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ordina al segretario di portargli il cane a spasso

arringa una plaudente folla dal balcone di casa

ha votato per se stesso

viola la par condicio organizzando una cena elettorale a carico dei contribuenti all’Enoteca Pinchiorri di Firenze

Faremo come Noodles. Andremo a letto presto. Quando tutto questo che è qui e circondava noi sarà finito e quel che c’è per ultimo se ne sarà andato, quando verranno a staccarci l’ultimo post, quando quello che c’è C’era una volta questo Qualcosa sarà ancora qualcosa. Qualcosa di troppo. Poi ci penseremo. Tutte le volte che ci penseremo non saranno troppe o poche ma tutte le volte necessarie. Lo scambio di culla delle nostre esistenze sarà terminato. Tutto tornerà come prima. Al nostro posto. Chi starà peggio e chi ci andrà di persona a prenderlo nel culo, per tutte le volte che abbiamo fatto tardi con la vita vera, tutte le volte che siamo stati acqua che va ovunque e non un giro a vuoto, impegnati a farci troppo grandi e troppo noi. A far rumore in tutti i modi, farci onore in tutti i luoghi e andare a fondo in tutti i laghi. In tutti noi. Ad aspettarci. Invano. Eravamo irraggiungibili.

Alla corte ? Alle corte semmai. Riguardo le liste per le Regionali, saremmo già andati a casa se, scaricato dai partiti il problema e in casi più fortunati il posto dei corrotti, a noi non avessero caricato purtroppo lo stantio dibattito sulla corruzione. La quale piaccia o meno è più fedele di una moglie: ci fa compagnia sia in ricchezza che in povertà. Discuterne è inutile come una Olimpiade invernale: per vincere occorre non partecipare. Dibattito ben semplificato da due politici che per fortuna della nostra nessun voglia hanno pure lo stesso cognome anche se un diverso torto. Una di volerci impiccare. E l’altro di darle corda.
Dibattito che verte sul legiferare qualunque o il mantenersi lucidi comunque. Dibattito che da buona bandiera sta a mezz’asta. Tendere al cielo da dove stender la gente. O toccare subito terra.

Si pensava che baciando la maglia Mou tenesse la bocca impegnata. S’è esibito invece nel numero preferito dagli italiani: siamo tutto un magna magna. Siamo. Lui è portoghese nell’entrare come nell’uscirne senza pagare dazio. Dice che quando è scoppiata Calciopoli si ricorda dov’era proprio in quel momento, ha teste giura: a casa sua a vergognarsi di dar da mangiare col calcio a moglie e figli tanto che il suo presidente al Porto col calcio ha deciso forse di far mangiare i suoi arbitri anziché i suoi congiunti. Forse, perché anche in quel caso alla fine non era vero niente e ne sono usciti solo assolti o rimborsati. Forse, perché alla fine queste Calciopoli, portoghesi o italiane che siano, ha ragione Moggi, sono tutte uguali. Sono le conferenze stampa di Mourinho, il quale si alterna nell’unica parte in commedia. A seconda del paese e le usanze che droghi, chiacchiere o distintivi.

Alla fine bisogna rassegnarsi alle cose della vita. Pure Beppe Severgnini ieri ha avuto i suoi cinque minuti di notorietà. “Giornalettismo” che lui mette tra le virgolette perché evidentemente a metterlo in parentesi proprio non ce l’ha fatta ce l’ha con lui. Chi è Severgnini ? Giusto, voi prima che lo nominaste D’Amato nisba. Severgnini è il quinto Beatle e ha inventato l’interismo, cioè quella versione di Moccia applicata al calcio che vede uomini adulti mimare i lucchetti o fare i ragazzini anziché come al cinema farseli e basta. Il problema è sempre farsi una storia. Severgnini con tutto il candore ci ha provato coi bimbi down e le loro mamme, D’Amato con quasi tutto il suo cuore ha provato e basta con lui. Cinque minuti di sveglia e ha battuto Candide. Che però non si spettina il pelo. Continuerà a farsi sotto su mamme, down e mondo crudele col nuovo gruppo Fb: Scusa se ti sgravo, amore.

paladinou La Vignetta

di Emanuele Diliberto

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di Mauro Biani

italiaj La Vignetta

di Emanuele Diliberto

57 pagine: «23456»