Amore Criminale: la storia di Anna

di Redazione | 30/05/2016

Amore Criminale nona puntata Sabrina Blotti

Essere uccisa brutalmente dal compagno che non vuole accettare la fine della relazione. È la tragica fine di tante, troppe donne nel nostro Paese. Come quella a cui è andata in contro Anna, uccisa in modo brutale dal suo ex fidanzato: una storia raccontata nella quarta puntata di Amore Criminale in onda su Rai3 che, con la tecnica della docu-fiction, ricostruisce una storia che ha molti punti in comune con quella di Anna Costanzo, la truccatrice dei vip ferita, strangolata e annegata nella vasca da bagno la notte tra il 10 e l’11 luglio 2009.

ANNA COSTANZO, DELITTO ATROCE

Come la Anna della storia raccontata dal programma di Barbara De Rossi, Anna Costanzo perse la vita a 50 anni, nella sua abitazione, nel rione san Girolamo di Bari, per mano dell’ex fidanzato Antonello Angelillo, allora 35enne, nel 2014 condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. Fu prima strangolata e poi legata e imbavagliata, per far credere che l’omicidio avesse uno sfondo sessuale, poi annegata, perché l’assassino la credeva ancora in vita. Un delitto atroce, che l’autore ha confessato solo dopo la prima sentenza del processo di appello.

ANNA COSTANZO, AMANTE E CONSIGLIERA

Anna Costanzo lavorava al teatro Petruzzelli di Bari. Il lavoro era la sua grande passione. E quel lavoro le aveva permesso di conquistare la stima di tanti artisti. Quello con l’omicida non è stato descritto dai giudici in una delle sentenze come un semplice rapporto tra amanti. Anna era «la sua compagna, la consigliera, la persona a cui rivolgersi per chiedera aiuto psicologico». Il ruolo avuto dalla donna nella vita del suo assassino «era la chiave di lettura delle azioni e delle reazioni di Angelillo che temeva di essere abbandonato».

ANNA COSTANZO, ARTISTA A 360 GRADI

Anna Costanzo passava dalla lirica alla pubblicità, era un’artista a 360 gradi. Aveva grandi capacità professioali e umane. «Era una persona stroardinaria, buonissima, generosa, simpatica, disponibile, sempre allegra, sempre capace di mettere di buon umore uno staff artistico e tecnico», ricordava Giandomenico Vaccari, direttore artistico della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari. «Entravo in teatro e lei, in sala trucco, era tranquillizzante, era un punto di riferimento straordinario. Era una grande artista del trucco, e del travestimento, perché in teatro ci si traveste. Lei sapeva truccare in maniera impareggiabile. Era una grande truccatrice internazionale, con un grande talento. Era una grande artista. Abbiamo perso una delle creature uniche e non riproducibili».

(Photocredit copertina: Facebook/Amore Criminale)