Missili: come funzionano

di John B | 21/01/2014

La tecnologia militare è un mondo apparentemente chiuso e riservato, ritenuto accessibile solo agli addetti ai lavori, anche se in realtà non è difficile recuperare una gran quantità di informazioni anche molto dettagliate consultando le pubblicazioni specializzate e il materiale presente sul Web in siti istituzionali, privati e commerciali.

ESEMPI – Ad esempio le pubblicazioni della Jane’s sono veri e propri manuali tecnici utilizzati dal personale delle forze armate di tutto il mondo che possono essere acquistate da qualsiasi privato. Però il loro costo, l’assenza di traduzioni e il linguaggio tecnico utilizzato fanno sì che esse siano ben poco diffuse al di fuori degli ambienti militari e delle redazioni delle riviste specializzate. Su Internet, poi, si trova praticamente di tutto e a costo zero, compresi i manuali operativi e addestrativi, ma occorre sapere cosa e dove cercare, anche per riuscire a individuare le informazioni corrette e attendibili nell’oceano di fuffa che infesta la rete. Per queste ragioni, molto spesso la gente comune e tantissimi giornalisti hanno un’idea distorta di come funzionano realmente i sistemi militari, basata essenzialmente su ciò che viene mostrato dall’industria cinematografica. Quest’ultima, dal canto suo, non ha alcun interesse a complicarsi la vita in dettagli tecnici e ha esigenza di asservire la realtà alla trama e alla spettacolarità della pellicola. Si alimentano così idee e fantasie irrealistiche che a loro volta contribuiscono ad agevolare la diffusione di teorie complottiste e verità alternative. Ad esempio, il film complottista Zero prospettava la presenza di batterie missilistiche nascoste sotto terra per proteggere il Pentagono, documentando l’affermazione con… un cartone animato prodotto dagli stessi autori del film. I film di James Bond sono pieni di missili nascosti che sbucano dal terreno e dai cofani delle autovetture per cui lo spettatore di Zero tende a considerare verosimile la ricostruzione, che invece è del tutto irrealistica. E proprio a proposito di missili, TV e Cinema propongono in continuazione l’idea di missili velocissimi e intelligenti che guizzano inseguendo il bersaglio proprio come un gatto che insegue un topo, persino girando attorno a edifici e montagne, lasciando dietro di sé una scia di fumo e fiamme fino a colpirlo e a distruggerlo.

I MISSILI – Si ha l’impressione che il missile sia uno strumento preciso, intelligente e implacabile, che una volta sganciato fa tutto da sé lasciando ben poche speranze allo sfortunato bersaglio. Che le cose non stiano esattamente così, si intuisce già dal fatto che ancora oggi i piloti da caccia dedicano una parte importante del proprio addestramento alle tecniche del “dogfight”, ossia quell’insieme di manovre finalizzate ad abbattere un velivolo avversario, che sarebbe del tutto superfluo se effettivamente i missili fossero in grado di fare ciò che vediamo nei film. Questo immaginario, purtroppo, è anche alla base del successo di certe teorie complottiste che hanno funestato vicende di estrema gravità, come quella della tragedia del DC 9 Itavia a Ustica. A volte, poi, anche i dati tecnici sono ingannevoli, se non vengono interpretati correttamente. Ad esempio, la scheda tecnica del missile AIM-9L Sidewinder, uno dei modelli di missili aria- aria più utilizzati dai velivoli da combattimento negli ultimi 30 anni, riporta che l’ordigno ha un “range”, ossia una portata, pari a 18 km. Ciò lascerebbe intendere che il missile è in grado di colpire qualsiasi bersaglio che si trovi fino a 18 km di distanza. Niente di più sbagliato. Nella vita pratica siamo abituati a considerare che le informazioni tecniche di un oggetto hanno un valore indicativo. Se leggiamo che un’autovettura fa 25 km con un litro di benzina, sappiamo che generalmente quel dato risponde a precise condizioni: strada diritta e livellata, velocità costante di 90 km/h, autovettura non appesantita da bagagli e passeggeri. Il consumo reale, nell’uso quotidiano, è ben diverso.

DATI – Tuttavia, quel dato è comunque utile perché consente di fare confronti con altri modelli di vetture nelle medesime condizioni e capire quale consumi meno. Cerchiamo allora di comprendere un po’ meglio come funzionano realmente i missili in maniera da essere più consapevoli rispetto a ciò che ci viene prospettato. Partiamo dal fatto che esistono numerose tipologie di missili con prestazioni e caratteristiche del tutto diverse tra loro, per cui si usa classificarli, distinguerli e raggrupparli in base a diversi aspetti. Una prima distinzione fondamentale è tra missili balistici (che seguono una traiettoria predefinita, come un sasso lanciato in aria, con limitate possibilità di modificarla) e missili guidati (che invece adattano la propria traiettoria in base alle istruzioni impartite dal sistema di guida). Una seconda distinzione, che riguarda soprattutto i missili guidati, è quella che tiene conto della piattaforma di lancio da un lato e del tipo di bersaglio per cui il missile è progettato dall’altro. In base a questa distinzione, avremo ad esempio missili aria-aria (lanciati da un aereo contro un altro aereo), aria-superficie (lanciati da un aereo contro un bersaglio terrestre o navale), superficie-aria (lanciato da una piattaforma terrestre o navale contro un aereo) e superficie-superficie (lanciato da una piattaforma terrestre o navale contro un bersaglio terrestre o navale). Solo nei missili balistici la gittata indicata nelle schede tecniche corrisponde a quella effettiva e reale. Infatti, dato un certo peso, velocità e profilo di lancio, si ha una precisa traiettoria balistica. Il discorso cambia radicalmente per i missili guidati.

FILM E REALTA’ – Al contrario di quanto si vede nei film, in genere il propulsore a razzo di un missile ha un tempo di funzionamento molto ridotto (i missili da crociera non usano propulsori a razzo ma normali motori a reazione, però sono molto più lenti e si usano per attaccare bersagli fissi o unità navali). I motori a razzo della maggior parte dei missili utilizzano combustibile solido e una volta accesi non possono essere più spenti fino al suo esaurimento, che avviene nel giro di pochi secondi. Nel già citato missile Sidewinder, il propulsore a razzo si spegne dopo circa 2 secondi e mezzo e da quel momento l’ordigno prosegue la sua corsa (che può durare decine di secondi) per inerzia. Questo significa che quando il razzo si spegne, il missile ha raggiunto la sua velocità massima e da quel momento in poi inizierà a “rallentare” per effetto della resistenza aerodinamica. Più il missile è costretto a manovrare (ad esempio perché il bersaglio si muove e manovra a sua volta) più la velocità si riduce e tanto più diminuisce la distanza che il missile può percorrere prima di diventare un inutile pezzo di metallo. Anche la posizione tra lanciatore e bersaglio influisce notevolmente sulle prestazioni del missile. Immaginiamo un caccia che voli a 2000 metri di quota e che lanci un Sidewinder contro un bersaglio che si trova a soli due km di distanza sul piano orizzontale ma che vola a 9000 metri di quota. Il missile dovrà prima arrampicarsi di ben 7000 metri per raggiungere la stessa quota del bersaglio, che nel frattempo ha continuato a muoversi e a spostarsi. Gran parte della spinta del motore a razzo andrà sprecata per colmare la differenza di quota e a quel punto il missile, ormai a corto di energia cinetica, sarà così lento da non poter più raggiungere il bersaglio. La geometria del lancio (posizione, rotta e velocità del lanciatore da un lato e posizione, rotta e velocità del bersaglio dall’altro) influenza quindi notevolmente il “raggio d’azione” effettivo dell’ordigno ed è per questo che ancora oggi i caccia sono costretti al “dogfighting”, ossia al combattimento manovrato, per raggiungere una posizione di tiro favorevole. Quest’ultima, poi, dipende anche dal sistema di guida utilizzato.

VERITA’ E FINZIONI – Serve a poco avere un missile in grado di percorrere una distanza di 50 km, se poi i suoi sensori non sono in grado di vedere un bersaglio a più di 5 km di distanza. Fino agli anni ottanta, i missili aria-aria e terra-aria utilizzavano due sistemi di guida: quello a infrarosso (in grado di rilevare il calore del bersaglio) e quello radar semiattivo (in grado di rilevare le onde radar riflesse dal bersaglio, illuminato da un radar collocato a bordo del lanciatore). I missili a infrarosso sono “spara e dimentica” (fire and forget), il che significa che una volta lanciati si dirigono da soli verso il bersaglio. Il sensore del missile, però, deve acquisire il bersaglio prima del lancio e agganciarsi su di esso. In considerazione delle sue ridotte dimensioni, il sensore ha una portata relativamente limitata e il calore del bersaglio può essere difficilmente rilevato a distanze maggiori di qualche chilometro. Per questa ragione i missili all’infrarosso sono utilizzati come armi a corto raggio. Invece i sensori radar hanno portate molto più elevate, anche di centinaia di chilometri, in quanto rilevano le onde elettromagnetiche riflesse dal bersaglio. Maggiore è l’energia radar inviata al bersaglio (in gergo illuminazione), maggiore è la riflessione e quindi la distanza di rilevamento. Nei sistemi missilistici a guida radar semi-attiva, il sensore del missile può solo rilevare le onde radar riflesse, e all’illuminazione provvede un potente radar montato sul vettore (aereo, nave, rampa di lancio) lanciatore. Ciò significa che se il lanciatore è un aereo, questo deve volare in direzione del bersaglio fino all’impatto del missile, al fine di illuminarlo con il proprio radar. Un esempio tipico di missile a guida radar semi-attiva è l’AIM-7 Sparrow, diffusissimo fino agli anni ottanta. A partire dagli anni novanta sono stati introdotti i missili a guida radar attiva, ossia capaci di illuminare da soli il bersaglio e pertanto completamente autonomi. I missili a guida radar (attiva o semi-attiva) beneficiano della maggiore portata del loro sensore rispetto a quelli all’infrarosso e pertanto hanno una gittata più lunga, pari ad alcune decine di chilometri, sono quindi armi a medio e lungo raggio e hanno pesi e dimensioni maggiori. I missili più moderni dispongono poi di un sistema di guida più intelligente, in grado di prevedere la posizione futura di un bersaglio e di puntare su quella posizione, anziché cambiare costantemente rotta per inseguirlo.

ENERGIA – Ciò consente di sfruttare meglio l’energia impartita dal motore a razzo e di aumentare il raggio d’azione effettivo del missile. Un altro mito cinematografico da smontare è quello che i missili colpiscono immancabilmente in pieno il bersaglio. Questo è vero, solitamente, per alcune categorie di missili, come quelli progettati per colpire navi, carri armati, bersagli statici. In questi casi, infatti, i bersagli sono fissi (ad esempio un bunker) o si muovono lentamente (navi e carri armati), per cui un missile ha buone probabilità di centrarli in pieno. Quando si tratta di aerei, però, le cose cambiano, perché un bersaglio aereo si muove a molte centinaia di chilometri orari, talvolta migliaia, manovrando su tre dimensioni. Se pensiamo che un missile si muove a velocità nell’ordine dei 2500 – 3000 km/h (ossia un chilometro al secondo) e deve intercettare un bersaglio che si muove a 1000 o 2000 km/h e che manovra per sfuggirgli, è facile comprendere quanto sia difficile ottenere un centro pieno. Spesso i missili mancano il bersaglio ma gli passano molto vicino. Per questa ragione sono dotati di un congegno, chiamato spoletta di prossimità, che comanda la detonazione della carica esplosiva quando il bersaglio è a una certa distanza dal missile. L’esplosione proietta migliaia di schegge in tutte le direzioni (le testate dei missili antiaerei sono predisposte per generare una nuvola di schegge o addirittura contengono migliaia di sfere di acciaio che svolgono la stessa funzione) per cui la probabilità di colpire il bersaglio con le schegge aumenta notevolmente. Gli aerei sono costruiti con materiali leggerissimi e sono particolarmente vulnerabili: le schegge ad alta velocità sono sufficienti a produrre danni tali da farli precipitare o comunque danneggiarli quanto basta per obbligarli a interrompere la missione. Anche quando il missile sembra colpire in pieno il bersaglio, in realtà la spoletta di prossimità ha comandato l’esplosione della testata già qualche istante prima dell’impatto. E’ evidente quanto tutti questi aspetti siano ignorati dalla cinematografia, che ha fornito una rappresentazione fortemente falsata delle caratteristiche dei missili e delle procedure operative che ne disciplinano l’impiego.