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	<title>Giornalettismo &#187; divieto</title>
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	<description>Riservato a molti eletti</description>
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		<title>Il paese dove le donne non potevano vendere reggiseni</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 20:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maghdi Abo Abia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sheik Abdul-Aziz Al Sheikh]]></category>
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		<description><![CDATA[In Arabia Saudita una legge consentirà alle ragazze di trovare lavoro nei negozi di abbigliamento per signora e lingerie, alla faccia della religione Tempo di rivoluzioni in Arabia Saudita. Le donne ora potranno lavorare nei negozi di abbigliamento femminile e &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/184627/il-paese-dove-le-donne-non-potevano-vendere-reggiseni/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In Arabia Saudita una legge consentirà alle ragazze di trovare lavoro nei negozi di abbigliamento per signora e lingerie, alla faccia della religione<span id="more-184627"></span></strong></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.bestourism.com/img/items/big/517/Riyadh-in-Saudi-Arabia_General-view_2061.jpg" alt="" width="216" height="162" />Tempo di rivoluzioni in Arabia Saudita. Le donne ora potranno lavorare nei negozi di abbigliamento femminile e di cosmesi. Ne parla il <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/howaboutthat/8988156/Saudi-Arabia-to-apply-law-for-women-only-to-sell-lingerie.html">Telegraph</a>.</p>
<p><strong>LA LEGGE E LA PROTESTA &#8211; </strong>A dirla tutta non è la legge, la vera novità. Una normativa del 2006 già vietava agli uomini di lavorare in questi esercizi, ma tale norma ma non è mai entrata in vigore a causa dell&#8217;opposizione religiosa. Gli integralisti non volevano infatti sentire parlare della possibilità che le donne potessero lavorare in luoghi a &#8220;rischio-maschio&#8221;, come ad esempio nei centri commerciali. Le donne saudite allora, stanche di avere a che fare con gli uomini anche in un momento così &#8220;intimo&#8221;, hanno deciso di boicottare i negozi di abbigliamento e di lingerie con l&#8217;obiettivo di fare pressione sulle autorità, le quali alla fine hanno deciso per l&#8217;attuazione definitiva di questa legge, che è entrata quindi in vigore lo scorso giovedì.</p>
<p><strong>LA REALTA&#8217; SAUDITA &#8211; </strong>Ricordiamo ai lettori che l&#8217;Arabia Saudita è il paese in cui si trova Mecca, la città santa dei musulmani, ed è la culla del Wahabismo, una forma ultra conservatrice della religione islamica. Inoltre la polizia religiosa, controllata dal famigerato Ministero per la Promozione della Virtù e la Repressione del Vizio, rafforza la visione ultra radicale della religione musulmana e la sostiene attivamente. Per questo motivo nel Paese sono proibiti i rapporti interpersonali in pubblico tra uomini e donne. E anche se le donne in Arabia Saudita occupano posti chiave nelle università, questa rimane comunque una situazione paradossale. Oggi le donne sono ingegneri, dottoresse, infermiere e hanno posti di prestigio in numerosissimi ambiti lavorativi. Eppure la legge islamica impone loro di andare con un parente maschio ad acquistare l&#8217;intimo da un negoziante maschio. Posso salvare la vita a qualcuno, ma cascasse il mondo se comprassi da sola un paio di mutande.</p>
<p><strong>ATTENTI ALLA RABBIA DI DIO -</strong> Le assunzioni di personale femminile sono cominciate già da qualche settimana. Secondo il ministero del Lavoro, sarebbero 28 mila le ragazze che hanno fatto domanda per lavorare nel settore. Molte di queste provengono dal sud est asiatico. Ovviamente questa decisione sta lasciando scontento qualcuno, ovvero quegli uomini che fra poco saranno costretti a mollare il loro posto di lavoro. Sheik Abdul-Aziz Al Sheikh, massima espressione religiosa nel Paese, ha criticato la decisione del ministero del Lavoro in un suo recente sermone, sostenendo che la posizione del Governo in realtà viola la legge islamica: &#8220;Il lavoro delle donne in negozi destinati alla vendita di articoli femminili, dove una donna può vendere a un uomo questi articoli senza alcun limite alla modestia o alla vergogna, può portare solo al favorire di atti illeciti e scandalosi. Si tratta di un problema la cui gravità ricadrà direttamente sui proprietari di questi negozi&#8221;.  Sheik Abdul-Aziz Al Sheikh ha poi invitato gli stessi commercianti a non cadere nella trappola del Governo e di continuare a rispettare il volere di Dio. Lasciare le donne a casa.</p>
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		<title>Iran: &#8220;I cani sono impuri, vietiamoli!&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 13:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Caldarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asia e Oceania]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[La storia]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
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		<category><![CDATA[iran]]></category>

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		<description><![CDATA[A qualche deputato della repubblica iraniana non piace il dilagare degli animali domestici a Teheran. Quaranta i firmatari della proposta di legge che vuole mettere al bando i cani in Iran. &#8220;Sono impuri&#8221;, dicono i presentatori della modifica legislativa, e &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/121486/iran-i-cani-sono-impuri-vietiamoli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A qualche deputato della repubblica iraniana non piace il dilagare degli animali domestici a Teheran.</strong><span id="more-121486"></span></p>
<p>Quaranta i firmatari della proposta di legge che vuole mettere al bando i cani in Iran. &#8220;Sono impuri&#8221;, dicono i presentatori della modifica legislativa, e non bisogna stupirsi più di tanto: il fatto che gli animali domestici siano ammessi alla vita pubblica nella repubblica iraniana è un&#8217;acquisizione relativamente recente, visto che la Shari&#8217;a, la legge islamica, teoricamente li vieta.</p>
<p>Ma uno dei piccoli segni di modernità nell&#8217;Iran ancora stretto nel giogo della repubblica Islamica guidata da Mahmud Ahmadinejad è il dilagare degli animali da compagnia. Ora, i legislatori iniziano a pensare che sarebbe meglio tornare indietro.</p>
<blockquote><p>L&#8217;agenzia ufficiale IRNA afferma che i parlamentari suggeriscono il divieto dei cani e degli altri animali qualificati come &#8220;sporchi&#8221; vogliono che le modifiche presentate diventino parte della generale legge islamica iraniana. Se la legge passa, ai possessori di cani sarà proibito portare i loro animali negli spazi pubblici e negli autoveicoli. Chi sbaglia dovrà pagare quasi 5mila dollari, e saranno concessi 10 giorni per sbarazzarsi  dell&#8217;animale. Se non adempieranno alla pronuncia, le autorità procederanno in maniera forzata. Non è ancora chiaro il destino del cane.</p></blockquote>
<p><strong>IMPURITA! &#8211; </strong>Come si vede, le misure <a href="http://english.alarabiya.net/articles/2011/04/12/145194.html">proposte </a>sono tutt&#8217;altro che morbide. E la ragione è, come abbiamo già detto, il rispetto della legge islamica, sebbene non di derivazione coranica: sono gli ayatollah che hanno addirittura emesso un divieto rituale contro gli animali domestici, accusati di essere una pestilenziale influenza dell&#8217;occidente contro i valori iraniani.</p>
<blockquote><p>Nel giugno del 2010, il grande Ayatollah Naser Makarem Shirazi ha diffuso un messaggio che affermava che la pratica di tenere cani come animali domestici doveva fermarsi. Ha proclamato una fatwa (editto religioso) affermando che &#8220;l&#8217;amicizia con i cani è una cieca imitazione dell&#8217;occidente&#8221;. Il Grande Ayatollah ha aggiunto: &#8220;Ci sono molte persone nell&#8217;occidente che amano i loro cani più che le donne e i bambini&#8221;.</p></blockquote>
<p>Sulla base di questa linea di pensiero, ora i deputati definiscono i cani &#8220;impuri&#8221; e si stanno attrezzando per chiuderli in casa, a pena, come abbiamo visto, di pesanti multe.</p>
<p>.</p>
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		<title>Castellammare fa ridere il mondo: minigonne off limits</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 07:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Salvato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[castellammare di stabia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nuovo Regolamento di Polizia Comunale voluto dal sindaco prevede il divieto di camminare in minigonna, di indossare tacchi a spillo e di portare decolleté. Tutto in nome della decenza Castellammare di Stabia non è solo la “Città delle Acque,” &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/90278/castellammare-ridere-mondo-minigonne/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il nuovo Regolamento di Polizia Comunale voluto dal sindaco prevede il divieto di camminare in minigonna, di indossare tacchi a spillo e di portare decolleté. Tutto in nome della decenza<span id="more-90278"></span><br />
</strong></p>
<p><a href="http://csifinanza.investireoggi.it/files/2009/01/minigonna1.jpg"><img class="alignleft" src="http://csifinanza.investireoggi.it/files/2009/01/minigonna1.jpg" alt="" width="350" height="357" /></a><strong>Castellammare di Stabia</strong> non è solo la “Città delle Acque,” grazie alle decine di fonti minerali naturali che scorgano dalle fonti presso le sue rinomate <strong>Terme</strong>. E’ anche la città del più antico <strong>cantiere navale</strong> italiano: il più grande del Mezzogiorno. Essa, tuttavia, saprete presto come e perché, si appresta a diventare anche la città della <strong>castità</strong>, della tranquillità e del <strong>buoncostume</strong>.</p>
<p><strong>E’ IN CONTRAVVENZIONE, INDOSSA UNA MINIGONNA</strong> &#8211; A Castellammare, città alle porte di<strong> Napoli</strong>, sta forse per entrata trionfalmente in vigore una disposizione comunale che commina i seguenti divieti: E’ “vietato giocare a pallone, aggirarsi sostare o sdraiarsi in costume da bagno o, in ogni caso, camminare a torso nudo&#8221;. E fin qui, ancora niente di originale, visto che analoghi divieti sono stati predisposti anche in altre città della penisola. Tutti in nome del buongusto e del rigore morale, sia chiaro. Qualità  di cui, evidentemente, noi italiani aspiriamo a diventare i <strong>paladini</strong>. L’originalità del provvedimento, che va a modificare il <strong>Regolamento di Polizia Urbana</strong> e che verrà discusso lunedì in consiglio comunale è appunto un’altra. Sembra che in esso si faccia esplicito rifermento anche al divieto d’indossare per le donne <em>“tacchi a spillo, vistosi décolleté e soprattutto le minigonne”</em>! Finalmente, il costume ed il buon nome della città sono salvi.</p>
<p><strong>CHIACCHIERE E DISTINTIVO</strong> &#8211; Tutto questo grazie al sindaco <strong>Luigi Bobbio</strong>, un passato da Senatore del Pdl e da ex magistrato della Procura Napoli. Nel frattempo, sempre Bobbio sembra abbia trovato nei mesi passati pure il tempo per cumulare <strong>tre incarichi</strong>. Quello di magistrato, quello di sindaco par time, poiché diversi giorni della settimana li trascorre a Roma, e appunto quello di collaboratore del ministero &#8220;romano&#8221; di <strong>Giorgia Meloni</strong>. Il &#8220;legalitario&#8221; Bobbio, almeno secondo quando sostengono i suoi oppositori di centrosinistra, nel frattempo si sarebbe però dimenticato di chiedere al <strong>Csm</strong> “l’aspettativa non retribuita”, poiché la norma proibisce ai magistrati in carica di candidarsi a cariche elettive. Insomma, sostengono ancora dal centrosinistra, Bobbio<a href="http://4.bp.blogspot.com/_UbWMgEKDoiM/S7zPR1kKrWI/AAAAAAAAZyc/nGDhePj8G6Y/s1600/luigi%2520bobbio_Public_Notizie_270_500_3.jpg"><img class="alignright" src="http://4.bp.blogspot.com/_UbWMgEKDoiM/S7zPR1kKrWI/AAAAAAAAZyc/nGDhePj8G6Y/s1600/luigi%2520bobbio_Public_Notizie_270_500_3.jpg" alt="" width="350" height="189" /></a> non era nemmeno <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/73933/castellammare-pdl-legalita-optional/" target="_blank">eleggibile</a>. Fatto sta, che per il sindaco castigatore di morale e di costumi, la legalità è una cosa seria, serissima. Perciò, come erano soliti dire gli antichi, ama cominciare “ab imis fundamentis”, dalle fondamenta anzi, nel caso di specie, dalle <strong>minigonne</strong>.</p>
<p><strong>CASTELLAMMARE IN THE WORLD</strong> &#8211; La notizia stasera ha valicato addirittura l’oceano. Ne parla persino l’americano<a href="http://www.huffingtonpost.com/2010/10/22/miniskirt-ban-italy_n_772497.html" target="_blank"> Huffington Post</a>. Bobbio si è messo in testa di tutelare la “pubblica decenza” e niente e nessuno riuscirà a smuoverlo, dicono un po’ preoccupati alcuni consiglieri comunali del <strong>centrodestra</strong> incontrati questa sera dalle parti di <strong>Palazzo Farnese</strong>, la sede del Municipio. Bobbio, ad onor del vero, la sua opera di redenzione l’ha messa in pratica fin dal varo della sua giunta, quando decise di affidare alla “ex Papi girl” <strong>Emanuela Romano</strong>, nota alle cronache soprattutto per i suoi trascorsi nella villa sarda del premier <a href="http://www.metropolisweb.it/Notizie/Politica/castellammare_giunta_bobbio_anche_ex_papi_girl.aspx" target="_blank">Silvio Berlusconi</a>, l’importante assessorato alle <strong>Politiche sociali</strong>. La Romano, oggi, è diventata un esempio di questa nuova castità morale in voga presso l’Ente cittadino stabiese. In consiglio comunale, quando la si nota&#8230; veste sempre abiti <strong>sobri</strong> e controllati. Qualcuno – sempre tra le fila del centrodestra &#8211; azzarda persino un paragone  irriverente. “E’ diventata una Carfagna in sedicesimi, con i capelli un po’ più lunghi”. E scusate se è poco. Per il sindaco che si appresta ad inaugurare la “nouvelle vague” del costume stabiese: non ci sarebbe nulla di più indecente “di ragazze e signore che indossano abiti succinti, minigonne, maglie e camicie scollate&#8221;.</p>
<p><strong><a href="http://www.best-yacht-charter.com/upload/bilder/Region/Revier/Subrevier/Ort/Hafen/Castellammare_di_Stabia.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.best-yacht-charter.com/upload/bilder/Region/Revier/Subrevier/Ort/Hafen/Castellammare_di_Stabia.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>DURA LEX SED LEX</strong> &#8211; Nemmeno il fatto di ritrovarsi con alcuni <strong>consiglieri comunali</strong> della sua stessa maggioranza indagati per la vicenda “Gettonopoli”. Nella precedente “consigliatura” infatti, alcuni di questi prendevano il cosiddetto “gettone di presenza” dichiarando di essere presenti in Aula o nelle varie commissioni mentre – è questa l’accusa della Procura di Napoli – erano altrove. Per l’opposizione di centrosinistra, in particolare quella del <strong>Pd</strong>, Bobbio non si occupa dei temi seri che riguardano la città. Il Cantiere come le stesse Terme versano in uno stato di profonda crisi, si temono molti licenziamenti eppure, anziché affrontare nuovamente questi argomenti, il Consiglio comunale del prossimo 28 ottobre dovrà discutere di <strong>decolté</strong> e minigonne. Niente da fare. Bobbio è irremovibile. Le cosce all’aria aperta per le strade di Castellammare non si dovranno più vedere. Così è stato deciso, amen. C’è chi la prende tuttavia con filosofia. Infatti, se altrove sempre amministratori del centrodestra redigono ordinanze “anti-burqa” ed “anti chador”, per scoprire le donne e ridarle una <strong>dignità</strong>, dicono. A Castellammare si va nell’esatto senso opposto. Da queste parti, evidentemente, il <strong>Medioriente</strong> non è poi così lontano.</p>
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		<title>Divieto d&#8217;accesso: così il governo uccide Internet</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ministro Maroni al lavoro per allargare le maglie della censura sulla Rete: allo studio provvedimenti per rendere inaccessibili i siti web e limitare la libertà di espressione. Ma ci sono dubbi sulla costituzionalità. E&#8217; tutto pronto. Domani il ministro &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/44615/divieto-daccesso-cosi-il-governo-uccide-internet/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il ministro Maroni al lavoro per allargare le maglie della censura sulla Rete: allo studio provvedimenti per rendere inaccessibili i siti web e limitare la libertà di espressione. Ma ci sono dubbi sulla costituzionalità.<span id="more-44615"></span><br />
</strong><br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-6/maroni-9mag/foto_15735684_38030.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-6/maroni-9mag/foto_15735684_38030.jpg" alt="" width="230" height="345" /></a>E&#8217; tutto pronto. Domani il<strong> ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni </strong>presenterà al <strong>Consiglio dei Ministri </strong>una serie di provvedimenti su <strong>Internet e sulle manifestazioni di piazza</strong>, che con tutta probabilità verranno approvati e trasferiti in un decreto legge che entrerà in vigore da subito e verrà convertito poi dalle <strong>Camere</strong>. Una stretta, come dicono i tecnici del ministero, che ha tutti i crismi della necessità ed urgenza: per questo si interverrà con la legislazione speciale, anche se al <strong>Quirinale </strong>hanno qualche dubbio. Il provvedimento sulle manifestazioni allargherà il divieto di manifestare nella stessa piazza ai gruppi politici di segno opposto, finora valido soltanto durante le campagne elettorali, a tutto l&#8217;anno. Una scelta sicuramente condivisibile, specialmente ricordando che c&#8217;era chi, come il senatore <strong>Mario Valducci del PdL</strong>, aveva deciso di indire il &#8220;<em>Sì Berlusconi day</em>&#8221; nello stesso giorno, alla stessa ora e nello stesso luogo del &#8220;<em>No Berlusconi Day</em>&#8220;.</p>
<p><strong>STRETTA SU INTERNET</strong> &#8211; Ma è quello che bolle in pentola sul web a preoccupare di più: per la rete Internet si procederà con lo stesso metodo già utilizzato per i siti pedofili, investendo un giudice (quello per le indagini preliminari) di firmare un provvedimento che blocchi <strong>l&#8217;accesso degli utenti ai siti </strong>se i gestori non forniscono collaborazione alla chiusura dei gruppi di discussione che si ritiene possano istigare a delinquere. Il meccanismo dovrebbe dunque essere all&#8217;incirca questo: una segnalazione della<strong> Polizia postale</strong> che scavalcherà il <strong>Pubblico Ministero</strong>, verrà inoltrata direttamente all&#8217;ufficio del <strong>Gip</strong>, con l&#8217;indicazione dei domini nei quali, secondo le forze dell&#8217;ordine, si sta svolgendo un&#8217;istigazione a delinquere oppure l&#8217;apologia di un reato. A quel punto il giudice dovrà decidere: potrà intimare la rimozione agli amministratori, e, vedendosela negata, se propenderà per la chiusura, le forze dell&#8217;ordine procederanno all&#8217;applicazione di una serie di filtri che oscureranno l&#8217;intera piattaforma di navigazione, rendendola di fatto inaccessibile agli utenti italiani, come succcede oggi per i siti di scommesse sportive<strong> stranieri o quelli pedofili</strong>. Un provvedimento tampone e facilmente aggirabile, come si sa, semplicemente cambiando i <strong>DNS </strong>dell&#8217;accesso a internet. Ma che comunque renderà impossibile la fruizione di pagine web alla maggioranza di utenti della rete, visto che l&#8217;intervento non è alla portata di tutti. <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/rapporto-rsf/rapporto-rsf/este_37258_20040.jpg"><img class="alignright" src="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/rapporto-rsf/rapporto-rsf/este_37258_20040.jpg" alt="" width="230" height="329" /></a></p>
<p><strong>DUBBI E PERPLESSITA&#8217; &#8211; </strong>Una procedura che però ha il risvolto di rendere inaccessibile l&#8217;intero sito web, invece di oscurare soltanto la pagina &#8220;incriminata&#8221;. E che quindi andrebbe a ledere i diritti di tutti per punire i pochi. Una iniziativa simile al famigerato <strong>decreto D&#8217;Alia</strong>, che provocò in poche ore la sollevazione della <strong>Rete </strong>e il ritiro della bozza di provvedimento da parte del senatore dell&#8217;Udc. E che, <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=1388" target="_blank">secondo </a><strong>Guido Scorza</strong>, avrebbe poca validità: <em>&#8220;la soluzione di oscuramenti di intere piattaforme di comunicazione in ragione del loro utilizzo per la pubblicazione di contenuti illegittimi &#8211; specie se i provvedimenti di oscuramento dovessero essere adottatti in sede extra-giudiziaria &#8211;  è semplicemente impraticabile perché in contrasto con i più elementari principi costituzionali e con lo stato di diritto</em>&#8220;. Ad occhio, in primo luogo è difficile che si riconoscano i caratteri di necessità ed urgenza del decreto: l&#8217;attentato di <strong>Massimo</strong> <strong>Tartaglia </strong>al presidente del <strong>Consiglio </strong>può giustificare un provvedimento restrittivo sulle manifestazioni di piazza, ma non una limitazione del&#8217;accesso alla rete, che con il fatto non c&#8217;entra proprio nulla. In secondo luogo, in situazioni di dubbia costituzionalità come questa sembra davvero difficile che un giudice possa propendere per la chiusura tout court, se non come extrema ratio dopo aver tentato tutte le altre strade. Provider e gestori, poi, si troveranno di sicuro con il coltello dalla parte del manico: un oscuramento coatto provocherà cause e appelli con richieste di risarcimento danni che potranno andare di pari passo con il numero di utenti a cui è stato impedito l&#8217;accesso. E nei guai, a quel punto, potrebbe finirci lo Stato. Costretto a pagare per l&#8217;imperizia altrui.</p>
<p><strong>Edit: </strong>«Noi vogliamo rasserenare il clima e evitare forzature che non sono opportune in questo momento. Per ciò, dopo aver ascoltato vari esponenti dell&#8217;opposizione, io non ho obiezioni a che si proceda con un disegno di legge e non con un decreto per consentire al Parlamento di discutere una materia così delicata». Così il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni spiega, al termine di un incontro con il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini, che il governo potrebbe scegliere la strada di un ddl e non un decreto per i provvedimenti sul web. Maroni spiega ai cronisti, in Transatlantico, che oggi incontrerà alle 17 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «anche per discutere di questo argomento» ma di non essere contrario alla scelta del disegno di legge chiesto dall&#8217;opposizione «se il parlamento garantisce a questo provvedimento una corsia preferenziale».</p>
<p>POL S0A QBXB BERLUSCONI:WEB;MARONI,NO LEGGE SPECIALE NÈ REATO SPECIFICO STRUMENTI PERCHÈ MAGISTRATURA E NON GOVERNO INTERVENGA (ANSA) &#8211; ROMA, 16 DIC &#8211; «La proposta che domani discuteremo in consiglio dei ministri non prevede alcuna legge speciale nè reato specifico e non ci sarà alcun intervento censorio del governo. Stiamo pensando a strumenti che permettano alla magistratura di intervenire per decidere se sul web si compie un reato e per rimuovere gli effetti del reato». Così il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni spiega, in Transatlantico, i contenuti del provvedimento che arriverà domani in consiglio dei ministri. «Oggi &#8211; spiega Maroni &#8211; la magistratura può trovare il colpevole ma non può intervenire. Quindi stiamo pensando a norme ma non a nuovi reati perchè anche sul web la magistratura applichi il codice penale che c&#8217;è». (ANSA). FEL 16-DIC-09 13:41 NNN</p>
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