Servizio Pubblico: la prima volta di Alessandro Di Battista (col gobbo?)

di Maghdi Abo Abia | 23/01/2014

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SERVIZIO PUBBLICO, MA DI BATTISTA HA LETTO IL GOBBO? – Le parole di Alessandro Di Battista sono state sicuramente fortissime. Ma più di qualcuno su Twitter ha notato che ogni tanto il deputato guardava verso un angolo in basso alla sua sinistra. E la frequenza di questo movimento ha fatto sospettare più di qualcuno che in effetti ci fosse un gobbo. Anche perché al momento non c’è stato un contraddittorio con gli altri ospiti.

 

 

 

 

 

 

 

servizio-pubblico SERVIZIO PUBBLICO, LA VERSIONE DI GIULIANO FERRARA – Luca Bertazzoni intervista Giuliano Ferrara che risponde che Letta non può non dire che non fa politica perché sennò li non si sa cosa sta a fare. Per quanto riguarda Berlusconi, la parola pregiudicato ha una connotazione giuridica e non politica mentre il Pd ha abbracciato il governo di larghe intese. La base è cretina, è stupida -continua Ferrara- e va cambiata. Tornando a Silvio, si muore quando si perde il consenso. E Berlusconi può fare quello che più sente ma il sostengo c’è. E la spaccatura del Pd è arrivata prima dell’incontro con Berlusconi mentre Renzi si è aggiudicato il round. servizio-pubblico SERVIZIO PUBBLICO, PARLA DI BATTISTA – Si torna in studio con Giulia Innocenzi che riceve la risposta di Morra che dice che non c’è niente da discutere con Pd e Forza Italia. Poi tocca a Nuti che non risponde sull’accordo mancato tra Pd e Cinque Stelle sentendosi dire che lui parla coi giornalisti veri. Lorenzo Battista spiega che ci si adegua a quello che si dice nel blog, con Orellana che conferma che il no alla legge elettorale viene dai riferimenti a Milano e Genova. Poi si passa a Renzi che chiede al collega showman chiedendogli cosa vuole fare con i parlament che giorno dopo giorno non possono lavorare in trasparenza perché il blog dice no. Ed ecco che in collegamento appare Alessandro Di Battista accolto dall’applauso dello studio che su Renzi cita le parole di Simona Bonafè che non ha votato la mozione Giachetti con il suo partito perché sono d’accordo da sempre, con Napolitano che conferma da sempre l’inciucio, con Berlusconi tenuto in vita dal Pd e dai giornalisti che lo nominano. E lui è entrato in Parlamento per combattere l’immoralità che va trattato con la pala e non con i cucchiaini d’argento. «Quando sono entrato in Parlamento ero convinto che la politica fosse marcia ma non fino a questo punto. Un presidente della Repubblica che da ministero dell’Interno ha fatto scappare Licio Gelli e non ha lavorato per la Terra dei Fuochi, ci sono accordi, intrallazzi, telefonate tra potenti e raccomandazioni. E voi mi chiedete accordi? No, con l’intransigenza non sappiamo se vinceremo ma se ci accordiamo siamo perduti. La Lega è diventata come il sistema, noi siamo qui per cambiarlo». Santoro gli chiede quale sia il rapporto con Renzi, con quest’ultimo che ha spiegato che l’accordo con Berlusconi l’ha fatto perché i Cinque Stelle non volevano saperne e qualcuno voleva parlarci, con Di Battista che chiede perché non porta le proposte in commissione Affari Costituzionali. In quel caso l’avrebbero fatto. La depressione, secondo Di Battista, è cresciuta al massimo nel caso Rodotà, con la Moretti che piangeva dopo la caduta di Prodi per poi votare Napolitano senza scegliere Rodotà. Secondo Di Battista Renzi è intellettualmente timido perché pensa di avere l’intelligenza di Berlusconi ma non ce l’ha, tanto che non conosce i conti del Senato relativamente al miliardo che in realtà è il taglio delle spese. E mentre oggi parla di tagli con Berlusconi, domani si vota la fiducia per un provvedimento che fornirà 7,5 miliardi di euro alle banche private. Renzi è il leader del partito di governo e se vuole Renzi può non votare la fiducia. Ma non lo fa. Santoro ricorda che i Cinque Stelle voterebbero domani con la legge della Corte Costituzionale, un proporzionale puro, e visto che è improbabile che loro possano prendere il 51 per cento. A quel punto si chiede cosa succede se si torna a votare e siamo punto ed a capo. Di Battista risponde che il problema se lo pone tutti i giorni perché lui vuole governare. Inoltre gli italiani (20.000 persone) hanno scelto il proporzionale e per questo bisogna sfruttare questo mettendo in centro le idee con la consapevolezza che si può morire per questo Paese. «Qua vinciamo solo se cambia la mentalità degli italiani. Non serve il 51 per cento ma un voto in più. A quel punto avremo l’incarico, avremo le proposte come il reddito di cittadinanza con tutte le coperture finanziarie». «E se vincessimo -chiude Di Battista- gli altri partiti dovrebbero votare contro e prendersi la responsabilità». servizio-pubblico

  SERVIZIO PUBBLICO, MA DI BATTISTA? – Su Twitter monta il nervosismo legato alla mancata comparsa di Alessandro Di Battista, presentato come ospite e non ancora comparso in studio e neanche apparso in telecamera. E c’è qualcuno che si chiede se è legato all’audience. Ma Santoro annuncia che dopo la pubblicità sarà il suo turno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, I DEBITI ED I TEMPI – Alfio Marchini e Stefano Fassina si prendono di nuovo parlando di debiti della pubblica amministrazione e garanzia dello Stato, con Stefano Fassina che dice che l’impresa viene pagata dal ministero dell’Economia. Marchini non riesce a parlare con Fassina che lo chiude. Interviene Santoro che riesce a ritagliare uno spazio per Marchini che spiega che stamattina ha fatto una riunione per capire come pagherà l’Imu. In secondo luogo ci sono le piccole e medie imprese che hanno debiti con la Pubblica Amministrazione da anni e non riescono a fare fronte alle spese. Mentana viene coinvolto parlando di tempi ricordando che Renzi in un mese e mezzo ha cambiato il partito mentre sono settimane in cui si parla di Imu, di giorni, di fiducia, di decisioni di vario tipo. Renzi, continua Mentana, vuole una legge che fornisce agli italiani un governo chiaro per evitare che in futuro si dica che non si sia stati in grado di governare.

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, OPPOSIZIONI DI COMODO – Vittorio Feltri interviene ricordando la legittimità dell’incontro tra Renzi e Berlusconi definendo assurdo il ragionamento per cui non è possibile fare accordi con il papà di Dudù, pensando che oggi si discute sulle preferenze quando vent’anni fa vennero abolite con il 67 per cento dei si. Enrico Mentana invece pensa che Letta voglia cuocere a fuoco lento Renzi aspettando il momento giusto. Poi si passa a Giulia Innocenzi che intervista Gad Lerner che si pente della battuta «Bettino Renzi», ricordando che Craxi sostituì la sinistra socialista storica con un’opposizione di comodo con Fabrizio Cicchitto e Claudio Signorile. In questo modo, secondo Lerner, si rischia di spingere la sinistra a creare un nuovo partito che poi s’illude di fare l’alleanza con il partito di Renzi facendo vincere la destra. E parlando di Renzi, per Lerner è ancora un’incognita e che non lo trova chiaro sul tema della politica sociale e dell’economia, chiedendosi come si possono tutelare i poveri. Sull’incontro con Berlusconi, per Lerner è stata una sottomissione mentre si chiede dove sia la vergogna per Fassina che in tutto questo non è riuscito ad esprimere la propria opposizione all’establishment europeo. Ma dopo che le politiche vengono perseguite dal governo lui ci entra e vengono schiacciati sulla formula delle larghe intese. E Letta vivacchia. servizio-pubblico

 

SERVIZIO PUBBLICO, LA RISPOSTA DI FASSINA – Fassina risponde tirando in ballo il contesto in cui queste vennero pronunciate, ricordando che il governo nacque dopo le elezioni del Presidente della Repubblica, ed è chiaro, continua Fassina, che bisogna inserire le parole nel loro contesto. A seguire, lui è entrato nel governo dopo una richiesta specifica che ha creato fatica tanto che il quattro gennaio si dimette appunto per le critiche del segretario sentendo di non appartenere a quell’esecutivo e sentendosi distante da quell’esecutivo. Definisce poi Travaglio renziano per la sua ricostruzione, ricevendo un «lo dica a sua sorella, scusi», spiegando poi che si trattava di una battuta, ricordando che ad aprile si era discostato dall’Alleanza ricordando che a novembre ha votato per la decadenza, con Travaglio che risponde che la legge lo imponeva. servizio-pubblico

SERVIZIO PUBBLICO, IL PD SECONDO TRAVAGLIO – Marco Travaglio ricorda le anime del Pd e l’incontro del 1995 al congresso del Pds con D’Alema che invitò il Cavaliere facendogli trovare colori azzurri. E mentre Berlusconi lanciava i suoi attacchi, D’Alema lo invitò a parlare di regole. Nel 1996 ci fu l’incontro con D’Alema che parlò di Mediaset come patrimonio dell’azienda. Nel 1997 ci fu l’accordo della crostata svelato da Minzolini. Bersani ha criticato l’incontro dimenticando che i due s’incontrarono due volte di nascosto mettendosi d’accordo per Marini al Quirinale. Anche Letta ha poco da lamentarsi perché con Berlusconi ci fece il governo, con Silvio che l’ha scelto su indicazione dello zio Gianni. E se sarebbero tutt’ora alleati se Berlusconi non fosse stato fatto uscire. E pure Cuperlo criticò l’Italicum e l’incontro dimenticando che ai tempi della Bicamerale fu segretario di D’Alema. Cuperlo poi venne bruciato nel 2006, nel 2008 venne candidato e se si andasse con le preferenze non verrebbe eletto. Grillo ha poi postato una serie di frasi attribuibili a Renzi che prima si discostava da Berlusconi e voleva le preferenze con massimo due preferenze. Grillo grida al pregiudicatellum ma anche lui dovrebbe farsi un esame di coscienza perché all’inizio dell’anno aveva proposto l’accordo ai Cinque Stelle con taglio dei finanziamenti ed il Senato ma questi dissero di no aspettando il risultato del referendum. E poi c’è Stefano Fassina che un anno fa diceva che il governo con il Pdl non sarebbe stato fatto e se non ci sarebbe stato accordo con i Cinque Stelle si sarebbe tornato a votare. Poi è entrato al governo e dopo due giorni divenne sottosegretario giustificandosi con quella che Travaglio ha definito una «supercazzola» conclusa con un’intervista di coppia tra Brunetta e Fassina, in cui si trovavano insieme in una maturazione condivisa del passato. I due poi annunciavano un patto sull’aumento dell’Iva e sulla giustizia, con Brunetta che parlava dei giudici politicizzati con Fassina che si accodò. Poi Fassina parlò dell’evasione di sopravvivenza, appoggiata da Brunetta, accusando Renzi di essere filo-berlusconiano. E si chiede Travaglio: quale Fassina si è indignato dopo l’incontro con Renzi? servizio-pubblico

SERVIZIO PUBBLICO, LE REAZIONI DI TWITTER – Il pubblico commenta la prima parte di Servizio Pubblico la puntata, chiedendosi che fine ha fatto Alessandro Di Battista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  SERVIZIO PUBBLICO, L’URGENZA DI ALFIO MARCHINI – L’imprenditore ex candidato al Campidoglio Alfio Marchini parla di urgenze e di necessità di arrivare a riforme serie. Ad esempio, continua Marchini, la priorità è dare ossigeno alle imprese e fornire chiarezza perché domani scade l’Imu e non si sa quanto si paga. Ed il problema secondo Marchini è che si è abbandonata l’idea di vincere per governare passando alla vittoria per il potere. Fassina interviene dicendo che lui rosica scatenando la controrisposta di Marchini che parla di doppiopesismo dei comunisti, con Marchini che ricorda di essere partito in autonomia contro tre partiti. Ed ora il gioco è peggiore perché Renzi è più cinico «di loro» ed il suo compito è quello di capitalizzare quello che è stato fatto e potrà essere fatto. Fassina definisce la visione ingenerosa perché Renzi è il primo che è arrivato per i propri mezzi con D’Alema e Veltroni se ne sono andati. Fassina continua dicendo che bisogna riconoscere i passaggi positivi. Marchini risponde ancora che Renzi ha la percezione di essere visto come un male necessario dalla direzione storica. Con le primarie poi ha legittimato il consenso nei suoi confronti. E questo rappresenta la discontinuità, confermata da Mentana. Renzi ha scelto una strada diversa, conclude Marchini, facendosi legittimare dalla base. E la questione del conflitto d’interessi (riferimento di Enrico Letta intervistato da Otto e Mezzo) sembra sia stata messa lì a bella posta per creare problemi. servizio-pubblico

 

SERVIZIO PUBBLICO, LA SICUREZZA DI FELTRI – Berlusconi secondo Vittorio Feltri non vuole le politiche adesso perché al momento non è in grado di sostenere le urne. Per questo motivo Silvio pensa alle Europee perché consentiranno al centrodestra se il gruppo di Alfano è destinato all’estinzione. «Berlusconi continua a fare il capo, un delfino doveva essere Alfano ma abbiamo visto, continua Feltri, cos’è successo. Ora tocca a Giovanni Toti, attuale direttore di due reti tv. Berlusconi si è invaghito di questo signore e punta su di lui. Non è un pupone ma un pupino. Al di là di questo dobbiamo considerare che il 10 aprile Berlusconi andrà ai domiciliari o andrà ai servizi sociali. Se un signore è agli arresti non può fare quello che vuole. Poi c’è il processo Ruby Ter. Per questo ci si chiede come possa Berlusconi guidare da solo il partito, per questo sta cercando cosa fare per poi dirigere la situazione. Per quanto riguarda i rapporti con Renzi, il suo tentativo è quello di modificare la situazione istituzionale. Renzi a sua volta ha vinto perché appariva decisionista». servizio-pubblico SERVIZIO PUBBLICO, PROVE DI FORZA E SGAMBETTI – Enrico Mentana ricorda che Renzi vuole vincere perché solo così afferma il suo potere nel Partito Democratico, ricordando che non poteva entrare con inciuci di vario genere ma solo con un’azione lampo. I compromessi del passato non hanno mai portato a niente mentre si vince solo con le guerre lampo. L’obiettivo è quello di proporre una norma che preveda regole condivise per evitare compromessi. Per questo bisogna farlo con il principale avversario, ovvero Berlusconi, il capo del centro-destra. Renzi ha fatto l’accordo con Berlusconi per batterlo, continua Mentana, e questo lo puoi fare solo se trovi subito un’intesa senza modificarla, altrimenti finisce come con la bicamerale di D’Alema. Solo che la guerra lampo deve chiudersi con la vittoria lampo, ovvero le elezioni. Altrimenti la crostata s’abbrustolisce. A seguire viene proposta una clip in cui spiega l’incontro con Berlusconi al Nazareno ringraziandolo per essere andato ricordando che se si parla con Forza Italia si parla con Berlusconi. Non esistono vie di mezzo. «Con chi dovevo parlare, con Dudù? Quelli che mi han detto così poi l’hanno portato a Palazzo Chigi. E non devo cambiare idea per non essere d’accordo con Berlusconi è indice di subalternità culturale da parte nostra. Quando la politica smette di decidere diventa il bar dello Sport». Cuperlo risponde così: «Non abbiamo stretto un patto con Berlusconi ma abbiamo messo in sicurezza il Paese ed eravamo d’accordo tanto che Renzi era disponibile per presiedere il governo. Discutere significa far esplodere la macchina, boicottare il sistema? Vuol dire che se non si vota la proposta si vota contro tre milioni d’italiani? Allora se è così la prossima direzione viene chiamata per le prossime primarie. Ma un partito non funziona così». servizio-pubblico


SERVIZIO PUBBLICO, LE PAROLE DI STEFANO FASSINA – Stefano Fassina, dimessosi da viceministro dell’Economia dopo una battuta di Renzi, esprime la minoranza Pd che prende le distanze dalla segreteria. Riconosce il successo nell’apertura del cantiere delle riforme e la volontà di discutere nel merito. Tuttavia si chiede di riconoscere le differenze nel Partito per migliorare il prodotto, con Cuperlo che ha proposto lo stesso tema di Santoro ad inizio puntata. Si parla quindi della scelta dei parlamentari mentre l’Italicum prevede le liste bloccate. Per questo, continua Fassina, la discussione non prevede la presenza necessaria di bastoni tra le ruote, con i protagonisti che vogliono dare il loro contributo nel merito riconoscendo, come ha fatto Cuperlo, la forza di Renzi, ricordando che la soglia dell’8 per cento tiene fuori dal Parlamento partiti con una rappresentanza di tre milioni di persone, così come la soglia della maggioranza. E sulla scelta del parlamentare, il rapporto eletto-elettore è un passo chiave nella democrazia. Poi certo, continua Fassina, la legge sarà un compromesso, ma si vuole discutere.

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SERVIZIO PUBBLICO, IL PD E L’ACCORDO CON BERLUSCONI – Luca Bertazzoni va fuori dal Pd chiedendo a Cuperlo, a Chiara Geloni ed a Franco Marini se l’accordo con Berlusconi e Renzi al Nazareno sia stato opportuno ottenendo poche risposte. Roberto Giachetti difende l’incontro sulle regole in pubblico piuttosto che farlo in silenzio. Poi la palla passa a Pippo Civati che ricorda i compromessi come l’Imu. A tutti coloro a cui viene ricordato che il Pd aveva governato con Berlusconi si ottengono risposte evasive. Il discorso poi passa all’attacco di Renzi a Cuperlo sul tema delle primarie, con il secondo che si è dimesso in risposta alle parole del Segretario che aveva parlato di attacchi strumentali. Si torna quindi a Cuperlo che spiega che Renzi ha il diritto di dirigere, però c’è una differenza tra dirigere e comandare, un problema di stile e di metodo, ricordando il legame tra strumentalità e problema. Lo spirito, secondo Cuperlo, era quello di migliorare la proposta ma tutto non funziona se ci sono ricatti. Il giorno dopo alle 7 del mattino Renzi non risponde alle domande dei giornalisti sul tema. Massimo D’Alema svicola dicendo che si occuperà di Polonia e che non risponde alle domande su Cuperlo.

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SERVIZIO PUBBLICO, LA SCHEDA DI MICHELE SANTORO – Sulle note di Viva la pappa con il pomodoro, Michele Santoro apre la puntata odierna parlando di Giamburrasca Renzi che dice basta alle minestre di Camera e Senato perché il popolo indignato fa la rottamazione e pretende la pappa al pomodoro che non sa di nulla e neanche di vecchio. E per questo piace anche a Silvio. Nonostante tutto Santoro invita Renzi ad andare avanti e non importa che abbia incontrato Berlusconi, che tanto lo fanno in tanti. Ma al di là dei dubbi, si vada avanti con una sola Camera eletta, con la maggioranza al 35 per cento, con il ballottaggio insieme al secondo. Però devi dirmi -continua Santoro- come si possono distinguere gli ingredienti. «Come decido il mio rappresentante? Come capisco chi va? E non raccontarmi Gianburrasca che ci sono le primarie e le condizioni di Berlusconi. O mi porti nel seggio a decidere chi sarà il mio deputato oppure io le liste bloccate non le voglio perché sennò siamo al solito punto, o mangi la minestra o salti dalla finestra, e si resta col culo per terra. Al massimo sono d’accordo con il giurista Pellegrino, collegi su misura, un candidato a seggio, ballottaggio in caso di mancata maggioranza e re-distribuzione dei seggi. Così realizzeremmo la lotta di una vita, la stessa di Libero Grassi. Vorrei esserci anche io a cucinare la pappa al pomodoro scegliendo il mio rappresentante senza guardare i cavalieri che dicono di vincere e poi sono seguiti da scudieri a volte senza consistenza per un’iniziativa politica. Ed anche tu Gianburrasca, mi dici che non si può stare fermi e mi dici che vedremo cosa farai. Ma con le liste bloccate vedrò te alla guida del Quarto Stato, un uomo ed una donna, che canteranno viva la pappa col pomodoro».

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Forza Italicum. Questo è il titolo della puntata odierna di Servizio Pubblico, in onda alle 21.10 su La7 ed in streaming sul sito serviziopubblico.it. Si parlerà dell’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi che ha creato gravi contraccolpi nel Pd con le dimissioni di Gianni Cuperlo dalla presidenza. Tra gli ospiti presente il deputato del Movimento Cinque Stelle Alessandro Di Battista.

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IL RAPPORTO RENZI-BERLUSCONI – Si parlerà di Renzi che ha ricordato che, da parte sua, «rimettere in discussione i punti dell’accordo senza il consenso degli altri rischia di far precipitare tutto», scommettendo sulla propria leadership e sulla fermezza delle sue posizioni. Un comportamento che ha rivitalizzato il Cavaliere che, messo all’angolo dopo la decadenza, si prepara al ritorno in grande stile alle Europee preparandosi in un centro benessere.

 

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GLI OSPITI – Ci si chiederà poi se davvero l’Italicum rappresenterà la riforma che cambierà l’Italia o se sarà l’ennesimo tentativo di modifica della legge elettorale che complicherà la situazione. Infine ci sarà il dibattito su chi tra Renzi e Berlusconi sta vincendo politicamente. Saranno tanti gli ospiti di Michele Santoro e Marco Travaglio che parleranno di questo tema. Prevista la presenza in studio di Stefano Fassina, dell’ex candidato sindaco di Roma Alfio Marchini, del direttore del Tg La7 Enrico Mentana, di Vittorio Feltri e del deputato del Movimento Cinque Stelle Alessandro Di Battista.

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