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	<title>Giornalettismo &#187; Economia</title>
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		<title>All&#8217;asta on line le case del Demanio</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:07:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[I programmi dell&#8217;Agenzia per i 5 miliardi di dismissioni Aste on line, aperte anche al mercato internazionale, e concessioni per smuovere un &#8216;mercato ingolfato&#8217;, garantendo una redditivita&#8217; per lo Stato nel medio e nel breve termine. E&#8217; la strada scelta &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/199519/allasta-on-line-le-case-del-demanio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I programmi dell&#8217;Agenzia per i 5 miliardi di dismissioni</strong><span id="more-199519"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.quattronet.it/68_settembre/parcheggio.JPG" alt="" width="240" height="320" />Aste on line, aperte anche al mercato internazionale, e concessioni per smuovere un &#8216;mercato ingolfato&#8217;, garantendo una redditivita&#8217; per lo Stato nel medio e nel breve termine. E&#8217; la strada scelta dall&#8217;Agenzia del Demanio per dare il proprio contributo al piani di 5 miliardi di dismissioni previste dal governo. Un piano che, come ha precisato il direttore dell&#8217;Agenzia, Stefano Scalera, &#8216;non prevede necessariamente immobili&#8217;.</p>
<p><strong>LE ASTE SUL SITO</strong> &#8211; L&#8217;agenzia ha in progetto di mettere sul proprio sito le aste, con &#8216;data room on line ed estratti pubblicati in inglese e altre lingue&#8217;. Un canale che si affianca ai tradizionali sportelli dell&#8217;Agenzia sul territorio nazionale, dove sara&#8217; possibile continuare a presentare le domande di partecipazione alle gare. Sempre sul piano internazionale, l&#8217;agenzia diretta da Scalera punta a &#8216;collaborare con le ambasciate&#8217;. Scalera punta alle sulle concessioni come quella cinquantennale che ha interessato Villa Tolomei, un complesso in degrado di circa 170.000 metri quadri a circa 4 Km a sud-ovest di Firenze, che prevede l&#8217;avvio di un&#8217;attivita&#8217; alberghiera.</p>
<p><strong>VALORE E UTILITA&#8217; </strong>- &#8216;In questo modo &#8211; ha spiegato Scalera &#8211; l&#8217;immobile resta di proprieta&#8217; dello Stato ed al servizio del territorio&#8217;. &#8216;Dopo 50 anni, allo scadere della concessione, &#8211; ha aggiunto &#8211; viene restituito allo Stato un edificio completamente funzionante&#8217;. Il duplice obiettivo dell&#8217;Agenzia, ha spiegato il direttore che ha incontrato a Milano alcuni operatori del settore immobiliare, e&#8217; &#8216;massimizzare il valore economico e l&#8217;utilita&#8217; sociale&#8217; del portafoglio.</p>
<p><strong>L&#8217;AGENZIA</strong> &#8211; Complessivamente l&#8217;Agenzia conta 1.000 dipendenti attivi in 16 filiali, per la gestione di un portafoglio composto da  46.000 beni immobiliari, per un valore pari a 55 miliardi di euro. &#8216;Circa 20.000 sono in uso alle amministrazioni pubbliche &#8211; ha spiegato Scalera &#8211; e 26.000 sono immobili non strumentali, con una ripartizione del valore proporzionale&#8217; tra le due categorie di immobili. Tra i beni non strumentali l&#8217;Agenzia conta immobili per un valore di &#8216;circa 2,3 miliardi di euro&#8217; destinati ad essere conferiti ali enti locali in virtu&#8217; del &#8216;federalismo demaniale&#8217;. Tra questi la Caserma Cavalleria di Torino, su cui e&#8217; stato appena siglato un protocollo d&#8217;intesa con il Comune, che prevede la permuta dell&#8217;immobile con altre strutture comunali.(ANSA).</p>
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		<title>Come i giornali di partito buttano i nostri soldi</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 08:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dipocheparole</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa il direttore di Europa si lamentava per la scarsità di fondi pubblici. Ecco come li usano Qualche giorno fa il direttore di Europa Stefano Menichini si lamentava della scarsità di fondi pubblici per i giornali di partito &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/199309/come-i-giornali-di-partito-buttano-i-nostri-soldi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Qualche giorno fa il direttore di Europa si lamentava per la scarsità di fondi pubblici. Ecco come li usano</strong></p>
<p><span id="more-199309"></span><a href="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2009/07/foto-menichini2-290x267.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.ilpolitico.it/wp-content/uploads/2009/07/foto-menichini2-290x267.jpg" alt="" width="290" height="267" /></a>Qualche giorno fa il direttore di Europa Stefano Menichini si lamentava della scarsità di fondi pubblici per i giornali di partito o di corrente come il suo in un articolo pieno di straw man arguments [<a href="http://www.giornalettismo.com/archives/194905/menichini-e-i-soldi-pubblici-ai-giornali/" target="_blank">LEGGI QUI</a>]. Oggi il Fatto Quotidiano ci racconta come li utilizzano, i soldi dei cittadini, i giornali come Europa: il quotidiano ha preso 5,2 milioni di euro in nove anni, e vende la bellezza di quattromila copie di cui duemila in abbonamento secondo il direttore, mentre i bilanci dicono che in edicola ne vengono comprate 1500 copie: tanti quanti sono i visitatori di un qualsiasi blog italiano, che però non pretende di spendere i soldi dei cittadini per dire quello che pensa. Ma è tra le pieghe del suo bilancio che si nascondono le sorpresine:</p>
<blockquote><p>I costi per il personale (1,6 milioni) incidono tanto per un organico di 25 dipendenti di cui 21 giornalisti. Ogni pagina del bilancio, che negli anni diventa più criptico, appare astrusa e spropositata per un giro di affari di 5 milioni di euro con ben 3 che bonifica lo Stato. E la voce “consulenze e prestazioni professionali” ricorrente e immotivata è quella che attira più attenzione: quasi un milione di euro in sette anni, sempre circa 150 mila euro l&#8217;anno, tranne 41mila nel 2010. Menichini si fa trovare impreparato: “Non conosco la destinazione di quei soldi. Forse le collaborazioni?”. No, per quelle pagate 233mila. “I contratti a progetto?”. No, per quelli spendete 58mila. “Allora, aspetta chiedo all&#8217;amministratore delegato”.</p></blockquote>
<p>La sindrome Lusi, il tesoriere accusato di aver fatto sparire 13 milioni di euro dal patrimonio dell&#8217;ex partito Margherita, colpisce anche Menichini che, terrorizzato, si confessa:</p>
<blockquote><p>“In questi giorni mi studio il bilancio per capire se qualcosa di strano è accaduta persino a noi. Per il momento, mi sembra tutto chiaro e g iustificato. Mi aveva colpito quella voce “consulenze e prestazioni professionali? Posso darti il contatto dei responsabili, anzi, telefono io e ti faccio sapere. Sai, il nostro amministratore delegato è piuttosto anziano”. Il quesito resta sospeso. Passa mezz&#8217;ora, il direttore richiama convinto di aver risolto i dubbi: “Non ho le carte qui sottomano, ma se non mi sbaglio, si riferiscono al gettone per l&#8217;amministratore delegato e per il presidente del Consiglio di amministrazione”. No, per l&#8217;amministratore delegato c&#8217;è uno stipendio di 75mila euro e per il presidente del Consiglio di amministrazione un rimborso di 18mila euro. Pausa. Aspettiamo Menichini invano con i dubbi che s&#8217;infittiscono di ora in ora. Proviamo a richiamare.</p></blockquote>
<p>Stavolta, fa sapere il fatto, Menichini ha la soluzione:</p>
<blockquote><p>“Posso dirti che si tratta di una consulenza che avevamo con un signore adesso anziano per la raccolta pubblicitar ia”. Curioso: E u ro p a pagava (e paga?) un professionista 150mila euro l’anno per racimolare poche centinaia di migliaia di euro in pubblicità? A volte un milioncino scarso, a volte mezzo. Ci riflette su, il direttore: “In effetti non è stata una scelta societaria fortunata. Non avevamo grossi benefici, il mercato non ci ha aiutato. Ma devi sapere &#8211; e cambia discorso &#8211; che noi, se ricordi, avevamo scritto su quell’idea di trasferire i giornali di partito su Internet. Beh, noi la pensiamo così”.</p></blockquote>
<p>In realtà la pensavano al contrario. Ovvero, continuano a chiedere i nostri soldi per propagandare le idee della corrente di un partito. E regalarne 150mila a uno che non sa raccogliere la pubblicità. Salvo poi delirare di cartelli che gliene impediscono la raccolta. La mamma dei minatori è sempre incinta.</p>
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		<title>L&#8217;Italia nell&#8217;emergenza del gas</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/199283/litalia-nellemergenza-del-gas/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 07:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferma Restando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[A sei anni dall&#8217;ultima crisi il Belpaese affronta ancora i problemi di approvvigionamento Il gas è un&#8217;emergenza. Da appena sei anni. Ovvero, dall&#8217;ultima crisi tra Kiev e Mosca che costrinse l&#8217;Italia a &#8220;spegnere&#8221; svariate industrie per i problemi di approvvigionamento. &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/199283/litalia-nellemergenza-del-gas/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A sei anni dall&#8217;ultima crisi il Belpaese affronta ancora i problemi di approvvigionamento</strong><span id="more-199283"></span></p>
<p><a href="http://shippingonline.ilsecoloxix.it/rw/PortaleShipping/ShippingWEB/tecnologie/foto_trattate/2009/11/18/rigassificatore%20adriatico--220x286.jpg"><img class="alignleft" src="http://shippingonline.ilsecoloxix.it/rw/PortaleShipping/ShippingWEB/tecnologie/foto_trattate/2009/11/18/rigassificatore%20adriatico--220x286.jpg" alt="" width="220" height="286" /></a>Il gas è un&#8217;emergenza. Da appena sei anni. Ovvero, dall&#8217;ultima crisi tra Kiev e Mosca che costrinse l&#8217;Italia a &#8220;spegnere&#8221; svariate industrie per i problemi di approvvigionamento. Oggi che l&#8217;inverno russo &#8211; e le elezioni &#8211; costringe Putin a chiudere i rubinetti ci troviamo esattamente nella stessa situazione, ma con tanto tempo sprecato alle spalle. Luca Pagni su Repubblica ci spiega la situazione:</p>
<blockquote><p>Sei anni di molti progetti “sulla carta” per far uscire il nostro paese dalla dipendenza dei “soliti” Paesi (Russia e Algeria valgono da sole il 64% delle importazioni di metano). E per evitare che i rifornimenti necessari per non rimanere al gelo ma anche al buio (due centrali elettriche su tre in Italia vanno a gas) dipendano solo dai tubi in arrivo dall’Africa, dal mare del Nord o dalla steppa russa. Sei anni per cercare di trasformare il mercato del gas in un mercato liberalizzato almeno come quello dell’energia elettrica. Invece, di tutti i progetti è diventato realtà solo il rigassificatore di Rovigo, tra l’altro fortemente voluto dagli Usa nel tentativo di arginare lo strapotere del colosso russo Gazprom in Europa, nonché nel nostro Paese.</p></blockquote>
<p>Ecco perché il tema delle infrastrutture del gas sono in cima all’agenda del governo:</p>
<blockquote><p>Come ha ricordato anche ieri il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Il quale, per esempio, ha definito «intollerabile l&#8217;immobilismo amministrativo rispetto ad alcune importanti prospettive di crescita delle infrastrutture legate alla produzione di gas». Ha promesso, a breve, l’avvio della Borsa del gas. Ed è tornato a parlare della separazione proprietaria tra Eni e Snam perché «possa più agilmente sviluppare le necessarie infrastrutture (rigassificatori, gasdotti e stoccaggi) e operare in coordinamento con gli altri gestori europei di rete in modo da contribuire al funzionamento di un mercato del gas europeo liquido e concorrenziale». In altre parole: per evitare nuove emergenze.</p></blockquote>
<p>C&#8217;è il problema dei nuovi gasdotti:</p>
<blockquote><p>I progetti sono tanti. Ma tutti sulla carta: un bel tratto di penna sulle cartine del Mar Mediterraneo, ma i cantieri sono ancora, per così dire, in alto mare. Per diminuire la dipendenza energetica dai “soliti” Paesi fornitori, è fondamentale la realizzazione la posa di nuovi tubi. Le idee, almeno quelle, non mancano. Ormai da tre anni si parla di un nuovo collegamento nel Mar Jonio che, attraverso la Turchia e la Grecia, dovrebbe portare il gas che la repubblica dell’Azerbaijan in Italia. Ci sono addirittura due candidati: la Edison alleata con i greci di Depa e i norvegesi di Statoil assieme agli svizzeri di Egl. Ma gli azeri non hanno ancora deciso a chi assegneranno il gas (fino a 10 miliardi all’anno). Tutto fermo, invece, per il nuovo gasdotto dall’Algeria, il Galsi, che dovrebbe arrivare in Toscana dopo essere passato in Sardegna. Il progetto è fermo sull’isola, sia per le resistenze delle comunità locali, sia per una questione di investimenti delle società che guidano il consorzio, gli algerini di Sonatrach ed Edison.</p></blockquote>
<p>Quello dei rigassificatori:</p>
<blockquote><p>Il progetto del governo è quello di trasformare l’Italia in un hub del gas per il sud Europa. Così da trasformare il nostro paese da importatore a paese esportatore, trattenendo solo il metano necessario per il proprio fabbisogno. Ma perché questo avvenga non occorrono solo investimenti nei tubi. Occorrono soprattutto rigassificatori, gli impianti che possono essere riforniti via mare. Al momento, sono attivi solo due impianti: La Spezia (di proprietà Eni) e Rovigo (ExxonMobil, Qatar ed Edison). Da un decennio si parla almeno di un’altra dozzina di impianti. Di cui solo due sono arrivati a superare lo scoglio delle procedure burocratiche: Livorno (i tedeschi di E.on con Iren), fermato dalla crisi finanziaria a un passo dall’ancoraggio della nave galleggiante che ospiterà l’impianto, e Gioia Tauro (Sorgenia assieme a Iren), che ha appena ricevuto l’ultimo via libera dall’Ambiente. Procede anche il progetto Enel di Porto Empedocle che sta terminando l’iter procedurale.</p></blockquote>
<p>E, infine, il riflesso di tutto ciò sui prezzi:</p>
<blockquote><p>L’effetto dei ritardi nella realizzazione di nuove infrastrutture si traduce in un prezzo più alto pagato dalle piccole medie imprese e dalle famiglie. Per i consumi domestici, la differenza si vede soprattutto per paesi come l’Irlanda (+17%) l’Olanda (+10%), ma siamo più alti anche della Germania (+9%), Spagna (+7%) e Francia (+6%). Negativo il confronto anche per le piccole e medie imprese, che di media scontano un prezzo del gas superiore al 5% rispetto alla media europea. Va meglio agli energivori, i settori di attività che consumano grandi quantità di materia prima e che hanno un peso contrattuale maggiore nelle trattative con i grossisti di gas: per loro, nel 2010, il prezzo è sceso anche del 10%, rispetto a una riduzione che a livello europeo è stato attorno al 4%. Per gli operatori sarà fondamentale il via libera alla Borsa del gas, che permetterà una contrattazione di mercato sul modello di quanto è avvenuto con la Borsa elettrica. Quest’ultima è ormai una realtà da 6 anni, la seconda non è mai partita.</p></blockquote>
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		<title>&#8220;Una riforma dei licenziamenti&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 06:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dipocheparole</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Le trattative tra sindacati e ministero. Scontro sui provvedimenti disciplinari La trattativa tra ministero, Confindustria e sindacati prosegue. Ma per un accordo ci vorrà ancora del tempo, visto che su molti punti le parti sono distanti. Non solo sull&#8217;articolo 18, &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/199207/una-riforma-dei-licenziamenti/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le trattative tra sindacati e ministero. Scontro sui provvedimenti disciplinari</strong><span id="more-199207"></span></p>
<p><a href="http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2011/11/fornero_280xFree.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2011/11/fornero_280xFree.jpg" alt="" width="280" height="362" /></a>La trattativa tra ministero, Confindustria e sindacati prosegue. Ma per un accordo ci vorrà ancora del tempo, visto che su molti punti le parti sono distanti. Non solo sull&#8217;articolo 18, che continua ad essere la pietra dello scandalo soprattutto mediatico. Dal Corriere:</p>
<blockquote><p>Lo scontro è sui licenziamenti disciplinari, che i sindacati non sono disposti a portare fuori dalla tutela dell’articolo 18. Ora si continuerà in modo informale — oggi è previsto un contato telefonico tra Fornero e il leader Cisl Raffaele Bonanni — mentre nei prossimi giorni week end compreso gli sherpa cercheranno di smussare i punti critici per arrivare lunedì a un nuovo tavolo che potrebbe risultare abbastanza cruciale. Si terrà infatti tra i sindacati e Rete Imprese Italia, il cartello tra artigiani e commercianti, nella sede della Confesercenti e affronterà il delicato tema degli aumenti contributivi dei lavoratori autonomi. Se dovesse uscire una intesa in questo senso potrebbero emergere le risorse necessarie per affrontare il capitolo di una riforma degli ammortizzatori sociali.</p></blockquote>
<p>E da qui rivedere i termini della riforma:</p>
<blockquote><p>Lo spiega molto bene il segretario generale della Uil Luigi Angeletti (che non ha escluso uno sciopero) quando afferma «che una qualsiasi discussione seria sull’articolo 18 deve partire dal presupposto di rafforzare gli ammortizzatori sociali ma il ministro ha sempre detto che non ci sono soldi, una discussione quindi che francamente non ha senso». Un altro punto fisso in questa ennesima tornata sul lavoro l’ha disegnato Bonanni. «Se gli imprenditori sono in buona fede e non rincorrono gli asini che volano— ha detto—possiamo convergere sulle ragioni di inefficienza, se vogliono un trofeo con l’articolo 18, non troveremo un accordo».</p></blockquote>
<p>Infine, c&#8217;è la questione-tabu&#8217;:</p>
<blockquote><p>Sulla licenziabilità, al di là delle parole di facciata, dentro la stessa Confindustria comincia ad emergere il dubbio che fare sull’articolo 18 una guerra di principio alla fine il rischio è di rimetterci un sacco di soldi. Uno dei vicepresidenti di viale Astronomia Vincenzo Boccia ha infatti spiegato che, secondo lui, «l’articolo 18 è una questione che non vogliamo affrontare nei principi ma in termini più generali visto che esiste un serio problema di applicabilità».</p></blockquote>
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		<title>La mattanza degli statali in Grecia</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/199195/la-mattanza-degli-statali-in-grecia/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 06:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ferri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza & mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[Via 150mila impiegati pubblici in cinque anni. Ma l&#8217;Europa è divisa sul prestito La Grecia si arrende, ma all&#8217;Europa forse non basta. Atene decide di dare un ulteriore strappo sulla linea delle misure anticrisi, ma da Bruxelles vengono ancora perplessità &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/199195/la-mattanza-degli-statali-in-grecia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Via 150mila impiegati pubblici in cinque anni. Ma l&#8217;Europa è divisa sul prestito</strong></p>
<p><span id="more-199195"></span></p>
<p><a href="http://www.terranews.it/sites/default/files/images/user/grecia_0.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.terranews.it/sites/default/files/images/user/grecia_0.jpg" alt="" width="280" height="413" /></a>La Grecia si arrende, ma all&#8217;Europa forse non basta. Atene decide di dare un ulteriore strappo sulla linea delle misure anticrisi, ma da Bruxelles vengono ancora perplessità sia sulla possibilità di reggere il colpo da parte dell&#8217;economia greca, sia sulla volontà dei politici di riuscire a mantenere quanto promesso. Il Corriere della Sera ci racconta la giornata di ieri, non ancora decisiva:</p>
<blockquote><p>Il ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos ha portato all’Eurogruppo straordinario, convocato a Bruxelles per evitare il fallimento di Atene, l&#8217;atteso accordo dei partiti nazionali sulle misure di austerità. Venizelos è apparso però schiacciato tra i ministri finanziari più rigidi, che pretendono interventi più rigorosi, e ampi settori del suo Paese, che giudicano eccessive le richieste europee in un periodo già di profonda recessione. I sindacati greci hanno annunciato uno sciopero generale di 48 ore per protestare contro queste ulteriori concessioni a Bruxelles del governo tecnico di Lucas Papademos.</p></blockquote>
<p>Gli eurodeputati socialisti hanno appoggiato le proteste greche per le misure di austerità eccessive:</p>
<blockquote><p>«L’accordo non è al punto da poter essere sottoscritto», ha premesso il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, entrando nell’Eurogruppo. Sulla stessa linea sono apparsi Olanda e Austria. Il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha ammesso che restano «punti da chiarire» in relazione alle richieste della trojka (Commissione europea, Fondo monetario internazionale di Washington e Banca centrale europea). Il direttore generale del Fmi, la francese Christine Lagarde, ha confermato che «c’è ancora molto lavoro da fare». L’Italia, con il responsabile dell’Economia Mario Monti e il viceministro Vittorio Grilli aWashington, è stata rappresentata nell&#8217;Eurogruppo dal dirigenteministeriale Carlo Monticelli.</p></blockquote>
<p>Le misure principali:</p>
<blockquote><p>I leader dei tre principali partiti greci, il socialista Georges Papandreou, il conservatore Antonis Samaras e Georges Karatzaferis dell’estrema destra, dopo una lunga trattativa, avrebbero concordato una ulteriore riduzione dei salari minimi e di benefici pensionistici, il licenziamento di 15 mila dipendenti pubblici, con l’impegno a ridurre il numero dei dipendenti statali (150 mila in meno entro il 2015) e la cancellazione di molti diritti di garanzia dei lavoratori. In più da Atene dichiarano come quasi fatto l’accordo con le banche private, che accetterebbero un taglio del valore dei titoli greci intorno al 70%.</p></blockquote>
<p>La Grecia chiede così lo sblocco dei 130 miliardi previsti dal piano di salvataggio europeo:</p>
<blockquote><p>Altrimenti i titoli di Stato in scadenza il 20 marzo prossimo, che il governo ellenico non è in grado di rimborsare, porterebbero all’insolvenza, temuta dall’Unione europea per le conseguenze nell’area euro. La speculazione potrebbe attaccare i titoli di Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Belgio sfruttando la paura di addio al rimborso, giustificata dal precedente della Grecia. «Ora abbiamo bisogno dell’approvazione finale dell’Eurogruppo », ha insistito Venizelos. Ma il vicepresidente della Commissione, il finlandese Olli Rehn, ha replicato che spetta ad Atene «convincere i partner del forte impegno » nel risanamento. Finora sia le misure di salvataggio dell’Ue, sia gli impegni di Atene, si sono sempre rivelati insufficienti. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha espresso un giudizio incoraggiante, ma continua a respingere le pressioni per far contribuire la sua istituzione alle perdite sui titoli greci. L’Eurogruppo è continuato nella notte.</p></blockquote>
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		<title>Ssrl a un euro, cosa c&#8217;è che non va</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 19:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gregorj</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Le proposte del Notariato sulle società semplificate a responsabilità limitata Il Consiglio Nazionale del Notariato (CNN) s’è espresso in modo ufficiale sulla recente istituzione da parte del Governo Monti della società semplificata a responsabilità limitata (ssrl), qui analizzata, presentando le &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/199091/ssrl-a-un-euro-cosa-ce-che-non-va/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le proposte del Notariato sulle società semplificate a responsabilità limitata</strong></p>
<p><strong><span id="more-199091"></span><br />
</strong></p>
<p><a href="http://blog.misteriva.it/wp-content/uploads/2012/01/euro_societ%C3%A0.png"><img class="alignleft" src="http://blog.misteriva.it/wp-content/uploads/2012/01/euro_societ%C3%A0.png" alt="" width="213" height="213" /></a>Il Consiglio Nazionale del Notariato (CNN) s’è espresso in modo ufficiale sulla recente istituzione da parte del Governo Monti della società semplificata a responsabilità limitata (ssrl), qui analizzata, presentando le proprie osservazioni direttamente alla X Commissione del Senato.<br />
<strong><br />
NON ANCORA OPERATIVA</strong> &#8211; È bene precisare che la ssrl non è ancora operativa, mancando sia la conversione del Decreto Legge che l’ha prevista sia l’emanazione del decreto ministeriale che deve tracciarne lo statuto base. Qual è il contenuto del documento del Notariato? Innanzitutto obietta che la ssrl sarebbe priva di qualsivoglia controllo preventivo in tutte le sue fasi di vita, dall’atto costitutivo alle eventuali successive variazioni. Infatti, la norma per la ssrl prevede che costituzione e delibere assembleari modificative dello statuto siano redatte per scrittura privata, quindi senza intervento notarile, non solo differenziando questo (sotto)tipo societario dalle altre società previste dal codice civile (dove se non obbligatorio l’atto pubblico, quanto meno è sempre richiesta almeno la scrittura privata autenticata), ma anche andando contro i dettami delle disposizioni comunitarie in materia, e nello specifico, come ricorda lo stesso CNN, la Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 2009/101/CE, la quale prevede che in caso di assenza di tali controlli preventivi sul versante amministrativo o giudiziario, sia da adottare obbligatoriamente la forma dell’atto pubblico.</p>
<p><strong>LA LETTERA DELLA NORMA</strong> &#8211; La lettera della norma appena introdotta (il nuovo art. 2463-bis c.c.), a causa dell’uso esclusivo della scrittura privata “semplice”, non identificherebbe il soggetto cui è demandato il vaglio nella fase costitutiva di una serie di elementi essenziali, vedi per esempio l’oggetto sociale (chi controlla che esso sia lecito, possibile, determinato o determinabile?) e l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per svolgere l’attività sociale (ove queste siano richieste per legge), ma pure lo stesso statuto (chi controlla che esso sia a norma di legge?).</p>
<p><strong>ALTRI DUE PUNTI</strong>- Ma non solo: l’assenza di controllo fa individuare al CNN altre due situazioni assai rischiose, a suo giudizio. Se si considera che la registrazione e il deposito al Registro delle Imprese competente dell’atto costitutivo ormai si effettuano con un unico adempimento (la cosiddetta “comunicazione unica”, meglio nota come “ComUnica”, colla quale, nell’ottica dell’“impresa aperta in un giorno”, si può chiedere anche sia l’apertura della partita IVA sia l’inizio attività); nella ssrl tutto ciò si tradurrebbe in una mera trasmissione di dati alla Camera di Commercio (e da questa smistati ai vari Enti interessati) priva pure del supporto di un atto scritto (almeno nell’interpretazione del CNN, non vi sarebbe alcun obbligo di allegare nemmeno una copia in formato telematico dell’atto costitutivo) e quindi rendendo possibile il coinvolgimento di soggetti del tutto ignari o inventati. In secondo luogo la ssrl sarebbe un mezzo per eludere le normative antiriciclaggio e di tracciabilità dei pagamenti: il capitale minimo richiesto è un Euro, ma nulla vieta che esso sia di importo superiore, creando un’evidente disuguaglianza fra ssrl e le altre società dove, a parità di somme movimentate, nella prima non vi è nessuno dei controlli previsti per le seconde a tali fini. Una mancanza tanto grave da far paventare al CNN l’illegittimità costituzionale.</p>
<p><strong>IL PROBLEMA -</strong> Per concludere, il Notariato esplicita anche alcune perplessità operative dovute alla forte connotazione “under 35” della ssrl, che la renderebbe assai instabile, legata com’è a filo doppio all’età di tutti i suoi soci. Dopo le critiche, ed alla luce di queste, il CNN elabora le sue proposte di emendamento:</p>
<blockquote><p>a)	la forma dell’atto pubblico per costituzione e variazioni statutarie;</p>
<p>b)	amministratori obbligatoriamente anche soci, per eliminare il “paradosso” che prevede soci esclusivamente sotto i 35 anni ma amministratori di qualsiasi età, rifacendosi le ssrl sul punto alla normativa generale delle srl, dove l’art. 2475 recita che gli amministratori possono anche non essere soci, se così prevede espressamente lo statuto;</p>
<p>c)	capitale di importo variabile fra 1 e 9.999,99 Euro;</p>
<p>d)	versamento del capitale in fase costitutiva nelle casse sociali e non in banca;</p>
<p>e)	trasferimento delle quote sociali solo a soggetti under 35.</p></blockquote>
<p><strong>A COSTO ZERO </strong>- Tali emendamenti, tuttavia, sarebbero “a costo zero”, anche per quel che riguarda la rinuncia alla scrittura privata di cui alla lettera a). Il Notariato, infatti, si dichiara pronto a prestare gratuitamente la sua funzione pubblica, come segno tangibile del suo appoggio alle finalità perseguite dal governo sul fronte sociale, rifacendosi a quanto già avvenuto nel 2000 dove, similarmente a quanto proposto, la Legge Bassanini demandò ai Notai l’omologazione degli atti delle società di capitale (precedentemente costituzioni e verbali modificativi lo statuto dovevano sottostare ad un successivo controllo da parte del Tribunale).</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;articolo 18 tutela i due terzi dei lavoratori&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Le stime della Cgia di Mestre sulle tutele aziendali Se le aziende &#8216;interessate&#8217; dall&#8217;articolo 18 sono solo il 3%, quasi due lavoratori su tre, invece, sono tutelati da questo provvedimento. Queste sono le stime elaborate dalla Cgia di Mestre. I &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/198943/larticolo-18-tutela-i-due-terzi-dei-lavoratori/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le stime della Cgia di Mestre sulle tutele aziendali</strong></p>
<p><span id="more-198943"></span></p>
<p><a href="http://www.dirittodicritica.com/wp-content/uploads/2012/02/Articolo-18-RGB-copia-500x456.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.dirittodicritica.com/wp-content/uploads/2012/02/Articolo-18-RGB-copia-500x456.jpg" alt="" width="300" height="274" /></a>Se le aziende &#8216;interessate&#8217; dall&#8217;articolo 18 sono solo il 3%, quasi due lavoratori su tre, invece, sono tutelati da questo provvedimento. Queste sono le stime elaborate dalla Cgia di Mestre.</p>
<p><strong>I NUMERI</strong> &#8211; Vediamo i numeri: le aziende al di sopra dei 15 dipendenti sono solo il 3% del totale. Infatti, su poco piu&#8217; di 5.250.000 imprese presenti in Italia, solo 156.500 circa hanno piu&#8217; di 15 addetti. Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, invece, il 65,5% e&#8217; &#8216;coperto&#8217; dall&#8217;articolo 18. In pratica, su quasi 12 milioni di operai ed impiegati presenti nel nostro Paese, quasi 7.800.000 lavorano alle dipendenze di imprese con piu&#8217; di 15 dipendenti: soglia oltre la quale si applica l&#8217;articolo 18. Secondo gli ultimi dati forniti dall&#8217;Istat (riferiti al 2006), in primo grado erano pendenti 8.651 &#8216;controversie&#8217; legate all&#8217;art. 18. Sempre secondo le serie storiche dell&#8217;Istat, il 44,8% delle cause si chiude con il rigetto della domanda, mentre in appello la soglia sale al 63,1%.</p>
<p><strong>UNA VERA SORPRESA -</strong> &#8220;Anche per noi e&#8217; stata una vera e propria sorpresa: se eravamo al corrente che il numero delle imprese interessate da questa misura fosse molto contenuto, tuttavia non credevamo che oltre il 65% degli occupati lavorasse nelle aziende con piu&#8217; di 15 dipendenti. Da cio&#8217; si evince che l&#8217;eventuale modifica che il governo potrebbe apportare all&#8217;articolo 18, interessera&#8217; la maggioranza dei lavoratori dipendenti italiani&#8221;, dice il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che, dopo aver analizzato i dati relativi alla distribuzione degli occupati italiani nelle aziende con piu&#8217; o meno di 15 addetti,  aggiunge: &#8220;Siamo giunti a questo risultato perche&#8217; non ci convinceva la tesi dominate, ovvero che solo una minoranza di lavoratori italiani fosse interessata dall&#8217;articolo 18. Si arrivava a questa conclusione perche&#8217; tutti includevano nella platea generale anche i lavoratori autonomi, che nella quasi totalita&#8217; dei casi operano nelle aziende al di sotto dei 15 . Infatti, se conteggiamo anche questi ultimi, la situazione si capovolge. Gli addetti che lavorano nelle aziende con meno di 15 raggiungono il 54,5%, mentre quelli che sono occupati nelle imprese con piu&#8217; di 15 dipendenti sono la minoranza: ovvero, il 45,5% del totale&#8221;. (DIRE)</p>
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		<title>La previdenza privata ama i paradisi fiscali</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Caldarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[enpam]]></category>
		<category><![CDATA[fondi]]></category>
		<category><![CDATA[inpgi]]></category>
		<category><![CDATA[lussemburgo]]></category>
		<category><![CDATA[ncp sicar]]></category>

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		<description><![CDATA[I fondi per le categorie e i famelici intermediari che dirottano denari nell&#8217;offshore C&#8217;è tutto un mondo di avvoltoi, ci racconta oggi il Fatto Quotidiano, nel mondo delle previdenze private. Sono denari delle casse delle corporazioni, dei medici come dei &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/198793/la-previdenza-privata-ama-i-paradisi-fiscali/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I fondi per le categorie e i famelici intermediari che dirottano denari nell&#8217;offshore</strong><span id="more-198793"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.patextra.it/wp-content/uploads/2011/10/FILEDENAROEURO.jpg" alt="" width="198" height="144" />C&#8217;è tutto un mondo di avvoltoi, ci racconta oggi il Fatto Quotidiano, nel mondo delle previdenze private. Sono denari delle casse delle corporazioni, dei medici come dei giornalisti italiani che dovrebbero essere, formalmente, sotto il controllo del governo, e che invece dimostrano sorprendente autonomia nell&#8217;appalto esterno, nello storno di alcuni fondi ad intermediari, a speculatori a caccia di qualche contratto facile con i soldi dei contribuenti. Sotto analisi del quotidiano di Antonio Padellaro, l&#8217;Enpam, la cassa dei medici, e l&#8217;Inpgi, quella dei giornalisti.</p>
<p><strong>L&#8217;INVESTIMENTO CHE TI MANCA &#8211; </strong>Questi enti , si scopre, avrebbero investito in uno strano fondo lussemburghese.</p>
<blockquote><p>Si parte da Lussemburgo. Ha sede qui la Ncp sicar, che sarebbe un fondo di fondi, cioè un veicolo che raccoglie capitali per poi dirottarli in altri fondi d’investimento che a loro volta partecipano al capitale di piccole aziende. Ncp è una realtà minuscola nel mare magnum della finanza globale. Dispone di poco più di 100 milioni di euro e ha arruolato una mezza dozzina di clienti in Italia. Tra questi troviamo fondazioni bancarie come quella di Alessandria e anche due casse: l’Enpam e l’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti che ha puntato 22 milioni sul fondo lussemburghese.</p></blockquote>
<p>I bilanci del fondo verso il quale le casse di previdenza hanno investito i fondi pensione dei medici e dei giornalisti è popolato da voci misteriose, strane spese e strani rimborsi.</p>
<blockquote><p>LA SORPRESA, la prima, è che la società che gestisce Ncp risulta costituita (marzo 2007) da tre finanziarie con base nel paradiso fiscale dell’Isola di Man e da un’altra di Madeira, rifugio off shore in mezzo all’Atlantico. Il 25 per cento di Ncp è invece di proprietà del finanziere Romain Zaleski, finito sull’orlo del crac un paio di anni fa. In sostanza non è dato sapere chi controlla davvero Ncp, cioè l’ente che gestisce, tra l’altro, denaro versato da medici e giornalisti. Il particolare non è di poco conto, se si pensa che sui conti di Ncp sono affluiti nel corso del 2010 oltre 2 milioni di euro a titolo di management fee, cioè le commissioni versate come compenso per la gestione. A sua volta, come risulta dal bilancio, la Ncp lussemburghese ha dirottato quei soldi verso non meglio precisati beneficiari.</p></blockquote>
<p><strong>NOMI NOTI &#8211; </strong>In Italia, risulta essere attiva una piccola società sorella, che gestisce i rapporti con gli investitori italiani; nomi noti della finanza del nostro paese sono coinvolti in questo strano giro, tutto da chiarire.</p>
<blockquote><p>A Milano infatti c’è una Ncp srl, che sta per Network capital partners. Tra i soci troviamo ancora Zaleski e tre manager. Sono Carlo Baravalle, Marco Lippi e Marco Taricco. Proprio Baravalle sarebbe il gestore del fondo. E’ lui che tiene i rapporti con fondazioni e casse previdenziali. Almeno uno dei suoi soci però gioca almeno due ruoli in commedia. Taricco infatti è uno dei principali dirigenti in Italia della banca d’affari americana Jp Morgan Chase, uno dei colossi che dominano la finanza internazionale. Si può dire che Jp Morgan fa affari praticamente con tutte le istituzioni finanziarie del nostro Paese. Taricco, in qualità di manager della banca Usa, negli anni scorsi ha avuto rapporti con la Fondazione Cassa di Alessandria. Allo stesso tempo, però, il medesimo Taricco ha personalmente promosso un fondo finanziato dalla fondazione piemontese. Per finire va segnalato che fino al 2009 tra i soci della Ncp italiana compariva anche il commercialista Daniele Pittatore, il quale sostiene di non aver mai avuto niente a che fare con il fondo. Suo padre Gianfranco, però, scomparso ad agosto del 2009, era il presidente della Fondazione Cassa di Alessandria che ha investito in Ncp sicar. Quella di Lussemburgo. Con i soci off shore.</p></blockquote>
<p>L&#8217;attenzione sulle casse delle categorie rimane dunque particolarmente alta, specialmente dopo il caso di via della Stamperia: &#8220;Sarà un’inchiesta della magistratura a valutare la correttezza dell’incredibile affare di via della Stamperia a Roma, con la cassa degli psicologi (Enpap) che ha pagato 44 milioni un palazzo passato di mano per 26 milioni giusto il giorno prima.&#8221;</p>
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		<title>Perché la Grecia sta fallendo?</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/198755/perche-la-grecia-sta-fallendo/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 07:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dipocheparole</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza & mercati]]></category>

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		<description><![CDATA[Una cronistoria dei guai di Atene, dal debito al Fmi La Grecia entra ufficialmente nel suo terzo anno di crisi, e la situazione si fa sempre più grigia. Non c&#8217;è accordo tra le istituzioni internazionali e la politica, e il &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/198755/perche-la-grecia-sta-fallendo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una cronistoria dei guai di Atene, dal debito al Fmi</strong></p>
<p><span id="more-198755"></span></p>
<p><a href="http://borsa-finanza.myblog.it/images/crisi-finanziaria-grecia-fallimento-rischio-default.jpg"><img class="alignleft" src="http://borsa-finanza.myblog.it/images/crisi-finanziaria-grecia-fallimento-rischio-default.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>La Grecia entra ufficialmente nel suo terzo anno di crisi, e la situazione si fa sempre più grigia. Non c&#8217;è accordo tra le istituzioni internazionali e la politica, e il rischio default si fa sempre più certo. Valentina Conte su Repubblica ripercorre le tappe del disastro di Atene:</p>
<blockquote><p>I numeri di Atene per il 2011 sono impietosi: deficit al 10,6%, Pil a -7,4%, disoccupazione al 18,2%, tassi di interesse sui titoli decennali addirittura al 32,8%, reddito pro-capite a 13.660 euro. E il 2012 non può che peggiorare la situazione, visto che sarà ancora recessione. A poco sono servite le manovre lacrime e sangue che il governo Papandreou prima e Papademos poi hanno messo in campo. Le previsioni non lasciano scampo. Tagli, licenziamenti, sacrifici, privatizzazioni, prepensionamenti. Questo ha chiesto la troika Bce-Ue-Fmi per incassare le due corpose ciambelle di salvataggio, i pacchetti internazionali che per Atene sono vita: 110 miliardi il primo, stanziato nel 2010 e poi lentamente rilasciato in 7-8 tranche, 130 miliardi il secondo, ancora congelato in attesa che il governo di coalizione guidato da Papademos trovi la quadra su altri pesanti sacrifici.</p></blockquote>
<p>Gli inizi:</p>
<blockquote><p>La crisi parte il 19 ottobre 2009 quando il governo socialista di Papandreou che vince le elezioni anticipate del 4 ottobre annuncia che i conti pubblici sono peggiori di quanto certificato e dichiarato dal precedente Esecutivo del conservatore Karamanlis, con un debito pubblico da 160 miliardi di euro e un deficit che poi Eurostat quantificherà al 13,6% del Pil contro il 6% scritto nero su bianco. La tragedia greca inizia da qui e investe l´intera Europa e l´euro. A dicembre Standard&amp;Poor´s taglia il rating sul debito di Atene che entra nel mondo della tripla B, prima di precipitare nella C e ora nella D di default.</p></blockquote>
<p>I primi aiuti:</p>
<blockquote><p>Il 2 maggio del 2010 l´Europa e l´Fmi danno il via libera a un primo pacchetto di aiuti da 110 miliardi di euro in tre anni, condizionato a un severo piano di tagli alla spesa da 30 miliardi, e che sarà erogato in più tranche condizionate al rispetto e al raggiungimento degli obiettivi di risanamento. Si tratta della prima scialuppa di salvataggio decisa nei confronti di un Paese dell´Eurozona. Cominciano le manovre severe, i primi scioperi, il malcontento popolare.</p></blockquote>
<p>Il piano di salvataggio:</p>
<p>L´austerity porta tasse, licenziamenti a catena, rinunce a tredicesime e quattordicesime, un avvio di privatizzazioni e un dimagrimento a tappe forzate della macchina statale, obiettivamente inefficiente e sovradimensionata. Ma non basta. A luglio del 2011 i leader dell´Eurozona capiscono che occorre un secondo pacchetto di aiuti da 109 miliardi che poi diventano 130 miliardi il 27 ottobre.</p>
<p>E le durissime condizioni:</p>
<blockquote><p>A questo punto la dieta per Atene diventa ancora più rigida e i conti attentamente monitorati. In particolare la troika chiede un numero di statali a quota 600 mila dai 760 mila, privatizzazioni per 50 miliardi in un quinquennio, un avanzo primario dell´1,1% nel 2012 e un calo del deficit dal 9 al 5,4%. Numeri impossibili da centrare senza aizzare le piazze. Papandreou prova la carta del referendum, annunciato il 31 ottobre e poi ritirato. Alla fine arriva il governo di coalizione di Papademos che vara una Finanziaria per il 2012 molto severa.</p></blockquote>
<p>Ora il rischio è il commissariamento:</p>
<blockquote><p>Anche le nuove misure non convincono. A fine gennaio la Germania pensa a un piano per commissariare Atene. Berlino vuole il veto sui conti ellenici, ovvero mettere sotto il controllo Ue le decisioni chiave sul bilancio greco, per l´incapacità di Papademos a risanare.</p></blockquote>
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		</item>
		<item>
		<title>Benzina, 100 euro in più a famiglia</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/198745/benzina-100-euro-in-piu-a-famiglia/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 07:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferma Restando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[I rincari del carburante e gli effetti sul portafogli Un dossier a firma di Lucio Cillis su Repubblica spiega cosa sta succedendo ai portafogli delle famiglie: dopo gli aumenti, la benzina arriverà a costare 100 euro in più a famiglia, &#8230; <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/198745/benzina-100-euro-in-piu-a-famiglia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I rincari del carburante e gli effetti sul portafogli</strong><span id="more-198745"></span></p>
<p>Un dossier a firma di Lucio Cillis su Repubblica spiega cosa sta succedendo ai portafogli delle famiglie: dopo gli aumenti, la benzina arriverà a costare 100 euro in più a famiglia, mentre tutti gli altri rincari metteranno in difficoltà le attività produttive:</p>
<p><a href="http://farm8.staticflickr.com/7166/6845258841_74a1678dd6_o.jpg"><img class="aligncenter" src="http://farm8.staticflickr.com/7166/6845258841_74a1678dd6_o.jpg" alt="" width="442" height="483" /></a>Scrive Repubblica.</p>
<blockquote><p>Gennaio si è rivelato un mese caldo sul fronte dell´inflazione, con un aumento tendenziale del 3,2 per cento e dello 0,3 per cento rispetto a dicembre. Ma anche per i prossimi mesi si prevedono incrementi importanti con forti aumenti per gli alimentari freschi e l´energia, e nuovi rialzi da record per i carburanti dopo il più 17,4 per cento della verde misurato dall´Istat a gennaio e l´incremento del 25 per cento per il diesel. Soltanto rispetto a dicembre, i listini dei carburanti sono saliti del 5%.  Al netto di alimentari freschi e energia, l´inflazione di fondo (o core) non risulta però pesante e si ferma al +2,4 per cento se confrontata con l´anno scorso. Ma i nuovi rincari del petrolio e le accise sui carburanti che sono state alzate a gennaio in alcune Regioni, potrebbero già a febbraio segnare un pesante ritorno di fiamma dei prezzi.</p></blockquote>
<p>I costi aumentano anche per chi viaggia:</p>
<blockquote><p>Per chi viaggia in auto, magari per lunghi spostamenti, il 2012 sarà un anno da dimenticare. Ad esempio, nel giro di cinque anni un viaggio andata e ritorno tra Roma e Milano è cresciuto del 55 per cento, con un costo aggiuntivo di 44 euro.  Ma anche per chi vive le città, fa un tragitto classico casa-ufficio o percorsi di medio raggio, saranno dolori. Servendoci di un esempio di Altroconsumo, prendiamo una coppia con due auto, una con serbatoio da 50 litri di gasolio, l´altra da 40 litri di benzina. Nella prima si fanno 4 pieni al mese, nella seconda 2 al mese. A conti fatti (vedi tabella), la coppia di coinugi, che all´inizio del 2011 spendeva 393 euro al mese tra gasolio e benzina, oggi spende un totale di 486 euro. Circa 93 euro in più per ogni mese (rispetto sempre a un anno fa), quasi mille e duecento euro in più all´anno oltre ai costi fissi dell´auto (dai ricambi alle riparazioni) che rischiano, anch´essi, di crescere.  In generale il pieno per un´auto a gasolio con un serbatoio da 60 litri oggi costa quasi 104 euro contro gli 83 di un anno fa. In pratica 21 euro in più, mentre lo stesso pieno di verde oggi sfiora i 107 euro contro i 90 euro di dodici mesi fa (un aggravio di 17 euro). Un salasso che le associazioni dei consumatori chiedono al governo di arrestare alleggerendo il peso delle imposte.</p></blockquote>
<p>E ovviamente anche il trasporto merci rimane penalizzato:</p>
<blockquote><p>il mondo dell´autotrasporto è uno dei più sensibili alle turbolenze dei prezzi del gasolio. I &#8220;padroncini&#8221; godono per la verità di un regime favorevole sulle accise che gravano sul carburante. Sgravi che però sono stati approvati dall´Unione europea e adottati da altri Paesi, Francia e Slovenia compresi. Ma nonostante questo i conti del settore non tornano. Come ricorda l´associazione di categoria Anita, il gasolio incide dal 25 fino al 30 per cento sui costi complessivi di ogni impresa. E aumenti dei prezzi nell´ordine del 20%, come quelli registrati negli ultimi mesi, possono mettere all´angolo le aziende.  Tutte le merci trasportate, quindi, subiscono dei rincari ad ogni ritocco dei listini del gasolio. Un autotreno in media percorre 300 chilometri per effettuare una consegna e riesce a percorrere 2,8 chilometri con un litro. In pratica consuma 107 litri per ogni viaggio, con un costo fisso di 191 euro.</p></blockquote>
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