Vorrei intervenire sulla vicenda politica più discussa del momento. Mi riferisco al ritocco del dipinto nella sala delle conferenze stampa: prima raffigurava una ragazza in topless, poi qualcuno le ha disegnato il reggiseno. Ora, io non voglio entrare nella questione etica (le donne nude possono stare nei palazzi della politica? Secondo me sì, ma de gustibus) ma solo in quella meramente economica. Mi dicono che il vero responsabile di tutto ciò sia tale sig. Tiepolo, che non ho il piacere di conoscere di persona. Quindi, desidero presentare un’interpellanza parlamentare: questo fornitore è già stato pagato per un lavoro così malfatto? Non si potrebbe chiedergli un risarcimento?
Vacanze confuse - Scoop incredibile per l’Onorevole, beccato in vacanza in atteggiamenti intimi con la neo signora Briatore, Elisabetta Gregoraci. I paparazzi immortalano i loro giochi acquatici e c’è chi giura di un infuocato romantico rendez-vous notturno fra le vongole sugli scogli sardi. Come reagirà Briatore? Lascerà entrare ancora l’Onorevole al Billionaire?
Che schifo, cari amici elettori. Da più di tre mesi frequento il Parlamento ma il momento è giunto, debbo denunciare a voi cittadini un atto vergognoso. Una vera indecenza. Vedete, qui a Montecitorio ogni deputato dispone gratuitamente di numerose facilitazioni quali caffetterie, ristoranti di lusso, salette per la lettura di quotidiani sportivi e non, agenzie di viaggio, uffici privati con ogni comfort, stanze da bagno, biblioteche, parrucchieri, barbieri, diversi parcheggi riservati per le auto. Ora, scorrete questa lista: a voi pare normale? Non notate nulla di strano? No, dico: ma vi rendete conto che mancano le camere da letto per il riposino pomeridiano?
Vorrei rivolgere un appello ai precari che protestano per la loro condizione. Amici precari, vi capisco. Se ci pensate, io stesso, in qualità di parlamentare, appartengo alla categoria dei precari. Sono uno di voi. Fra cinque anni, al termine della legislatura, potrei non essere rieletto, e quindi perderei il mio posto di lavoro. Ma vedete: affronto la mia condizione di precario in tranquillità, e con quieta rassegnazione. Anche perché, non so voi ma io ho fatto i miei calcoli, e in questi cinque anni da deputato, solo di stipendi dovrei incamerare circa 900mila euro netti, più i benefit, la buonuscita, il vitalizio, la pensione, eccetera.
Michelle Robinson Obama, a dimostrazione che le donne al giorno d’oggi comandano sempre, ha impresso con un discorso appassionato ed una presenza scenica consumata il timbro del comando, il proprio comando, come Voce del Padrone d’antàn, alla rassegnuccia, tutta bollicine e madri di famiglia, di Denver. Non c’è stato scampo. Credetemi. Quella donna ha deciso, tutta da sola, la sorte di una elezione presidenziale americana. Quando ha sintetizzato il marito con una frase sola, “E’ un uomo come tanti altri”, precisando di conoscerlo meglio di tutti noi quei poveri altri, non c’è stato verso di salvare nulla di quel Messia coltivatoci così faticosamente. Miss Robinson ha Laureato il “vero” Obama. E dinanzi la guerra di “civiltà” mossa dalla verità al sogno, credetemi, non c’è cancro di Kennedy che tenga.
“Qui c’è posto per chi c’è stato sinora e posto pure per non chi c’è stato ancora”. Macché.
Neanche queste parole, dolci, educate, di più, educative, magiche, rassicuranti, chiare, trasparenti, riposate, meditate, ruminate, accoglienti e come già accolte, timide, materne, femminili ma da vero uomo, ossequiose, comprensive, rispettose, rispettabili, colte, semplici, immediate, e forse neppure tanto mediate, forse, democratiche, europee, identitarie, rieducate, rieducative, illuminate, preziose, pesanti ma lievi, eloquenti ma significative, nere su bianco, di sinistra, macché, niente.
Neanche questo tutto fuorché una lettera di licenziamento è bastato a Marco Travaglio perché si rassicurasse che, striscia rossa a parte, con la striscia(nte) in rosa nulla per lui è cambiato
E’ un solo grido, un solo allarme (tutto rigorosamente in italiano, peraltro): caro il nostro Barack Obama, hai sbagliato Vice. E dunque, va da sé che è solo l’inizio della fine, hai sbagliato tutto. Le voci si intensificano impazzite: John Biden mai nella vita (ma soprattutto, chi è).
Avresti, caro fu Mr. President, potuto avere ben altro di meglio. La figlia di Kennedy, giusto per. La moglie di Clinton. Magari pure quella di Berlusconi, con un repechage, attualissimo, in chiave anti(neo)sovietica di un Cacciari incomprensibile Rasputin. La delusione è grande sotto il cielo, e la situazione a Denver, Italia, non eccelle. Ce ne fosse uno, compreso Ferrara che a questo punto rivuole persino i vecchi comunisti, (che continui) ad ammirare uno che per mera e purissima onestà intellettuale si espone, pur di vincere, scientemente al rischio di un ticket come Biden-Bidòn.
Antonio Gava è morto.
Marco Travaglio, invece, no.
E lotta insieme a noi.
Il coro bipartisan di commemorazioni gavianee lo ha stupito e turbato perché in fondo è un ingenuo, un puro, un appassionato. Lungi da lui pensare che quel venticello benevolo, il prendere l’innocenza di un monarca sul serio, fosse uno scherzo da preti (ops) della maligna stampa italica a chi ha costruito di sé una immagine fascinosa chè sulfurea sacrificandole una vita. Secondo, che i morti, si ignora in cielo ma almeno qui in terra, quantomeno sottoterra, siano ministri della malavita o dello Stato sono (trattati) sempre tutti eguali. Terzo, vicere sepolto, ci sarebbe sempre quella bezzecola, per i repubblicani e democratici come voi e Marco, del come riesca in democrazia la monarchia a farsi amare sempre più della repubblica.















