Jeff Astle: il calciatore morto per i troppi colpi di testa

di Redazione | 11/02/2014

I suoi tifosi lo chiamavano “The King”, un centravanti icona del West Bromwich al quale e’ stato dedicato un ingresso a The Hawthorns e persino la linea tranviaria che porta allo stadio, nella cittadina di Birmingham. Ma oggi Jeff Astle, attaccante ariete del calcio inglese degli anni ’60, torna alla ribalta non per le sue geste sportive ma per la sua morte prematura.

JEFF ASTLE: IL GIOCATORE MORTO PER TROPPI COLPI DI TESTA – Il primo calciatore professionista deceduto a causa di una malattia professionale, esattamente come le complicazioni respiratorie per i minatori o l’asbestosi per certi operai. Nel caso di Astle sono stati i colpi di testa a palloni di cuoio pesantissimi, spesso fradici d’acqua, a costargli la vita. Ne e’ convinto un gruppo di ricercatori di Toronto che per anni ha studiato le cause della morte di Astle, 361 partite e 174 gol con la maglia del West Brom. Nel 2002 Astle si trova a casa quando all’improvviso perde conoscenza: da cinque anni soffre di un progressivo deficit cognitivo. Non si risvegliera’ piu’. Celebre per il suo poderoso colpo di testa, gli esperti oggi ritengono che sia stata proprio la sua principale caratteristica di gioco a determinare quei piccoli ma regolari traumi cranici al cervello, degenerati poi in demenza.

GLI EFFETTI A LUNGO TERMINE – Come confermato da Tom Schweizer, professore della University of Toronto e coordinatore dello studio pubblicato dalla rivista scientifica Brain Injury: “Non capiamo con precisione gli effetti a lungo termine sulle abilita’ cognitive. Ma ci sono un paio di studi che dimostrano una correlazione tra il colpire una palla con la testa e soffrire di deficit cognitivi a lungo termine”. Dopo la morte, la moglie Lorraine aveva sporto denuncia contro ignoti, sospettando che la demenza del marito non fosse sopraggiunta per caso. Come non crede ad una tragica coincidenza Neil Rioch, fondatore dell’associazione che riunisce gli ex giocatori dell’Aston Villa: “C’e’ un’alta percentuale di giocatori che soffrono di Alzheimer o demenza. Non ci sono solo le partite, questi atleti colpivano di testa almeno dieci volte di piu’ in allenamento”.