi che quella di Di Battista non è una gaffe è già tardi per fermare la raffica di sfottò. Tuttavia qualcuno prova a chiarire:

 

 

 

(Fonte immagini: Ballarò / Raitre / Rai)