Sangue di San Gennaro: fisica o Miracolo?

di John B | 24/09/2013

Come ogni anno, i giornali hanno dato ampio risalto al rinnovarsi del miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro nel mese di settembre, che si compie nel Duomo di Napoli davanti a una moltitudine di fedeli.

IL MIRACOLO – Il miracolo ha una storia e una manifestazione piuttosto complesse. La tradizione religiosa vuole che San Gennaro, al tempo vescovo di Benevento, fu decapitato nell’anno 305 in conseguenza delle persecuzioni contro i Cristiani, presso la Solfatara di Pozzuoli, dove oggi sorge un santuario dedicato al santo nel quale è custodita una pietra che, al momento dell’esecuzione, si sarebbe macchiata del suo sangue. Una parte del sangue sarebbe stata raccolta da una fedele in due ampolle, poi custodite nel Duomo di Napoli. Il miracolo dello scioglimento è documentato per la prima volta nel 1389. Da allora lo scioglimento è venerato come evento miracoloso e si compie tre volte l’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio; il 19 settembre (data che alcune fonti indicano come quella della decapitazione, altre come quella di nascita) e il 16 dicembre. Lo scioglimento è un segno di buoni auspici, quando viene a mancare è interpretato come profezia di imminenti sventure.

L’AMPOLLA – In concomitanza con lo scioglimento, anche la pietra del Santuario a Pozzuoli si tingerebbe di rosso davanti agli sguardi di centinaia di fedeli. Questa è, in sintesi, la descrizione religiosa del fenomeno. E’ comprensibile che le sue caratteristiche (ciclicità e possibilità di essere visualizzato e documentato) ne fanno un oggetto di studio privilegiato sia per i credenti che per gli scettici, in quanto da un lato c’è la possibilità di dimostrare l’esistenza di un miracolo (e di conseguenza di provare che la religione non è solo fede) e dall’altro c’è la necessità di “smontare” il miracolo e ricondurlo a realtà materiali ben individuate. In tutto questo la Chiesa ha adottato una posizione ufficiale molto prudente, affermando che non ci sono prove che il sangue di quelle ampolle appartenga effettivamente a San Gennaro e non ci sono sufficienti elementi né per dimostrare né per escludere che il fenomeno abbia spiegazioni fisiche. Qualsiasi analisi critica deve partire da un accertamento che sta necessariamente a monte di tutti gli altri: c’è sangue in quell’ampolla? Infatti, affinché si possa ipotizzare che lo scioglimento abbia del miracoloso, bisogna stabilire se quel liquido sia sangue. Il sangue coagulato non si può sciogliere, specialmente a distanza di secoli, mentre esistono liquidi e sostanze che possono alterare il proprio stato, passando da quello solido a quello gelatinoso e liquido, a seconda delle sollecitazioni meccaniche e termiche a cui sono sottoposti.

SCIENZA – Tra gli scettici, compresi alcuni studiosi del CICAP (famosa organizzazione che ha per scopo la verifica dei fenomeni paranormali e dei miti e delle leggende più diffusi), era dominante la teoria che qualcuno (forse qualche alchimista) avesse realizzato un qualche liquido con quelle proprietà, proprio al fine di proclamare il miracolo. Oggi però non ci sono dubbi sul fatto che in quelle ampolle sia contenuto sangue. Lo stabilirono alcuni scienziati già nel 1902 e da allora si sono susseguite conferme, nel 1989, nel 1999 e nel 2010. A questo punto bisogna stabilire perché quel sangue si sciolga. C’è chi sostiene che in determinate condizioni il sangue può effettivamente sciogliersi. Il biologo Giuseppe Geraci, a cui si deve la definitiva dimostrazione che le ampolle di San Gennaro contengono sangue, ha fatto alcuni esperimenti con il proprio sangue e con altre reliquie contenenti sangue mostrando che anche il sangue condensato può sciogliersi. Tuttavia questi esempi non possono essere applicati direttamente alla reliquia di San Gennaro. Innanzitutto perché l’ampolla è molto antica e quel sangue è lì da secoli. Provate a far coagulare del sangue e poi a cercare di farlo tornare liquido dopo 100 o 200 anni, semplicemente scuotendolo con le mani o riscaldandolo con il vostro calore corporeo. E’ un’impresa impossibile. Poi perché il sangue di San Gennaro non si comporta sempre nello stesso modo: capita che non si sciolga. Ad esempio è successo il 30 aprile 2011. Qualche altra volta, invece, il sangue era già sciolto al momento di prelevare le ampolle dalla cassaforte che le custodisce. E’ successo proprio quest’anno, a maggio.

SANGUE? – Intanto, la posizione del CICAP, nonostante le critiche giunte da alcuni validi scienziati, continua a essere quella che le ampolle non conterrebbero sangue. Il CICAP fa notare, a ragione, che nessuno ha veramente analizzato direttamente la composizione chimica del liquido contenuto nelle ampolle. Tutte le analisi sono sempre state indirette ed è possibile realizzare, con sostanze facilmente reperibili in natura e quindi nella piena disponibilità degli alchimisti del 14° secolo, un gel con proprietà tissotropiche, ossia che possono passare da uno stato solido o gelatinoso a uno stato liquido semplicemente scuotendole. Il ferro contenuto in questo gel provocherebbe “falsi positivi” all’esame spettroscopico, apparendo emoglobina e quindi sangue. E allora, chi ha ragione? Su certe questioni le diatribe servono a poco. Non è possibile analizzare direttamente il liquido senza distruggerlo (la semplice apertura delle ampolle potrebbe provocarne l’irrimediabile contaminazione o alterazione) e chi crede nel miracolo lo fa per fede, prescindendo dalle spiegazioni razionali. Anche in presenza di una spiegazione scientifica, infatti, il fenomeno è oggettivamente così strano e insolito che resterebbe comunque “miracoloso” agli occhi dei fedeli. Tuttavia una spiegazione logica alla vicenda c’è. Per arrivarci, dobbiamo partire dalla constatazione che un’ampolla molto simile a quella del Santo e anch’essa vecchia di secoli, custodita negli stessi luoghi, è stata analizzata e in essa è stato trovato sangue che ha mostrato la stessa capacità di liquefarsi. Tanto già basta a poter escludere la natura miracolosa del fenomeno. E’ quindi ragionevole ritenere che effettivamente anche l’ampolla di San Gennaro contenga sangue. Semplicemente, potrebbe non contenere solo sangue o comunque il sangue in esso contenuto potrebbe essere stato alterato, nel passato, facendogli assumere una struttura un po’ diversa da quella normale. Non è detto che ciò sia stato fatto in malafede.

COME FUNZIONA? – Forse qualcuno intendeva preservare meglio il sangue, o renderlo più “vivo” o mantenerlo fluido. Insomma, l’intervento potrebbe essere stato effettuato con il nobile fine di conservare al meglio l’aspetto della reliquia, come è stato fatto, ad esempio, per le mummie egizie, senza aspettarsi che il prodotto finale avrebbe avuto la capacità di liquefarsi e solidificarsi a distanza di secoli. La conservazione in un ambiente sigillato dall’aria esterna ha fatto il resto. Ciò spiega il fatto che esistano numerose ampolle che presentano fenomeni simili, ma meno conosciuti. E per la pietra del Santuario di Pozzuoli? In realtà un saggio di muratura effettuato dal prof. Ennio Moscarella negli anni settanta evidenziò che la pietra è successiva di circa due secoli rispetto alla data in cui sarebbe avvenuta la decapitazione del Santo. San Gennaro non c’entra nulla, quindi, ed è probabile che i fenomeni di trasudazione siano dovuti alla composizione della pietra o, più banalmente, all’immaginazione dei fedeli. (Photocredit: Lapresse)