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La 14enne che si suicida dopo gli insulti dei cyberbulli su Ask.fm

Era stata vittima di cyberbullismo la ragazzina di 14 anni che si è tolta la vita domenica scorsa, lanciandosi dal tetto dell’ex hotel Palace di Cittadella (Padova). Come ha spiegato il Mattino, la giovane, originaria del centro padovano di Fontaniva, aveva manifestato il suo disagio su Ask.fm, un noto social network basato su domande e risposte, con più di 60 milioni di utenti (soprattutto tra gli under 18). Se sulla chat di Ask.fm la 14enne tentava di sfogarsi, rivelando le sue difficoltà e il suo sentirsi oppressa, c’era chi, tra gli utenti, potrebbe aver spinto la ragazza a quel gesto disperato, attraverso insulti pesanti. Per la Procura di Padova però non vi sarebbero gli estremi per procedere sull’ipotesi di “istigazione al suicidio”, dopo le offese dei coetanei su Ask: nessun fascicolo d’inchiesta è stato aperto con questa ipotesi di reato. Non è la prima volta che il social diventa “ostaggio” del bullismo in rete. Basta ricordare il caso di Hannah Smith, una ragazzina britannica (sempre di 14 anni) di Lutterworth, nel Leicestershire, che il 2 agosto si era impiccata dopo aver ricevuto insulti e minacce.

14enne suicida Cittadella Padova

LA 14ENNE SUICIDA VITTIMA DEGLI INSULTI SU ASK.FM –  «Fai schifo come persona», si legge tra le risposte. Ma non solo: «Spero che uno di questi giorni taglierai la vena importantissima che c’è sul braccio e morirai!». Invece che aiutarla, c’è chi ha contribuito con attacchi volgari ad aumentare quel suo senso di frustrazione. Culminato nel gesto disperato di domenica scorsa. Secondo quanto hanno riportato i media locali, un atto pianificato da tempo. Non una scelta improvvisa. Da diverso tempo la 14enne manifestava con atti autolesionisti il suo malessere. Nessuno ha saputo ascoltarla. Prima di morire aveva scritto cinque lettere: una indirizzata alla madre e ritrovata dalla nonna, nella quale preannunciava il gesto. Un’altra per gli stessi genitori. Le altre missive erano invece indirizzate agli amici. Parole semplici, inviti a «non dimenticarla» e «a perdonarla perché li aveva delusi». Lettere dalle quali traspariva la fragilità della ragazza. In famiglia, però, non aveva confidato il suo disagio. Né gli insulti ricevuti su Ask.fm.

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Amnesia era il nickname utilizzato dalla ragazzina sul social network. Non aveva ricevuto soltanto insulti, ma anche «pesanti allusioni sessuali e proposte oscene, che lei respingeva con battute acide», ha ricordato il Mattino. La ragazza utilizzava Ask molto spesso: più di un migliaio le risposte nel sito. Poi, nove giorni fa, aveva smesso.

14enne suicida Cittadella Padova 3

ASK.FM E IL CYBERBULLISMO –  Nella sua pagina su Ask la ragazza cercava di confidare le sue difficoltà, ricevendo però in cambio soltanto incomprensione e insulti. Se l’adolescente spiegava di temere di essere ingrassata, c’era chi la apostrofava come «ritardata, grassa e culona». Insultata, quando aveva bisogno che qualcuno ascoltasse le sue richieste d’aiuto. «L’ultimo libro letto? Diario di una ragazza suicida», si leggeva. Fino alla storia dei tagli sulle braccia, fatti con un temperino e definiti da lei stessa come «piccole bocche che gridano aiuto». Ma i coetanei le replicavano accusandola di farlo soltanto per «farsi vedere».  Domenica,  il gesto disperato, lanciandosi nel vuoto da un’altezza di trenta metri.

IL PRECEDENTE IN GRAN BRETAGNA – Già in passato Ask.fm – fondato da Klaves Sinka a Riga, in Lettonia, nel giugno del 2010 – era stato criticato perché tra le domande postate dagli utenti, spesso giovanissimi, abbondavano insulti, minacce e istigazioni al suicidio. Le stesse ricevute lo scorso anno dalla britannica Hannah Smith, anche lei vittima di cyberbullismo, fino alla scelta disperata di impiccarsi. Dopo il caso, in rete erano anche state pubblicate diverse petizioni, con migliaia di firme, per chiedere agli amministratori di aumentare la sicurezza del sito (basato principalmente sull’anonimato, ndr). Altri avevano anche rilanciato, auspicando la chiusura di Ask.fm. La ragazza inglese era stata trovata impiccata nella sua abitazione: era stata schernita con espressioni ingiuriose e istigata a suicidarsi (con frasi come “Muori” o “Prendi il cancro”). Aveva già tentato di togliersi la vita, bevendo candeggina, dopo aver ricevuto altre minacce su Ask.fm. Prima del gesto che le è stato fatale. «La persona che ha creato questo sito dovrebbe essere processato per omicidio colposo», aveva spiegato il padre di Hannah Smith, attaccando il social, criticato per la scarsa o nulla moderazione dei contenuti. Un altro episodio simile era avvenuto negli Stati Uniti.

L’INIZIATIVA CONTRO IL CYBERBULLISMO IN ITALIA – Rispetto a chi punta sulla repressione, non manca chi ricorda come sarebbe più utile portare avanti nelle scuole campagne di sensibilizzazione sull’uso responsabile della rete e dei social network. Un progetto portato avanti anche in Italia: il ministero dell’Istruzione ha annunciato “Una vita da social”, un esperimento condotto insieme alla polizia negli istituti scolastici di cento capoluoghi di provincia italiani. Sessantamila studenti saranno “aiutati” a navigare in rete in piena sicurezza, gestendo con consapevolezza e controllo i dati condivisi online. L’iniziativa punta poi a contrastare il cyber-bullismo, dopo i diversi casi denunciati anche in Italia. L’ultimo dei quali legato allo stesso suicidio della giovanissima ragazza padovana.

Photocredit: Il Mattino/Distrettopl.pd1a.it