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pubblicato il 11 novembre 2008 alle 11:34 dallo stesso autore - torna alla home

L’annuale rapporto sull’umore delle aziende italiane ha rivelato l’impatto della crisi su realtà e previsioni e medio/lungo termine. E una verità sulla detassazione dello straordinario che a Sacconi proprio non piace

Agli inizia di autunno di ogni anno Bankitalia, tramite le sue filiali, telefona a un campione di imprese con più di 20 dipendenti per sottoporre loro un questionario. Dall’elaborazione del questionario nasce il “sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi”. Quest’anno, un po’ per via del clima di incertezza che fa essere pessimiste le imprese e un po’ per alcune misure portate avanti dal governo sulla detassazione degli straordinari, questo sondaggio non è passato inosservato.

IL SONDAGGIO – Quest’anno il sondaggio congiunturale fatto dalla Banca d’Italia ha coinvolto 4170 banca di italia La parola alle imprese, con qualche sorpresaimprese, di cui 3066 dell’industria e 1104 dei servizi, interrogate per via telefonica dalle filiali della stessa Banca d’Italia sull’andamento degli investimenti, sulle situazioni di indebitamento, sui livelli occupazionali, sui salari, sul fatturato, sulle condizioni del credito e sul detassazione degli straordinari. Queste ultime due voci sono una novità di quest’anno, e vista la situazione sono anche le più interessanti.

INVESTIMENTI E CREDITO – Gran parte delle imprese interrogate (il 61,5%) prevede una spesa in investimenti fissi in linea con quella programmata, il 21,1% inferiore rispetto ai piani e il 17,4% superiore rispetto ai piani. L’anno scorso invece erano più le imprese che prevedevano una spesa in investimenti fissi superiore ai piani rispetti a quelle che prevedevano una spesa in investimenti fissi inferiore ai piani. A incidere per queste ultime imprese sono motivazioni organizzative, variazioni della domanda, fattori finanziari e aumento dell’incertezza. Le percentuali sono simili rispetto alle attese sugli investimenti per il 2009, che per il 53,6% saranno in linea con quelli di quest’anno, per il 27,5% saranno in calo e per il 18,9% ci saranno superiori. Aumentano dunque le imprese che rivedono al ribasso i loro programmi di espansione e gli investimenti. Riguardo le attese sull’esposizione debitoria nei confronti delle banche, per il 26,4% delle imprese intervistate diminuirà, il 23,7% invece ne prevede un aumento. Riguardo l’attuale situazione, il 43,4% delle imprese ha riscontrato un deterioramento delle condizioni di credito.

PEGGIORAMENTO E PESSIMISMO - Nel primo trimestre del 2008, un terzo delle imprese ha visto crescere il proprio fatturato, un terzo l’ha visto stabile e un terzo ne segnala un calo, rispetto al 2007 c’è un netto peggioramento, e un’ulteriore peggioramento c’è stato a settembre, mese in cui il 34% delle imprese (per l’industria la percentuale sale al 35,7% contro il 31,7% dei servizi) ha riscontrato un calo degli ordini rispetto a giugno, mentre il 24,6% indica un aumento. Anche le previsioni sono in linea con questi dati eimprese La parola alle imprese, con qualche sorpresapeggiori rispetto ai dati del 2007, così pure la produzione prevista negli ultimi tre mesi del 2008 (per il 28,3% in calo e per il 28,9% in aumento). Quando si va a tastare l’umore delle imprese viene fuori tutto il pessimismo, per il 32,7% delle imprese negli ultimi sei mesi il proprio mercato di riferimento era in recessione, per il 54,4% era in ristagno e per il 12,9% (inguaribili ottimisti?) era in espansione. C’è un netto peggioramento rispetto al 2007. Nonostante tutto il 60% delle imprese ritiene che i livelli occupazionali rimarranno invariati, addirittura il 19,2% prevedono un aumento e il restante 20,8% prevede invece una diminuzione. Infine è interessante il dato sugli aumenti salariali aggiuntivi rispetto ai contratti nazionali, che hanno riguardato il 46,3% dei lavoratori, contro il 42% del 2007, aumenti che diventano più frequenti al crescere delle dimensioni dell’impresa. E qui andrebbe fatto un discorso sia sulla difficoltà delle piccole e medie imprese italiane di crescere, sia sulla necessità di rafforzare il secondo livello di contrattazione. Comunque in mezzo a questo pessimismo sono ancora il 63,8% le imprese che prevedono di conseguire un utile nel 2008, il 17% invece quelle che prevedono una perdita (erano l’11,2% nel 2007).

STRAORDINARI E POLEMICA - Visto che si tratta di un sondaggio congiunturale non potevano mancare domande sul provvedimento legislativo (d.l. 93/2008) sulla detassazione del lavoro straordinario e dei premi variabili, provvedimento di cui beneficerà il 30,8% dei lavoratori (nel Sud il 23,7%), e che ha determinato un aumento del monte straordinari per il 13,5% dei lavoratori dell’industria e per il 10,2% di quelli dei servizi. Tuttavia per il 29,1% delle imprese dei servizi e per il 24,6% delle imprese dell’industria, questo provvedimento “diminuisce la necessità di assumere nuovo personale“. Da qui nasce la polemica. Il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, che fin dall’alba del governo Berlusconi ha portato avanti con image1723 La parola alle imprese, con qualche sorpresaorgoglio questo provvedimento, ha protestato vivamente per i risultati del sondaggio. Prima cercando giustificazioni temporali, dicendo che il provvedimento è entrato in vigore a luglio, “le rilevazioni sono pertanto ragionevolmente riferite a un periodo tra luglio, agosto e settembre che non offre elementi sufficienti per trarre facili conclusioni come la minore propensione ad assumere in una porzione delle imprese”, trattandosi di un provvedimento che riguarderà solo il secondo semestre direi che il sondaggio è stato fatto comunque a metà percorso. Poi addirittura attaccando direttamente il sondaggio, dicendo che “è ben ridicolo dare valore scientifico alla percezione degli intervistati” e qui possiamo anche concordare e potrebbe fermarsi qui. Ma il ministro purtroppo prosegue, dicendo che gli intervistati “hanno comunque risposto a una domanda ideologica senza controprova, tanto più in una fase già critica dell’economia e delle attese che richiede flessibilità organizzativa e maggiore produttività”. A questo punto potremmo chiedere al ministro come mai in “una fase già critica dell’economia” ha deciso comunque di portare avanti un provvedimento da molti definito inefficace, da qualcuno addirittura dannoso per l’occupazione (io personalmente non condivido questa seconda preoccupazione). Inoltre la produttività si incrementa con gli investimenti più che con l’aumento delle ore lavorate.  Riporto la “domanda ideologica”: “ritenete che l’aumento di tale monte ore diminuisca la necessità di assumere nuovo personale (riferito sia all’assunzione di personale dipendente sia all’utilizzo di interinale, lavoro a progetto, etc.) nella Vostra azienda?”.

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