Michelle Obama (ora che è la first lady come se lo toglie più il cognome del marito) si sente sola. E sfido. Cresci ambiziosa, con un cognome da sit-com nera di successo, arrogante come tutti i poveri in scalata, deliziosamente stolida ed impermeabile alle critiche. Ti ritrovi dopo una vita passata a pensare di valere chissà che come una semplice moglie di un uomo che ce l’ha fatta. E che ora ti mantiene. Tutti a contarti i chili che hai già messo (per depressione). Tutti a giustificarti le battutine acide che facevi sul marito che scoreggia a letto o che non butta a tempo la spazzatura, come momento d’alta strategia elettorale anziché l’unico momento di libertà d’espressione che ti sei potuta concedere nel più grande fallimento della tua intera vita. Tu, la vera negra di famiglia, la tappezzeria del nero a metà. Tutti a dirti Kennedy, tu che non pensi a Jackie. Magari a(fare come) John.
The final Ricchiuti
The final Ricchiuti #147
10 novembre 2008




Penso che queste frasi dicano molto di più sulle solite ossessioni e illazioni di ricchiuti sul mondo femminile (in cui due più due fa sempre quattro e una donna DEVE pensare certe cose in certe situazioni e rosicare in altre e se lo contesti, chiaro, ti dirà che è solo per solidarietà femminile) che sulla “arrogante e stolida” michelle, come le chiami lui.
Mi dissocio completamente dallo spettacolino.
Curioso darmi del maschilista se immagino la frustrazione di una donna che s’è coltivata tutta una vita, con la fierezza mistica e disperata dei nerd, nel momento in cui viene considerata da tutto il mondo soltanto una appendice cellulitica del marito.
Appunto, è la tua immaginazione, come sottolineavo nel precedente commento: dove sta scritto che una donna che si ritrovi ad essere first lady si senta frustrata?
Comunque scusami se tra quegli “arrogante, stolida, appendice cellulitica e tappezzeria del nero a metà” (in filigrana, eh, ci mancherebbe) non avevo colto lo spirito assolutamente non maschilista del pezzo.
Vedi, la tua forza è che dici le cose con un ambiguità tale che ogni critica si può rimandare al mittente, come succede ogni volta che una cosa non si dice ma si indovina, tra le parole, tra gli aggettivi che sono giudizi di valore e punti di vista. Bravo, sei insuperabile in questo, lo ammetto.
un’ambiguità…
Com’era meglio Arnold ( mi pare Gary Coleman ). Nano come Brunetta, molto più divertente e se andavano in un ristorante italiano, gli avrebbe fatto da spalla a fare schiattare tutti dal ridere. E meglio di una first lady in carriera che parla del meteorismo del ”su ganzo” per incuriosire l’elettore indeciso. Maremma maiala! CIAO
appunto, anche redmail ha colto quello che il testo porta a pensare, e non una difesa della first lady: come volevasi dimostrare, potere dell’ambiguità.
Ma no Michelle mi è simpatica, figurati. E che sono poco abituato ( permettimi l’espressione eufemistica, essendo lontano dall’assuefazione all’oggi
) a vedere un nero Presidente degli Stati Uniti. Quando i precedenti in TV ( perchè Barack lo vedrò/vedremo solo in Tv )sono i Robinson e Arnold e al cinema Spike. Poi per parlar prima del serio a venire, di ”vita bassa e cavallo sotto le ginocchia come demodè” per anticipazione di ”items programmatici”, denota un sense of humour, che me lo accosta assai al Coleman Gary ( poi finito a ”brown sugar” triste anche lui!? ). Lontano da me il maschilismo. CIAO
ciao, mattacchione
Perché se nasci con l’ambizione di essere la numero uno sul serio, se sei una donna che oramai s’è spogliata (ops) dalla tipica illusione femminile dello stare dietro le quinte come un sagace modo per influenzare le cose del mondo anziché un contentino, se sei abituata a decidere e a voler incidere di persona abbandonando le velleità consiglioriche da servetta, la first lady, ruolo di pizzi e tagli di nastri, terreno di gossip e dietologhe, non è proprio quello che fa felice la prima del suo corso che, perdipiù, vede il mondo adorare come un Dio proprio quel mezzo bianco scoreggione cui lei ha fatto da tutor.
Michelle avrebbe un solo modo per uscirne. Ma se si dovesse esporre, qualcuno le ricorderebbe, come all’epoca d’Hillary, che hanno eletto il marito, non lei. E se non ci stesse, non avrebbe neanche il vantaggio di essere sostanzialmente bona e chanteuse e diafana come la Carlà o bianca come la stessa Hillary.
Se non ci stesse, diverrebbe subito la tipica Mama di colore dai piedi gonfi che sbraita istericamente in cucina nel vernacolo dei negri.
E non le vinci le elezioni se ti presenti tra otto anni non come l’erede della tiepida e bipartisan Camelot di famiglia, non come Michael Jackson ma come Jesse Jackson.
Diciamolo, Michelle Obama al momento è questo. Mentre il mondo le confeziona un ruolo nel quale andrebbe bene una Barbie Berluskoni, lei piange nella stanzetta pregustando quattro anni nei quali dovrà rispondere soltanto a domande su presunte amanti del marito o pannolini biodegradabili o su quante ore di step le servano a quarant’anni per sentirsi all’altezza del marito, sentendosi il Bee Gees senza barba, l’Andrew Ridgeley degli Wham, il ballerino scemo degli 883.
E’ onesto ammetterlo anche a nome suo.
Magari avremo la prima first lady che si presenterà totalmente ubriaca dalla frustrazione o fatta di qualcosa a qualche ricevimento rompendo per sempre l’etichetta di questi moderni monarchi.
Una poetica ed apocalittica Michelle col capello stirato male, strafatta di crack, che faccia battute veritè peggio di Berluskoni mentre Obama divorzia per impalmare l’hollywoodiana ed integrata Scarlett Johanson.
che era, na storia miserabile???
No, Una poltrona per due.
Be insomma la poltrana è sempre per uno comunque. Quando sei ”Seal of the United States”. Ma in fondo qui bisogna stabilire se Michelle è una via di mezzo tra Golda Meir e come dici tu e Scarlett. Non so più se il mondo ha bisogno ancora di Benazir, o della casalinga di Voghera di arbasiniana memoria. Se ha bisogno di Eva Mendez o di Nilde Jotti, della fellatio di Monica o delle ”cacate verbali” di Rosy Bindi. Forse ha bisogno di un ”eugenetico” moloch insensibile alle foglie ( scusa Renatone mitraglione, si fa per dire obviously). Aglietta, Faccio, le stafette partigiane Tina Anselmi e homeless mind Fallaci hanno o avrebbero ”cambiato” il mondo, nel loro microcosmo di formiche incazzate? A volte penso che se si pensasse di meno, per la legge dei grandi numeri anche una sorta di Chance il giardiniere di ”Oltre il giardino” che dicesse io insomma della politica americana ”abbastanza” e facendo politica economica seria facendo Forrest Gump (stupido è chi lo stupido fa, off!) forse ci azzeccheremmo tutti di più e meglio. E alla fine Linda Lovelace è forse meglio di tutti. O John Holmes non farebbe bombardamenti chirurgici su Baghdad e ”le monde” sarebbe forse più incrostato di liquido seminale e trasudato di testosterone. Ma di sicuro migliore. ”We shall overcome” and ”We Can”. GIVE ME FIVE.
@ cordapazza: e tu ferma con l’indignazione!
Be insomma la poltrOna è sempre per uno comunque. Quando sei ”Seal of the United States”. Ma in fondo qui bisogna stabilire se Michelle è una via di mezzo tra Golda Meir e come dici tu e Scarlett. Non so più se il mondo ha bisogno ancora di Benazir, o della casalinga di Voghera di arbasiniana memoria. Se ha bisogno di Eva Mendez o di Nilde Jotti, della fellatio di Monica o delle ”cacate verbali” di Rosy Bindi. Forse ha bisogno di un ”eugenetico” moloch insensibile alle foglie ( scusa Renatone mitraglione, si fa per dire obviously). Aglietta, Faccio, le stafette partigiane Tina Anselmi e homeless mind Fallaci hanno o avrebbero ”cambiato” il mondo, nel loro microcosmo di formiche incazzate? A volte penso che se si pensasse di meno, per la legge dei grandi numeri anche una sorta di Chance il giardiniere di ”Oltre il giardino” che dicesse io insomma della politica americana ”abbastanza” e facendo politica economica seria facendo Forrest Gump (stupido è chi lo stupido fa, off!) forse ci azzeccheremmo tutti di più e meglio. E alla fine Linda Lovelace è forse meglio di tutti. O John Holmes non farebbe bombardamenti chirurgici su Baghdad e ”le monde” sarebbe forse più incrostato di liquido seminale e trasudato di testosterone. Ma di sicuro migliore. ”We shall overcome” and ”We Can”. GIVE ME FIVE.
@ cordapazza: e tu ferma con l’indignazione!