Perchè Draghi non può risolvere l’eurocrisi

di Andrea Mollica | 07/01/2014

Mario Draghi ha le mani bloccate. Usa e Regno Unito appaiono in ripresa grazie anche alle politiche monetarie non convenzionali, che la Bce non può perseguire per i vincoli posti al suo mandato. Da Francoforte non può arrivare la risposta contro la crisi.

 

MERCATI SPACCATI – Uno dei problemi che stanno alla base dell’eurocrisi è la divergenza finanziaria tra i paesi membri dell’unione monetaria. L’euro avrebbe dovuto unire le diverse economie, e nella prima fase, dal 2002 al 2008, in effetti è stato così, con la convergenza dei tassi di interesse tra l’area core, la Germania, ed i paesi più periferici e deboli come la Grecia. Dallo scoppio della recessione non è più così, e come rimarca Der Spiegel, nonostante la tranquillità sul debito sovrano garantita dalla Bce le imprese italiane o spagnole continuano a pagare tassi di interesse doppi rispetto a quelle tedesche. Gli squilibri commerciali tra i paesi dell’eurozona vengono approfonditi in questa situazione, aumentando così la minacciosità di una così lunga fase di stagnazione economica. Dopo sei anni di riforme e di rigore, un’analisi di Der Spiegel si chiede se non sia opportuno un maggiore intervento della Banca centrale europea, che vada oltre la garanzia fornita con lo scudo salva euro del programma Omt. L’esempio può essere fornito da quanto è stato fatto dalla Bank of England in questi anni.

STORIE UGUALI E CONTRAPPOSTE – Il paragone tracciato da Der Spiegel riguarda Gran Bretagna e Spagna. Due storie di crisi molto simili, con risposte dall’esito assai diverso. La differenza si chiama infatti euro, o con più precisione il diverso ruolo svolto dalla banca centrale. La Gran Bretagna, come la Spagna, è stata infatti colpita da una crisi del debito privato, che prima ha fatto scoppiare la bolla immobiliare che aveva drogato l’economia negli anni precedenti, e poi travolto il sistema bancario del paese. Il governo di Londra, specie dopo l’avvento di Cameron, ha seguito una linea di austerità, che è stata accompagnata da una politica monetaria non convenzionale. La Bank of England ha triplicato il suo bilancio, comprando titoli di stato così da abbassare il costo del debito per il governo quanto per il sistema economico. Un intervento che ha giovato all’economia britannica, in modo simile a quanto successo negli Stati Uniti. L’alleggerimento quantitativo perseguito dagli istituti centrali di Usa e Uk ha fornito risultati positivi, per quanto l’esito finale sia ancora da stabilire, e rimanga piuttosto controverso per numerosi economisti ed osservatori finanziari.

BCE BLOCCATA- L’analisi di Der Spiegel si chiede se anche la Bce non possa introdurre un ciclo di alleggerimento quantitativo che ripercorra quanto fatto dalle altre banche centrali dei maggiori paesi industrializzati. La Fed ha infatti quadruplicato il suo bilancio, la Bank of England invece triplicato dall’inizio della crisi. Anche la Banca centrale europea ha messo in campo politiche monetarie espansive, che hanno portato al raddoppio del suo bilancio. L’acquisto dei bond sovrani messo in campo in passato, così come la maxi liquidità fornita alle banche, hanno sì evitato il collasso degli stati sui mercati finanziari – un risultato certo fondamentale – ma non hanno dato un impulso sostenuto all’economia come pare essere successo negli Usa e in Gran Bretagna. I vincoli posti all’azione della Bce, nel caso mai all’Eurotower si formasse una maggioranza favorevole ad un simile intervento, sono tali da rendere il QE inefficace. La Bce dovrebbe comprare infatti i titoli sovrani di tutti i 18 paesi membri dell’eurozona, così da non ridurre la divergenza finanziaria che regna nell’unione monetaria.

NESSUNA SOLUZIONE – L’istituto centrale guidato da Draghi potrebbe fornire una nuova ondata di maxi liquidità alle banche, vincolandole però al finanziamento delle imprese. Un’azione che rappresenterebbe però un’infrazione dei compiti di garanzia del sistema finanziario svolto dagli istituti centrali, difficilmente immaginabile oltre che di scarsa sostenibilità dal punto di vista della valutazione del rischio. Draghi si trova dunque di fronte ad un dilemma: la Bce deve garantire che l’unione monetaria non si spacchi, ma in questo compito polito che in teoria non le spetta è lasciata sola dai governi nazionali.  La crisi, rimarca Der Spiegel, non può essere risolta dalle banche centrali, ma gli istituti possono attutirne l’impatto. Uno sguardo più attento all’economia del Regno Unito mostra come la produttività ristagni, l’economia britannica sia meno competitiva e i debiti ancora troppo alti. Su mercato immobiliare che sta trainando la ripresa sono già evidenti i sintomi di una bolla. Il settimanale tedesco come invece i fondamentali della Spagna siano migliorati, anche se la divergenza dell’eurozona impedisce agli iberici di raccoglierne i frutti, visto che la disoccupazione riguarda ancora un quarto della popolazione complessiva, una cifra ancora altissima e socialmente poco sostenibile.

(Photocredits : © Luo Huanhuan/Xinhua/ZUMA Wire)