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Ian Brady: il serial killer che chiede di poter morire

E’ apparso in pubblico per la prima volta dopo decenni, in audizione al Tribunale di salute mentale. Da anni Ian Brady chiede che gli sia lasciata la possibilità di morire, dopo aver iniziato uno sciopero della fame dal 1999. Tenuto in vita e auto-alimentato attraverso un tubo ad Ashworth, in un ospedale psichiatrico nel Merseyside, Brady è ancora oggi ricordato come il responsabile dei “Moor Murderers”, gli assassini della brughiera. Negli anni ’60, insieme all’amante Myra Hindley abusò sessualmente di cinque adolescenti, attirati sulle paludi e sulle rive del Mersey – gli stessi “moors” di Liverpool, ndr – e poi uccisi e sepolti lungo le dune del Saddleworth Moore. Adesso sta cercando di dimostrare di essere sano di mente, spingendo per essere dimesso dal centro e trasferito in un carcere di massima sicurezza, fino a poter decidere sulla propria fine.

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IL CASO DI IAN BRADY – Con i capelli bianchi e la pelle giallastra, come ha ricordato il Guardian Brady è stato ascoltato dal Tribunale: sono passati più di 50 anni da quanto è stato condannato, ma oggi, come in passato, non sembra avere alcun rimorso per quanto commesso. Brady ha definito i propri omicidi “un esercizio esistenziale, una forma di filosofia personale”. Secondo il Daily Express potrebbe esserci una svolta nel suo caso, dopo le infinite richieste di poter porre fine alla sua esistenza. Da quasi 15 anni chiede ormai di potersi spegnere: “Non ho altre richieste, se non che il tubo nella mia gola venga tolto e io possa morire, invece d’ essere alimentato per altri 20 o 30 anni solo per dare lavoro a burocrati e guardiani carcerari con stipendi gonfiati”, chiese anni fa, dopo che nel 1985 fu dichiarato malato di mente e trasferito ad Ashworth. Come spiega il Guardian, i medici che lo tengono sotto osservazione lo considerano  “un paziente complicato, ostile e sprezzante del regime ospedaliero, che passa la maggior parte del suo tempo libero nella sua stanza a scrivere lettere e guardare la TV”.

Photocredit: Sky News
Photocredit: Sky News

LA RICHIESTA DI POTER MORIRE –  Se la compagna Hindley è morta in carcere nel 2002, all’età di 60 anni, Brady continua ancora oggi a spingere per essere trasferito in un carcere scozzese. In una prigione di massima sicurezza ritiene di poter disporre più liberamente della propria esistenza, rispetto a quanto avviene da 28 anni in ospedale, dove i medici sono tenuti a mantenerlo in vita con l’auto-alimentazione. Secondo il quotidiano britannico, l’idea che sia concessa al killer la possibilità di poter scegliere come e dove finire la sua vita resta “discutibile”. Un parente delle sue vittime ha ricordato come Brady non abbia concesso ai ragazzini la stessa scelta: “Di conseguenza non dovrebbe essere messo in grado di controllare il proprio destino”. Ma il caso continua a dividere la Gran Bretagna, con l’opinione pubblica che discute quale sia il giusto equilibrio tra l’applicazione della giustizia e la libertà di poter disporre della propria vita.