Il declino dei no euro in Germania

di Andrea Mollica | 02/01/2014

C’erano una volta i no euro di Alternativa per la Germania. La prima formazione tedesca che si è schierata in modo aperto contro la moneta unica e per la stessa dissoluzione dell’eurozona è piegata da mesi in lotte intestine e continue provocazioni verbali che fanno sembrare sempre più improbabile una ripresa elettorale. Il mancato ingresso al Bundestag appare una condanna per il partito fondato dagli economisti anti euro che hanno provato a suscitare la ribellione della Germania conservatrice contro la Merkel.

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IL DECLINO DEI NO EURO – Alternativa per la Germania, AfD l’acronimo tedesco, è il partito che più ha caratterizzato le scorse elezioni federali. Visto che la vittoria della cancelliera Angela Merkel era ritenuta scontata, come in effetti è stato, Alternativa per la Germania è stata considerata a lungo l’unica opzione politica che poteva movimentare un quadro nel quale era solo incerto il partner di governo della leader della Cdu. L’interesse suscitato da AfD è stato inoltre accresciuto dal suo posizionamento anti euro; nel paese leader dell’UE una rappresentanza parlamentare dedicata alla lotta alla moneta unica e ai salvataggi dei paesi in crisi con il debito sovrano avrebbe creato evidenti sconquassi nella risoluzione di una crisi che rimane in gran parte della sua gravità ormai a più di tre anni dal suo scoppio. Alternativa per la Germania mirava a capitalizzare l’inquietudine suscitata dalla gestione dell’eurocrisi che sì ha consolidato l’egemonia tedesca sull’UE, ma che ha creato sentimenti di ostilità e scetticismo sul progetto dell’unione economica che si è sempre più distanziato dai parametri fissati coi Trattati di Maastricht. Le elezioni federali sono state una grande occasione persa per AfD, che ha ottenuto un risultato tanto brillante quanto alla fine inutile. Nella storia recente nessun partito, neppure i Verdi, aveva raccolto un consenso così vasto alla prima occasione di confronto con il voto dei cittadini, ma gli oltre due milioni ottenuti non sono stati sufficienti per raggiungere l’agognata soglia del 5%. L’esclusione dal Bundestag ha messo così un freno all’ascesa dei no euro, che sembravano destinati ad essere la più significativa forza di opposizione al terzo mandato di Angela Merkel al vertice della Germania, e dell’Europa.

LITI CONTINUE – Dalla fine di settembre ad oggi il percorso di Alternativa per la Germania è stato scandito da liti continue, che hanno messo sempre più in difficoltà la leadership in realtà appena nato. AfD è stata fondata nella scorsa primavera, e la sua ramificazione territoriale è stata problematica, sopratutto per aver attirato le simpatie di vari militanti fuoriusciti dalla galassia della destra radicale. L’ultimo scontro all’interno dei no euro riguarda però un tema meno controverso, anche se sta portando ad un’aperta conflittualità tra il portavoce Bernd Lucke e l’importante sezione regionale dell’Assia. Il leader nazionale ha infatti minacciato il coordinatore locale dei no euro di togliergli d’ufficio il suo ruolo al prossimo congresso, a meno di spontanee dimissioni. Volker Bartz non ha infatti prodotto i titoli accademici che giustificherebbero la sua qualifica di dottore, equivalente a chi ha conseguito un dottorato in Italia. Un argomento piuttosto sensibile per la politica tedesca, dato che un ministro della Difesa, il popolare Zu Guttenberg, fu costretto a dimettersi dopo che era stato scoperto il plagio della sua tesi di dottorato. Lucke vorrebbe far decadere Bartz al congresso di AfD Assia del prossimo 11 gennaio nel caso in cui non si dimettesse prima, come gli ha chiesto in una mail definita mafiosa dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung.  Il leader dei no euro avrebbe infatti invitato il dirigente regionale a non danneggiare la sua famiglia, inclusi i figli, visto che le informazioni raccolte su di lui sarebbero più gravi di quanto trapelato finora. Uno scontro che ricorda il caso di Oscar Giannino, che si dimise dopo che il professor Luigi Zingales rivelò la non veridicità dei titoli accademici  pubblicati sul sito del popolare giornalista economico.

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SCIVOLATA PERICOLOSA –Il caso Bartz segue un’altra vicenda che ha scosso i no euro. Il tesoriere della sezione di AfD dell’Assia, Peter Ziemann, aveva tuonato su internet contro l’attuale socialismo, una forma di governo che insulta la parola democrazia, che deve collassare come il blocco sovietico. Solo in questo modo, secondo Ziemann, ci si potrà liberare degli elementi satanici dell’oligopolio finanziario, che come le zecche succhiano il sangue dei popoli occidentali, infettando i corpi delle nostre società con batteri mortali. Parole molto inquietanti che hanno portato alla destituzione del tesoriere della sezione regionale dell’Assia di Afd, visto che secondo lo stesso Lucke ha pronunciato concetti che contrastano con la democrazia. Una scivolata molto temuta dalla leadership dei no euro, che in queste settimane ha più volte ribadito ai propri iscritti di commentare su Facebook e Twitter con espressioni che non danneggino il partito. L’ombra del radicalismo di destra non è mai stata allontanata dai no euro, che si erano in precedenza divisi sull’ingresso di militati di alcune formazioni xenofobe e ai confini con il neonazismo come Die Freiheit. Le polemiche sono durate qualche settimana, con tanto di ribellione dei vertici locali contro i leader nazionali, fino al divieto di iscrizione ad Alternativa per la Germania per chi avesse militato nella formazione Die Freiheit, che durante la campagna elettorale per le federali si era spesa per i no euro. L’ossessione per la pubblicità negativa ha spinto la guida di AfD a creare un’apposita voce sul proprio sito, chiamata AfD risponde, nel quale sono elencati gli articoli imprecisi sui no euro. Un tentavo piuttosto maldestro di rispondere alle continue polemiche che si sono succedute negli ultimi mesi dopo il mancato ingresso al Bundestag, che rischiano di trasformare Alternativa per la Germania nella versione destrorsa dei Pirati. Come il partito che combatte per la democrazia digitale, AfD ha ottenuto un significativo clamore mediatico, che è stato via via eclissato da resoconti sempre più negativi per il caos e le liti interne.

Alternative fuer Deutschland Campaigns in Hamburg

CHANCE EUROPEE  – Il brillante risultato dei no euro alle federali dello scorso 22 settembre sembrava poter essere una buona base di partenza per consolidare Alternativa per la Germania in vista delle prossime europee. In Germania la legge elettorale per l’Europarlamento è stata modificata da pochi mesi, e dopo il pronunciamento dell’incostituzionalità dello sbarramento al 5%, la soglia per ottenere seggi è stata abbassata al 3%. Un risultato più facile da raggiungere per le formazioni minori che ora sono escluse dal Bundestag, dove al momento siedono solo cinque partiti: il centrodestra di Cdu/Csu, e le forze a sinistra del centro che sono Spd, Verdi e Die Linke. Al momento Alternativa per la Germania potrebbe ottenere mandati all’assemblea legislativa dell’UE, visto che nei sondaggi viene rilevata su valori pressoché identici al risultato delle federali. Per AfD il problema adesso sarà stabilire una linea politica più chiara, ora che l’ondata favorevole dello scetticismo nei confronti della moneta unica sembra aver diminuito la sua forza, per lo meno in Germania.  Bernd Lucke e gli altri esponenti principali dei no euro hanno sempre caratterizzato AfD come una forza politica estranea alla classica dicotomia tra destra e sinistra tradizionale, ma Alternativa per la Germania è tanto percepita quanto collocata come un partito conservatore, laterale al cosiddetto campo borghese. L’espressione in tedesca equivale al centrodestra italiano, ed  i no euro hanno puntato tutto sull’anima più inquieta di questo schieramento politico, al momento egemonizzato da Angela Merkel. L’obiettivo di costruire una nuova forza di centrodestra che sostituisca il liberalismo della Fdp è stato però al momento mancato, e solo un successo alle prossime europee potrebbe rilanciare il progetto.

Bundestag Swears In Germany's New Coalition Government

SCETTICISMO TEDESCO – Le difficoltà attuali dei no euro si spiegano anche con la schiacciante vittoria di Angela Merkel alle ultime federali, ed il patto di coalizione concordato con i socialdemocratici. L’europolitica è stata demandata alla cancelleria così come all’altro leader del conservatorismo tedesco, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. Gli eurobond e nuovi impegni finanziari in favore degli stati in difficoltà sono stati per ora esclusi, mentre la fine del programma di assistenza all’Irlanda ha rincuorato i sostenitori degli eurosalvataggi condotti in primis dalla Germania. La situazione in Portogallo ed in Grecia appare ancora piena di ostacoli ma meno drammatica di prima, e sui mercati finanziari la tempesta appare ormai tramontata. Le dimissioni di Asmussen dalla Bce dovrebbero consentire l’ingresso al vertice dell’Eurotower della vice presidente della Bundesbank, Sabine Lautenschläger-Peiter. Una banchiera centrale vicina alle posizioni del presidente della Buba Jens Weidmann, capace di rassicurare i numerosi critici tedeschi di Draghi. L’economia della Germania è ancora la più tonica nell’eurozona, e benché la grande coalizione non entusiasmi l’elettorato, non si riscontra ancora un clima di disaffezione così forte capace di premiare forze politiche che si presentano come radicalmente alternative all’attuale sistema. Per questo motivo la ripresa dei no euro appare quantomeno difficoltosa, visto che le condizioni  per una loro esplosione elettorale appaiono meno favorevoli rispetto al recente passato. L’ingresso di Alternativa per la Germania all’Europarlamento è però un’ipotesi al momento attuale più che concreta, ed in questa prospettiva AfD potrebbe ancora consolidarsi come la forza capace di sottrarre ai liberali della Fdp la seconda piazza nel campo borghese del sistema politico tedesco.

(Credits immagine:  Photo: David Ebener/dpa)

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