Onorevole colleghi, dunque la decisione è presa. Migliaia di impiegati statali oziosi verranno perseguitati peggio dei cristiani al tempo di Diocleziano. Me ne compiaccio. Non se ne poteva più di uscieri lavativi e sportellisti in malattia. Spero che i licenziamenti di massa comincino presto. E che le visite degli ispettori siano puntuali e severe. Insomma basta con questi perdigiorno, basta! E tuttavia, vorrei segnalarvi un caso particolare: mio cognato. Va bene, lui è dirigente in un’azienda pubblica, guadagna centinaia di migliaia di euro netti mensili e si presenta in ufficio un giorno sì e dieci no. Ma posso assicurarvi che il poverino è oramai abituato a un tenore di vita elevatissimo: se licenziato, morirebbe di crepacuore.
Onorevoli colleghi, non so se ho capito male. Ma a quanto mi dicono, in questa aula abbiamo deciso che a partire dal 2010 vengano prese le impronte digitali pure ai cittadini italiani. Tutti i cittadini: compresi noi parlamentari. Mi pare giusto. Ebbene, tengo a precisare che io le impronte digitali le ho già date. Esse sono già negli archivi dello Stato. Per la precisione, le ho date molti anni fa, in una caserma di polizia. E’ stato quando venni arrestato per concussione, fatturazioni false, favoreggiamento, abigeato, truffa
aggravata, bancarotta fraudolenta, furto con destrezza, associazione a delinquere e sfruttamento di lavoro minorile. Quindi, a me non dovranno prender impronte: le hanno già.
Onorevoli colleghi, scusate ma il Ministro Bossi non ha mica tutti i torti. Insomma, l’inno dice: “Dov’è la vittoria, le porga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò!” Ora: vogliamo o non vogliamo accontentare il nostro caro amico Umberto? Se proprio dev’essere schiava, questa chioma (o questa vittoria, non ho mai capito) ebbene che essa sia schiava di Roma MA ANCHE di Milano. “Dov’è la vittoria, le porga la chioma ché schiava di Roma ma anche di Milano Iddio la creò!” E magari mettiamoci qualche altra città: “…schiava di Roma, Milano, Torino, Padova, Varese e Pordenone Iddio la creò!” Sentite come suona meglio? Smettiamola di litigare, e apportiamo una lieve modifica al testo originale. Aggiungiamo al verso una lista di capoluoghi di provincia, in modo da non contrariare nessuno: avremo un inno più lungo e più bello.
Onorevoli colleghi, signor Presidente della Camera! Siamo qui riuniti per una discussione lunga e importante. Secondo l’Ordine del Giorno, oggi dovremo parlare di carovita, crisi economica, precarietà, inflazione, deficit finanziario, aumento dei tassi d’interesse, crollo dei consumi, crollo dei salari, disoccupazione, licenziamenti, aumento dei prezzi di pane luce gas, diffusione della povertà nelle strade del nostro amato paese. Tuttavia, propongo una piccolissima variazione al programma. Visto che si è fatto tardi e l’ora di pranzo s’avvicina, suggerisco di rimandare il dibattito a oggi pomeriggio, e di andarcene subito tutti assieme al ristorante “La Pergola”, dove di lunedì fanno la spigola all’avocado con la vinaigrette di ostriche. Che ne dite?
Di Michele ha ragione: VIVA IL COCOMERO. Ed abbasso il dibattito. Abbasso il dibattito sempre, estivo, infernale, sollevato o che al solleone è un sollievo, eterno, in fieri. Abbasso Caparbio, Cortina, abbasso pure, Iddio si distragga, Cisnetto. Viva il cocomero. Quello nella sabbia, però. Evviva pure la frittura di pesce. Viva la carne alla brace, ed evviva a ‘sto punto pure la sagra di paese. Evviva il paese che ti fanno lische di pesce e gavettoni, abbasso lo strapaese che ti fa il dibattere alla fine inevitabilmente se vada in ferie prima l’uovo o la gallina. D’altronde quale epilogo potevi mai trovare alle vacanze intelligenti su di un giornale che spara col fucilino ad acqua contro il conformismo moderno che a Cortina Incontra in nome di quello, innocuo chè andato, di quando la Famiglia Passaguai a Cortina proprio non poteva.
I miei vicini di ombrellone sono, rispettivamente: una ragazzina in età pre-puberale; un omosessuale dichiarato. La mia vicina di casa, invece, è una grassona. Che, come aggravante, non saluta mai. L’omosessuale dichiarato invece sorride, legge e sorride. La ragazzina sbircia, si nasconde e sbircia. La grassona annaspa. Inciampa, suda, sbuffa, tira avanti. La ragazzina ed il diverso sono alla mia destra, e rappresentano le due categorie più a rischio per ciò che concerne la moda, la stampa gossip, l’accountability dei politici e la credulità verso tutto ciò che si scrive sui giornali, web e non. La grassona invece è nulla di tutto questo perché quello che ha capito ha capito e quello che non ha capito se l’è magnato. Sta al mio centro ed è eguale a me. E potrei continuare così per delle ore a dire niente, anziché anche quest’anno il solito tutto sulla Strage di Bologna.
Elisabetta Gregoraci ha, come notorio, un grosso problema.Il, grosso problema. E la storia, a tal proposito, purtroppo (anche) troppo insegna. Di ripudii e ventenni alternative. Il marito d’altronde non che resti insensibile al grido di dolore della moglie. Pare che all’uopo si docci con intere forniture di prelibatissima acqua minerale. Non si sa se per essere più belli fuori: più puliti dentro, di sicuro. Alla moglie non resta che rispondere colpo su colpo al marito. O seguendolo su questa strada moderna, magari, che so, rendendo più dinamico l’incontro con un bidet all’idrolitina. Oppure andando dove la porta il cuore, cioè verso l’antico rimedio delle terme. Certo è che in tal caso, ove funzionasse l’eterologa più antica del mondo, si scatenerebbe senza fallo il più gigantesco, sempre a proposito di fottere qualcuno, conflitto d’attribuzione dai tempi di Eluana Englaro.
Io non lo so se Obama non ha un avversario. Davvero, non lo so.
Non conosco questo Mc Cain. So, da Rocca, che ha fatto cose.
Cose, almeno “cinque” a quanto pare, e non soltanto “parole”. Ma non so cosa intenda Rocca per fare cose, e comunque, Rocca o non Rocca, questa è più la presentazione di un Bombo morettiano che di un possibile candidato alla Casa Bianca. Figurarsi l’antagonista a siffatto mastodontico, trasbordante, personaggio. Poi ? Altri ? Si, lo so che lo stesso di diceva della Clinton, che non ci fosse e invece quasi lo lasciava a terra. Ma se ne diceva anche il contrario. E quindi si ritorna al non lo so, al saper di non sapere. Facciamo così. Non dico ne abbia uno, non dico nemmeno il contrario. In conclusione, io non so se Obama abbia per davvero un avversario. Non so in America. Io so solo che, in Italia almeno, ovunque cerchi Obama ti giri e vedi Zoro.















