La bufala di Aldo Grasso, La Gabbia e Gianluigi Paragone

di Alessandro D'Amato | 08/02/2014

Aldo Grasso vuole far licenziare Gianluigi Paragone e chiudere “La Gabbia”, il programma di La7? La polemica parte ieri con la rubrica “A fil di rete” sul Corriere della Sera e prosegue oggi su Libero.

ALDO GRASSO E GIANLUIGI PARAGONE – Ecco la rubrica di Grasso:

aldo grasso gianluigi paragone

Come si vede, il linguaggio è piuttosto duro:

Quando mi capita di seguire «La gabbia», il talk show ispirato ai peggiori bar di Caracas, penso a Urbano Cairo, penso al Torino (grazie presidente!), penso alle differenze che esistono tra la tv e il calcio (La7, mercoledì, ore 21.18). Quando seguo «La gabbia» sto male perché mi dispiace non poco vedere a che bassezze linguistiche può arrivare un programma, quando si dà sfogo agli istinti più bassi (anche la politica ha i suoi), alla famosa «pancia» del Paese, alle frustrazioni dei partecipanti.

Il seguito raggiunge i toni dell’invettiva:

Quando seguo «La gabbia» penso che il conduttore Gianluigi Paragone fino a poco tempo fa era un fervido leghista e adesso corteggia da vicino i grillini, alimenta l’antipolitica; niente di male (molti leghisti sono approdati al M5S) ma il populismo non ha mai creato buona tv: sa solo dare i voti alla Boldrini o a Napolitano (profondo è l’odio nel confronti del capo dello Stato), invitare in studio un pubblico berciante, da curva ultrà, inseguire il grado zero di scrittura.

E si conclude con un paragone calcistico (D’Ambrosio è il calciatore che il Torino ha ceduto all’Inter, con polemiche):

Quando seguo la «La gabbia» penso a Urbano Cairo. In otto anni di presidenza del Toro ha capito che per vincere qualcosa bisogna aspirare al meglio: tenersi i giocatori di talento, cercarne altri di classe, crescere giovani coltivando il loro estro. I buoni risultati arrivano solo così. Nell’editoria e specialmente nella tv generalista si seguono invece altre strade: per fare audience bisogna aspirare al peggio. Lo ha confessato Cairo stesso: ha detto che quando era in ritiro con la squadra, per passare il tempo, seguiva «L’ultima parola» di Paragone, allora in Rai, quota Lega. E lo ha voluto nella sua squadra. Presidente, per me Paragone è peggio di D’Ambrosio. Vedrà.

LA RISPOSTA DI PARAGONE – Gianluigi Paragone ha usato la sua rubrica su Libero per rispondere oggi, con toni che rasentano l’isteria:

gianluigi paragone aldo grasso

Come si vede dai sobri toni usati dal titolista, Paragone sostiene che Aldo Grasso voglia far chiudere la Gabbia. Nel titolo di prima pagina e anche nella foto leggete anche che addirittura Paragone dà fastidio al Quirinale (nel senso che gli fa ombra?). Ma in realtà Grasso non ha mai chiesto di chiudere “La Gabbia” e far licenziare Paragone. Grasso ha detto che mentre nel calcio è meglio tenersi i giocatori migliori e vendere o cacciare i peggiori (come D’Ambrosio, secondo le parole dello stesso Cairo), in tv a vincere sono i peggiori come Paragone, e ha rafforzato la sua frase ricordando che è stato lo stesso Cairo a volere Paragone a La7 dopo essere diventato un fan de”L’ultima parola”. Vogliamo rileggere l’intervento di Grasso alla moviola? Prima parla del calcio e della selezione dei migliori, e poi scrive:

Nell’editoria e specialmente nella tv generalista si seguono invece altre strade: per fare audience bisogna aspirare al peggio. Lo ha confessato Cairo stesso: ha detto che quando era in ritiro con la squadra, per passare il tempo, seguiva «L’ultima parola» di Paragone, allora in Rai, quota Lega.


COSA CI HA CAPITO PARAGONE
– Di queste frasi certo pesanti e forse un po’ fuori le righe di Grasso, cosa ha capito quel gran genio di Paragone?

Siccome, pur avendo io grande estro non sono più un giovane, deduco che Grasso non stesse parlando di me come talento da tenere. E se uno non va tenuto, va cacciato. Andrei venduto perché varrei meno di D’Ambrosio, un giocatore passato dal Torino all’In ter per una cifra di tutto rispetto. Vabbé, deliri calciofili a parte, Grasso si crede talmente Aldissimo da infilare il naso in casa d’altri: Cairo, molla Paragone. Scaricalo, «è un populista».

Ora, ci vuole molta fantasia per equivocare la questione D’Ambrosio. E’ vero che Grasso alla fine dice che Paragone vale meno di D’Ambrosio, ma quello che Cairo imputò a D’Ambrosio è una forma di ingraditudine, visto che dichiarò: «Io preferisco ricordare il D’Ambrosio umile e determinato che quattro anni fa arrivò a Torino dalla C2 in cerca di fortuna, rispetto all’attuale D’Ambrosio rancoroso che ha già dimenticato chi lo ha lanciato e soprattutto chi lo ha appoggiato tre anni fa nei suoi profondi momenti di crisi». Come vedete, l’accusa di Grasso è diversa e molto più sottile rispetto al semplice “Licenziate Paragone”: è vero che è piuttosto offensiva, ma perché Paragone preferisce offendersi per una cosa che Grasso non ha detto?

IL SOLITO COMPOTTO – E non finisce mica qui. Perché dalle critiche esagerate di Grasso nei suoi confronti Paragone desume di essere praticamente all’interno di una cosa che al confronto Matrix è Disneyland:

La verità è che all’amico Fritz e all’al – legra brigata del Corriere non va giù che stiano aumentando i megafoni del dissenso. Non va giù che la «pancia del Paese» abbia di nuovo voce. Non va giù se qualcuno osserva senza pregiudizio il movimento 5 stelle così come un tempo incuriosiva la Lega.

E qui, già il fatto che Paragone sia bi-curioso un po’ colpisce. Che poi chiami curiosità nei confronti del Carroccio il fatto che sia stato direttore del quotidiano politico della Lega Nord, La Padania, dovrebbe invece colpire soprattutto i leghisti. Ma proseguiamo nel raccontare la trama del complotto:

Cos’è che non va bene aGrasso e ai Corrieristi (Battista e Polito in testa)? Non va che qualcuno abbia intuito la pericolosità dell’austerity prima degli altri, non va che l’euro sia messo fortemente in discussione. E soprattutto non va che in televisione, in prima serata, un pessimo personaggio (il sottoscritto) «dia i voti alla Boldrini e a Napolitano»! Ecco qual è il punto: l’attacco al Palazzo più intoccabile. L’attacco a Re Giorgio. Guai a chi tocca il Capo dello Stato, guai a chi mette in discussione il suo profilo.

E insomma, alla fine Paragone vuole farci credere che l’attacco di Grasso non rappresenti solo un’invettiva un po’ pesante all’interno della critica televisiva del programma La Gabbia, ma che sia l’attacco dei Poteri Forti contro il Personaggio Scomodo. Non è così. E questo vittimismo preventivo comincia a preoccupare.

(immagine di copertina da Pressnews)