«Io, Caterina Simonsen, non vengo pagata da nessuno»

di Alberto Sofia | 30/12/2013

Respiro dopo respiro, mai smettere di lottare. Nonostante gli insulti e le minacce di morte dei “nazi-animalisti“, così come ha definito chi l’ha attaccata in modo pesante soltanto perché ha difeso la sperimentazione animale. Caterina Simonsen, la 25enne studentessa di veterinaria affetta da quattro malattie rare, è diventata un simbolo per tutti quelli che soffrono per disturbi incurabili. Le lunghe giornate in ospedale – dove si trova ricoverata a Padova per una polmonite, ndr – sono stancanti, ma lei continua a farsi forza: «Grazie a chi mi sta difendendo. Anche se più che difese io preferisco le persone razionali che discutono, che si informano e si confrontano contro chi ha pareri opposti razionalmente», ha spiegato sul proprio profilo Facebook. Per poi precisare, di fronte a nuove accuse da parte degli animalisti estremisti, come non sia pagata da nessuno, né ci siano lobby dietro la sua storia.

Caterina Simonsen sperimentazione animale insulti animalisti 4

CATERINA SIMONSEN E LA SUA LOTTA PER LA VITA – Era bastata una foto su Facebook per farle piovere addosso ogni tipo di insulto, comprese intimidazioni e auguri di morte: «Per me puoi pure morire domani. Non sacrificherei nemmeno il mio pesce rosso per un’egoista come te», firmava Giovanna. Soltanto una della trentina di animalisti che l’hanno insultata per le sue posizioni. E per il suo voler difendere le ragioni della sperimentazione animale: ricerche che sono “vitali, indispensabili, in questi casi”, come ha spiegato al Corriere della Sera lo stesso Andrea Vianello, direttore di fisiopatologia respiratoria all’ospedale dell’università di Padova (il medico che adesso ha in cura Caterina, ndr). Oltre a precisare come, «in alcune fasi della sperimentazione, l’utilizzo di animali rappresenti la norma». Ma la sperimentazione è ben diversa dalla vivisezione, come la stessa Caterina e il mondo della ricerca scientifica sa bene. Dal letto del suo ospedale, la stessa ragazza ha voluto chiarire la sua posizione dal proprio profilo Facebook:

«Mai offendere, mai augurare brutte cose, riflettere prima di scrivere, verificare l’attendibilità delle fonti ecc… Volevo sottolineare che io in primis mi auguro al più presto che ci siano modelli che sostituisco un toto la SA, che però oggi sono solo prototipi. E sicuramente 25 anni fa non esistevano neanche. Senza voler creare ulteriore polemica, vi invito tutti alla ragione e a non prendere posizione, che possa essere pro così come contro la sperimentazione animale (usiamo i termini giusti, fa parte dell’informazione, la vivisezione, termine che piace tanto, è illegale) per partito preso senza esservi informati prima», ha precisato.

Sempre pronta al dialogo, nonostante i gravi insulti subiti. Dalle minacce in rete, fino alla difesa di chi sostiene la sua battaglia, passando per quella del nuovo segretario del Partito democratico Matteo Renzi, la storia di Caterina dallo scorso dicembre ha trovato eco nei maggiori quotidiani nazionali. Tutto era partito da un videoclip dove si mostrava con una mascherina in viso e un largo sorriso, spiegando i suoi dubbi verso il metodo Stamina e le campagne di boicottaggio sulla raccolta fondi Telethon. All’epoca il primo video postato in rete aveva ancora poche condivisioni. Sotto l’hashtag #ioesisto Caterina spiegava: «Ora gli animalisti si sono riuniti a Vannoni indicando i suoi modelli sperimentali. Funzionano? Non è vero, altrimenti staremmo usando quelli. Mi sento chiamata in causa», spiegò. Per poi ricevere le offese e gli auguri macabri di diversi animalisti.

«AVANTI DI RESPIRO IN RESPIRO» – Sul Corriere della Sera Caterina ha ricordato la sua storia e quanto sta oggi affrontando: «Quando avevo 18 anni e mi hanno detto che non sarei mai guarita, ho capito che ogni momento è importante». Era la prima diagnosi, quella per la malattia più grave di cui soffre, il deficit di Alfa 1 Antitripsina che le mina i polmoni. Ma Caterina Simonsen non aveva nessuna intenzione di mollare. Allora come oggi. Non senza replicare anche di fronte a chi l’ha accusata di essere pagata o rispetto a chi ha parlato di strumentalizzazioni: «Io non vado, né sono andata in Tv, né sono stata ripresa da nessuno. Il materiale che usano è quello dei miei video. Non vengo pagata da nessuno. Non ci sono “lobby” dietro».

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«”Strumentalizzazione”? Bella parola, perché ci ho messo volontariamente la faccia su quei video e su quella foto? Per tutto il resto nessuno mi ha chiesto permessi. Ma parliamone se volete: io ho 25 anni e quelle foto le ho fatte io, pensateci a chi fa le foto ai minorenni, ai bimbi affamati in Africa e agli animali cosiddetti “seviziati” in laboratorio, non che quelli sempre in braccio a qualche politico, quelli sono strumentalizzati, sono innocenti. Il fatto che io sia vera rode a tanti», ha aggiunto su Facebook. Per poi augurarsi che le accuse e le intimidazioni finiscano: «Gradirei che smettesse tutto questo stress sia di accuse rivolte verso di me, sia di “auguri” di morte, malattia e quant’altro – che continuano». Il suo unico obiettivo sarebbe soltanto quello di discutere e concentrarsi «sulla discussione della ricerca e della sperimentazione animale». Ha ribadito: «Io c’entro fino ad un certo punto e non ho voglia che la mia vita privata venga presa per “far colpo” come hanno fatto a mia insaputa. Ok, è servito a richiamare l’attenzione, tollerabile, ma ora parlate dell’argomento vero», ha spiegato, invitando a parlare della sperimentazione, più che della sua storia. «Buona giornata a tutti e smettete (tutti) di disturbare per favore».

NUOVE ACCUSE – Eppure le posizioni degli animalisti integralisti continuano ad essere le stesse, nonostante gli inviti di Caterina Simonsen al dialogo. Secondo il Partito animalista europeo e Memento Naturae «dietro il caso Caterina Simonsen» si nasconderebbero una serie di interessi con obiettivo il mantenimento della sperimentazione sugli animali e il contrasto al metodo Stamina. «Ciò che sta accadendo è una evidente strumentalizzazione della lobby farmaceutica che antepone il profitto alla salute pubblica», ha denunciato il Pae, secondo cui «la lobby del farmaco connivente con una classe politica corrotta ha voluto condizionare l’opinione pubblica trasmettendo immagini drammatiche sotto il profilo emotivo ma senza alcun supporto scientifico». Nel comunicato si legge: «Quale migliore propaganda di una ragazza affetta da malattia rara immortalata con mascherina ed erogatore d’ossigeno, respiro affannoso mentre contesta il metodo Stamina ringraziando Telethon ed il sacrificio dei topi che la mantengono ancora in vita?», hanno accusato. Sospetti e ombre alle quali Caterina Simonsen ha voluto replicare su Facebook, smentendo azioni lobbistiche dietro la sua storia, così come le accuse infamanti di essere pagata.

+Edit 15:10 30 dicembre: Caterina ha chiuso il suo profilo per qualche giorno. Cerchiamo di rispettarla, almeno adesso.+