Coppia dell’acido, la madre di Alexander Boettcher: «In carcere è maturato»

di Maghdi Abo Abia | 04/09/2015

Alexander Boettcher

«Penso che Alexander possa crescere suo figlio». Così dice la madre di Alexander Boettcher a a Quarto Grado, il programma di approfondimento giornalistico di Rete 4 che torna da stasera, dopo la pausa estiva, con un’intervista esclusiva a Patrizia Ravasi, madre di Alexander Boettcher, arrestato con Martina Levato nel dicembre 2014 con l’accusa di aver aggredito con dell’acido il 22enne Pietro Barbini.

Alexander Boettcher
ANSA / MATTEO BAZZI

«ALEXANDER PUO’ CRESCERE SUO FIGLIO»

La donna ha parlato del nodo affidamento senza lanciare alcuna accusa nei confronti della giustizia

«Non ho ancora visto il bambino. Il fatto che sia stato allontanato da Martina, penso sia stata una decisione sofferta da parte del Tribunale dei Minori. Io mi sono proposta in seconda battuta per l’affido, perché in prima il legale aveva proposto mio figlio. E una volta chiariti bene i ruoli e le responsabilità di quanto accaduto, penso che Alexander possa crescere suo figlio. Se dovessero affidarmelo, lo riempirò sicuramente d’amore… lo supporterò in tutti i sensi e avrò un approccio molto educativo. Non lo priverò mai della presenza degli altri nonni, che penso sia fondamentale, e cercherò, per quanto possibile, di offrirgli una vita normale. Il bambino va preservato e protetto in tutti modi».

 

«MIO FIGLIO DEVE PAGARE PER LE SUE COLPE REALI»

La donna, parlando di quanto avvenuto e del suo rapporto con Alexander Boettcher difendendo il figlio, ritenendo che non abbia colpe “criminali”:

«Sono una donna moralmente integra, per cui con mio figlio uso la stessa chiarezza e integrità. Non mi ha mai sfiorato il dubbio che possa essere l’ideatore di un piano criminale. Ho sempre detto che mio figlio deve pagare per le reali colpe che ha, ma sono colpe che ritengo non siano criminali»

 

LEGGI ANCHE: Martina Levato, la donna dell’acido e il figlio fuori dalla clinica

«LA COPPIA DIABOLICA NON E’ MAI ESISTITA»

E quando le si fa notare la testimonianza di Andrea Magnani, il terzo uomo che accusa Alexander di essere la mente dell’attentato, la donna risponde:

«Quando dico che tengo molto a definire i ruoli dei protagonisti e delle comparse, intendo questo. La coppia diabolica che ha riempito le pagine dei giornali non è mai esistita. In questo caso c’è una coppia genitoriale e un terzo uomo, che ha un ruolo fondamentale in questa vicenda»

Parlando delle altre accuse, la signora difende il figlio:

«Nel primo episodio con Antonio Margarito, Alexander non c’entra nulla sicuramente. È stata un’aggressione della signorina Levato. Non mi risulta che Giuliano Carparelli sia stato aggredito con l’acido. Per quel che riguarda Stefano Savi ha detto di essere aggredito da un uomo basso e tarchiato: ciò sicuramente esclude a priori la figura di mio figlio»

«ALEXANDER IN CARCERE E’ MATURATO»

Per quanto riguarda l’esperienza in carcere, secondo la donna la cosa sta aiutando il figlio a maturare e crescere:

«Recentemente ho notato che per Alexander sta diventando costruttiva l’esperienza del carcere: ho scoperto in lui la capacità di creare legami affettivi, non solo con i detenuti, ma anche con le guardie carcerarie… Gioca a suo favore, perché lo vedo maturare. L’ho sempre definito adulto anagraficamente, oggi lo vedo molto più riflessivo e molto più maturo»

(Photocredit copertina ANSA / MATTEO BAZZI)