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Il New York Times e gli italiani che parlano con le mani

Tocca a Rachel Donadio spiegare ai lettori americani perché gli italiani muovono tanto le mani mentre parlano, anche al telefono.

italiani mani

UNO STILE UNICO – In copertina la foto di una conferenza stampa di Nicola Cosentino che disegna concetti nell’aria ad arricchire il discorso che consegna ai microfoni e subito l’incipit tra i più classici: ” In quel grande teatro all’aperto che è Roma, i personaggi parlano con le mani almeno quanto con la bocca”.

UN PEZZO DI COLORE – Segue una serie di descrizioni dei più tipici segnali manuali italiani, dal “che vuoi da me?” con “le dita unite al pollice” al battere un dito sul polso per dire che è tardi, un elenco arricchito anche da un video “The Italian Gesture” e e da una grafica interattiva, “A Short Lexicon of Italian Gestures, per aiutare i lettori più pigri che non hanno voglia di ricostruire il tutto attraverso le descrizioni verbali. Entrambi interpretati da un mimo, sono decisamente più accessibili degli sforzi di Donadio.

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UNO STUDIO APPROFONDITO – Le riflessioni e le ricerche dell’autrice l’hanno spinta a immergersi nel problema, non manca così l’opinione del tassinaro stupito al sapere che gli americani invece non gesticolano al quale risponde lo stupore della giornalista al notare che qui invece gesticolano tutti, dai bambini agli anziani. Un pezzo tutto di colore, con il ricordo di una condanna per danni a un uomo che gesticolando ha colpito inavvertitamente una donna in piazza, passando per gesti dell’ombrello di Bossi e finendo al re del cabaret all’italiana, quel Berlusconi che al G20 ha esibito gesti da consumato marpione all’indirizzo della first lady americana.

CERCANO DI CAPIRCI – Non mancano neppure l’opinione dell’esperta, la professoressa di Psicologia Isabella Poggi, e l’excursus storico, che fa risalire il ricorso ai gesti al lungo periodo di dominazione straniera e di divisioni della penisola, che costrinsero gli italiani a sviluppare una specie d’asciutta lingua franca che poi è rimasta nella cultura degli italiani. C’è persino l’immancabile parere del sacerdote, che fa notare come i gesti evolvano meno velocemente delle parole e ci sia identità tra quelli usati nella penisola e molti in voga nella Grecia classica. Un grande classico da inquadrare nel filone anglosassone dell’osservazione etologica dei latini, ma in fondo decisamente migliore di molte altre.