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	<title>Giornalettismo &#187; clan D&#8217;Alessandro</title>
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		<title>﻿Caso Tommasino: arrestata la numero due degli industriali napoletani</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 15:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Salvato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Tramite il consigliere comunale del Pd, ucciso proprio per mano della camorra, Olga Acanforna aveva chiesto aiuto al potente clan D&#8217;Alessandro. Una vicenda inquietante tra mala-politica ed imprenditoria malata di cui già avevamo anticipato certi risvolti. Affaire Tommasino, puntata ennesima. &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/74587/%ef%bb%bfcaso-tommasino-arrestata-numero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tramite il consigliere comunale del Pd, ucciso proprio per mano della camorra, Olga Acanforna aveva chiesto aiuto al potente clan D&#8217;Alessandro. Una vicenda inquietante tra mala-politica ed imprenditoria malata di cui già avevamo anticipato certi risvolti.<span id="more-74587"></span></strong></p>
<p><strong>Affaire Tommasino</strong>, puntata ennesima. Dopo le implicazioni più strettamente politiche che hanno portato nei mesi passati al commissariamento del circolo territoriale del <strong>Pd </strong>di <strong>Castellammare di Stabia</strong> e all&#8217;azzeramento del suo gruppo dirigente, in seguito all&#8217;agguato di camorra che nel febbraio del 2009 costò la vita al consigliere comunale del <strong>Pd, Gino Tommasino</strong>, il quale fu assassinato per mano di commando camorrista tra cui c&#8217;era il diciannovenne <strong>Catello Romano</strong>, risultato poi iscritto allo stesso partito della vittima, oggi un ulteriore clamoroso sviluppo delle indagini ha portato all&#8217;arresto di<strong> Olga Acanfora</strong>, presidente del gruppo &#8220;Piccola industria&#8221; e numero due dell&#8217;<strong>Unione industriale di Napoli</strong>, con l&#8217;accusa di estorsione aggravata.</p>
<p><strong>UNO STRALCIO NELL&#8217;INCHIESTA &#8211; </strong>Secondo la <strong>Dda </strong>di <strong>Napoli </strong>che indaga da un anno e mezzo sul caso, l&#8217;imprenditrice di Castellammare di Stabia si rivolse allo stesso <strong>Tommasino </strong>al fine di ottenere la sua intermediazione con il clan egemone dell&#8217;aria stabiese, i <strong>D&#8217;Alessandro</strong>, &#8220;<em>per estorcere con il loro aiuto</em>&#8221; la riduzione dei costi dei lavori professionali prestati alla sua azienda. Oltre alla 53enne l&#8217;imprenditrice, sono state arrestate altre tre persone: <strong>Sergio Mosca</strong>, 52 anni, già in carcere per altre ragioni, presunto affiliato al clan camorrista dei D&#8217;Alessandro, l&#8217;architetto <strong>Massimo Di Maio</strong> di 51 anni e l&#8217;imprenditore<strong> Alfonso Di Vuolo</strong> di 38 anni.</p>
<p><strong>LA SCALATA ALL&#8217;UNIONE INDUSTRIALI &#8211; Olga Acanfora</strong> ricopre da 5 anni il ruolo di consigliere della giunta dell&#8217;Unione industriale di Napoli, successivamente è stata nominata presidente della sezione sanità ed eletta presidente del gruppo &#8220;Piccola industria&#8221;, dove è stata la prima donna a ricoprire questo ruolo. E&#8217; amministratore dell&#8217;associazione <strong>Meta Felix</strong>, e membro del consiglio di amministrazione del centro di medicina psicomatica della società <strong>Olpa</strong>, oltre che amministratrice della società Top-Immobiliare, tutte molto conosciute nel napoletano. In un comunicato a firma del <strong>Comitato di Presidenza</strong> dell&#8217;Unione Industriali di Napoli, diramato dopo la convocazione d&#8217;urgenza del suo presidente, <strong>Gianni Lettieri</strong>, si legge che l&#8217;Unione industriale di Napoli è pronta a &#8220;<em>prendere gli opportuni provvedimenti riguardo alla vicenda della Presidente del Gruppo Piccola Industria, Olga Acanfora, secondo il Codice etico di Confindustria e le relative delibere di attuazione</em>&#8220;.</p>
<p><strong>LE SUE INTERESSATE SIMPATIE POLITICHE -</strong> L&#8217;imprenditrice <strong>Olga Acanfora</strong> non si occupava solo di &#8220;politica&#8221; industriale in senso stretto, ma anche di politica tout court. In passato è stata segnalata vicino a certi ambienti dei <strong>Ds stabiesi</strong>, sia pure senza mai ricoprire ruoli di alcun tipo. Successivamente sembra abbia fatto parte di quello stesso direttivo del <strong>Partito Democratico</strong> di<strong> Castellammare di Stabia </strong>prima che il partito fosse commissariato proprio per la vicenda <strong>Tommasino </strong>da cui emerse, come detto, che anche il killer era iscritto al Pd. Non solo, all&#8217;epoca della campagna di tesseramento pare che anche la moglie del boss <strong>Pasquale D&#8217;Alessandro</strong>, <strong>Carolina Mosca</strong>, si fosse recata in sede per <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/39799/a-napoli-la-camorra-si-iscrive-al-pd-e-a-roma-se-ne-fregano/" target="_blank">tesserarsi</a>, ma che poi &#8220;qualcuno&#8221; avrebbe avvisato alcuni dirigenti locali della sua &#8220;scomoda&#8221; presenza. Carolina Mosca, guarda caso, è la figlia di <strong>Sergio</strong>, oggi colpito da un nuovo mandato di cattura in carcere. Come da noi riportato in un articolo dello scorso 19 ottobre 2009, fu <strong>Annapaola Mormone</strong>, allora dirigente ed ex assessore comunale al bilancio, sia pure solo cinque mesi dopo la chiusura di quella disgraziata campagna di tesseramento, a scrivere una lettera al senatore <strong>Enrico Morando</strong>, allora Commissario della Federazione napoletana del Pd, per avvisarlo della &#8220;sospetta&#8221; tentata iscrizione.</p>
<p><strong>LE MANI IN PASTA &#8211; </strong>Nella missiva, inoltre, la Mormone segnalava che appena pochi giorni prima, Il padre di Carolina Mosca, Sergio, era stato arrestato. In passato, <strong>Olga Acanfora è</strong> stata anche tra le fondatrice dell&#8217;associazione &#8220;rosa&#8221; <strong>Emily Stabia</strong> ed ha collaborato alla <strong>Commissione Pari Opportunità </strong>del Comune di Castellammare, voluta proprio dall&#8217;allora assessore al ramo Annapaola Mormone. L&#8217;odierno sviluppo dell&#8217;indagine che ha portato all&#8217;arresto dell&#8217;imprenditrice riguarderebbe anche affari maturati all&#8217;interno della locale <strong>Asl</strong>, azienda sanitaria già in passato finita nell&#8217;occhio del ciclone per infiltrazioni di stampo camorrista al suo interno. Una storia quindi inquietante, a cavallo tra &#8220;mala politica&#8221; ed imprenditoria malata che, con ogni probabilità, riserverà ancora altri ulteriori e forse ancor più clamorosi sviluppi.</p>
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		<title>A Napoli la camorra si iscrive al Pd. E A Roma se ne fregano</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 06:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Salvato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il tesseramento di uno dei killer del consigliere comunale Gino Tommasino, oggi si viene a sapere che pure la moglie del boss D’Alessandro era iscritta al partito. Una dirigente locale accusa: “A Napoli sapevano”. Nessuno, però ha preso provvedimenti. &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/39799/a-napoli-la-camorra-si-iscrive-al-pd-e-a-roma-se-ne-fregano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo il tesseramento di uno dei killer del consigliere comunale Gino Tommasino, oggi si viene a sapere che pure la moglie del boss D’Alessandro era iscritta al partito. Una dirigente locale accusa: “A Napoli sapevano”. Nessuno, però ha preso provvedimenti. Nemmeno a livello nazionale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-39799"></span>Le vicende legate al tesseramento del Pd di <strong>Castellammare di Stabia</strong> <a href="http://loravesuviana.files.wordpress.com/2009/02/manifesto-omicidio-tommasino.jpg"><img class="alignleft" src="http://loravesuviana.files.wordpress.com/2009/02/manifesto-omicidio-tommasino.jpg" alt="" width="448" height="325" /></a>assumono, ogni giorno che passa, aspetti sempre più inquietanti. Dopo la scoperta che negli elenchi degli iscritti figuravano i nominativi di due dei killer del <strong>consigliere comunale</strong> del Pd <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/39652/i-killer-di-tommasino-iscritti-al-pd/" target="_blank">Gino Tommasino </a> si è venuto a sapere che tra i tesserati figurava pure il nome di Carolina Mosca, moglie del boss <strong>Pasquale D’Alessandro</strong>. Clan camorrista che, peraltro, ha visto proprio lo scorso venerdì la condanna per complessivi 40 anni di carcere di tre suoi aderenti, per estorsione con “metodo mafioso”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DEMOCRATICAMENTE CAMORRISTA -</strong> Il fatto ha del clamoroso: in occasione del tesseramento avvenuto a settembre dello scorso anno anche la figlia del pregiudicato <strong>Sergio Mosca</strong>, aveva varcato la porta del locale circolo territoriale del partito democratico, versato la quota d’iscrizione (15 Euro), firmato la “carta dei valori” e preso la tessera del partito. Questo nonostante il partito avesse allestito una “commissione di garanzia” ad hoc sul tesseramento proprio – si disse – a fine di evitare possibili <strong>infiltrazioni criminali</strong>. Oggi, sia pure a mezza bocca, più di un militante ammette che quella presenza fu notata e segnalata a diversi dirigenti. Secondo quanto ha dichiarato <strong>Annapaola Mormone</strong>, dirigente ed ex assessore comunale al bilancio, lei stessa fu avvisata di quella presenza preoccupante. Solo cinque mesi dopo la chiusura della campagna di tesseramento, a seguito dell’assassinio di Tommasino, la stessa Mormone scrisse una lettera al senatore <strong>Enrico Morando</strong>, commissario della Federazione napoletana del Pd, per avvisarlo dell’iscrizione &#8220;sospetta&#8221;. Nella missiva segnalava inoltre, che appena pochi giorni prima, Il padre di Carolina, Sergio, era stato arrestato. Morando, quindi “sapeva”. A quella sollecitazione, sostiene l’ex assessore, non seguì da parte del commissario alcuna risposta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“E’ TUTTO A POSTO” -</strong> Da Napoli, per la verità, per bocca dell’ex ministro <strong><a href="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090915_omicidio_castellammare_tommasino1.jpg"><img class="alignright" src="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090915_omicidio_castellammare_tommasino1.jpg" alt="" width="500" height="325" /></a>Luigi Nicolais</strong>, si sostiene che “<em>niente d’anomalo fu segnalato</em>”. La Mormone, però, rincara la dose e conferma: “<em>oggi è inaccettabile che la responsabilità ricada tutta sul gruppo dirigente di Castellammare</em>”. Il circolo, infatti, sotto il peso degli eventi sempre più incalzanti è stato immediatamente <strong>commissariato</strong>. Secondo la Mormone quindi, anche a Napoli sapevano del tesseramento, diciamo così, anomalo e magari della presenza di qualche nome non propriamente raccomandabile. “<em>Sì, c’è stata una sottovalutazione che investe non solo il partito stabiese. Certo: anche io sono rimasta in silenzio</em> – ripete la dirigente Pd -<em>del caso non ne ho parlato subito con altri. Ho sbagliato e me n’assumo la responsabilità. Ho deciso perciò d’auto-sospendermi dal partito. Non correrò per le primarie di domenica prossima </em>(era candidata come capolista in quota Bersani n.d.a.). <em>Piuttosto, io credo che le primarie non si debbano proprio svolgere a Castellammare. Non c’è la serenità necessaria per svolgerle in modo serio e democratico</em>”. Per l’ex assessore, il suo gesto è una sorta di “<em>atto d’amore anche nei confronti di quei militanti, persone perbene, in assoluta buona fede</em>”. Anche altri dirigenti, sembra, siano intenzionati ad <strong>auto-sospendersi</strong> o a lasciare la propria tessera. “<em>La camorra</em> – prosegue il suo ragionamento Annapaola Mormone – <em>in occasione del tesseramento, è come se avesse lanciato un’Opa sul partito ed ha avvicinato dirigenti</em>” e, come testimoniano le “infiltrazioni” ormai acclarate dagli elenchi dei tesserati ora al vaglio della <strong>Digos </strong>e forse, prossimamente, della Dda di Napoli, è entrata direttamente in gioco. “<em>Qui, tutto è apparso lecito. Ma è assurdo </em>– accusa aprendo un altro fronte l’ex assessore – <em>riflettere sullo stato di cose interne al Pd senza fare lo stesso sull’Amministrazione comunale. C’è stato uno scontro feroce, cinico, per il potere. Ma quanti morti devono esserci prima che si cambi registro? Passano decenni e la politica si ritrova sempre allo stesso punto. Si tende a mettere la testa sotto la sabbia, con un’assuefazione generale per tutto ciò che accade. Il sindaco Vozza quando dichiara che i clan sono contigui ai partiti o il vicesindaco Corrado del mio stesso partito, quando afferma che la partecipazione alle primarie sono la sola risposta giusta, sembrano più che altro alla ricerca di visibilità. Io invece apprezzo il gesto d’alcuni consiglieri comunali dell’opposizione che si sono dimessi poiché, di fatto, hanno capito che andare oltre, in queste condizioni, è solo un inutile accanimento terapeutico. Ora c’è una classe politica inadeguata. I giovani se non sono irreggimentati nelle varie componenti, sono esclusi. Io che ho cominciato a fare politica nei movimenti anticamorra qualche decennio fa è meglio che mi faccio da parte</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOVITA’ AL VIA -</strong> A pensarla diversamente dalla Mormone è invece il nuovo commissario del circolo stabiese calato dalla federazione napoletana, <strong>Paolo Persico</strong>. “<em>Saranno proprio le primarie il primo vero banco di prova di un Pd che deve liberarsi del fango piovutogli addosso</em>”. Il neo commissario ha consegnato lui stesso alla Questura di Napoli l’anagrafe degli <strong>iscritti</strong> al circolo.</p>
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		<title>L&#8217;affaire Gino Tommasino</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 08:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Salvato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo nove mesi dall’agguato di camorra che costò la vita al consigliere comunale del Pd di Castellammare di Stabia, sono stati arrestati i suoi presunti killer. Due di questi si sono immediatamente “pentiti”. Neanche il tempo di metterli “sotto protezione” &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/39542/laffaire-gino-tommasino/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo nove mesi dall’agguato di camorra che costò la vita al consigliere comunale del Pd di Castellammare di Stabia, sono stati arrestati i suoi presunti killer. Due di questi si sono immediatamente “pentiti”. Neanche il tempo di metterli “sotto protezione” che uno di loro evade e fugge via. Vi raccontiamo cosa ci sarebbe dietro l’assassinio</strong> <span id="more-39542"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fu un agguato “shock” quello avvenuto appena qualche minuto dopo le 15,30 lo scorso 3 febbraio, nel pieno centro di <strong>Castellammare di Stabia</strong>, uno dei comuni più grandi della provincia di Napoli.    Una serie impressionate di colpi d’arma da fuoco, quasi tutti giunti al bersaglio, stroncarono la vita del quarantaduenne consigliere comunale del Partito democratico, <strong>Luigi Tommasino</strong>. Il raid scattò a pochi metri dall&#8217;ex <img class="alignleft size-full wp-image-39545" title="Tommasino1" src="http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2009/10/Tommasino1.jpg" alt="Tommasino1" width="279" height="181" />Pretura, oggi sede distaccata del Tribunale di Torre Annunziata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’INDAGINE PER TANGENTI</strong> &#8211; Luigi Tommasino, a tutti noto come Gino, era alla guida della sua Lancia Musa in compagnia del figlio tredicenne rimasto incredibilmente illeso. Secondo la <strong>ricostruzione degli inquirenti</strong>, Tommasino fu avvicinato dai suoi sicari a bordo di almeno una moto di grossa cilindrata che affiancò l’auto del consigliere (peraltro, <em>titolare di una nota boutique di abbigliamento al corso Vittorio Emanuele</em>) mentre procedeva lungo Viale Europa: furono sparati almeno una dozzina di colpi, tutti diretti verso il lato guidatore. La vittima si accasciò all’istante sul volante e la vettura finì, ormai senza controllo, contro la vetrina del negozio Unieuro. Gino Tommasino era stato eletto nel 2005 consigliere con la lista della <strong>Margherita</strong> ed era il fratello di un <strong>noto medico</strong> che presta servizio presso l&#8217;<strong>ospedale San Leonardo</strong> della città stabiese. Fin qui la fredda cronaca delle modalità dell’omicidio. Passò appena qualche giorno e si venne a sapere che Tommasino era <strong>indagato</strong> dal pm di Potenza <strong>Henry John Woodcock</strong> per presunti illeciti relativi alla costruzione di un <strong>termovalorizzatore</strong> nella zona vesuviana e per una presunta <strong>tangente</strong> versata da un imprenditore interessato a svolgere lavori nella discarica di Terzigno. <em>Corruzione e associazione per delinquere finalizzata alla frode e alla truffa</em> furono le accuse ipotizzate da Woodcock per Tommasino e altre 13 persone. Gli accertamenti rientrano in un filone dell&#8217;inchiesta “Total”, che lo scorso gennaio aveva portato all&#8217;arresto dell&#8217;amministratore delegato di Total Italia, <strong>Lionel Levha</strong>. In particolare, indagando sui presunti illeciti nell&#8217;estrazione del petrolio in Basilicata, Woodcock si era imbattuto in <strong>reati</strong> connessi con i rifiuti, sia in Campania sia in Sicilia. Aveva così scoperto che un faccendiere aveva contattato alcuni politici di Castellammare per coinvolgerli nella costruzione di un inceneritore in zona. Gino Tommasino, però, avrebbe avuto in particolare un altro ruolo: quello di <strong>ricevere</strong> da un imprenditore interessato ad eseguire lavori nella discarica di Terzigno una <strong>somma di denaro</strong> da girare, forse, ad un <strong>politico più importante di lui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA PISTA CAMORRISTICA</strong> &#8211; Sono passati nove mesi e, finalmente, si è avuta una prima importante <strong>svolta nelle indagini</strong>. La pista lucana ha perso di consistenza mentre si <img class="alignright size-full wp-image-39546" title="castellammare2" src="http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2009/10/castellammare2.jpg" alt="castellammare2" width="302" height="226" />è avvalorata quella della “<em>vendetta</em>” camorrista locale. L’indagine condotta dai Pm della <strong>Direzione distrettuale antimafia di Napoli</strong>, infatti, ha portato all’identificazione e all’arresto dei presunti <strong>autori dell’agguato</strong>. Si tratterebbe di quattro affiliati al <strong>clan D’Alessandro</strong>, “famiglia” camorrista storica della zona stabiese. I quattro componenti del commando sarebbero <strong>Salvatore Belviso</strong>, 26 anni, cugino e braccio destro del boss Vincenzo D’Alessandro, <strong>Renato Cavaliere</strong>, di 37 anni, già detenuto, <strong>Raffaele Polito</strong>, di 27 anni quest&#8217;ultimo sarebbe l&#8217;<strong>esecutore materiale</strong> del delitto, portato a termine con armi di provenienza cecoslovacca, marchio di fabbrica degli omicidi targati D&#8217;Alessandro, unico clan nel panorama delinquenziale campano ad averle acquistate, e <strong>Catello Romano</strong>, di 19 anni. Questi ultimi due, dopo essere stati bloccati dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Napoli, hanno deciso di <strong>collaborare con la giustizia</strong> e sono in attesa di essere avviati al programma di protezione in una località protetta. Tommasino, secondo gli inquirenti potrebbe essere stato <strong>punito</strong> per essersi impossessato di una somma di denaro destinato al clan D’Alessandro. Questo, almeno, emergerebbe dalle attività investigative condotte dalla Squadra Mobile napoletana. Resta da capire <strong>a che titolo</strong> si sia appropriato della somma di denaro. Trentamila euro sarebbe l’ammontare che  Tommasino avrebbe dovuto restituire al clan. Non è ancora chiara però la <strong>provenienza</strong> di quella somma. Proprio da Polito sarebbe partita l&#8217;attività investigativa della squadra mobile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DUBBI DA CHIARIRE</strong> &#8211; La sera del delitto, infatti, l&#8217;<strong>omicida</strong> ha lasciato Castellammare e si è <strong>rifugiato in un podere </strong>che il clan D&#8217;Alessandro aveva preso in affitto a Pian Castagnaio, in provincia di Siena. Tornato pochi giorni fa a Napoli, Polito è stato bloccato dagli uomini della squadra mobile che hanno poi rintracciato anche Romano: entrambi, una volta assicurati alla giustizia, hanno deciso di collaborare con gli inquirenti. Le loro prime dichiarazioni hanno subito confermato quanto era emerso dalla <strong>intercettazioni</strong>: <em>Tommasino doveva essere ammazzato perché non aveva restituito 30mila al clan di Castellammare di Stabia</em>. Ma sulla provenienza di quei soldi, la  Squadra mobile sta ancora indagando. Si fanno <strong>diverse ipotesi</strong>. Per ora si tende solo ad escludere che il politico possa essere stato vittima di una estorsione. Più verosimile la tesi secondo la quale Tommasino avrebbe svolto un ruolo di <strong>intermediazione nella riscossione</strong> di somme destinate al clan di cui lui si è appropriato. Uomo chiave per risalire al movente del delitto potrebbe essere <strong>Salvatore Belviso</strong>, cugino e braccio destro del capo clan <strong>Vincenzo D&#8217;Alessandro</strong>, che per il momento però ha deciso di non collaborare. Da chiarire anche se dicano la <strong>verità</strong> i due collaboratori quando affermano di aver scoperto solo dopo l&#8217;omicidio chi fosse la loro vittima. Di sicuro, a questo punto, appare<img class="alignleft size-full wp-image-39547" title="tommasino3" src="http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2009/10/tommasino3.jpg" alt="tommasino3" width="227" height="227" /> che lo stesso Tommasino avesse <strong>contatti</strong> con la famiglia D&#8217;Alessandro. Secondo alcune indiscrezioni sembra che Tommasino <em>fosse amico di infanzia di Pasquale</em>, fratello di Vincenzo; dopo il delitto, nel parasole della sua macchina fu trovato il <strong>curriculum vitae</strong> di un parente dei D&#8217;Alessandro. Dalle indagini è emerso che il politico insieme con un amico aveva imposto l&#8217;<strong>assunzione di familiari</strong> dei D&#8217;Alessandro a ditte che avevano ottenuto appalti dal comune. Nel frattempo Catello Romano, uno dei due pentiti, è riuscito <strong>misteriosamente  a fuggire</strong> dalla località segreta in cui era stato trasferito nei giorni scorsi in attesa che fosse formalmente avviato il piano di protezione per i collaboratori di giustizia. Il diciannovenne, sarebbe <strong>evaso</strong> calandosi dalla finestra con una corda di fortuna creata con lenzuola annodate, da un albergo nel brindisino dove era piantonato. Romano oltre ad aver ammesso di aver svolto un ruolo chiave nell&#8217;omicidio dell&#8217;esponente politico stabiese aveva anche confessato di aver compiuto cinque omicidi ella zona in pochi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA QUESTIONE MORALE</strong><strong> NEL PD</strong> &#8211; A questo punto però è la stessa politica stabiese ad essere<strong> tirata pesantemente in ballo</strong>. Mentre il sindaco <strong>Salvatore Vozza</strong> e l’assessore alla legalità esprimono forte soddisfazione per l&#8217;operazione della polizia, il centro-destra all’opposizione chiede l’arrivo del <strong>Prefetto</strong>. Lo stesso Pd, di cui Tommasino era oltre che consigliere anche dirigente politico, appare sulla difensiva. Diversi mesi fa, infatti, proprio in occasione delle primo congresso cittadino, da più parti si levarono <strong>dubbi</strong> e sospetti su un presunto affievolimento della “questione morale” interna al partito.</p>
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