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	<title>Giornalettismo &#187; Montana</title>
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	<description>Riservato a molti eletti</description>
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		<title>I Repubblicani del Montana vogliono rendere l&#8217;omosessualità un crimine</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 10:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>makia</dc:creator>
				<category><![CDATA[La storia]]></category>
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		<category><![CDATA[omosessualità illegale]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel momento in cui i gay conquistato vittorie in tutto il paese, nello stato dei Grizzly, i Gop hanno ancora voglia di giudicare illegali le minoranze sessuali.  Scrive il RawStory che il partito repubblicano del Montana ha adottato una piattaforma ufficiale nel &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/82804/gop-montana-vogliono-rendere-lomosessualita/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nel momento in cui i gay conquistato vittorie in tutto il paese, nello stato dei Grizzly, i Gop hanno ancora voglia di giudicare illegali le minoranze sessuali.</strong> </p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-82804"></span>Scrive il <a href="http://www.rawstory.com/rs/2010/09/montana-republican-party-homosexuality-crime/" target="_blank">RawStory </a>che il partito repubblicano del <strong>Montana</strong> ha adottato una piattaforma ufficiale nel mese di giugno che mantiene una vecchia posizione a sostegno dell&#8217; illegalità dell&#8217; omosessualità, una <strong>politica</strong> adottata dopo che la Suprema Corte aveva annullato tali leggi nel <a href="http://americansfortruth.com/uploads/2010/05/Gay_Pride_Parade-WRONG.jpg"><img class="alignleft" src="http://americansfortruth.com/uploads/2010/05/Gay_Pride_Parade-WRONG.jpg" alt="" width="275" height="300" /></a>1997.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DOVE SONO FINITE LE LIBERTA&#8217; INDIVIDUALI? -</strong> Il fatto è che si tratta ancora della stessa politica ufficiale del partito da più di 12 anni, nonostante un <strong>cambio</strong> degli atteggiamenti nell&#8217; opinione  pubblica da allora e l&#8217;impegno proprio del partito, a sostegno delle libertà individuali, ha esasperato alcuni membri del GOP. I diritti degli omosessuali hanno raggiunto rapidi progressi a livello nazionale da quando la Suprema Corte ha dichiarato illegittima la legge sulla <strong>sodomia</strong> del Texas, nella disputa Lawrence v. Texas del 2003. Il <strong>matrimonio </strong>gay è ora consentito in cinque stati, a Washington DC, una corte federale ha stabilito di recente che la cosiddetta regola militare del &#8220;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8221; è incostituzionale e perfino un conservatore del<strong> Tea party</strong> in Montana ha silurato il suo presidente per uno scambio anti-gay su Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DICHIARAZIONE POCO EFFICACE  -</strong> Ma nel particolare, è proprio la dichiarazione del partito del Montana, a ricadere nell&#8217;ambito della<strong> sezione</strong> &#8220;crimine&#8221; della piattaforma GOP. Essa afferma: &#8220;<em>Noi sosteniamo la chiara volontà del popolo del Montana, espressa dalla normativa, di mantenere gli atti omosessuali illegali</em>&#8220;. Il capo dei Gop del Montana, <strong>Bowen Greenwood</strong> ha detto che si tratta della posizione del partito fin da quando la Corte Suprema dello stato cancellò le leggi statali che criminalizzavano l&#8217;omosessualità nel 1997, nel caso Gryczan v. Montana. I critici però, sostengono che si tratta solo di una dichiarazione politica poco efficace, il cui effetto è quello di fare in modo che i gay si sentano esclusi. <strong>Jack Tuholske</strong>, costituzionalista e  professore di diritto dell&#8217;Università del Montana dice: &#8220;<em>Per me, tale affermazione è giuridicamente vuota</em>&#8220;,  &#8220;<em>il principio alla base dei casi Gryczan e Lawrence, è la legge fondamentale del paese e la  Legislatura non può prevalere la Costituzione. Si può esprimere il proprio parere, ma per quanto riguarda una realtà giuridica , una visione vuota non può passare</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I GOP LONTANI DAL POPOLO -</strong> Kim Abbott del <strong>Montana Human Rights Network</strong>, sottolinea che il<strong> </strong>comunicato dei GOP non rappresenta l&#8217;atteggiamento della maggior parte del Montana e dimostra solo che il partito non è in contatto con l&#8217;opinione prevalente del popolo che è chiamato a rappresentare. &#8220;<em>La dice lunga su come sono percepite le comunità gay e lesbiche dal Partito Repubblicano</em>&#8220;, ha detto Abbott . &#8220;<em>Sarebbe bello se i repubblicani che capiscono che le persone gay sono esseri umani si alzassero e dichiarassero che non sono d&#8217;accordo su questo</em>&#8220;. Il senatore <strong>John Brueggeman,</strong> invece<strong>,</strong> sospetta che la stragrande maggioranza del partito sia convinto, come lui, che il partito repubblicano dovrebbe rimuovere quella dichiarazione. &#8220;<em>Spero solo che trattandosi di un qualcosa di molto sensibile, la gente non voglia toccarlo</em>&#8220;, ha detto . &#8220;<em>Anche se non vi fosse stata una decisione della Corte Suprema, qualcuno crede davvero che l&#8217;omosessualità dovrebbe essere illegale?</em>&#8220;</p>
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		<title>Usa: insegnare l&#8217;omosessualità a a scuola? In Montana è polemica</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Caldarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Usa]]></category>
		<category><![CDATA[educazione sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[Montana]]></category>
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		<description><![CDATA[Manifestazioni di piazza in seguito alla proposta dell&#8217;ufficio scolastico di Helena, paese dello Stato americano: il piano propone di rivelare il nome dei genitali alle elementari, e lo sdoganamento dell&#8217;amore gay alle medie. La destra americana si mobilita dopo che &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/72955/usa-omosessualita-scuola-polemica/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Manifestazioni di piazza in seguito alla proposta dell&#8217;ufficio scolastico di Helena, paese dello Stato americano: il piano propone di rivelare il nome dei genitali alle elementari, e lo sdoganamento dell&#8217;amore gay alle medie.</strong></p>
<p><strong><span id="more-72955"></span><span style="font-weight: normal;">La destra americana si </span>mobilita <span style="font-weight: normal;">dopo che un comune del </span>Montana <span style="font-weight: normal;">ha avanzato l&#8217;ipotesi di modificare le linee guida per l&#8217;insegnamento dell&#8217;</span>educazione sessuale<span style="font-weight: normal;"> nelle scuole. Manifestazioni di piazza per fermare il cambiamento, che dovrebbe portare nelle aule scolastiche </span>innovazioni <span style="font-weight: normal;">come il vero nome dei <strong>genitali</strong>, da insegnarsi ai bambini delle elementari, e la spiegazione della sessualità </span>omosessuale<span style="font-weight: normal;">, tema da affrontarsi coi ragazzi delle medie.</span></strong></p>
<p><strong><img class="alignleft" src="http://bloximages.chicago2.vip.townnews.com/helenair.com/content/tncms/assets/editorial/d/ac/e68/dace685c-8efe-11df-b49f-001cc4c002e0-revisions/4c3d3a98f3353.preview-300.jpg" alt="" width="300" height="199" />NOVITA&#8217; IN CLASSE &#8211; </strong>Il piano comprende anche l&#8217;illustrazione, a ragazzi di età ancora maggiore, dei <em>&#8220;vari modi in cui le persone possono avere rapporti sessuali&#8221;</em>, secondo la <strong>Associated Press</strong> che rilancia una notizia <a href="http://helenair.com/news/article_e64bbc32-8f0f-11df-acbd-001cc4c002e0.html">diffusa </a>dalla <strong>stampa locale</strong>. E ieri la sala delle riunioni della comunità di Helena era <strong>affollata </strong>da più di 300 persone, mentre altre hanno dovuto aspettare fuori, ognuna di loro <strong>desiderosa </strong>di esprimere la propria opinione, alcuni con cartelli riportanti un&#8217;eloquente &#8220;No&#8221;, un messaggio <strong>diretto </strong>che è più utile allo scopo di tante parole. L&#8217;ufficio del comune è schierato per il si: funzionari del dipartimento di salute pubblica hanno <strong>spiegato </strong>che una completa educazione alla salute debba comprendere anche l&#8217;educazione sessuale ad <strong>ampio spettro</strong>, perchè la mancanza di preparazione in quest&#8217;area può condurre <em>&#8220;alla contrazione di HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili&#8221;</em>, e che la scuola non può pensare di <strong>risolvere </strong>questi problemi senza un approccio <em>&#8220;globale&#8221; </em>alla questione. Sulla stessa linea molti <strong>genitori</strong>, che sottolineano come un tale programma sia supportato da confortanti ed adeguate <strong>basi scientifiche</strong>.</p>
<p><strong>CONTRO LA TRADIZIONE &#8211; </strong>Prevedibilmente a favore la comunità <strong>gay </strong>locale; schierati sul fronte del no tutti coloro che ritengono una tale proposta sia <em>&#8220;contraria ai valori della comunità&#8221;</em>. E a rinforzare gli oppositori al nuovo corso dell&#8217;educazione sessuale nel Montana si schiera la <strong>destra </strong>americana, per voce di <strong>Bill O&#8217;Reilly</strong>, anchorman della <strong>Fox </strong>che si autodefinisce un <em>&#8220;tradizionalista&#8221;</em> ed è considerato parte integrante della platea di commentatori conservatori che, fra radio e Tv, <strong>arringano</strong> l&#8217;opinione pubblica della destra americana. Per O&#8217;Reilly, i buoni vecchi <em>&#8220;abitanti tradizionali del Montana&#8221;</em> stanno venendo &#8220;<em>traviati&#8221; </em>da una dirigenza scolastica di spiccate simpatie <em>&#8220;liberali&#8221;</em>; <a href="http://www.queerty.com/bill-oreilly-gretchen-carlson-cant-bear-to-see-the-day-when-montana-1st-graders-learn-about-gays-20100715/">partecipava </a>al <strong>dibattito </strong>anche <strong>Gretchen Carlson</strong>, altra conduttrice di considerata di <strong>destra</strong>, che si è detta <em>&#8220;preoccupata&#8221;</em> per l&#8217;inserimento nell&#8217;agenda del dibattito pubblico di temi così <em>&#8220;estremisti&#8221;</em>.</p>
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		<title>Habemus Barack</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 07:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Obama vince le primarie e si prepara alla battaglia più difficile: quella con John McCain per la presidenza degli Stati Uniti. Il primo afroamericano che vince la nomination ora dovrà convincere gli elettori di Hillary Clinton a votare per lui. &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/884/habemus-barack/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Obama vince le primarie e si prepara alla battaglia più difficile: quella con John McCain per la presidenza degli Stati Uniti. Il primo afroamericano che vince la nomination ora dovrà convincere gli elettori di Hillary Clinton a votare per lui. Ma lei ancora non ha riconosciuto la sconfitta. E spera in una sorpresa al fotofinish. </strong><span id="more-884"></span></p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.coxandforkum.com/archives/CARI.Obama.gif" alt="" width="210" height="256" />Dopo sei mesi, cinquantasette sfide e ventitrè dibattiti, finalmente le primarie democratiche hanno un vincitore: il senatore dell&#8217;Illinois <strong>Barack Obama</strong>. Il candidato afroamericano ha raggiunto ieri sera il quorum dei delegati necessario a mettere al sicuro la nomination, diventando così il primo afroamericano a vincere una nomination presidenziale negli <strong>Stati Uniti d&#8217;America</strong>. A chiudere il circo delle primarie democratiche è stato il voto in <strong>Montana </strong>e in <strong>South Dakota</strong>. In Montana la vittoria è andata a Barack Obama con il <strong>56%</strong> dei voti (<strong>Hillary 42%</strong>), mentre Hillary si è accaparrata il <strong>South </strong>con il 55% dei voti (Obama 45%). Alla luce però di quanto accaduto durante la giornata di ieri, il peso dell&#8217;ultimo voto sul risultato finale è stato pressoché nullo.</p>
<p><strong>BARACK –</strong> Dopo la decisione della commissione elettorale dei democratici sui risultati di <strong>Michigan e Florida</strong>, a Barack Obama mancavano una quarantina di voti – tra delegati e superdelegati – per mettere al sicuro la nomination. Sapeva che i delegati che sarebbero arrivati da <strong>Montana e South Dakota </strong>non sarebbero bastati e – pur di evitare l&#8217;incubo di una convention bloccata – ha tentato in tutti i modi di rompere il muro dei superdelegati uncommitted. La strategia ha funzionato. Se nei giorni precedenti a ieri i superdelegati sostenevano Obama al ritmo di tre o quattro al giorno, ieri abbiamo assistito a un vero e proprio fiume di sostenitori: gli apripista di questa tendenza sono stati il pezzo grosso dei democratici al Congresso <strong>James Clyburn</strong> e l&#8217;ex-presidente <strong>Jimmy Carter</strong>. Il risultato è stato quanto di meglio Barack Obama potesse desiderare: il quorum dei <strong>2118 </strong>delegati è stato superato prima ancora che venissero assegnati i delegati di <strong>Montana e South Dakota</strong>, che oggi lo rendono ancora più irraggiungibile a quota <strong>2136</strong>. Parlando ai suoi sostenitori in Minnesota, Obama si è proclamato vincitore con un discorso concentrato principalmente su due aspetti: coccolare Hillary e i suoi elettori, che ancora non sembrano così decisi a supportarlo in vista di novembre; bastonare <strong>John McCain</strong>, dando così <img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.mamasboyz.com/portfolio/images/obama.hillary.jpg" alt="" width="292" height="211" />all&#8217;opinione pubblica un anticipo della dialettica che coinvolgerà i due candidati sui temi chiave di questa campagna elettorale – la crisi economica, la copertura sanitaria, il rientro dall&#8217;<strong><span style="color: #000000;">Iraq</span></strong>.<br />
<strong><br />
HILLARY –</strong> Dal canto suo, Hillary ha fatto tutto meno che arrendersi: chi si aspettava una resa o un&#8217;incoronazione del nominee è rimasto a bocca asciutta. Nel discorso tenuto a <strong>New York</strong>, l&#8217;ex first lady – pur ringraziando Obama per il contributo dato a questa campagna e congratulandosi con lui per il grande lavoro – non ha mai parlato della nomination, non ha riconosciuto la sconfitta (quale sconfitta?) e, anzi, ha continuato con il mantra di questi mesi: lei è il candidato più forte, lei è la migliore possibilità di vittoria in novembre per i democratici. L&#8217;unica concessione al realismo arriva quando <strong>Hillary </strong>sostiene che non prenderà nessuna decisione e che si limiterà a ragionare sul da farsi con il suo staff e i leader del suo partito. Perché dovrebbe? Altro che disponibilità per la vicepresidenza: alcuni retroscenisti americani sostengono che <strong>Mark Penn</strong> avrebbe consigliato a <strong>Hillary </strong>di sospendere la sua campagna ma non ritirarsi, in modo da farsi trovare pronta nel caso da qui alla convention venissero fuori degli scandali su <strong>Barack Obama</strong> nello stile del caso <strong>Jeremiah</strong> <strong>Wright</strong>. Nel frattempo, però, gli elettori di <strong>Hillary </strong>continuano a non digerire granchè il senatore dell&#8217;Illinois e ieri, durante il discorso dell&#8217;ex first lady, <img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.purelaugh.com/wp-content/uploads/obama-resume.jpg" alt="" width="257" height="194" />qualche temerario si è addirittura messo a urlare: <em>yes, she can</em>. Qualcuno dovrebbe spiegar loro che hanno perso.</p>
<p><strong>JOHN – </strong>Nel frattempo <strong>John McCain</strong>, che è presumptive nominee dei repubblicani ormai dal supertuesday, quindi da quasi quattro mesi, concentra ormai tutti i suoi sforzi su <strong>Barack Obama</strong>. Ad oggi, non ci sembra che il senatore dell&#8217;<strong>Arizona </strong>abbia trovato una qualche idea originale per mettere in difficoltà <strong>Barack Ob</strong><strong>ama</strong>. Il massimo a cui abbiamo assistito durante il discorso di ieri è stato un attacco sul tema tutto obamiano del cambiamento – «Non importa chi vincerà queste elezioni, la direzione del nostro paese cambierà comunque in maniera repentina. Ma la scelta è tra il cambiamento giusto e il cambiamento sbagliato, tra andare avanti e andare indietro» &#8211; e la solita trita e ritrita tiritera sull&#8217;esperienza: «<em>Sapete, rispetto al mio avversario ho qualche anno in più, perciò sono sorpreso di vedere che un uomo così giovane abbia così tante idee perdenti</em>». Fossimo in <strong>John McCain</strong>, cercheremmo di inventarci qualcosa di più efficace: qualcun altro ha già giocato queste carte contro Obama, e non gli è andata per niente bene.</p>
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		<title>Obama, una vittoria al ralenty</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2008 09:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La corsa alla nomination per la Casa Bianca si appresta a concludere. Con un risultato lampante, che ha già spostato tattiche ed equilibri in attesa della finale. Anche se c&#8217;è chi non vuole arrendersi. Immaginate che si giochi la semifinale &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/723/obama-una-vittoria-al-rallenty/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>La corsa alla nomination per la Casa Bianca si appresta a concludere. Con un risultato lampante, che ha già spostato tattiche ed equilibri in attesa della finale. Anche se c&#8217;è chi non vuole arrendersi.</strong><span id="more-723"></span></p>
<p align="justify">Immaginate che si giochi la semifinale di una importante competizione calcistica. La partita è stata vivace e interessante, a tratti persino dura, con ribaltamenti di fronte, colpi di scena e giocate da fuoriclasse da una parte e dall&#8217;altra. Al <strong>novantesimo </strong>una delle due squadre conduce meritatamente e la sua superiorità è tale che guarda già alla finale, ma l&#8217;arbitro decide di prolungare oltre ogni consuetudine il recupero di fine p<img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.mamasboyz.com/portfolio/images/obama.hillary.jpg" alt="" width="344" height="249" />artita. Cinque, otto, dieci, quindici <strong>minuti</strong>: tutti sanno che la partita è chiusa, i vincitori hanno già la testa alla finale e temono di stancarsi inutilmente, gli sconfitti cercano di mettere a segno il gol della bandiera, tutti aspettano solo il triplice fischio e sanno che il risultato non cambierà. Una vittoria al rallentatore. E&#8217; quello che sta succedendo a<strong> Barack Obama</strong></p>
<p align="justify"><em><strong>WHAT&#8217;S HAPPEN – </strong></em>I risultati del voto in <strong>Kentucky </strong>e <strong>Oregon </strong>sono quelli ampiamente previsti alla vigilia: larga vittoria di <strong>Hillary </strong>in <strong>Kentucky </strong>e quasi altrettanto larga vittoria di <strong>Obama </strong>in <strong>Oregon</strong>, per una spartizione dei delegati <strong>che vede Hillary in vantaggio 51 a 35</strong>. Ad ogni modo il risultato più visibile delle primarie di ieri è uno soltanto: <strong>Barack Obama </strong>ha la maggioranza matematica dei delegati eletti. Avendo in tasca anche la maggioranza dei superdelegati – che continuerà a incrementarsi di ora in ora – e un solido vantaggio nel voto popolare, le speranze per <strong>Hillary Clinton </strong>praticamente non esistono più.</p>
<p align="justify"><em><strong>O HILLARY O MUERTE -</strong></em> Tra gli altri particolari interessanti che rivela l&#8217;analisi del voto in <strong>Kentucky </strong>e <strong>Oregon</strong>, spicca la mancata incisività dell&#8217;endorsement di <strong>John Edwards</strong> per<strong> Barack Obama</strong>. Alla vigilia la stessa <strong>Hillary </strong>aveva confessato che l&#8217;appoggio del senatore della <strong>South Carolina </strong>avrebbe dato una<img class="alignright" style="float: right;" src="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/photo/2007/12/15/PH2007121501096.jpg" alt="" width="336" height="236" /> marcia in più a <strong>Obama </strong>sul fronte della working class bianca, specie in <strong>Kentucky</strong>, stato la cui composizione sociale è molto simile a quella del <strong>West Virginia, </strong>in cui <strong>Edwards </strong>– già ampiamente ritirato – aveva comunque ricevuto una buona manciata di consensi. Non è stato così. <strong>Obama </strong>non ha deluso invece nelle contee di <strong>Louisville </strong>e <strong>Lexington</strong>, le più grandi e moderne, che sono state il vero campo di battaglia tra lui e <strong>Hillary</strong>: le ha portate a casa entrambe, di un soffio. Stesso risultato nella <strong>Marion County,</strong> in <strong>Oregon</strong>, una contea in cui nelle ultime due primarie senza un presidente uscente in ballo si sono avuti dei risultati speculari a quelli dell&#8217;intero stato. Il dato più allarmante però viene dagli exit poll in <strong>Kentucky</strong>: i due terzi dei sostenitori di <strong>Hillary </strong>hanno dichiarato che sono pronti a votare <strong>McCain </strong>o non votare affatto se il nominee sarà <strong>Obama</strong>. Per la pressione che dati come questi mettono sulla leadership del partito e sui superdelegati, anche questa è una buona notizia per il senatore dell&#8217;Illinois. Ma solo fino ad agosto.</p>
<p align="justify"><em><strong>A CALDO -</strong></em> E dire che i discorsi dei due candidati oggi sono stati molto meno astiosi di un po&#8217; tempo. <strong>Obama </strong>ha parlato in <strong>Iowa</strong>, dove la corsa delle primarie ha avuto inizio: ha rinunciato alla proclamazione da vincitore -<em> &#8220;Siamo tornati in <strong>Iowa </strong>con una maggioranza nei delegati eletti dai cittadini americani, e ora abbiamo a portata di mano la nomination democratica per il presidente degli <strong>Usa</strong>&#8221; </em>- ha citato <strong>Hillary </strong>una <img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.judiciaryreport.com/images/hillary-clinton-10.jpg" alt="" width="298" height="399" />volta sola e per di più trattandola da perdente illustre -<em> &#8220;La<strong> sen. Clinton</strong> ha infranto dei miti e abbattuto delle barriere che hanno cambiato l&#8217;<strong>America </strong>in un modo che le mie figlie e le vostre figlie vedranno col passare degli anni&#8221; </em>- e si è scagliato contro <strong>McCain</strong>, approfittando di trovarsi in uno di quegli swing states che decidono le presidenziali:<em> &#8220;Le primarie repubblicane di quest&#8217;anno erano una gara per vedere quale candidato avrebbe potuto essere il nuovo Bush, e quella è la gara che ha vinto <strong>John McCain</strong>&#8220;. </em><strong>Obama </strong>ha poi rincarato la dose nell&#8217;email inviata ai suoi sostenitori: <em>&#8220;Questo viaggio non riguarda me o gli altri candidati. Riguarda una scelta semplice – vorremo continuare giù per la stessa strada con gli stessi leader che ha conseguito fallimenti per così tanto tempo, o vorremo provare qualcosa di diverso?&#8221;</em>. <strong>Hillary </strong>non ha cambiato linea strategica, neppure ora che i sondaggi nazionali la danno oltre dieci punti sotto <strong>Obama</strong>: <em>&#8220;Dopo tutto quello che questo paese ha passato negli ultimi sette anni, dobbiamo fare le cose bene. Dobbiamo scegliere un candidato che sia il meglio posizionato per vincere a novembre&#8221;. </em>Possibilità di ritiro? Macché:<em> &#8220;Andrò avanti finché non avremo un candidato: non penso ne avremo uno oggi, non penso ne avremo uno domani, non penso ne avremo uno dopodomani&#8221;.</em> A meno di una cascata di endorsement dei superdelegati uncommitted, dovremo quindi aspettare i risultati delle ultime tre partite.</p>
<p align="justify"><em><strong>NIENTE SUPPLEMENTARI -</strong></em> <strong>Porto Rico</strong> l&#8217;1 giugno, <strong>Montana </strong>e <strong>South Dakota</strong> il 3. Scenari che avranno un barlume di senso solo se il 31 maggio la commissione del <strong>Comitato Nazionale Democratico </strong>deciderà di tenere in qualche modo in considerazione i voti di <strong>Michigan </strong>e <strong>Florida</strong>, dando un po&#8217; di ossigeno a <strong>Hillary</strong>. Altrimenti, saranno altri minuti passati a far melina in attesa del fischio dell&#8217;arbitro, mentre la testa di tutti è già rivolta alla finale.</p>
<p align="justify"><em>(immagine iniziale tratta da <a href="http://www.mamasboyz.com/" target="_blank">Mama&#8217;s Boyz</a>)</em></p>
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