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“Smetti di essere gay in 60 giorni”

Domani 15 giugno si svolgerà il Pride romano. In tante altre città nei prossimi giorni: a Torino s’è svolto l’8, quello nazionale a Palermo il prossimo 22 giugno. Come sempre – con una puntualità rassicurante – è un pretesto per fare dichiarazioni bizzarre, in un contesto comunque generoso. Potrebbe essere però anche un’occasione per invitare i cosiddetti terapeuti riparatori – quelli che vogliono aggiustare chi non si conforma al Modello Unico dell’eterosessualità – a cambiare lavoro.

Gay Pride Roma

INNATURALE – Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Funzione pubblica, ha dichiarato la settimana scorsa che non parteciperà al Pride di Palermo. “Non mi piace, non mi diverto. Sono cose schierate di cui non me ne frega niente”, ha detto Miccichè durante “La zanzara” su Radio 24. E a parte che la prima risposta che viene da dare è “ma chi ti ci vuole?”, è quanto ha detto sui matrimoni a essere più interessante: sono “assolutamente innaturali”. Sai che novità. Che poi sia oscuro il significato di innaturale sembra interessare a pochi. Innaturale come una lampadina? Come un computer? Anche lo fosse – innaturale – ciò non basterebbe per dimostrare quello che chi usa questo argomento sbagliato vorrebbe: cioè, che è immorale, sbagliato, schifoso. Quella del naturale potrebbe anche essere una discussione appassionante – come lo definiamo, dove tracciamo la linea, cosa implica – se non fosse sempre usata come base fangosa per un insulto. “Sei innaturale”, in queste circostanze, suona sempre come “sei un po’ stronzo”.

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EVERGREEN – Non mancano i ripetitori di sciocchezze che non hanno bisogno di alcun pretesto, e che insistono su una visione distorta e infantile di tutto quello che non può essere etichettato come “eterosessuale”. Come Alessandro Meluzzi – che sul suo appassionante profilo Twitter si definisce “Psichiatra, psicoterapeuta, Comunità Agape Madre dell’Accoglienza, Diacono greco-cattolico, portavoce della Comunità Incontro, docente di psichiatria forense” – nonché direttore editoriale di Testata d’angolo. A chi è dedicata la Testata? Ecco l’elenco. “Felici e realizzati nelle loro condizioni familiari di genitori, figli, mariti o mogli, oppure portatori di ferite personali: lutti, matrimoni falliti alle spalle, separazioni con figli, omosessualità, bisessualità, transessualità, disabilità, borderline, con difficoltà a livello psicologico o psichiatrico”. Le ferite personali comprendono orientamenti diversi da quello eterosessuale – ammesso che sia poi possibile tracciare confini tanto netti – e il mondo GLBTQI sarebbe un mondo ferito e a lutto. D’altra parte Meluzzi è quello che ha dichiarato qualche anno fa: “Anche sul tema dell’omosessualità c’è molta confusione: è chiaro che nasciamo maschi e femmine affinché la vita possa continuare a propagarsi. Tuttavia, ci sono delle persone che vivono con sentimenti di esclusione una certa loro caratteristica personale ed alla fine, spesso, ritengono che esibirla in modo chiassoso e clamoroso sia il modo migliore: ad esempio, quello che succede nei Gay Pride, ha anche il sapore di una disperata richiesta di aiuto. Ma è evidente che alla base dell’omosessualità c’è quasi sempre un problema psicologico»”. Chiaro no?

FRANCESCO BRUNO – Psichiatra e criminologo abbastanza noto in tv, ha dichiarato: “L’omosessuale, al quale va dato ogni rispetto, è clinicamente un malato, ovvero soffre di un disturbo patologico che lo altera”. Oppure: “Quando il soggetto liberamente sceglie di essere omosessuale, in quel caso compie una scelta borderline criminosa”. La più bella è la lebbra etica: “Partendo dall’idea che l’omosessualità è una patologia che deriva da un grave disordine e da una mentalità deviata e talvolta viziosa, ecco credo che si possa parlare, senza offesa, di omosessualità come lebbra etica”. Per difendersi dalle proteste ha detto: “Facciano pure, tanto non li temo, ho il coraggio delle mie idee e continuo ad essere della mia opinione. Gli omosessuali sono dei disturbati e come tali patologicamente rilevanti”. L’analogia con la malattia è chiara: “Io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia. Peggio ancora di scelte deviate”.

I RIPARATORI – Ci stiamo avvicinando al favoloso mondo dei riparatori, ovvero ai sostenitori della cosiddetta terapia riparativa o di riorientamento sessuale. Sono quelli che sostengono che tutto ciò che non è eterosessualità sia sbagliato, patologico, rotto, e perciò vada riparato. Se sei omosessuale o lesbica devi riorientarti e (ri)diventare eterosessuale. Da Joseph Nicolosi, cofondatore del National Association for Research and Therapy of Homosexuality (NARTH), ai nostri rappresentanti indigeni, le premesse sono sempre le stesse e valgono anche per quelli che non si definiscono riparatori ufficialmente – chi per distinguersi, chi per noia, chi perché s’è accorto che è impopolare (non solo scorretto e rischioso dal punto di vista dell’intervento “terapeutico”, e non solo perché le argomentazioni offerte siano fallaci e facilmente smontabili).

CLAUDIO RISÉ – Psicoterapeuta ultrareazionario e fautore di Nicolosi, ha fatto talmente tante dichiarazioni che è difficile scegliere. “Il potere che si afferma invece a partire da dopo la Seconda guerra mondiale tende, per sintetizzare all’estremo, a rovesciare la vecchia maledizione degli omosessuali in una sorta di benedizione”. Oppure7: “A me è capitato, ad esempio, di pubblicare in questo periodo, in una collana da me diretta per San Paolo, Oltre l’omosessualità di Joseph Nicolosi. L’autore è uno psicoterapeuta che fa scandalo perché, quando un omosessuale gli chiede di essere aiutato a uscire da una condizione nella quale si sente profondamente infelice, prende sul serio la richiesta del paziente. Offrendo quell’ascolto, umile, attento e affettivo che è alla base di ogni terapia che sia tale, prima e dopo la ‘scoperta’ della psicoanalisi. Ascoltare il dolore e, così facendo, consentirgli di scoprire il proprio significato e, quando possibile, la propria trasformazione in qualcosa d’altro, più autenticamente proprio”.

CARLO CONTI – Psicoterapeuta, iscritto all’Ordine degli Psicologi delle Marche, aveva nel suo sito una sezione dedicata alla terapia riparativa, “rivolta a tutti quei ragazzi e quegli uomini che, pur sentendosi attratti da altri uomini, non riescono e non vogliono identificarsi con lo stile di vita omosessuale”. Cambiare si può e il Dr. Conti si dichiarava pronto ad aiutare “a realizzare questo percorso trasformativo”. Deve avere ricevuto un po’ di proteste se la pagina è stata modificata e ora attacca così: “Mi scuso con tutte quelle persone che si sono sentite offese dai contenuti di questa pagina.” Poche righe sotto c’è “Il libro che ha sconvolto l’America. Il noto psicoterapeuta americano ha rivolto il suo lavoro a persone omosessuali che chiedono di entrare in cura per abbandonare questo comportamento”, cioè Nicolosi, autore di Oltre l’omosessualità. Ha cancellato la citazione che c’era nella versione originaria: “la terapia riparativa deriva dall’assunto che alcune funzioni legate allo sviluppo infantile non siano state completate”.

ROBERTO MARCHESINI – Psicologo e psicoterapeuta, a colloquio con Nicolosi, domanda “Il cambiamento è possibile?”. Risponde Nicolosi: “Il cambiamento è davvero possibile. Noi vediamo sempre più individui che vogliono farsi avanti pubblicamente e dare la loro testimonianza”. Anche per Marchesini lo slogan “Cambiare si può” è rappresentativo: il linguaggio della malattia intrinseca contagia perfino termini come “ricadute” (in un meccanismo potenzialmente perfetto: non sono fallimenti, segnali che la “riparazione” è fasulla e sbagliata, ma appunto ricadute, come si ricade nell’eroina, nell’alcol, nel gioco d’azzardo). “Il riorientamento è dunque una proposta di libertà, non solo intesa come libera adesione ad un cammino o come liberazione da una tendenza non desiderata; ma anche perché offre alle persone con tendenze omosessuali una possibilità di scelta tra l’ideologia gay e il combattimento contro pulsioni non desiderate e percepite come estranee. L’ideologia gay vuole invece limitare questa libertà, affermandosi come unica risposta all’omosessualità. Non è così: una alternativa positiva all’omosessualità è possibile”.

TIZIANO TUBERTINI – Psicologo, iscritto all’albo dell’Emilia Romagna. A leggere quanto scrive sul suo profilo di Facebook ci si domanda, a ogni riga, se è lui, se davvero può essere lui – uno psicologo che dice tante di quelle mostruosità da risultare falso. Sembra però che sia proprio lui, e anche in questo caso c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si va dalla sua riposta a chi gli chiede se l’Ordine l’abbia mai redarguito (“……cretinetti….c’ho già parlato cinque anni fa con l’”Ordine” su quella stronzata sulle “teorie riparative”……e sai cosa mi dissero ?….lei faccia come preferisce..è solo un fatto politico per tener buona quella gente…..lol…..COGLIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOONEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE…”) ai chiarimenti illuminanti sulla sua posizione (“…ora….chiariamo un punto….io non ce l’ho ne ce l’ho mai avuta coi gay…..mia madre mi ha tirato su nell’ammirazione per PAOLO POLI che non so’ se sai chi è ma non era propriamente il macho per eccellenza. Ma solo una cosa ti voglio dire. Premesso che come ho specificato io sono favorevole alle UNIONI, se tu, o chi per esso, che sia gay o meno non c’entra un cazzo, arriverete al punto di proibire a mia figlia di chiamarmi PADRE ma solo genitore A o B….io….o vi vengo a cercare….o finanzio skinheads che vi massacrino. Mi sono spiegato? Sia che tu sia gay o solo simpatizzante”).

MASSIMO FAGIOLI – A lungo per Fagioli “frocio” è stato un insulto come un altro, usato in contesti in cui era difficile ipotizzare sfumature semantiche diverse. “Frocio” (cioè stronzo) è stato Freud, “frocio” è chi lo contraddice, “frocio” è anche chi dichiara la propria omosessualità ed è invitato a lasciare la stanza. In un linguaggio più aulico, quello dei suoi incomprensibili libri, i “froci” hanno una pulsione di annullamento – e non pare una bella cosa.
In “Teoria della nascita e castrazione umana” scrive: “la corazza, sia essa catatonia, omosessualità o caratterialità schizoide non potrà essere demolita. Il soggetto non entrerà in crisi. Egli ha annullato qualsiasi rapporto sessuale con la realtà sia nella dimensione di investimento sessuale”. E ne “La marionetta e il burattino” torna sulla “corazza caratteriale e dell’omosessualità. È l’Io dell’assenza dell’uomo”. Ultimamente ha cercato di smacchiare la sua posizione, con risultati dubbi. Come quando ti cade l’olio sulla camicia bianca e provi a correre ai ripari stropicciando.

GLI STRUMENTI DI SATANA – Nel blog “Si può cambiare” si trovano consigli di lettura, storie di “riparati”, indirizzi cui scrivere per chiedere un nome di un riparatore. Ci sono anche consigli per guardarsi da Satana, consigli che valgono per tutti e per gli omosessuali prendono la forma della tentazione omoerotica come consolazione alla noia e alla confusione. Tra i rimedi c’è questo percorso di un anno – New Hope – che dovrebbe aggiustare quelli che sono caduti nella spirale satanica e nella distorsione della verità. Bisogna stare sempre attenti, perché “Mentre affrontano le difficoltà con onestà ed apertura, Satana cerca di trascinarli via e di separarli dalla guarigione che stanno ricevendo. Il Nemico si sente profondamente minacciato dai loro progressi nello sviluppo di un nuovo stile di vita che non lo include”.

NEL MONDO – Smetti di essere gay in 60 giorni: l’applicazione di chiama “Door of Hope” e promette di liberarti dall’omosessualità. In Francia la legge sui matrimoni gay ha scatenato non solo un sollevamento di pessime argomentazioni, ma anche manifestazioni e proteste coreografiche. L’ultima è l’invasione di campo durante il Roland Garros di un uomo a torso nudo, con una mascherina bianca e la scritta su uno striscione “la Francia calpesta i diritti dei bambini”. C’è andata pure Eugenia Roccella a manifestare, scambiando l’uguaglianza di diritti per “assimilazione forzata delle differenze”. Perché c’è un nodo fondamentale che sfugge ai critici: se la legge permette di sposarti, non sei mica obbligato a sposarti. Al contrario, se te lo impedisce non hai scelta. La protezione dei bambini è un pretesto consumato e insensato.

FANCLUB – Intorno ai clinici o presunti tali, c’è un contesto variegato di supporters: associazioni, sostenitori, amici. Chiara Atzori (nostra vecchia conoscenza), Alida Vismara, Daniela Pelotti. Scegli Gesù shop, Cultura cattolica, Milizia di san Michele arcangelo.org http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/1506/92/lang,it/o Change is possible.
E ancora: Gruppo Chaire, Acquaviva 2000, Living Waters Italia (e Europa), Gruppo Lot, Courage. Nella pagina Obiettivo Chaire, alla voce “Lesbismo”, si legge: “In generale le donne lesbiche sono fortemente conflittuali. […] Il lesbismo è sostenuto da un sistema di idee distorte e negative. Questo sistema deve essere riedificato. Le manovre difensive della cliente e il suo insano attaccamento verso le donne devono essere affrontati mentre la donna viene sfidata a correre il rischio di nuove e più sane relazioni. Alla fine dovrà affrontare la sua ambivalenza e il suo disprezzo per il sesso opposto e appropriarsi del suo stile individuale di relazione come donna”.

SINTOMI DEI RIPARATORI – La fauna è con tutta evidenza eterogenea, accumunata però dalle stesse idee claustrofobiche. Questo elenco è verosimilmente in difetto. Basta poco, comunque, per riconoscere i sintomi di un riparatore, a imparare a individuarne le premesse. La libertà di pensiero comprende la libertà di pensare sciocchezze, e financo di dirle (il dibattito è movimentato al riguardo e riguarda soprattutto i confini). Se però a dirle è un terapeuta – uno psicologo o uno psichiatra – il quadro cambia. Soprattutto se le premesse non sono esplicite, ma nascoste dietro a ipotesi strampalate e infarcite di parole luccicanti: annullamento, pulsione, identità, conflitto. In estrema sintesi, chiunque sostenga che vi sia un intrinseco problema negli orientamenti diversi da quello eterosessuale entra nel terreno dei riparatori e dei cialtroni.

LA STESSA ARIA DI FAMIGLIA – O meglio, la stessa puzza. C’è puzza di riparatori ogni volta che si dice che un orientamento sessuale sia di per sé malato, sbagliato, imperfetto. Che non significa che non si possa star male – ma quanti eterosessuali conoscete che stanno male? La risposta non riguarda l’orientamento sessuale di per sé, ma una lunga lista di possibili cause. C’è puzza di riparatori – più lieve, ma sempre puzza – quando si sente che i figli no, bisogna essere cauti, dobbiamo pensarci (come se fossimo i giudici supremi, piccoli dei senza alcun potere), che insomma gli adulti possono fare quello che vogliono ma le adozioni riguardano i bambini, vittime designate di famelici extraeterosessuali. C’è puzza in tutti i “ma” che seguono premesse solo in apparenza decenti: “ho molti amici gay” è forse la mia preferita. E vorrei, prima o poi, parlare con questi amici gay di riparatori ammorbiditi dall’ipocrisia.

NO RIPARATIVE – È un comunicato redatto nel maggio 2010, proprio in occasione di una gita italiana di Joseph Nicolosi (“La verità è che non si è omosessuali, ma eterosessuali latenti. Far uscire la nostra vera identità maschile è possibile: noi ci siamo riusciti e siamo qui per tenderti una mano!”, era lo slogan del convegno che s’è svolto a Brescia il 21 e 22 maggio). Sottoscritto da clinici e ricercatori, inizia così: “Noi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, studiosi e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione, condanniamo ogni tentativo di patologizzare l’omosessualità”. Seguono le ragioni del rifiuto delle terapie di riorientamento sessuale e il riferimento agli articoli 3, 4, 5 del Codice deontologico, a cui “gli psicologi italiani devono sottostare, che ribadiscono, tra l’altro, come lo psicologo debba lavorare per promuovere il benessere psicologico, astenersi dall’imporre il suo sistema di valori e aggiornare continuamente le sue conoscenze scientifiche”. Come dicevo prima, personalmente si può pensare che le terapie riparative siano miracolose e meravigliose, ma svolgendo l’attività di clinico lo scenario cambia. Ricordo in conclusione che nessun orientamento sessuale è considerato intrinsecamente malato dalle principali associazioni mondiali, tra cui l’American Psychological Association (qui si può leggere “Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation”, APA 2009) e l’Organizzazione mondale della sanità.