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Il paese dove i criminali vengono sepolti vivi

L’aumento dei linciaggi e della “giustizia fai-da-te”, in una Bolivia segnata dalla forte corruzione del sistema giuridico, preoccupa le Nazioni Unite. Come spiega Le Monde,  il rappresentante dell’Onu per i diritti umani a La Paz, Denis Racicot, ha chiesto alle autorità boliviane “un’azione decisiva per sradicare queste pratiche nel paese sudamericano”.

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LA VIOLENZA IN BOLIVIA – L’appello delle Nazioni Unite segue il caso dello scorso 5 giugno, quando un ragazzo di 17 anni è stato legato e sepolto vivo nella tomba di una donna, perché considerato responsabile del suo stupro e dell’omicidio, avvenuto a Colquechaca, una cittadina rurale nel dipartimento di Potosi. Non l’unico caso: “Il giorno prima altri due giovani uomini, di 17 e 21 anni sono stati linciati, dopo essere stati accusati di aver ucciso un autista e di aver rubato la sua automobile”, ricorda Le Monde. Altri sei sospetti ladri erano stati bruciati vivi la settimana prima: uno di loro è morto, altri tre se la sono cavata con ustioni di terzo grado. C’è chi ricorda anche il giovane di 25 anni, legato a un palo della luce a La Paz, dopo essere stato accusato di aver rubato all’interno di una scuola. I suoi assalitori gli lanciarono addosso acqua molto fredda, prima di lasciarlo quasi nudo per tutta la notte, causando la sua morte. Nessuno aveva risposto alle sue grida d’aiuto.

GIUSTIZIA SOMMARIA – I linciaggi hanno riaperto il dibattito sulla giustizia locale:  il governo di Evo Morales, il primo presidente indigeno della storia della Bolivia, nel 2011 è entrata in vigore la legge (la Ley de Deslinde Jurisdiccional) che offriva una parziale legittimità alla legge indigena. In pratica, veniva consentito alle comunità native di giudicare casi di delitti minori nei loro stessi villaggi e secondo le tradizioni locali. Ma la giustizia nativa era già stata riconosciuta dalla Costituzione boliviana del 2009, insieme alla giustizia ordinaria (i tribunali) e quella agro-ambientale. Chi ha criticato la legge ha spiegato come questa abbia aperto la strada a trattamenti degradanti e alle esecuzioni sommarie, senza regolari processi e anche in assenza di prove evidenti. Linciaggi e pena di morte non sarebbero previsti, eppure le carenze della giustizia e la corruzione delle forze dell’ordine vengono spesso utilizzate per giustificare le “condanne” decise della folla.

LE PRATICHE – Le Monde ricostruisce quali sono alcune delle pratiche utilizzate: una serie di attacchi fisici, con l’uso della frusta molto comune per punire i presunti colpevoli. Un’altra usanza sotto accusa è quella di legare il presunto colpevole a un albero, detto Palosanto. In un caso undici presunti ladri sono stati torturati per dodici ore, prima di essere bruciati vivi. Pratiche sulle quali pesa il silenzio delle istituzioni e dei vertici politici boliviani: per questa ragione l’Onu ha deciso di intervenire, definendo gli atti di giustizia sommaria come “riprovevoli  violazioni dei diritti umani”.