Esteri

Sunday bloody sunday?

11 novembre 2008

Saltato l’incontro del Cairo che avrebbe potuto iniziare la riconciliazione tra Fatah e Hamas, sembra sempre più lontano il momento in cui le formazioni politiche palestinesi collaboreranno per risolvere i problemi della loro gente ed evitare lo scontro.

Una domenica amara per i palestinesi. L’ennesima. L’incontro del Cairo, quello della speranza, della possibile riconciliazione tra Fatah e Hamas è saltato. Questa rubrica si era già occupata dell’argomento cercando di delineare “possibili scenari futuri” sull’agognato meeting egiziano del 9 novembre. Ma tutto si è fermato. Rinviato, si spera. Un rinvio che, però, potrebbe anche significare: mai. E un mai che, se si concretizzasse, seppellirebbe per sempre la speranza di vedere finalmente le formazioni politiche palestinesi lavorare insieme nell’interesse della gente che rappresentano. Un mai che porterebbe all’esasperazione dello scontro interno, alla “fine della politica” e a chissà quale terribile inizio.

LA CONFERMA - Sabato 8 novembre dal Cairo arriva la conferma del rinvio. Perché? “La nostra decisione è stata presa per colpa del presidente Mahmud Abbas che sta continuando a indebolire Hamas e che non si decide a rilasciare i nostri membri detenuti in Cisgiordania”, spiega il portavoce di Hamas. Quindi il movimento islamico si rifiuta di sedersi attorno ad un tavolo con Fatah. Chiaro come il sole. Strano però perché proprio Hamas aveva chiesto a Fatah un incontro preliminare il 25 ottobre per delineare il programma del 9 novembre al Cairo. Non è da ieri che Hamas denuncia la politica dell’ANP (e viceversa) soprattutto in relazione al “trattamento” nelle carceri cisgiordane dei detenuti del movimento islamico. Quindi? Dov’è la novità?

LE ELEZIONI IMMINENTI - La cosa è molto più complessa. Il rapporto fra Fatah e Hamas è sull’orlo della crisi di nervi in attesa della data cruciale che tutti stanno aspettando: l’8 gennaio 2009, giorno della scadenza del mandato di Abu Mazen. Anche i sassi in Palestina sanno che il presidente intende prolungare il mandato per un altro anno e mettere nel calderone elettorale presidenziali e legislative. Fatah afferma che Abu Mazen può restare in carica un altro anno perché la legge elettorale lo prevede alla luce di un emendamento che sancisce il prolungamento dell’incarico del presidente. Hamas si oppone duramente a questa soluzione e non riconosce l’emendamento che, in effetti, è stato votato solo da Fatah. Inoltre, lostatuto dell’ANP prevede la proclamazione di elezioni prima della scadenza del mandato presidenziale. Gennaio si avvicina e se non si trova un accordo o una mediazione la situazione rischia di entrare nel cosiddetto Point of No Return che tradotto significa: guerra civile e non solo a Gaza stavolta.

Un commento a Sunday bloody sunday?

  1. Teresa

    Ottimo articolo!

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