Onorevoli colleghi, vi vedo pessimisti e iracondi, e non va bene: i cittadini ci guardano. Noi politici dovremmo dar loro fiducia. Nei momenti di crisi, quando le economie crollano e la gente s’ammazza per strada dalla disperazione, occorre mostrarsi sereni. Se proprio su certi temi non riusciamo a metterci d’accordo, anziché scontrarci, proviamo a parlare di qualcos’altro: cambiamo argomento. Magari un argomento nuovo, che non inneschi le solite polemiche. E’ facile, se volete comincio io. Signor presidente della camera, ma lei che doposole usa per essere sempre così abbronzato?
Onorevoli colleghi, dopo il brillante successo del salvataggio Alitalia, credo sia giunto per il nostro paese il momento di tentare altre avventure nel mondo dell’impresa. Per dire: leggo che in America ogni giorno un grande gruppo finanziario tira le cuoia provocando crolli in borsa, roghi di miliardi, gente che piange per strada. Non è bello. Dobbiamo far qualcosa. Propongo di costituire al più presto una cordata di industriali, faccendieri e politici italiani che soccorra l’economia mondiale e riesca a compiere negli USA i miracoli che sta combinando qui da noi.
Onorevoli colleghi, se ho capito bene, la riforma della Scuola Pubblica prevede l’istituzione del cosiddetto Maestro Unico al solo al fine di permettere allo Stato il taglio sulle spese. Meno insegnanti per classe, è ovvio, significa meno costi. Ma io avrei una idea ancora più economica. Ascoltate. Anziché il Maestro Unico, propongo vi sia un Unico Maestro. Sì, un unico docente per tutti (tutti!) gli studenti d’Italia. Sul piano logistico, nessuna difficoltà: l’Unico Maestro potrebbe tenere lezione davanti a milioni di bambini contemporaneamente, su dei maxischermi nelle piazze o in televisione. E noi dovremo pagare un solo stipendio, il suo. Pensate che risparmio.
Amici elettori, onorevoli colleghi, fine delle ferie. Domani riapre la Camera ed io sto tornando a Roma, dove passerò le mie giornate lavorative. E c’è un provvedimento di cui dovremmo occuparci subito, con estrema urgenza. Mi riferisco a questo disegno di legge di cui ho saputo in questi giorni: andare a mignotte per strada adesso risulterebbe proibito. Ora, va bene la moralizzazione, però io adesso cosa faccio la sera, nella stanza del grand hotel? Guardo la televisione? Leggo un libro? Dormo? Scusate ma, dico, siamo impazziti o cosa altro? Non si potrebbe introdurre una deroga almeno per i viali intorno al mio albergo?
A chi dice che Mario Adinolfi sia infame, rispondiamo con le parole di Marione stesso.
“Su Chi dicono che farò l’infame alla Talpa. Non è vero”. Mario non farà l’infame.
“Dagospia riprende la notizia e ci fa il titolino simpatico in home page: “Adinolfi infame”. Mario non è infame. Anche se lo dice Dago, specialmente se lo dice Dago.
“Non è vero, ho rifiutato di andare alla Talpa. Il produttore della Talpa, marito di Lorella Cuccarini, dice che ho sempre saputo che non sarei andato mai a fare la Talpa e non è vero, e s’è lasciato andare a qualche commento di troppo del tipo te la farò pagare”. Marito della Cuccarini, Mario non è un infame, non fargliela pagare. Magari non avrà opposto un gran rifiuto in eleganza, no . Ma garantisco sul pagare. Io e lui su un punto siamo eguali: niente in, solo fame.
Li aveva provocati. Ma come, una sbirra in casa loro.
Disturbati.
Insultati con la sola sua presenza.
Con la sola sua valenza simbolica.
Devastati psicologicamente.
Tenuti sulla corda.
Sgarrupati organizzativamente, costretti alla guerra santa perenne.
Resi pavidi, insicuri, quasi cedevoli, tendenzialmente ambigui. Irretiti dalle mille schermaglie. Portati alla sistematica resa.
E così i talebani l’hanno ammazzata. Nel modo più prevedibile si venda sul mercato degli ammazzamenti di quelle parti.
Ora dico, quei talebani dei laici del Pd, quando se la sognano una Binetti che si lasci far fuori facilmente così.
La retata di prostitute e clienti di prostitute continua incessante ma con molte difficoltà. Alcune di natura imprevista, altre che francamente si sospettavano. A proposito di quest’ultime, raccontano al Ministero che sul capo d’abbigliamento atto ad orientare sessualmente individui di sesso maschile c’è da arrestare praticamente tutt’Italia. Sia che il fatto sussista, sia che la provocazione neanche esista, non c’è donna in Italia disposta ad ammettere di non esercitare tale richiamo. Le donne, a scanso di equivoci, vanno a costituirsi comunque. Detto questo, sono sorti però anche problemi nuovi. Per i clienti pare sia in vista la famosa educazione sessuale del maschio, in attesa da sempre di compiersi. Ed il problema dei compratori sarebbe risolto. Resterebbe però l’altra metà del cielo. E lì non ci sarebbe davvero rimedio. Quelle disposte a pagare pur di vendersi ancora.
Beatrice Borromeo, uno dei principali motivi per trovare divertente Anno Zero, non è più dei nostri.
Non fa più la trasmissione di Santoro : dice, come in tutti i casi d’aborto, che l’ha deciso autonomamente lei stessa.
In compenso, è andata a seppellirsi alla radio. Dove, se non sei Fiorello e in aggiunta non sai compiere pure miracoli, non ne esci più vivo. Prima di abbandonarla al suo destino, però, cogliamo l’ultima occasione per farsi due risate.
La contessina o dolce euchessina che dir si voglia, stando ai giornali, è ancora in forma. I perché e i percome della sua cacciata non li spiega naturalmente perché prima dovrebbe saperli. Poi dovrebbe pure capirli. Nel frattempo stronca tutti tranne Santoro. Definito uno con la schiena dritta perché onesto anche se fazioso. Che sarebbe come a dire, Beatrì, che se tu ce l’hai piegata è per vedergliela dritta e non perché ti abbia trombato.















