Piazzapulita e il «grande complotto di Napolitano» con Alan Friedman

di Maghdi Abo Abia | 10/02/2014

PIAZZAPULITA, IL DOCUMENTO DI PASSERA – Vengono presentati alcuni stralci del documento di Corrado Passera in cui sono spiegati quelli che dovevano essere i punti salienti del governo Monti, un documento che secondo Alan Friedman non rappresenta la prova di un complotto ma solo della volontà d’intenti dell’esecutivo che sarebbe arrivato da lì a poco. Si va dalla re-introduzione dell’Ici al pareggio di bilancio fino ad una patrimoniale per i redditi più alti mentre l’aliquota fiscale base sarebbe scesa dal 23 al 20 per cento con un aumento dell’Iva di 1,5 punti.


PIAZZAPULITA, NESSUN COMPLOTTO – Formigli sgrida Becchi che ha fretta di andare via senza ottenere le risposte mentre Zucconi spiega che la messa in stato d’accusa di Napolitano rischia di bloccare ancora di più la politica ricordando che non può esserci colpo di stato o attentato quando il governo è stato approvato dalla maggioranza. Alan Friedman entra nell’ambito difendendo De Benedetti che non lui non l’ha mai accusato di niente e che l’ironia di questo scoop è che Carlo De Benedetti e Romano Prodi hanno fatto un piacere a Berlusconi e che non ci sono accuse nel suo libro. A seguire dice che la legge elettorale va cambiata e che il governo Letta ha fallito. Vittorio Zucconi dice che in fondo qua si parla di complotti dove non c’è nulla con Friedman che aggiunge che quello che ha svelato è un segreto di pulcinella che doveva essere reso pubblico alle masse. Formigli spiega poi la prima pagina del Giornale che titola «i poteri forti abbandonano Napolitano», con la Santanché che dice che Napolitano ormai non è più funzionale al potere. Alan Friedman tira fuori un articolo della Stampa del luglio 2011 avvenuto nel refettorio di Banca Intesa smentito da Alan Friedman che vedeva presenti anche il presidente di Banca Intesa Bazzoli e Romano Prodi, oltre che De Benedetti.

 

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, IN ATTESA DI MATTEO RENZI – Simona Bonafé, incalzata da Corrado Formigli, non sa dire se Renzi sarà il nuovo Presidente del Consiglio ricordando i 18 mesi di tempo che si è dato Letta 10 mesi fa e che ora serve un cambio di passo con un rimpastino, un governo più ampio che dia nuova energia ed il voto e si aspetta la decisione di Enrico Letta. Secondo Formigli la notizia di Napolitano compatta il Pd e rallenta le cose anziché accelerarle. Peter Gomez dice che Renzi non ha interesse ad andare al governo perché le cose da fare sono possibili solo da una forza politica che ha cinque anni di tempo e fare i tagli che impone Cottarelli. Gomez ha poi spiegato che domani o dopodomani toccherà a Forza Italia se tra due giorni si voterà l’impeachement con la Santanché che si augura che venga presa una decisione per attivare qualsiasi strumento per mettere in discussione l’arbitro. La Santanché voterebbe l’impeachement domani mattina ma ci vuole un processo individuale ed autonoma ma non si parla d’impeachement e che l’ultima parola resta di Berlusconi. Paolo Becchi dice che il governo Monti è un fatto storico mentre oggi il Movimento Cinque Stelle ha presentato una messa in stato d’accusa contro Napolitano ed il suo comportamento. Il problema fondamentale secondo Becchi è che un ristretto gruppo di deputati e senatori che deve decidere di mandare lo stato d’accusa all’Aula e per questo chiede in nome del popolo italiano di permettere che se ne parli nell’aula parlamentare. Becchi propone fatti concreti come convocare la maggioranza per discutere di legge elettorale tenendo fuori la minoranza, un fatto gravissimo, chiedendo di anticipare la decisione della Corte Costituzionale influenzando la decisione della Suprema Corte. E mentre dice ancora impeachement Zucconi chiede di smetterla di dire una parola inglese invitando Becchi a parlare in italiano. Simona Bonafé spera che Forza Italia non strumentalizzi la vicenda ricordando che il Movimento Cinque Stelle dà a Berlusconi del pregiudicato. piazzapulita (1)

PIAZZAPULITA, TWITTER CONTRO DANIELA SANTANCHÉ – Le parole di Daniela Santanché contro De Benedetti, Napolitano, Zucconi, Saint Moritz, località definita chic e sul fatto che lei come tutti ha un padrone, non sono sfuggite alla rete, con Twitter che commenta divertita le sortite del parlamentare di Forza Italia: piazzapulita (1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, L’IPOTESI DI REATO DI SANTANCHÉ – Daniela Santanché parla d’insider trading dicendo che secondo lei Monti sia andato da Santanché per dire che il suo sospetto sia quello di andare a Saint Moritz, in Svizzera, e racconta e chiede consiglio sull’assetto futuro dell’Italia a De Benedetti, un finanziere. Vittorio Zucconi dice che sarebbe un reato gravissimo se il suo editore è così potente di far zompare gli interessi dei Btp italiani del tre-quattro per cento. Zucconi chiede poi alla Santanché se si prende la responsabilità di tutto questo. Peter Gomez si chiede dove sia l’insider trading e su quali titoli quando Berlusconi da presidente del Consiglio era imprenditore e finanziere. Poi Monti va a preoccuparsi delle questioni editoriali. La Santanché chiede ancora a Zucconi di De Benedetti dicendo che tutti hanno un padrone -Zucconi dice no- e parlando dell’editore parla dell’influenza sui titoli in cui Repubblica dava per morto Berlusconi. Formigli entra in gioco dicendo che la guerra De Benedetti – Berlusconi è minore rispetto all’azione di Napolitano di aver travalicato la situazione. Simona Bonafé parla di denunce gravissime e che per questo bisogna smetterla di non aggiungere altro fumo.

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, PAOLO BECCHI E COSTITUZIONE – Per Paolo Becchi l’azione di Napolitano è incostituzionale perché ha travalicato quelle che sono le sue competenze evocando addirittura il colpo di stato, pensiero presente nel suo libro, con i presenti, Friedman compreso, che dicono no, con la Santanché che non parla. Si dice poi che in Italia la trafila per diventare senatore a vita è simile a quella dei santi mentre Monti divenne senatore a vita e presidente del Consiglio in 24 ore. Viene poi proposto un documento in cui Napolitano, a Bruxelles, spiegò che dovette agire per evitare di far precipitare le cose mentre invece non fu un suo capriccio dopo giri di consultazione in cui non uscì mai un’indicazione per un governo diverso rispetto a quanto aveva deciso lui. Si torna in studio con Formigli che chiede a Friedman un parere ricordando che nessuno si è opposto al nome di Monti, unico nome condiviso. Niente violazioni, quindi. Ma per Friedman è opportuno ribadire che lui non parla di complotti ma che c’è una questione legata alla validità costituzionale della sua azione. Friedman poi ribadisce che il Presidente aveva prospettato Palazzo Chigi a giugno ed a luglio. Ma lui non è qua a criticare Napolitano ma solo che ci sono due versioni della vicenda. piazzapulita (1)

 

 

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, IL CATFIGHT TRA ZUCCONI E FRIEDMAN – Per Vittorio Zucconi «the Italian Job» è un titolo criminale perché presuppone le peggiori nefandezze. Vittorio Zucconi non ha capito quale sia la pistola fumante e quale sia il golpe in un’estate in cui Paul Krugman diceva che l’euro è finito. A quel punto, si chiede Zucconi, perché Napolitano non ha il diritto di chiamare chi vuole per capire che cosa fare quando non c’è più una maggioranza. Per Zucconi il vero errore di Napolitano è quello di far cadere Berlusconi dopo che andò via Fini. Venne messa in piedi una maggioranza raffazzonata che tirò avanti per mesi zoppicando mentre il problema non era lo spread ma il tasso d’interesse al 7 per cento, un livello che ti uccide. Per questo per Zucconi non c’è niente di criminale nell’azione di un presidente che riconosce che sta saltando tutto. Si chiede poi Zucconi come si poteva tornare a votare con un tasso d’interesse superiore al sette per cento. Infine Zucconi ricorda che anche senza volerlo entri nella politica italiana. Friedman risponde dicendo che non oserebbe mai criticare un titolo della Repubblica (e Zucconi dice che fa male) e forse ti fa paura che lo scoop uscito dal tuo padrone è uscito dalla Repubblica per finire al Corriere della Sera. Poi dice che la mia formazione è il ruolo del giornalista è scoprire, indagare, pubblicare e verificare. Friedman si è definito infastidito perché ha detto che in modo pacato ha documentato i fatti. Zucconi risponde che non è poi molto pacato e chiede se ha stima per De Benedetti che ha pregi e difetti ma che è una persona come le altre e che non si parla di lui, con Zucconi che dice che infine è lui ad aver tirato fuori De Benedetti. E dopo che Zucconi ha ribadito che the Italian Job fa schifo, Friedman ricorda ancora la storia dell’accordo con l’incontro tra Monti e Napolitano. Zucconi si definisce incazzato dicendo che the Italian Job gli fa girare le palle. Peter Gomez interviene e dice che questo è un segreto che ora sa la massa ed ora qualcuno si potrà fare un’idea. piazzapulita (1)

PIAZZAPULITA, LA LETTERA DI NAPOLITANO – Peter Gomez, dopo la lettura della lettera inviata da Napolitano al Corriere della Sera, spiega che Napolitano si è sempre mosso a difesa dell’Italia ma che ha strappato la Costituzione senza andare alle urne come accaduto in Spagna ma chiamando Monti. Dopo le elezioni farà scrivere il programma di governo dai dieci saggi di tutti gli schieramenti che ha messo i puntini al percorso di Letta, uno dei tanti errori politici di Napolitano come il sostegno alla repressione della primavera di Praga o il sostegno a Craxi in piena tangentopoli. Per Gomez Napolitano non è figlio di una cultura liberale ma di un’idea che viene da Togliatti, per cui il fine giustifica i mezzi. Formigli segnala poi che il rendiconto generale passò con 308 voti ma si trattava di numeri che certificavano l’assenza di una maggioranza. Il rendiconto passò ma pesarono gli assenti. piazzapulita (1)

PIAZZAPULITA, LETTURE A CONFRONTO – In attesa di sapere cosa si stanno dicendo Renzi e Napolitano, vengono presentati gli ospiti anticipati da un filmato relativo ad una tentata intervista a Monti che non risponde alle domande della giornalista sulla questione dell’accordo tra Napolitano e Monti già nello scorso giugno. Simona Bonafé, deputato del Pd, allontana i complotti e parla di fatti rifacendosi alla lettera pubblicata dal Corriere della Sera ed inviata da Napolitano. Si torna al 2011, allo sfaldamento della maggioranza, della fiducia risicata del dicembre 2010, un contesto europeo preoccupato con lo spettro della Grecia. Dopo qualche settimana arrivò la ricetta della Bce e la bocciatura del rendiconto economico da parte della Camera, avvenuta l’otto dicembre. Per questo continua la Bonafé non si stupisce del suo interesse ed anzi, si chiede cosa sarebbe successo in caso contrario. Daniela Santanché parla di precisione del libro di Friedman spiegando che lui ha registrato ciò che gli altri raccontavano. Poi dice che una nazione che non vuole la verità non vuole parlare ai suoi giovani. E sono cose che Berlusconi e Forza Italia sa da molto tempo e che non bisogna manipolare i fatti. Santanché ricorda che nelle ultime fasi del governo Berlusconi lo spread era a 200-250 e non è arrivato a 500 per colpa del governo Berlusconi ma è stato fatto arrivare per poter chiamare Monti. Santanché dice che mancano ancora dei tasselli, dei nomi e cognomi dei complici di Napolitano, come il sistema bancario e le cancellerie dell’Unione Europea, di Fini, di Alfano. piazzapulita (1)

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, THE ITALIAN JOB – Si chiede a Friedman di spiegare cosa il Financial Times intenda con la definizione «the italian job». Friedman ringrazia i direttori del Financial Times e del Corriere della Sera per l’uscita in contemporanea con il Financial Times che ha messo a disposizione 14 persone oltre all’ufficio legale. Ed il titolo non è importante ma più l’occhiello, ovvero «come Monti fu paracadutato al governo». Il Financial Times ha poi chiesto a Friedman di spiegare in un terzo dell’articolo come la Costituzione sia rispettata dagli italiani spiegando la differenza tra una democrazia parlamentare da una presidenziale, con il Presidente del Consiglio in Italia che viene cambiato solo in certi frangenti precisi, spiegando così che la scelta di scrivere paracadutato si spiega con la scelta del potere di calare dall’alto Monti, con il programma di governo scelto di fatto da Napolitano e Passera. Infine si parla della lettera inviata al Corriere della Sera da Napolitano e della reazione di Enrico Letta che ha parlato di tempistica sospetta e di attacco indegno. Alan Friedman risponde che lui è americano e che si schiera nella politica italiana, e che per questo per Enrico Letta l’idea di un complotto è da democristiano della prima ora. Le anticipazioni arrivano poi poco prima della pubblicazione di un libro che esce mercoledì. Inoltre è la prima volta che sento Letta fare la voce grossa. piazzapulita (1)

 

 

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, LE PAROLE DI PRODI – Alan Friedman ha poi intervistato Prodi che ha parlato di un incontro a giugno a Castiglione della Pescaia, con Prodi che ha fatto vedere nella sua agenda ciò che ha detto senza però voler far riprendere i contenuti della stessa. A quel punto Friedman intervista Monti che conosceva dagli anni ’80. L’intervista viene compiuta nel suo ufficio e dopo aver fatto parlare per un po’ il suo uomo, è arrivato alla conclusione. Monti spiega che a livello di spread, a giugno si era ancora a 150 ma che poi crebbe in maniera incontrollata. Corrado Passera ha detto di aver parlato nel giugno del 2011 di un documento di vasta portata per rifare il Paese, con Napolitano che ha chiesto anche la sua consulenza. Monti ha detto che Passera aveva una passione e che ad un certo momento aveva detto di voler fare questo lavoro. Passera lo diede a Monti che lo diede a Napolitano. Ed una volta fecero riferimento al lavoro di Passera e quando divenne Presidente del Consiglio, Passera entrò nel governo. Si arriva al punto della discussione sulla probabile nomina a Presidente del Consiglio, con Prodi che a luglio diceva che a 300 punti sarebbe stato chiamato. E Prodi aveva detto che se fosse stato nominato non avrebbe potuto dire di no. Ed a quel punto secondo Friedman era chiaro che in momento di crisi sarebbe arrivato lui. E nel luglio 2011 le cose sono precipitate con Napolitano che gli aveva dato del tu per diventare Presidente del Consiglio. Ed il 9 novembre la cosa si concretizzò con la nomina a Senatore a Vita. E Monti non smentisce di essere stato contattato di tenersi pronto in caso di necessità. Circostanza confermata da Monti. piazzapulita (1)

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, LA STORIA DI NAPOLITANO – Corrado Formigli parla dello scoop di Alan Friedman sulla discussione relativa all’incontro tra Napolitano e Monti, ricordando che Alan Friedman è ospite e parlando di scoop. Viene chiesto poi ad Alan Friedman di parlare della storia partendo dall’incontro con Carlo De Benedetti, incontrato lo scorso luglio, che ha cominciato a parlare del governo e dell’economia, fino a quando ha parlato dell’incontro tra De Benedetti e Monti. Si propone poi l’intervista a De Benedetti, amico di famiglia, che spiega come a luglio 2011 Monti avesse avuto il piacere di parlare con il suo amico spiegando che Napolitano voleva proporgli di diventare primo ministro. De Benedetti disse che è una questione di timing, quindi se lo chiede a settembre va bene, a dicembre no. Ma Napolitano già da luglio ha chiesto di rimanere in stand-by. Friedman ha poi incontrato altri ex Presidenti del Consiglio, informandosi da Prodi sul fatto che sapesse di una comunicazione segreta tra i due a Palazzo Chigi, con Prodi che conferma.

 

 

 

 

PIAZZAPULITA, LA PRESENTAZIONE – Questa sera a Piazzapulita, il programma di approfondimento politico condotto da Corrado Formigli su La7 a partire dalle 21.10 si parlerà della lettera di Giorgio Napolitano inviata al Corriere della Sera per spiegare quanto emerso nell’ultimo libro di Alan Friedman che ha riferito come cinque mesi prima della caduta di Berlusconi il Presidente aveva già sondato Mario Monti per un esecutivo. piazzapulita     LEGGI ANCHE: Napolitano: il «complotto» con Mario Monti «è solo fumo»   PIAZZAPULITA, GLI OSPITI – Sarà presente lo stesso Alan Friedman che avrà i documenti di quel patto. tra gli altri ospiti prevista la presenza dei giornalisti Vittorio Zucconi e Peter Gomez, dei parlamentari Daniela Santanché per Forza Italia e Simona Bonafé per il Pd, con la partecipazione del professor Paolo Becchi.

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