Affittopoli Roma, il commissario Tronca: «Sfratti in arrivo, e le case in vendita»

di Redazione | 05/02/2016

Il commissario di Roma Capitale Francesco Paolo Tronca prende di petto il problema dell’affittopoli romana: saranno censiti tutti gli immobili del comune occupati a canone irrisorio dagli inquilini, chi ha titolo per rimanere sarà lasciato nell’immobile previo adeguamento del canone, tutti gli altri saranno messi alla porta. E c’è da dire, però, allo stesso tempo, che l’operazione necessaria sarà tutt’altro che facile: tanto che è lo stesso commissario Tronca a sostenere che il suo impegno non potrà che essere un inizio, che la prossima amministrazione dovrà completare.

AFFITTOPOLI ROMA, IL COMMISSARIO TRONCA: «SFRATTI IN ARRIVO E CASE IN VENDITA»

Fabio Rossi sulla Cronaca di Roma del Messaggero spiega.

Il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca non nasconde la complessità dell’opera: «Ci troviamo davanti a una situazione non definita e potremmo trovarci di fronte a un fenomeno sommerso le cui condizioni io non conosco – spiega il prefetto – Quindi se non ce la dovessimo fare completamente, vorrà dire che avremo avviato e portato avanti un fortissimo lavoro e si tratterà soltanto di completarlo: a questo ci penserà l’amministrazione democraticamente eletta».

“Roma Capitale possiede 42.455 appartamenti e altri immobili: solo per 24.525 di questi è possibile conoscere canone d’affitto”, scrive ancora il Messaggero: sono due le task force del Comune di Roma attualmente all’opera per il censimento degli immobili capitolini.

Sia come sia, se e quando il censimento degli immobili capitolini si riuscisse a portare a termine, quali sarebbero le scelte per uscire dal pantano? Essenzialmente due: sfratto per chi manca di titolo per l’occupazione, adeguamento dei canoni per tutti gli altri. 

Fermo restando le scelte del prossimo sindaco eletto, in Campidoglio si sta facendo largo l’ipotesi di cedere le case che saranno liberate dagli occupanti abusivi. L’idea originaria di «metterle a reddito», ossia di inserirle nel mercato ordinario degli affitti, cozza però con le reali possibilità di una macchina capitolina che, per incapacità o per dolo, ha lasciato incancrenire per decenni un sistema fuori da ogni criterio di legalità o di semplice logica. Tronca potrebbe così seguire l’idea originaria degli ex sindaci Gianni Alemanno e Ignazio Marino: entrambi avevano puntato sulla vendita degli appartamenti comunali non di edilizia residenziale pubblica, ossia non classificabili come case popolari. Ma le due delibere approvate dalle rispettive amministrazioni (nel 2012 e nel 2015) hanno fatto la medesima fine, restando sostanzialmente lettera morta. Diverso il discorso per coloro che dimostreranno di avere le carte in regola – sotto forma di contratti – per abitare nelle case comunali. In quei casi, a meno che la magistratura non appuri reati come corruzione o abuso d’ufficio, gli inquilini potranno restare nelle case, ma con canoni d’affitto adeguati ai valori di mercato. Particolare attenzione sarà accordata ai casi di maggiore disagio economico. Ma scompariranno (almeno nelle intenzioni del commissario straordinario) gli affitti a 10 euro al mese, o poco più, con vista su Colosseo o Fontana di Trevi. Così come dovranno essere riviste tutte le concessioni, dai partiti politici alle associazioni di vario tipo.

 

 

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