Lo so, fare il pieno alla propria automobile sta diventando un vero problema per milioni di famiglie italiane. Avete ragione a lamentarvi, amici elettori. Ma permettetemi di darvi un consiglio paterno. In tempi difficili come questi, bisogna agire d’astuzia. Seguite il mio esempio: io, la mia macchina, la uso pochissimo. Anzi, non la uso quasi mai. Vi giuro, non mi rifornisco di benzina da almeno tre mesi, e vivo lo stesso. Voi mi domanderete: come è possibile? vai piedi, in bicicletta? No, amici miei. La soluzione è ancora più semplice e meno faticosa. Se debbo spostarmi, prendo un taxi. E se il viaggio è lungo, l’aereo.

Onorevoli colleghi, buongiorno a tutti, e grazie delle caloroso bentornato. Rieccomi qui al compiere il mio dovere di rappresentante del popolo. Certo, nelle ultime settimane non ho potuto deliberare nessun disegno di legge. Né partecipare ad alcuna discussione in aula. Mi spiace. Non è colpa mia. Ma ringrazio gli amici preoccupati dalla mia assenza. E in particolare il mio capogruppo, che, qualche giorno fa, mi ha chiamato sul cellulare: “Dove sei, è un mese che non ti si vede in Parlamento: stai male?” Insomma, gli ho dovuto spiegare che stavo benissimo, là in Costa Smeralda. E che pensavo il parlamento fosse già chiuso per le ferie. Scusate.

Che noia, sempre a parlare di soldi. D’accordo, è vero: sono stati tagliati i fondi alle università pubbliche. Evvabbè, che vuoi che sia. Non c’è motivo di allarmarsi. Certo, gli atenei statali probabilmente saranno costretti ad aumentare le tasse di iscrizione. E nel lungo periodo, a chiudere alcune sedi. E a tagliare sui servizi. Pazienza. Io sono tranquillo. Vedete, pure io ho figli come voi. Ne ho tre. Non se vi rendete conto. Eppure io, da padre, questo problema dell’università non me lo pongo affatto. Vi assicuro: non sono per nulla preoccupato. E in fondo, perché mai dovrei esserlo? Loro l’università l’hanno già fatta.

Onorevoli colleghi, gentili cittadini, signori sindaci e presidenti delle regioni e delle province: scusate, ma io davvero non capisco. Siamo oramai nel terzo millennio, la tecnologia e internet oramai hanno fatto oramai passi da gigante, ne converrete. E invece qui stiamo ancora discutere di problemi vecchi come il cucco. Allora mi chiedo - anzi, chiedo a voi: ma tutti questi islamici con le loro pretese di pregare in istrada, perché la moschea non se la fanno su second life?

La Grazia per Marina Petrella viaggia sull’asse Sarkò-Potere Operaio. Il destro più pop del West del mondo appare alleato ai fuoriusciti e fuorientrati di Francia e diventato l’uomo della provvidenza per l’ex Potop, prima di Pace che ne ha tessuto le lodi vaticinandogli un ruolo euro-determineè con un bel papello, poi Piperno, ora Scalzone. Questo popò di Napoleone de droite è divenuto, con la ripresa energica della dottrina Mitterand e la richiesta imperativa, all’Italia, di Grazia per Marina Petrella, e non vi dico nemmeno quando ha trattato da impiegato il riformista Napolitano, il nuovo modello a sinistra maxime anche se provvisorio. Certo, non proprio una prima scelta, un napoleone di prima mano o primo pelo. Tanto di questi tempi anche un napoleone terzo, per la rivoluzione, va bene.

“Lo spettacolo della rissa”.La tv italiana “ha preso molto”da lui.“Straordinario personaggio televisivo”e mediatico a tutto tondo,“anarchico”del Teatro della vita,burattinaio maliardo ed insieme burattino di se stesso e del proprio incontrollabile genio nell’improvvisazione.Ha riempito intere giornate delle nostre esistenze,affascinandoci con lo spettacolo di noi stessi all’opera ed insieme mettendolo all’incasso.Ha bruciato le nostre gioventù televendendoci coraggiosamente l’essenziale,i nostri bisogni di masticare sia la mortazza che la politica,“interpretandolo in maniera del tutto personale”.Figlio del popolo,passato per il gioco delle tre carte,il cabaret,i network pubblici e privati,sempre sospeso tra i miliardi e la censura. Bene.
Barba a parte, l’epitaffio di Funari è stata l’ennesima prova generale di questo benedetto onore delle armi in coro, quando sarà, per Silvio Berluskoni

Si conclude la settimana a tema. Liberiamoci della Liberazione di Ingrid B. Ha oscurato persino la presa della Bastiglia, la presa della Ingrid.
Praticamente una festa.
Una mascherata, proprio.
Soldati travestiti da Che. Marines travestiti da rivoluzionari. Colombiani travestiti da colombiani. Ricatti travestiti da riscatti, riscatti di soldi travestiti da riscatti morali. Un recupero crediti per una liberazione, una intercettazione di danaro pubblico per una intercettazione di personaggio pubblico. La jungla presa per Lloret De Mar, Lloret de Mar presa per la jungla. Franza o Spagna purché se magna. E alla B. Liberata, Libera come l’associazione di Rita Borsellino ma a lieto fine di lucro, andava pure tutto bene. Ma quando ha saputo pure del finto italiano, non ha potuto, insieme a tutti noi, non porsi lancinante la domanda.
Cribbio, pure qui, in questo magna manga, Antonio Di Pietro ?

Padre Clodovis Boff, eminente teologo, esponente di punta della cosiddetta Teologia della Liberazione, ha scoperto la sacra acqua calda. Non c’è pace senza rituale. Vera pace senza la forma. Non c’è scopo alla Chiesa, salvezza tramite essa, un chiaro brand sul mercato “ideali” se, trascurando l’Uomo in favore dei poveri, abdichi al rito. Non c’è alcuna liberazione reale dai bisogni se non ti liberi dal bisogno di senso soddisfacendo la tua fame di sacro. Non si fa religione ma sociologia se non fai sapere quanto dia gusto il mistero di Dio con le pere. L’obbedienza e la fede, al posto di libro e moschetto. Una abiura totale, dunque, e così servirebbe prenderla tutti, evitandoci inutili sforzi e vacue parole. Con questo caldo, poi. Una sola preghiera, a tale proposito: non dite ad Ingrid che dalle sue parti, altro che un parlarne devoti, stan facendo la Festa alla Liberazione.



Avvertenza/Disclaimer

Giornalettismo.com è un sito d'informazione sviluppato ed aggiornato con contributi saltuari ed occasionali allo scopo di diffondere sul web notizie ed opinioni e per fornire chiavi di lettura dell'attualità. Giornalettismo.com non è un prodotto editoriale, ospita pubblicità per contribuire al sostenimento delle spese di messa on line dei contenuti e di mantenimento del sito. Alcune delle immagini interamente o parzialmente riprodotte in questo sito, o rielaborate per la pubblicazione, sono reperite in Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, verranno rimosse su richiesta dell'autore o eventuale detentore dei diritti di riproduzione. Giornalettismo.com - sede in Roma - Partita IVA 10585520587