Cari cittadini. Le statistiche continuano a ripeterlo: noi italiani guadagniamo poco, lavoriamo troppo e consumiamo meno. Bé, non mi risulta affatto. Per dimostrarvi che le cose stanno diversamente, potrei elencare diversi esempi pratici. Comincio dal più lampante: me stesso. Guardatemi. Da aprile, cioè da quando sono stato eletto, ho lasciato il mio vecchio impiego per dedicarmi al mestiere di parlamentare: ebbene, in questo modo il mio stipendio è quadruplicato. Peraltro, adesso lavoro la metà del tempo. Ma rispetto a prima, spendo molto più danaro in vacanze e beni di lusso. Insomma, in meno di tre mesi il mio tenore di vita è migliorato alla grande. Questa la chiamate stagnazione? Ma fatemi la cortesia.

Amici elettori, il dibattito politico verte oramai totalmente sulla questione delle intercettazioni. Ammettiamolo: le intercettazioni, quando le leggiamo sul quotidiano, sono divertenti. Un po’ meno divertenti quando a leggerle è un magistrato, ad alta voce in un aula di tribunale. Ora, io credo che si possa arrivare a un compromesso in grado di accontentare tutti, deputati e comuni mortali. E cioè: ai giudici inquirenti sia proibito utilizzare le intercettazioni. Vietato, punto e basta. Di converso, però, i giornali vengano autorizzati a pubblicarle, anzi vengano obbligati a farlo. Così il popolo resterà comunque informato e potrà continuare a ridacchiare delle zozzerie che noi politici combiniamo. E noi ci sentiremo
finalmente liberi di esprimerci al telefono senza l’assillo di rischiare la prigione. Magari, al telefono, impareremo ad essere ancora più spassosi, per la vostra gioia. Allora, cari cittadini, che ne dite?

Onorevoli colleghi, permettetemi di spendere una parola in favore di un gruppo sociale di cui in queste ultime settimane giorni si è parlato molto. E a sproposito. Avete già capito, penso a loro. Si può sapere cosa vi hanno fatto di male? Perché li menzionate sempre in senso dispregiativo? Perché usate il loro nome come fosse un’offesa? Lasciateli in pace! Io, modestia a parte, nel tempo libero, li frequento. Li considero miei amici. E posso assicurarvi, son brava gente. Non ho mai avuto modo di lamentarmene. Con me si comportano sempre da persone gentili. No, amici deputati, non mi riferisco agli zingari, ma cosa avete capito. E neppure ai magistrati, ci mancherebbe altro. Né ai sindacalisti. Neanche ai napoletani, figuriamoci. No, io dico proprio i magnaccia. Io sono loro cliente, e mi son sempre trovato molto bene.

Il capo del partito democratico dice che sta organizzando una grande manifestazione di piazza per il prossimo autunno. Gli ho chiesto come mai in autunno e non subito. Mi ha risposto che adesso fa troppo caldo, e troppa gente pensa già alle ferie d’agosto: si rischia il flop. D’accordo. Però nemmeno l’autunno va bene: in quel periodo piove spesso, e il ponte di ognissanti potrebbe scoraggiare le adesioni. Neppure l’inverno è adatto, per via del natale e del gran freddo. Non parliamo della primavera: il clima è mite, certo, ma in quel periodo tutti gli italiani sono presi dall’acquisto delle uova e dai preparativi della gita di pasquetta. Insomma, a mio avviso questa manifestazione non potrà mai avere luogo: come vedete, ci sono troppi impedimenti.

Gianni Brera era un catenacciaro. Un reazionario. Un uomo bulldog dalla perenne Faccia all’Arme. Uno zulu lombardo. Un “misogeno” vecchio come ogni grande scrittore. Un ansiotico conservatore di quell’orrido calcio che fu, che era, chissà quando, mai stato. Un becchino d’ogni talento libero & bello, da seppellire vivo per ammuffirlo in un “vegeto”. Il frate ricco di spirito, in tutti i sensi, nel convento dei ricchi di altro. Un uomo che faceva provincia. Un uomo che faceva tanta provincia. Un uomo come Iddio la manda e comanda giù in terra, che faceva tanta ma tanta ma tanta ma tanta provincia. Eppure. Quale miglior scherzo del destino, allora, sentirlo usare fuori borgo per fare il cicchetto, sintetizzando il peccato, alle abatine in vacanza da sole. A proposito di immortalare qualcosa, titolare a Lloret de Mar (allora non era Ingrid): “il corpo della ragassa”. Hic.

Flaiano ne ha dette tante. E come lui anche Longanesi. Due cervelli comodi comodi nel cinico realismo. Apprezzati così tanto. Citati campioni d’intelligenza delle persone e cose, forse perché, come loro due confermerebbero, il pessimismo in società e nel mondo infame è portato come esempio massimo di miglior mondo possibile. A fronte dell’ottimismo, roba per magnaccia e costruttori edili, robaccia tagliata per chi specula sul futuro. Forse perché, chioserebbero loro due all’unisono, semplicemente la gente crede da subito, d’istinto, alle peggio cattiverie sul proprio conto. Prendete perciò la Betancourt. La quale appena liberata in pieno ottimismo della volontà ha fatto per noi tutti il punto. Giorni belli della vita due, quando vinci perché parti e quando vinci perché torni: il resto dei sei anni, ci ha fatto un volume tanto.

Scena d’arrivo, Betancourt Ingrid, Aer.De Gaulle, De Paris. Sarkozi ? Chi l’ha visto, tanta la statura di ella.
All’arrivo da Miss Sarkozi, lilla, per rispetto, al posto del viola, delicata, bella, anzi bellissima come scrivono quelli che scrivono solo per le donne, leggiadra, cattolica, catto-colombiana, catto qualche cosa, non minimizziamo, catto-na va’, martire, madrina, cretina ? mannò se si può dire ingenua, tanto “ingenuità ed intelligenza vanno sempre a braccetto” by Cirino Pomicino e se lo dice lui credeteci, ve lo faceva credere, capelli fulgenti, neri, nera, nerissima, lilla lillissima, splendida, filiforme, depilata (due giorni che valgono per sei anni, tre per due). E poi Prima, prima tra donne, tra i pari, gli spari, i dispari e le stelle, prima di tutto e in tutto, prima in Lost, prima e unica all’andare e tornare. Prima è per sempre.
La Bruni Carlà, in tutto questo ? Viola.

Una crepa. Una nota stonata, nel coro equanime c’è. Si, Sarkozì ne è stato entusiasta. La Palombelli addirittura ha parlato di sequestro dietetico o vacanze intelligenti, poi, nella smentita barra rettiFica, non si sa bene. Berluska non ne parliamo, per la contentezza va a Matrix. Anziché Canossa. Ma lo stesso una crepa vistosa s’è aperta e profondamente allargata nel coro di contentezza unanime per la liberazione, giusto in tempo per l’altra liberazione, quella della Carfagna da ogni dubbio, di Ingrid Betancourt. La Carlà Brunì ha difatti sbottato: sempre così per noi donne di successo in questo mondo di falchi, uomini e di farc. Ora che s’è liberato un posto, e che posto, mica l’occuperà la Cecilià, vero?

Necrologio Dino Risi



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