Perché il Pakistan adesso tratta con i talebani

di Mazzetta | 07/02/2014

Nel 2001 le truppe americane invasero l’Afghanistan per sradicarne i talebani, all’alba del 2014 oltre a quello di Kabul anche il governo del Pakistan è costretto a riconoscerli e a intavolare colloqui di pace. Là dove c’era un paese infestato da fanatici ora ce ne sono due. «Mission accomplished?»

La sede dei colloqui (Photo credit AAMIR QURESHI/AFP/Getty Images)
La sede dei colloqui (Photo credit AAMIR QURESHI/AFP/Getty Images)

I COLLOQUI ALL’IMPROVVISO – I colloqui tra le autorità pachistane e i rappresentanti del TPP, principale gruppo combattente talebano nel paese sono cominciati a Islamabad, nella Khyber Pakhtunkhwa House pesantemente presidiata da polizia e militari pachistani, per ora si tratta di un meeting preparatorio, le parti dovranno accordarsi sulla road map dei colloqui veri e propri, anche se è difficile immaginare che possano accordarsi su tempi certi a questo stadio. Sette anni dopo l’insorgenza ufficiale dei talebani anche in Pakistan e dopo migliaia di morti lo scetticismo è d’obbligo, così come la capacità di entrambi i negoziatori di farsi garanti di altri gruppi e forze che sulle due sponde potrebbero avere interessi o volontà divergenti.

IL TIRA E MOLLA NELLE AREE TRIBALI – Per anni i soldati pachistani sono andati al periodico assalto della aree tribali, per anni si sono dispiegati nella zona e poi si sono ritirati, spesso sconfitti. Ma anche quando hanno vinto, una volta smobilitato il grosso delle truppe il tessuto civile non ha saputo opporre resistenza al ritorno dei talebani, sempre più determinati e sempre più in rotta con il governo pachistano. Solo nell’ultimo anno gli attacchi e gli attentati del TPP hanno provocato centinaia di vittime in tutto il paese, di preferenza tra sciiti, cristiani e militari, cercando di proporsi come protettrice dei musulmani e in particolare dei Pashtun, l’etnia egemone a cavallo del Khyber Pass e maggioritaria in Afghanistan.