Iran, la rivoluzione di Khomeini compie 35 anni

di Mazzetta | 12/02/2014

La rivoluzione iraniana compie 35 anni e nonostante l’Iran sia un paese grande e complesso, la sua storia non può essere scissa da quella di  Ruhollah Khomeini, il vero artefice di quella che è diventata la repubblica islamica.

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LA FONTE D’EMULAZIONE – La figura di Khomeini è ammantata di miti e leggende nonostante lui non abbia mai dato segno di volerne coltivare. La sua autorità discendeva dall’essere grand ayatollah, ma soprattutto marja (fonte d’emulazione) per i fedeli, titoli che lo ponevano i vertici della gerarchia clericale sciita e che aveva guadagnato divenendo probabilmente la massima autorità coranica del paese, in età tutto sommato precoce.

UN RIFERIMENTO PER L’OPPOSIZIONE – Uomo metodico e puntuale fino all’ossessione, lo raccontano mangiare e andare a dormire spaccando il minuto fu uomo misurato e allo stesso tempo capace d’interpretare il ruolo di padre della patria e guida dei credenti per i suoi e quello di spietato macellaio per gli oppositori. La sua attività politica comincia a farsi notare anche all’estero nel 1963, quando critica con veemenza la «rivoluzione bianca» voluta dallo shah dell’epoca. Si trattava di un programma di riforme sociali che comprendeva una riforma delle istituzioni e dell’istruzione che secondo Khomeini avrebbe occidentalizzato il paese, allontanandolo da Allah.

UN PENSATORE ORIGINALE – Non si deve pensare però a un fanatico facilmente riconoscibile come tale, nello stesso anno ad esempio si esprimeva sul fenomeno del transessualismo senza condannarlo, includendolo anzi nella sua visione dell’Islam senza scandalo. Grazie a quella pronuncia l’Iran ha cliniche e leggi che permettono il cambio di sesso nella piena legalità, grazie a simili prese di posizione idealmente progressiste, la repubblica islamica permette e pratica ad esempio la fecondazione, severamente vietata ai sunniti. La base del potere khomeinista è però sempre stata tra gli iraniani meno scolarizzati, quelli che dal clero ricevevano un’istruzione e una visione del mondo poco compatibile con i valori della modernità occidentale, che affascinavano lo shah come quasi tutti gli iraniani urbanizzati