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L’università che censura il poster pastafariano

Scatta la polemica in Gran Bretagna, dov’è un’università londinese ha ordinato la rimozione di un cartellone con l’immagine simbolo del pastafarianesimo.

pastafariani

UNO ZELANTE BIGOTTO – Non è facile immaginare che ci sia qualcuno disposto ad immolarsi e a rischiare una terrificante figuraccia al solo fine di far rimuovere un cartellone con l’immagine-simbolo del culto pastafariano, affissa negli spazi propri dalla locale Atheist Society. Eppure esiste e prima ha chiesto di rimuoverlo perché esibisce una nudità (che sarebbe quella dell’Adamo dipinto da Michelangelo) e poi perché il quadro offenderebbe la religione di altri in quanto sarebbe una presa in giro di un’immagine sacra. Dopo che i perfidi atei si erano offerti di coprire le vergogne d’Adamo.

IMMAGINE CULTO – Purtroppo per gli sventurati quella è anche un’immagine sacra ai fedeli del culto del Flying Spaghetti Monster, rappresentato al posto del Dio cristiano e per di più quell’immagine non è affatto sacra o consacrata, è solo molto famosa. Non c’è stato niente da fare, l’immagine è stata rimossa ed è scoppiata la polemica.

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LA CENSURA DEI CREDENTI – Gli atei lamentano ovviamente la censura, per di più ridicola, i censori invece si sono defilati e l’università si è limitata ad annunciare un’indagine sul caso, che integra un’evidente repressione del diritto d’espressione della società degli atei. Che con lo stesso metro della sensibilità offesa dall’immagine potrebbe chiedere la rimozione di tutte le immagini che decorano l’università e fanno riferimento a culti diversi da quello del Mostro degli Spaghetti Volanti, la contro-divinità alla quale diversi atei hanno costruito un culto improbabile, che però con la sua esistenza permette loro di acquisire in certi paesi la stessa dignità garantita ai religiosi.

L’UNIVERSITÀ LIBERA? – Un episodio sgradevole, ancora di più perché avvenuto in un’università e ancora di più per il suo chiaro carattere censorio. E non è nemmeno la prima volta, denunciano gli atei britannici, che rivelano l’esistenza di una vera e propria tendenza da parte delle università a schivare e censurare i dibattiti sull’ateismo e la pubblicità alle iniziative degli atei.