Uscire dall’euro, tutte le bufale: la svalutazione e i suoi effetti

di Alessandro Guerani | 30/01/2014

La vicenda Electrolux, con la richiesta di rivedere drasticamente il costo del lavoro per evitare la delocalizzazione in Polonia, ha portato alla ribalta questo paese dell’est che ultimamente sembra attrarre sempre di più parte delle nostre produzioni.

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USCIRE DALL’EURO, LE BUFALE: LA SVALUTAZIONE – Vicenda Electrolux a parte le notizie di spostamenti di produzioni. stabilimenti ed intere aziende verso la Polonia ha occupato le pagine delle cronache  economiche e in qualche caso pure giudiziarie degli ultimi anni, soprattutto quando la crisi ha reso sempre minori i margini di guadagno sulla produzione di molti prodotti. Ma cosa ha reso improvvisamente così attrattiva la Polonia per gli investimenti esteri? Certo, i soldi dei fondi europei spesi bene, niente corruzione, poca spesa pubblica improduttiva, le riforme strutturali: la litania dei luoghi comuni potrebbe continuare fino a domani in perfetto stile dei tanti “rinascimenti economici” propagandati qui da noi, dove la frase di rito è “dobbiamo fare come ” (citando un bellissimo tweet di Mario Seminerio), per poi scoprire che la Turchia di Erdogan è corrotta, la Danimarca è straindebitata e pure il dollaro del virtuoso Canada sta cadendo come un piombo da pesca. Vediamo invece cosa è successo alla Polonia dal settembre 2008, quando il crollo della Lehman Brothers ha dato il via alla crisi in cui ancora oggi ci dibattiamo. Come sta succedendo adesso per le valute dei paesi emergenti, la tensione sui mercati finanziari portò prima ad un picco sui tassi, vedete il tasso a 10 anni sui titoli di stato andare ad oltre il 7% nel 2008 nella fig.1, rientrato poi attraverso la svalutazione dello zloty che passò da 3,2 per 1 € fino a 4,8 (fig.2).

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USCIRE DALL’EURO: LA SVALUTAZIONE IN PILLOLE – Ricordiamo che quando una valuta è in eccesso di offerta sui mercati, la Banca Centrale di un paese ha tre opzioni:

1) alzare i tassi di interesse in maniera di trattenere i capitali offrendo maggiori rendimenti. Problema è che tassi alti deprimono l’economia e peggiorano tutte le situazioni debitorie.
2) comprare sul mercato valutario la propria valuta usando le proprie riserve di valuta estera, in modo di sostenerne la quotazione aumentando la domanda. Unico problema le riserve non sono infinite e prima o poi finiscono.
3) lasciare svalutare la moneta conseguentemente alla domanda ed offerta della stessa sul mercato valutario

A queste opzioni se ne aggiunge una quarta, che presuppone il sostegno da parte della Banca Centrale estera che emette la valuta contro la quale la propria viene maggiormente scambiata, che è il Central Bank Liquidity Swap. Esempio pratico, nel 2008 anche il won della Corea del Sud iniziò a svalutarsi contro il dollaro e il cambio fu sottoposto a pressioni speculative in quanto tante aziende private coreane avevano debiti da pagare in dollari. La FED concesse allora un liquidity swap alla Banca Centrale coreana con cui questa cedeva propria valuta in cambio di $ ad un cambio concordato e si impegnava a restituirne altrettanti allo stesso cambio dopo un periodo prefissato. In questo modo si stabilizzò il cambio del won coreano (pur con una svalutazione del 20% circa). Come vedete nessuna delle opzioni prevede “stampa” di banconote o altre bestialità che si sentono (e purtroppo si scrivono anche) in giro.

Uscire dall’euro, tutte le bufale: la svalutazione e i suoi effetti. Tutti i grafici:

USCIRE DALL’EURO: LA SVALUTAZIONE E IL CASO POLONIA – Ma torniamo alla Polonia. In questo caso abbiamo preso il cambio con l’€ in quanto l’area verso la quale commercia di più. Ma uno potrebbe chiedere, giustamente, ma come si fa a vedere quanto una valuta svaluta/rivaluta rispetto a quelle dei paesi con cui commercia di più? Non c’è un unico indice che ci dice questo? Certo, in realtà ce ne sono due. Uno è il NEER, cioè il valore medio NOMINALE di una valuta contro il paniere pesato delle valute con le quali il paese commercia, l’altro è il REER (Real Effective Exchange Rate), che è la stessa cosa solo che le valute vengono calcolate depurate dagli effetti delle rispettive inflazioni. Per quanto riguarda la Polonia potete vedere i due valori in figura 3, confrontati con quelli dell’Italia, ribasati a 100 a luglio 2008 per far vedere l’ampiezza della svalutazione dello zloty, più del 20% rispetto alle valute con cui la Polonia commerciava, al netto delle differenze di inflazione.

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Questo vuol dire anche che i salari degli operai polacchi, visti dall’estero, costavano un 20% in meno rispetto a prima, chiaro, iniziate a capire la convenienza per chi vuole aprire una fabbrica? Ma con la svalutazione, chissà l’inflazione, le materie prime, i tassi dei titoli di stato, la strage dei primogeniti. Questa è l’inflazione, come vedete addirittura scende dopo la svalutazione.

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Questo invece la bilancia commerciale, plottata contro il cambio dello zloty col dollaro (valuta con cui si pagano le materie prime), segue la svalutazione… ma al contrario, cioè più si svaluta lo zloty col dollaro, più diventa positiva. Si vede che non useranno più le auto, non potranno fare le coperture dei cambi per il grano, e tutte le altre “inesattezze” sentite da un mucchio di parti, vero?

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COSA SUCCEDE CON LA SVALUTAZIONE – Ma chissà i tassi che avranno dovuto pagare per vendere titoli di stato con quello zlotyno brutto e svalutato come la liretta, fortuna che a noi ci protegge l’euro! In realtà l’avevamo visto all’inizio ma qui lo confrontiamo con i nostri tassi. Lascio a voi il commento di questo grafico, prego.

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E questo con un deficit statale che solo nel 2008 è rimasto nel “mitico” 3% ed un debito statale in crescita di 10 punti sul PIL.

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E gli operai, i loro salari saranno stati comunque mangiati dall’inflazione che, anche se scendeva, è stata sopra al 4% per anni, mica la sana e bella deflazione nostra che ci fa comprare più cose.
Ecco, salari lordi del manifatturiero plottati contro l’indice dei prezzi al consumo dal 2008. Come vedete il salario medio del manifatturiero passa da 2750 a 3700 zloty (+34,5%) mentre l’indice dei prezzi passa da 144 a 171 (+18,75%). Ci hanno rimesso?

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Mi dispiace, non ho trovato dei grafici per la strage dei primogeniti, ma giuro che mi attrezzerò in futuro! In conclusione, è chiaro che un paese che parte da più “indietro” rispetto a noi ha margini molto più ampi di miglioramento, ma capite anche che il non potere mantenere una valuta allineata alle nostre condizioni economiche ci rende impossibile difenderci dalla concorrenza di chi, sempre all’interno della stessa Unione Europea, lo può fare. Non basterà, ma senza è come gareggiare con un pesante handicap. Ce lo possiamo permettere?

(2 – continua; la prima puntata)