In Val d’Agri, dove si estrae il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio, si gioca un’altra delicata partita tra interesse nazionale e tutela dei diritti delle comunità locali. Partendo da un apparente paradosso: estrarre petrolio in un Parco Nazionale.
Alzi la mano chi sa quanti litri di petrolio ci sono in un “barile”. Non è un numero facile da ricordare: 42 galloni USA ovvero 158,987 litri. Nessuno mette più il petrolio nei barili, ma il prezzo del “barile” è una
delle grandezze meglio conosciute della nostra economia, e fonte di non pochi grattacapi per governanti e gente comune. Giochiamo a vero o falso: c’è un posto in Italia dove si estraggono quasi 30 milioni di barili all’anno, più di 60.000 al giorno . Vero: è la Val d’Agri, in provincia di Matera, che fornisce circa il 10% del fabbisogno nazionale. Da Viaggiano, città dell’Arpa e della musica, si domina tutta la valle, ma chi si aspetta le torri stile Texas rimarrà deluso: a vista d’occhio pozzi non se ne vedono. Guardando meglio però, al centro esatto della valle, proprio sotto al paese, si vede un’istallazione industriale con tanto di torre con fiamma in cima stile raffineria.
EFFERVESCENTE NATURALE? – E’ il Centro Olii, dove il petrolio frizzante della Val D’Agri (letteralmente frizzante come la Ferrarelle, solo che le bollicine sono di metano) viene raccolto, subisce un primo trattamento e poi va via oleodotto in raffineria a Taranto. Vicino al muro di cinta l’odore ti prende alla gola e le ronde di vigilantes e Carabinieri danno a tutto un sapore un po’ spionistico. Ma dove sono i pozzi? Basta seguire i cartelli stradali e, sorpresa, si arriva in campagna davanti a un cancello. Il pozzo è un ragno metallico piantato nel terreno, con dei grandi tubi per gambe, tubi che succhiano senza intervento umano. Davanti al cancello, un numero urbano da chiamare in caso di pericolo. Tutto abbastanza discreto, tutto sommato, se ci si passasse davanti per caso non darebbe nell’occhio. Anche tutto ciò che è intorno non somiglia a Dubai: non sembra che qui piovano petrodollari, eppure alla fine del 2007 si erano maturate royalties per quasi mezzo miliardo di euro, e si continua ad accumulare.
PETROLIO = SVILUPPO? – “In basilicata, dopo dieci anni di attività estrattive, è oramai evidente a tutti che petrolio non equivale a sviluppo”, ci dive il portavoce del Comitato No Oil Potenza, “e per questa ragione il
comitato trova grande favore presso l’opinione pubblica. Lo testimonia l’ottimo andamento della raccolta firme della petizione”. La Petizione al parlamento Europeo chiede la sospensione delle attività estrattive e il blocco delle ben 41 istanze di autorizzazione giacenti. Ma come, c’è il petrolio e non lo volete estrarre? Non sembra una cosa inaccettabile, visti i tempi che corrono? “è inaccettabile il conflitto di interessi che si è istaurato”, ribatte il Comitato, “infatti è l’Eni che autocertifica sia la quantità di barili che estrae, sia i parametri ambientali. Inoltre, negli altri paesi produttori le royalties sono al 25%, mentre da noi solo al 7”. Piccoli numeri dunque? Il Comitato rincara la dose: “le compagnie petrolifere in tutto il mondo si distinguono per una fortissima attività lobbystica. Non è affatto scontato che i soldi delle royalties migliorino la qualità della vita dell’intera collettività, e non solo dei pochi con gli agganci giusti. Inoltre, la conformazione del territorio lucano non è paragonabile al deserto saudita o alle steppe canadesi, infatti qui a regime si raggiungerà una densità estrattiva molto alta: oltre 15 barili/giorno per Kmq, e alla gente del posto rimarranno solo le briciole”.
CON IL PETROLIO, E I SOLDI, NON SI SCHERZA – E non scherza neanche il Governo: spiazzando la stessa amministrazione regionale ha approvato il 30 ottobre l’articolo 16-bis del disegno di legge 1441-ter,
sulla base del quale i permessi di ricerca e le concessioni per l’estrazione di idrocarburi possano essere rilasciati senza l’Intesa Stato-Regione, bensì con un procedimento unico in capo all’Amministrazione dello Stato, quindi sostanzialmente senza nessun coinvolgimento delle comunità locali. Contestualmente, il Ministero dell’Ambiente ha nominato un commissario straordinario per l’Ente Parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val D’Agri-Lagonegrese, nel quale è compresa parte dell’area di estrazione. “Ma con il governo precedente le cose non erano diverse” è la considerazione bi-partisan del portavoce del Comitato. In Val D’Agri, come in Val Susa, si gioca una partita importante per il futuro di questo paese: la ricerca di un equilibrio tra interesse nazionale e diritti delle comunità locali, tra interessi economici e trasparenza, tra scontro e dialogo. “Non ci fermeremo mai”, c’è scritto sul blog. Ma intanto il ragno metallico continua a succhiare…
























Il torrione lo vedo sempre quando torno a casa, al buio è quasi inquietante. E delle royalties, meglio non parlare ._.
distruggete quella valle: è brutta.
Il tema del rapporto tra interesse nazionale e comunità locali è destinato a crescere nel tempo. Credo che sia abbastanza strano, in tempi in cui impazza il federalismo all’ammatriciana (forse sarebbe meglio dire: alla polenta taragna
) che la Regione Basilicata sia stata “espropriata” da Governo nazionale e ENI riguardo ad alcune scelte che impattano non solo sul benessere dei suoi cittadini ma – da quello che ho capito – sulle sue competenze.
Sullo sfondo, resta un altro tema (su cui mi taccio, perchè aprirebbe una discussione di altro tenore): Il tema del rapporto tra ambiente e sviluppo.
Un sorriso con il freddino che fa qui.
C.
Il federalismo è solo una parola da campagna elettorale!
A conti fatti nessuno dei protagonisti della politica (da destra a sinistra passando per il centro) vuole perdere il “potere” a favore delle realtà locali.
Io di questi pozzi non sapevo assolutamente nulla e trovo assurdo che chi abita da quelle parti e la regione non ne abbiano mai beneficiato a livello economico o comunque avendo dei servizi/infrastrutture.
Non dico ci si debbano arrichire… ma il sud viene sempre messo in un angolo… se fossero stati in lombardia, la Lega (giustamente o meno) c’avrebbe fatto una guerra sopra per far ritornare i soldi a “casa”.